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Tutto e subito

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di SmxWorld

La generazione di mio padre ha vissuto il periodo in cui “non c’erano tutte le comodità che avete voi oggi. E ai miei tempi lavoravi già da bambino perché in casa c’erano tante bocche da sfamare”.

Per questo, quelli della generazione di mio padre si sentono in diritto di apostrofare quelli della mia generazione con frasi tipo “voi giovani volete tutto e subito”. “Voi giovani non sapete aspettare”. E poco importa se stiamo parlando di una persona che ha buttato anni dietro ai libri, piuttosto che di una che ha deciso di imparare un mestiere o di entrare nell’esercito, o se parliamo di una persona che se la prende comoda perché ha le spalle coperte.

Che fastidio che provo verso queste esternazioni, quando le sento mi verrebbe da chiudere la conversazione con un sonoro “ma vai a rotolarti nudo nella segatura di ferro”. Solo che poi rischierei un altrettanto snervante “non c’è più rispetto per gli anziani”; e la fiera del luogo comune diverrebbe davvero insostenibile.

Decido così di desistere dal mio intento belligerante e provo a confutare la fondatezza di quelle parole: “Voi giovani volete tutto e subito, non sapete aspettare”.

Tutto e subito, eh? Facciamo così, iniziamo a quantificare il tempo che un giovane che prosegue negli studi trascorre a seminare prima di poter anche solo pensare di raccogliere.

Cinque anni di Liceo. Tre anni per la Laurea di primo livello. Due anni per la Laurea Magistrale. Aggiungiamoci pure un anno a Londra, che oggi tocca saperlo l’inglese. Fanno undici anni, in totale e nella migliore delle ipotesi.

Quindi uno che investe più di un decennio della sua vita a porre le basi per il futuro, nel momento in cui vorrebbe riscuotere diventa automaticamente uno che “vuole tutto e subito”?. A quanto pare si.

Come se non bastasse, tra ricerca di un lavoro, periodi da stagista, contratti a progetto, accordi sulla parola, prima di vedere la luce in fondo al tunnel passano almeno altri due anni.

E si deve pure sorbire i moralismi di quelli della generazione di mio padre che gli ricordano che “non sa aspettare”. Il tutto mentre loro magari sono entrati in fabbrica a venti anni. A soli venti anni, dopo cinque anni di superiori e uno di militare, i nostri moralizzatori avevano lo stipendio assicurato fino alla pensione. Potevano acquistare un’auto, potevano accendere un mutuo (se non avevano in dote una casa dai genitori), potevano sposare la morosa.

Avevano tutto e subito. Loro. A Vent’anni

Sapete che vi dico?Fate pure voi, esprimete giudizi sui giovani che non sanno aspettare, non sanno rispettare, non sanno stare al mondo, che ai vostri tempi non era così. Noi intanto continuiamo a fare colloqui, a metterci la cravatta quando dobbiamo presentarci, ad essere felici per le fottute briciole che rispondono al nome di “contratto a progetto”. A volere tutto, perché non è subito. E’ tardi.

Fortuna che mio padre è un alieno per la sua generazione

3 Comments

  1. “…sono entrati in fabbrica a venti anni. (…) Potevano acquistare un’auto, potevano accendere un mutuo (se non avevano in dote una casa dai genitori), potevano sposare la morosa.”

    ammazza che culo ‘sti vecchiacci. il mutuo e la fabbrica, e il matrimonio; a venti anni. che vita da sogno. la nemesi – come spesso accade – li ha colpiti nei figli (scemi).

    • Beh, io non ho certo detto che è una vita da sogno, visto che è una cosa molto soggettiva. Ma certo è che se avevi un lavoro fisso potevi guardare al futuro con una certa serenità, cosa che le generazioni di oggi non possono nemmeno permettersi di immaginare.
      Per quel che riguarda lo “scemo”, pazienza. Non mi piace chi etichetta la gente in questo modo senza conoscerla, nè tantomeno mi piace controbattere.

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