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Vasco, la mamma e il “giornalismo dall’alto”

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Lo chiamerei “giornalismo dall’alto”. Oggi ce n’è un po’ di esempi su molti giornali. A proposito del matrimonio di Vasco Rossi. Non su tutti per la verità. Ernesto Assante, su Repubblica, aveva visto bene, e fin dal giorno prima.

Il giornalismo dall’alto, quando decide di seguire un evento, lo fa avendo predeterminato “la chiave” in cui leggere la notizia e contestualizzarla. Sente di dover orientare le masse. Non vuole semplicemente raccontare. Vuole “proporre” la notizia. Tracciare un solco.

Fatto: Vasco Rossi si sposa. Qui si procede secondo la linea di minima resistenza, accedendo all’idea più a portata di mano. Nel caso di Vasco è il caro stereotipo del ribelle che “abbassa la testa” e si sposa perché lo ha “promesso alla mamma”.

Ora che la mamma dell’artista abbia detto che il figlio le aveva promesso di sposarsi è cosa avvenuta davvero. Quindi non va taciuta. Ma dovrebbe esser messa, nella scrittura, almeno sullo stesso piano della dichiarazione dell’artista del giorno precedente. Nella quale si spiegava con onestà e chiarezza che sposarsi era non una scelta ma una mossa difensiva. In un paese che non riconosce ai conviventi, nemmeno a quelli di sesso diverso (di quelli dello stesso sesso manco a parlarne) gli stessi diritti ereditari dei coniugi, il matrimonio tardivo di una coppia di fatto è un modo per garantirsi contro lo scempio di una vita passata insieme per mano di eredi “legittimi”, nel caso che qualcosa di brutto dovesse accadere all’improvviso. Qui i saputi ovunque presenti ammoniscono che le cose possono esser risolte per via di testamento. Senza essere avvocato o giudice di tribunale civile, mi sento di dire che se sei sposato è meglio. Sei al riparo da ogni causa e impugnazione.

Naturalmente non si tratta di fare giornalismo dall’alto – cioè ideologico – in senso inverso, cioè sulle coppie di fatto, mettendo in ombra gli altri elementi di realtà sparando nei pezzi di cronaca un comizio sui diritti. Ma insomma, andare incontro alle cose senza gli occhiali gentilmente offerti dall’ufficio centrale, magari sì. E lo so che poi la vita diventa difficile, lo so…

 

2 Comments

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