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Quello stupore fastidioso verso Sandro Bondi

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Sandro Bondi, in un discorso al Senato di oggi, ha usato parole chiare e dirette per annunciare il proprio favore nei confronti della regolamentazione delle unioni civili in generale, e della legge Cirinnà in particolare.

Ci sarebbe solo da esserne contenti, insomma, e uno si aspetterebbe commenti di approvazione e parole di congratulazioni. Invece mi è toccato leggere, in giro per il web, un oceano di insulti e d’insinuazioni verso il Senatore, reo di essere stato –onta immonda per gli scudieri dell’Italia Giusta, per citare un gustoso slogan elettorale di Besani– braccio destro di Berlusconi in tempi passati. Allora ecco il carrozzone che sfila, irrefrenabile, e c’è chi si indigna nel dover applaudire uno come Bondi, chi insinua che sia alla ricerca di una poltrona o di un riciclaggio politico da qualche parte, chi lo tratta come un povero cretino che ha avuto un momento, improvviso e inatteso, di savia ragione. Insomma, siamo alle solite: chi ha avuto a che fare con Berlusconi non può permettersi di avere delle posizioni “progressiste” su temi civili e sociali: notoriamente, si sa, certa visione aperta e illuminata del mondo è appannaggio di una sola parte del paese.

Che poi, a dirla tutta, certa apertura non è niente di nuovo per il Senatore. In un’intervista a La Stampa del 2013, diceva:

«L’Italia ha bisogno di un soffio di libertà e di modernizzazione. Per questo dobbiamo liberarci anche noi cattolici di un certo bigottismo che, specialmente sulla bioetica e i diritti civili, rischia di immiserire il valore della fede e di avvolgere in un’atmosfera di arretratezza la società italiana. Il centrodestra in questi anni è apparso su posizioni di puro conservatorismo e di vetero clericalismo su alcune questioni, mentre su altre, come l’immigrazione e i diritti dei cittadini stranieri, ha marcato le distanze dall’insegnamento della Chiesa. È oltretutto un comportamento contraddittorio, che non rispecchia la maggioranza dei cattolici italiani»

Sicuramente la destra nostrana ci ha messo del suo, con quell’irrefrenabile pulsione a regalare vetrine agli impresentabili, come Giovanardi, lasciando altri, talvolta insospettabili, nelle retrovie. È il grande paradosso dell’illiberalità della destra italiana: si gioca a regole sovvertite, per cui posizioni semplici di rispetto dello stato di diritto e della libertà individuale diventano hummus per i socialisti di sinistra. Pochi hanno coscienza di questo paradosso, ma c’è, eccome se c’è. Al netto di questo, però, quanto abbiamo capito è che collaborare con Berlusconi tanti anni (in un progetto che inizialmente di quella mantellina liberale si sarebbe dovuto coprire, almeno negli intenti), implica non poter avere posizioni aperte e liberali su temi sociali. E se qualcuno le ha, ecco che casca il mondo e il teorema che lo regge: si sconvolgono gli ordini mentali secondo cui la politica non prevede scale di grigi. Oggi sarebbe da imparare, da quel Sandro Bondi che tanto ci soddisfa prendere in giro, che quegli ordini meschini è ora di abbandonarli.

Qualcosa non è cambiato

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E’ forse cambiato qualcosa dal Berlusconi che qualche anno fa chiedeva che fosse concesso ai divorziati di prendere la comunione? Espresse il desiderio, e non potendo chiedere a qualcuno dei suoi di buttar giù la bozza di un disegno di legge, ne ottenne le pernacchie a mezzo stampa di Bagnasco.
Un brutto trattamento, si deve ammettere, per chi come lui si era appena tanto e sollecitamente pronunciato sulla potenziale fertilità del corpo immobile di Eluana Englaro.
“L’ingratitudine degli uomini è più grande della misericordia di Dio”. Una frase blasfema, specie se vista – come mi è stato raccontato – incorniciata al muro nell’ufficio di un sacerdote. E se ci è arrivato un prete, figuriamoci quanto Berlusconi abbia potuto farne tesoro.
Il fatto è che il Cavaliere non è mai piaciuto alle tonache di là del Tevere, c’è poco da fare. E dopo lo svacco delle cene eleganti non c’era più ragione neanche di far finta di provarci, a piacergli.

La fidanzata monella che altrimenti sembra detti la linea, la noia mortale del crepuscolo politico senza più clamori, la necessità di non sembrare troppo vecchio e in ritardo rispetto al giovanissimo e moderno rottamatore. Tutte cose per le quali Berlusconi sarebbe disposto a santificare l’unione del pastore con il gregge, altro che omosessuali.
Eppure i “conservatori” se ne vogliono dire stupiti, sfogliando Libero. Vogliono indignarsene leggendo il Giornale. Addirittura vogliono incazzarsene leggendo il Foglio.
Non volevano il divorzio e divennero l’Italia dei divorziati. Difendevano la famiglia, e ne mantennero due o più in contemporanea. Abbaiarono all’aborto e lo praticarono con la leggerezza di un divieto di sosta. E adesso vogliono prendersela con Berlusconi, accusandolo di tradimento, di prolasso ideologico (cit.), di deriva elettorale (Berlusconi!) e di altre inconsistenti ovvietà?
Ah se al tempo si fossero fidati dei voti monarchici, che fregatura avrebbero preso i venturi costituenti cattolici. Ah che dolori se poi, anni dopo, si fossero affidati davvero (!) al voto antiabortista, di quelli che giuravano mai si sarebbero abituati all’idea. E poi, invece… Fa bene quindi Berlusconi a non fidarsi. Fa bene a fingersi ora, o ad essersi finto prima (non fa alcuna differenza).

Del resto questi volubili conservatori, diciamolo, hanno davvero rotto il cazzo. E mai come oggi che dicono di esserselo rotto anche loro (la notizia, semmai, è che l’hanno trovato). E non perché chi li contraddice abbia la verità in tasca, ma per il semplice fatto che non si sa cosa vogliano. Si salvano, in qualche modo, solo per la malmostosa ipocrisia di chi sostiene i riformatori al comando. Che pure da quelli e dalle loro subordinate di convenienza ci si scampi in qualche modo.
Ma siamo in anni caotici. Abbiamo a che fare con termini nuovi ed espressioni misteriose. Come “big tent”, quando l’unica che si sia vista qui da noi è stata quella beduina di Gheddafi a Villa Pamphili. Anni in cui i mangiapreti e gli alfieri del principio di legalità ululano interi passi del Vangelo e citano Papi morti e viventi in nome della laicità. E si vuole che i conservatori sappiano dove si trovano e che cosa stanno dicendo? Via, siamo seri.

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