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C’è un golfo bellissimo a Napoli dal quale si vedono i faraglioni di Capri: si potrebbe partire da qui.

Oppure: c’era un golfo bellissimo a Napoli dal quale si vedono i faraglioni di Capri, poi è stato deciso che l’Italia era un paese a vocazione industriale e ci hanno costruito un’acciaieria sopra.

Oppure ancora: c’era un golfo bellissimo a Napoli dal quale si vedono i faraglioni di Capri, poi è stato deciso che l’Italia era un paese a vocazione industriale e ci hanno costruito un’acciaieria sopra. Ma si erano sbagliati: forse questo paese ha altre vocazioni, e l’acciaieria ha chiuso battenti e lasciato tanti capannoni vuoti. E a questo punto è arrivato un pazzo, che ha convinto un altro pazzo, e un altro pazzo ancora a non sprecarli quei capannoni e quel golfo, e ad usarli di nuovo per farci qualcosa di diverso, fino a mettere a regime una realtà in grado di dare lavoro a qualche centinaio di persone.

Non essendo Roberto Saviano non vi parlerò del perché ora la Città della Scienza non esiste più, probabilmente per mano della criminalità, probabilmente per una speculazione edilizia.

Non essendo Stefano Pisani non vi racconterò che cosa è stata la Città della Scienza.

Tra le tante cose che la Città della Scienza offriva, c’era questo museo dove la scienza veniva spiegata, c’era un planetario. C’era una iniziativa che si chiamava Futuro Remoto che incrociava i grandi temi della società con la ricerca scientifica, cercando di comunicare il perché, il cosa e il chi fa ricerca in Italia.

All’Officina dei Piccoli l’interazione tra spettatore (cittadino) e scienza, per i bambini.

Apprendo, sempre grazie all’ottimo Pisani, che nonostante i problemi finanziari, la Città aveva un alto tasso di autosostenibilità: la gente ci andava e pagava.

Straordinario no?

Uno pensa che faccia apposta, che abbia l’affilato canino avvelenato, ma quando leggo (lo giuro adesso, mentre scrivo, è uscita la notizia!) di un neo-eletto onorevole che crede che in America si impiantino i microchip sottopelle per controllare massivamente le persone, penso che il danno reale vada oltre il calcolo di quello che è bruciato. Tralasciando il fatto che distruggere un’area scientifica, oggi e in questo paese equivale a sparare ad un cavallo morto, al netto di complottismi e dietrologie, quello che è successo ha una portata enorme.

Perchè siamo, e resteremo a lungo temo, il paese dei santi e degli ex voto. Nel senso che ci si vota ad un santo, chiedendo una intercessione col super-capo, per ottenere qualcosa fuori dall’ordinario. Siamo, per tanti strati, un paese superstizioso, che nelle superstizioni ama rotolarsi.

Il paese che prevede i terremoti, e se non li prevede trova un motivo sul perché non li riesce a prevedere (complotto!).

Il paese che prende uno scienziato, lo strofina forte, sperando che esca il genio.

O lo prega sperando faccia il miracolo.

Che lo interpella, lo supplica, lo condanna, lo idolatra: tutto insomma fuorchè pagarlo decentemente.

E se mentre leggi te lo stai chiedendo, la risposta è si: ogni volta che guardi Giacobbo alla TV un ricercatore in Italia ha un attacco di colite, non riesce a dormire, e il giorno dopo sbaglia i test di controllo in laboratorio.

La Città della Scienza era un posto che riusciva a colmare questa distanza restituendoci la comprensione e la condivisione di un tema che non è solo per cervelloni, e che non morde: ci andavano anche i bambini. Che spiegava e faceva toccare, rendeva interattivo, e credo che ci sia un gran bisogno in questo paese di questi posti, e di questi pazzi.

Oggi più o meno tutti parlano del rogo della Città Della Scienza.

Fossi Saviano vi parlerei del ruolo della Camorra in tutto questo.

Ma sono Dracula e voglio succhiarvi i soldi, per darli a loro, come ho fatto io.

Vi metto qui sotto l’IBAN.

Per ricostruire Città della Scienza cc intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256

P.S. faccio notare che la data del rogo coincide con il compleanno di un popolare cantautore bolognese, molto legato a Napoli, scomparso da un anno. Ho trovato questo gesto anche molto maleducato quindi.

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