un blog canaglia

Un caffè con Mussolini

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In Italia, si sa, abbiamo problemi seri con la memoria storica. Basti pensare a come è stata liquidata l’esperienza della Repubblica Sociale Italiana lungo tutto il secondo dopoguerra fino ai giorni nostri; basti pensare a come i figli di Togliatti e Scelba – liberali non più di qualche gerarca di nero vestito – hanno preferito, con misure e approcci ammantati di spirito democratico, tentare di cancellare una intera generazione, i figli di Salò, che è poi ricomparsa – perché, citando Lavoisier, nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma – sotto il velo costituzionalmente legittimo dell’MSI e di altre formazioni politiche. La storia ormai dovremmo averla chiara quasi tutti. Tuttavia,  gli evidenti e ripetuti errori sono ancora difesi pugnacemente dai tanti amanti della Ragion di stato, dal cospicuo secondo tipo longanesiano di fascisti, gli antifascisti. Ma di tutto questo mi riprometto di parlarne più seriamente ed estesamente un’altra volta, perché la cosa mi sta particolarmente a cuore.

Il preambolo mi serve per introdurre un fatto all’ordine del giorno, un tipico esempio di rigore antifascista, che sembra sempre più un ottimo modo per accaparrarsi dieci righe sul quotidiano di turno – quando non un soddisfacente (per certi elettori) alibi per nascondere inoperosità politiche. Mi serve per commentare quello che è successo domenica scorsa al consigliere regionale del Pd Enzo Foschi. Riporto un passaggio dell’articolo pubblicato dall’edizione romana del Corriere della Sera, nel quale si racconta la terribile esperienza vissuta dal Foschi, che, entrato in un bar nei pressi della Farnesina per bere un caffè,

si è trovato busti del Duce di varie grandezze esposti su una mensola, insieme a magliette inneggianti alla X Mas e altre con slogan di estrema destra a riempire le pareti: «Fino alla cassa – sostiene Foschi -, dove mentre si attende il resto basta girare lo sguardo per ritrovarsi il santino di Mussolini che ti osserva».

Il consigliere del Pd, disgustato dalla vista delle suppellettili e dei santini (forse costituzionalmente ferito, o più semplicemente deluso dalla qualità del caffè) ha quindi imbracciato la Legge Scelba e deciso di denunciare il gestore per apologia del fascismo. Nulla di strano, direbbero i figli del duo Togliatti-Scelba: i fascisti vanno persegui(ta)ti con tutti i mezzi di cui si dispone e dunque onore a Foschi, bevitore di caffè e partigiano dei nostri tempi. E così la faccenda sarebbe da loro liquidata (ancora nell’accezione etimologica di “rendere liquido, sciogliere”; insomma, come al solito, annullare).

Eppure, io che non ho alcuna parentela né con Palmiro né con Mario, faccio fatica a seguire il ragionamento di Foschi e compagni e anzi ho l’ardire di rifiutarlo. Brevemente e restringendo il campo al fatto in sé – che è piccolo piccolo, ma grande grande -, mi viene da dire che se avessi un bar, probabilmente non lo tappezzerei di poster della XMas. Però, se in un bar tappezzato di poster della XMas facessero un ottimo caffè, penso proprio che andrei a prenderlo lì. Al contrario, suppongo che ci sia tanta gente che, per ragioni ideologiche e non gastronomiche, sceglierebbe un altro locale in cui bere un espresso.

Ecco, mi piacerebbe che le cose andassero spontaneamente così; insomma, che si lasciasse scegliere il cliente (o, più generalmente, gli individui) e che non si mettesse tutto in mano agli avvocati e alla buonanima di Scelba. Ma in Italia, si sa, abbiamo problemi seri con la memoria storica e col caffè.

 

25 Comments

  1. In genere ti considero quasi un mio alter ego, perché abbiamo un modo quasi speculare di ragionare e pensare.
    Stavolta non sono d’accordo.
    Posso anche, a volte, provare simpatia per alcune idee di destra, soprattutto per quelle che riguardano lo stato sociale (mutuo sociale escluso) o per l’opposizione ad un sistema economico imperialista. Ma, nel momento in cui trasferisci pubblicamente il tuo sostegno dalle idee ad una persona che ha violato i principi democratici, vai punito.
    Anzi, a dirla tutta, sono dell’idea che la democrazia ha il diritto di autodifendersi.
    Cioè, qualsiasi apologia di qualsiasi forma di governo che non sia democratica (dittatura fascista, dittatura comunista, monarchia assoluta, governo dei filosofi) vada punita.
    Per come la vedo io, ben venga la legge Scelba: più che abolita, andrebbe estesa.

    • Io un suo alter ego? Deve confondermi con qualcun altro.

      Ammetto che mi sono venuti un po’ di brividi leggendo il suo commento, in particolare su questo passaggio:

      “Nel momento in cui trasferisci pubblicamente il tuo sostegno dalle idee ad una persona che ha violato i principi democratici, vai punito. […] Per come la vedo io, ben venga la legge Scelba: più che abolita, andrebbe estesa.”

  2. Ma davvero lei pensa che in Italia i fascisti siano stati persegui(ta)ti con tutti i mezzi grazie alla legge Scelba? No, perché a me sembra una vera idiozia. Posso essere d’accordo sul fatto che mettere il santino del duce in un bar sia una cosa irrilevante per farci un articolo sul giornale, ma la sua analisi storica è veramente ridicola.

    • Caro Umberto, legga meglio perché non ho detto questo. Le riporto il passaggio che mi contesta:

      “Nulla di strano, direbbero i figli del duo Togliatti-Scelba: i fascisti vanno persegui(ta)ti con tutti i mezzi di cui si dispone e dunque onore a Foschi, bevitore di caffè e partigiano dei nostri tempi. E così la faccenda sarebbe da loro liquidata (ancora nell’accezione etimologica di “rendere liquido, sciogliere”; insomma, come al solito, annullare).”

      • La sua precisazione non mi convince, in tutto il post lei se la prende con l’antifascismo, che avrà i suoi eccessi, ma che di certo sono figli di quello che è stato il fascismo. Che gente esponga il manifesto di un pazzo che ha distrutto un paese, mandando a morire alcuni milioni di persone, in un luogo pubblico come un bar (che necessita di una licenza pubblica, non è l’abitazione privata del barista dove giustamente può fare quello che crede) a me sembra qualcosa che andrebbe in qualche modo impedito. Senza contare che iscrivere Scelba fra i persecutori dei fascisti è veramente troppo. Ben altre sono state le persone perseguitate da Scelba ed erano tutte dall’altra parte.

  3. Pur condividendo i sentimenti di Sassi, devo fargli notare che il problema vero sta in quell’articolo “provvisorio” della Costituzione che vieta “la ricostituzione del Partito Fascista”, di cui la legge Scelba è l’attuazione, e che conferma la prassi per cui in Italia non c’è nulla di più definitivo di ciò che è transitorio.
    In qualcuno dei commenti si confondono poi la ricostituzione del PNF con i reati d’opinione, inventati proprio dal fascismo e tuttora vigenti, anche se per fortuna, stante il paese da barzelletta in cui viviamo, quasi sempre inapplicati.
    Il fascismo degli antifascisti, di longanesiana (e pasoliniana) memoria, ha permesso agli italiani di non fare i conti con il loro passato, con il bel risultato che ora le idee dei fascisti la fanno da padrone a destra e a sinistra, specularmente: se sembrano combattersi è solo perché dove scarseggiano le idee dilagano le ideologie.

    • Grazie per i suoi interventi, Rottamatoio, che sono sempre argomentati e intelligenti. Ha centrato il punto sulla legge Scelba e pure sui commenti. Aggiungo soltanto una cosa: mi preme ricordare che, pur ribadendo il mio disaccordo con l’apparato legislativo di cui sopra, per dichiarare colpevole di apologia del fascismo il gestore del locale occorre dimostrare la volontà di inneggiare e promuovere idee fasciste. Questo spetta ad un tribunale ufficiale e non al tribunale telematico degli antifascisti da tastiera.

  4. Fuori dai contesti “di longanesiana (e pasoliniana) memoria”, “il fascismo degli antifascisti” è una di quelle frasi ad effetto, usate per togliere valore alle affermazioni dell’avversario: la violenza dei pacifisti, il bigottismo degli atei, il razzismo degli antirazzisti, …
    Quello che “ha permesso agli italiani di non fare i conti con il loro passato” è il fascismo dei fascisti, che non sono mai usciti dalla vita politica e culturale italiana. Purtroppo.
    Personalmente, proprio ieri ho smesso di andare in un ottimo bar, a causa dei discorsi fascisti del proprietario. Sono tanti i bar che servono un buon caffé.

    • Non sono d’accordo, Elisabetta. Il fascismo degli antifascisti è stata ed è una realtà, ancor prima che una frase ad effetto.

  5. Apprezzo molto il suo blog, eppure, in questo caso, mi pare che la sua intelligenza d’analisi si sia privata -forse per distrazione- di alcuni supporti storici e pratici. Vede, se per la promulgazione delle leggi razziali, suo nonno fosse morto, credo potrebbe avere altri punti di vista.In uno stato democratico ritengo sia giusto che vi sia chi “riabilita” idee fasciste, ma non ritengo accettabile -per la democrazia- che del fascismo si faccia, invece, apologia. Questa è. Perché i busti di Mussolini esposti in un locale pubblico non fanno distinguo fra le leggi “buone” e quelle “cattive” del Ventennio. Inneggiare al fascismo (ed esporre busti di Mussolini in un locale pubblico, lo è), non è cosa che, a mio avviso, merita il tempo di un caffé. Viene il dubbio, ma certo sbaglio, che il reato di apologia del fascismo le appaia norma fascista. Definiamo dunque il termine fascista…. dica Sassi, sono onestamente interessato a capire la sua opinione, se così fosse. Poi, è ovvio che lei possa essere più o meno sensibile all’argomento, ma se è questione di caffé, non se ne preoccupi e, la prego, al contempo comprenda quanto sia insopportabilmente “qualunquista” (per dirla con termini di fascista memoria) questo suo strano -e per me incomprensibile- post per chi, al riguardo, molto fatica solo deglutire (un caffé, of course). IMHO.

    • Sono contento che solitamente lei apprezzi i miei post. Tuttavia, ritengo che la mia “intelligenza d’analisi” (grazie ancora) non sia stata privata di alcun supporto storico e pratico. A meno che non intenda per “supporto” una storia famigliare fatta di persecuzione.

      Come ho scritto in un altro commento qui sotto, la legge (che non apprezzo particolarmente) punisce coloro che inneggiano e propagandano idee fasciste, coloro che fanno apologia del fascismo. Ecco, per quel che mi riguarda, considerare apologia del fascismo l’esposizione di suppellettili e poster è una posizione molto discutibile, quando non un poco ridicola. Ad ogni modo, se proprio vi sta a cuore la giustizia, aspettate almeno il verdetto di un vero tribunale, che stabilisca se c’è reato oppure no. Io scommetto che finirà tutto in un nulla di fatto.

  6. immagino dunque che accetterbbe anche, a corollario, un cartello del tenore “la legge non mi consente di non farli entrare, ma sappiano gli ebrei e gli omosessuali che in questo bar NON sono i benvenuti”

    …potenza di un buon caffè…!

  7. La mia intolleranza verso le idee del fascismo è netta e profonda. Mi dispiace, ma la famosa frase attribuita a Voltaire “non condivido ciò che dici, ecc…” non mi appartiene: le idee non sono tutte uguali. Soprattutto, non lo sono i comportamenti che ne derivano. Non credo che questo sia sufficiente per definirmi una antifascista fascista.

  8. Nagasaki, posso essere intollerante e sono la prima a dirlo, ma il fascismo è un’altra cosa.
    Alcune caratteristiche dei “figli di Salò” : partito unico, eliminazione (anche fisica) degli avversari politici, razzismo e mi fermo qui, senza affrontare l’argomento guerra e complicità col nazismo. Niente di tutto questo mi appartiene.
    Fascismo e antifascismo non sono due facce della stessa medaglia.

  9. La vedo molto più semplice

    D:”Il barista ha commesso un illecito?”
    R:”Lo deciderà un giudice”
    D:”La condotta del barista DOVREBBE essere considerata illecita?”
    R:”Si possono avere opinioni differenti a riguardo.”
    D:”Il proprietario (o gestore) del bar è un fascista?”
    R:”Probabilmente.”
    D:”Il suddetto proprietario è un idiota?”
    R:”Sì.”
    D:”C’è la vaga possibilità che i clienti abituali siano persone oneste, rispettose, nonviolente, tolleranti, progressiste e orgogliose di esserlo?”
    R:”È molto improbabile.”

    Se poi un cliente, che volesse bersi il miglior caffé d’Italia, macinato e preparato in quel bar, riuscisse a gustarsi tale caffé senza pensare a Mussolini e a quello che ha rappresentato, le deportazioni, i crimini politici, le persecuzioni alle minoranze, le guerre e i crimini di guerra, l’olio di ricino, il colonialismo becero, l’ideologia intollerante e autoritaria… Ebbene, se quel cliente riuscisse a bersi serenamente quel caffé ignorando quelle raffigurazioni e quello che rappresentano, gli farei personalmente i complimenti per i peli sullo stomaco.

    P.S.: “Te lo meriti, Alberto Sordi!”. A proposito di discussioni da bar.

  10. “Nulla si crea e nulla si distrugge” si riferisce agli atomi. Già una semplice molecola d’acqua si può facilissimamente distruggere. Figuriamoci un corpo umano, o un partito politico che, alla fin fine, è costituito di corpi umani. Ecco, diciamo che a mio parere un po’ più di distruzione al momento giusto avrebbe potuto starci ed avrebbe evitato lo sgradevole riapparire di quel MSI che lei considera invece inevitabile. Ci saremmo anche risparmiati un sacco di morti innocenti, servizi deviati, democrazia azzoppata e mille altri mali, il tutto al lieve prezzo di fare alcuni morti, non innocenti.

    Questa tolleranza nei confronti del fascismo è tipica di chi non ha mai avuto un amico mandato all’ospedale da quelle bestie. O non ha mai avuto per collega una somala che gli raccontasse, mentre si lavavano insieme i piatti del ristorante, quanto si comportavano bene i fascisti. Altro che “opposizione ad un sistema economico imperialista”.

    Perfino Popper sosteneva che la libertà deve avere delle limitazioni e che non possono essere divulgate liberamente idee che atentano alla civile convivenza. Non posso andare in giro a dire che stupro e pedofilia sono giusti: perchè dovrebbe esser consentito dire che il fascismo è giusto, ed esporre immagini che lo esaltano?

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