un blog canaglia

Weird camgirl

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(Una scarica elettromagnetica rende momentaneamente incerta l’immagine. Quando i pixel si ricompongono, sullo schermo ultrapiatto che illumina la penombra di una casa altoborghese tappezzata di “pezzi” da centinaia di migliaia di sterline, compare il corpo seminudo di una donna giovane e bella. La Ragazza. Il suo volto è parzialmente nascosto da una mascherina nera alla “Eyes Wide Shut”).

La Ragazza controlla che le duecento sterline siano state regolarmente accreditate sul suo conto PayPal. OK, si può iniziare.

Quando ha finito con il cliente (anche se sarebbe più appropriato dire che il cliente ha finito, lei non la finirà mai veramente fino alla morte), è passata un’altra mezz’ora della sua vita. La Ragazza apre il pannello del firewall ed inibisce tutte le connessioni: si abbassa la grande palpebra sull’occhio da cui un mondo di esseri perfettamente funzionanti eppure danneggiati come lei, e per giunta famelici, non aspetta altro che penetrare la sua malata intimità. Si sente un po’ come Alice di Resident Evil.

La Ragazza fatica ad mettersi in piedi. Dopo, le sembra sempre di svegliarsi il giorno dopo una brutta caduta dal motorino: il dolore la ricopre come una vernice stesa su una parete da un rullo, le morde le braccia, ristagna crudele sulla pelle arrossata dei seni, non dà pace ai capezzoli su cui ancora sente la presa delle mollette della biancheria, riveste le cosce muscolose, accarezza le guance nei punti non celati dalla mascherina.

Dopo qualche barcollamento, si mette in piedi, e, grazie all’esperienza, riesce ad individuare una postura che schiva i postumi della violenza che si è inflitta, a pagamento, nei trenta minuti precedenti. Tira la tenda che separa dal resto della casa l’angolo dove si esibisce davanti per il piacere di un occhio elettronico che adesso le pare uno sfintere anale. Improvvisamente, le viene in mente il grugnito dell’uomo mentre, a pochi chilometri da lei, viene sulla sua poltrona di pelle in un lussuoso appartamento dei quartieri alti. Sulle labbra, assieme ad un sorriso ironico, sente formarsi una frase silenziosa come il suo monolocale: “non è forse sempre così, per uno che gode, un altro soffre”? Anni  prima, prima che accadesse “la cosa”, quando lei era ancora una studentessa, non avrebbe mai concesso a sé stessa essere tanto qualunquista e banale. Adesso, veramente, non ha più nessuna importanza.

Prende dal tavolino scalcagnato la bottiglia di vodka, se ne versa mezzo bicchiere in un bicchiere sporco, e lo tracanna assieme ad un paio di analgesici. Si ficca nella doccia fredda: l’acqua gelata le dà un temporaneo sollievo, e assieme al sangue che scorre turbinando nello scarico, per un attimo le sembra che se ne vada via quell’equilibrio perverso brevemente raggiunto attraverso la via della sofferenza e dell’umiliazione.

Ma “la cosa” si ripresenta, hai voglia a cacciarla via. “La cosa” non era stata annunciata: nessun segno, nessuna premonizione. I tre ragazzi avevano tirato tardi in discoteca. Né lei, né Duncan avevano bevuto più che qualche soft drink: Jake invece ci aveva dato dentro con la birra, ma si sapeva fin dall’inizio che non avrebbe guidato. Si risvegliò con il botto dell’incidente, anche lui perfettamente incolume, a pochi centimetri da una quercia, e a sette metri dalla carcassa della Nissan della Ragazza.

Lo sa che non dovrebbe dar retta a quel un demone che continua a insufflarle nelle orecchie frasi crudeli – la segue anche qui nella cabina doccia – non dovrebbe amare il fuoco, quel bastardo? Se solo Duncan non avesse insistito per provare la Micra nuova di lei, quella sera, strappandole praticamente le chiavi di mano, oggi sarebbe ancora vivo. “Ma se così fosse stato, tu non saresti qui”, ribatte la voce della ragionevolezza, quella di Mandy, la psichiatra, anche lei nella doccia. “Vorrebbe dire che quel bus avrebbe spiaccicato me anziché lui”, pensa la Ragazza con assurdo compiacimento. Il diavolo prosegue con il suo tono sussiegoso: “almeno oggi non staresti a tagliuzzarti le braccia e a torturarti i seni per far contento qualche ricco pervertito al solo scopo di espiare la tua colpa”. Mandy fu svelta a controbattere: “Una colpa che non le appartiene, in verità”.

Mandy e il diavolo continuarono a litigare per un po’ anche dopo che, scivolando sulle piastrelle bagnate, la Ragazza cadde spezzandosi il collo. Poi se ne andarono, seccati, delusi, ognuno per la sua strada, a torturare altri innocenti.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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