un blog canaglia

Un anno che non dimenticherete

in politica by

Verrebbe voglia di mollare tutto, dopo un congresso così.
Verrebbe voglia di farlo, e forse sarebbe saggio. Dare retta a quelli che ti ripetono che non c’è niente da fare. E magari, dal loro punto di vista, hanno pure ragione.
Ma c’è che sono radicale. C’è che so, lo so, che senza i radicali di alcune cose non parlerebbe più nessuno, ma proprio nessuno. C’è che alcuni compagni hanno avuto ancora fiducia in me, hanno scritto il mio nome su un pezzo di carta prima di ficcarlo in quella scatola, e così facendo mi hanno chiesto di rimanere. C’è che smettere coi radicali vorrebbe dire smettere di fare politica, perché quel posto è l’unico in cui, in un modo o nell’altro, ritrovo le cose in cui credo. Nonostante la pesta da cui è infestato pure lui. Nonostante l’odore di putrefazione che ci si respira dentro. Nonostante tutto. C’è che l’alternativa, l’unica, sarebbe mettere su un bel sorrisetto cinico. Accodarmi alla carovana di quelli che tanto è tutto inutile, non c’è speranza, non ne vale la pena. Dimenticare e dedicarmi ad altro.
Io, però, sono fatto così. Preferisco combattere finché posso invece che addormentarmi. Morire vivo, piuttosto che vivere da morto. E ce ne sarà, a questo punto, da combattere. Senza soggezione, senza paura, a viso aperto.
Ci vediamo in comitato, compagni. Sarà un anno che non dimenticherete facilmente.
Promesso.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

7 Comments

  1. Post molto interessante:appassionato,pulito,sincero,carico anche di una sofferenza che forse riconosco.
    Personalmente ho elaborato il lutto da tempo,e da tempo (penso di averne molto più di lei alle spalle) sono convinta che il partito radicale-quello che c’era-ha cessato di esistere nel 1988:la sua apparentemente
    incomprensibile chiusura,penosamente mascherata dalla foglia di fico del transnazionale,rispondeva a un disegno lucido e ben preciso,perseguito per anni con implacabile determinazione:svuotarlo e sterilizzarlo della sua straordinaria ricchezza umana,renderlo un simulacro irrilevante al quale sostituirsi, ucciderlo per prenderne il posto:non più il partito di persone,ma la persona fatta partito.
    Tutto il ‘resto’ viene da lì,ne è la naturale emanazione:la Lista Pannella,appunto.L’anno da ‘ricordare’ è quello,il 1988.
    Chiedo scusa per l’intrusione,ma il suo post mi ha davvero colpito,certe espressioni(lei parla di peste,di putrefazione) sono impressionanti.
    Le auguro di non scoraggiarsi,di non perdere la voglia di battersi per salvare la sua idea radicale,nonostante la durezza della situazione.
    Seguirò la cosa-per quanto possibile-via radio.

    • Mi permetta di dissentire su un paio di cose (su tutte le altre sono d’accordo con lei):
      1) nel 1988 il PR venne praticamente liquidato per il fallimento storico del suo tentativo di unificare la sinistra in un sistema politico bipartitico basato su una forma-partito aperta e federale (lo statuto PR del 1967). Fallimento dovuto forse (ma forse) anche al fatto che nel ’79 Pannella non se la sentì di confrontarsi con quel “partito degli assessori” – come lui lo chiamava – propugnato dai suoi oppositori vincenti del Congresso di Genova. E su quella scelta gli va concesso almeno il beneficio del dubbio, perché come oggi è verità accecante, il partito dei ladri è sempre pronto a egemonizzare qualsiasi “vincente” in un sistema politico non bipartitico;
      2) la dietrologia, o processo alle intenzioni, è un retaggio di una cultura nazionalpopolare e controriformista purtroppo egemone a destra come a sinistra. Per la cultura laica in politica è sempre bene criticare le scelte concrete e documentate e mai le supposte intenzioni che gli stanno dietro. Che “a pensar male si fa peccato ma di solito ci si indovina” è l’elegante versione andreottiana della cultura dell’inquisizione.

  2. Il problema dei radicali di oggi è che di radicali veri ce ne sono pochissimi e quei pochi che avrebbero da dire qualcosa vengono, in un modo o nell’altro, messi in un cantone. Poi, ovviamente, scompaiono volontariamente. Ma non è una situazione solo radicale: è tutta Italia che funziona così e per cambiarla molti dovrebbero farsi da parte, specialmente chi non ha da dire nulla e sta a “scuola” solo per scaldare il banco…(ovvero il proprio portafoglio e/o la propria sete di potere, piccolo o grande che sia)

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