un blog canaglia

Tra un divieto e uno spot

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Quattromila morti. Trecentomila feriti. Pare il bollettino di una guerra, e invece è il bilancio degli incidenti automobilistici del 2010. Senza contare i danni dovuti all’inquinamento. Solo in Italia. Lo stesso paese in cui sui pacchetti di sigarette c’è scritto che il fumo uccide. In cui la pubblicità alle sigarette è vietata. In cui la marijuana è proibita dalla legge. In cui ogni tanto viene fuori una pubblicità progresso che ti dice che se ti fai una canna sei un debosciato. In cui, tuttavia, nove spot televisivi su dieci ti spiegano che l’automobile è una specie di strumento introspettivo per scoprire il rapporto intimo tra te e un bosco. Ti raccontano quant’è gratificante, appagante, irrinunciabile avere sotto il culo questa o quell’altra macchina. Quanto salirci sopra farà venire fuori il tuo lato migliore. Quanto guidarla svelerà finalmente al mondo la tua vera personalità.
Ora, è noto che il fumo di sigaretta uccide chi ne fa uso. Non gli altri. Almeno non in un paese come il nostro, nel quale la legislazione a protezione di chi non vuole inalare fumo passivo è assai avanzata, e pure largamente applicata. E che la marijuana, che io sappia, non ha mai ammazzato nessuno, né provocato a chicchessia ferite, invalidità, danni permanenti. Mentre gli incidenti stradali, per definizione e fatto salvo qualche raro caso, coinvolgono più persone, alcune delle quali non hanno fatto niente di pericoloso.
Lo so, cosa state per dirmi: che fumare e farsi le canne non sono attività necessarie, mentre andare in macchina può esserlo. Ed è vero. Ma questo giustifica la distanza tra un divieto assoluto di pubblicità -se non addirittura di consumo- e la diffusione urbi et orbi del messaggio subliminale secondo il quale se non hai un’automobile fighetta sei una mezza calzetta senza speranza? Non sarebbe lecito attendersi, se ci fosse un minimo di equilibrio, degli spot che invitino la gente a non prendere la macchina per percorrere ottocento metri o che ammantino di un’alone un tantino “cool” quelli che scelgono i mezzi pubblici? Oppure, ipotesi preferibile in un’ottica libertaria, stabilire che i consumatori possono difendersi da soli e consentire di farsi pubblicità pure a quelli che producono le sigarette? Togliere quelle scritte dai pacchetti che vendono? Permettere che si vada a raccontare in giro che a forza di fumare troverai davvero te stesso? Ammettere, una volta per tutte, che farsi qualche canna è una cosa innocua?
Cioè, in estrema sintesi: vorreste gentilmente smetterla giudicare i nostri stili di vita secondo i vostri criteri? E soprattutto, se non vi dispiace troppo, di prenderci per il culo?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

2 Comments

  1. Non credo che migliaia di tossici in più per le strade migliorerebbe di molto il bilancio dei morti per incidenti, se è questo il tuo obbiettivo. Fumare le canne aumenta, e di parecchio, il rischio di tumore al polmone, più delle sigarette, e bruca le sinapsi, il che, a lungo andare, non giova all’efficienza del cervello umano. Poiché non confido nel buon senso di massa dei consumatori (e i dati sugli incidenti,che riporti, a fronte dell’assoluta libertà di pubblicità per le automobili, mi da ragione) non affiderei a quello la scelta sul non drogarsi o meno. Per quanto mi riguarda vieterei anche le sigarette, perché inutili, costose e incontrovertibilmente nocive. Invece di protestare contro le poche regole giuste, sarebbe più intelligente notare come, per mere ragioni di mercato (un enorme mercato), ci propinino ancora il fumo come cosa “di stato”, salvo poi apporre ipocriti messaggi di pericolo sui pacchetti di sigarette.

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