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Umberto Veronesi

Ci hai creduto, naso di velluto

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Allora capisci che Veronesi va in televisione a dire che bisogna fare le mammografie perché la General Electrics che fa i mammografi probabilmente gli dà una sovvenzione nella sua fondazione

Questo è il virgolettato di Beppe Grillo, fedelmente trascritto da qua.
Ebbene, se ci si limita a valutare il dato testuale in senso stretto, le lamentele di Grillo non fanno una grinza: perché effettivamente il nostro amico non mette mai in dubbio in modo esplicito l’utilità delle mammografie, cioè non dice mai “fare la mammografia non serve a niente”.
Però, abbiate pazienza, nelle parole che si pronunciano c’è pure un senso che va al di là delle parole stesse. C’è un contesto. C’è un sottotesto. E a me questo giochino del “vatti a risentire la registrazione, non l’ho mai detto”, questo atteggiamento ottusamente infantile per cui ci si aggrappa alla letteralità come farebbero dei bambini giocando a battaglia navale, questo continuo “ci hai creduto naso di velluto” cui siamo sottoposti da anni, grazie al quale prima si dice tutto e il contrario di tutto e poi lo si smentisce adducendo a propria discolpa elementi esclusivamente formali, mi avrebbe un po’ stancato.
Potremmo fare delle prove.
Potremmo chiederci cosa succederebbe se un Capriccioli qualsiasi dicesse “Allora capisci che i giornali scrivono che ci sono stati i campi di concentramento perché i finanzieri ebrei probabilmente gli danno delle sovvenzioni”, e poi, il giorno dopo, si arrampicasse sul virgolettato per sostenere di non aver detto che i lager non sono mai esistiti.
Io spero davvero di non dover arrivare a tanto: sarebbe mortificante per la mia intelligenza, Beppe, e pure per la tua.
Sai cosa? Siamo adulti.
E a volte tra gli adulti, ti do questa notizia, ciò che si lascia intendere è addirittura più importante di quello che si dice.
Quindi, se proprio hai voglia di divertirti facendo marameo al prossimo ciurlando nel manico delle parole dette e di quelle non dette, ti invito a casa mia, ti faccio una bella cacio e pepe, ti presento i miei amici e dopo cena organizziamo un partitone a Trivial Pursuit: durante il quale, te lo assicuro, ti sarà consentito di contestare le risposte degli altri anche se sbagliano la pronuncia di una singola lettera.
Dopo però torniamo a fare i grandi, cheddici?

L’eutanasia clandestina nel paese di Pulcinella

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Vi confesso una cosa: a me piacerebbe tanto vivere in un posto serio.
Un posto serio, tanto per fare un esempio, è quello in cui se una persona importante, credibile e autorevole rivela pubblicamente che un comportamento pesantemente sanzionato dalla legge viene largamente e abitualmente praticato, alla faccia della legge stessa, succede una delle due seguenti cose:

  1. nel giro di due o tre giorni al massimo il Presidente del Consiglio (o chi per lui) convoca una conferenza stampa nella quale dichiara che di lì in avanti la pratica clandestina di quel comportamento verrà combattuta senza sosta e senza quartiere, finché non risulti completamente sradicata;
  2. nel giro di due o tre giorni al massimo il Presidente del Consiglio (o chi per lui) convoca una conferenza stampa nella quale dichiara che, poiché un comportamento vietato dalla legge è largamente diffuso nella società civile, occorre aprire immediatamente un ampio dibattito per capire se quel divieto abbia ancora un significato, oppure se sia il caso di andare incontro alle esigenze dei cittadini e rimuoverlo.

Un paese nel quale, in una circostanza simile, non dovesse avvenire alcuna di queste due cose, ed anzi la denuncia pubblica dell’uomo autorevole venisse completamente ignorata come se non fosse mai stata pronunciata, sarebbe con ogni evidenza un paese poco serio: vale a dire un paese in cui le cose non si affrontano, le questioni importanti vengono sistematicamente eluse, si tira campare e si fa finta di niente. Insomma, per usare un’espressione trita ma efficace, un paese del genere potrebbe essere definito, malgrado i proclami e le enunciazioni di principio, il classico “paese di Pulcinella”.
Ebbene, siccome dubito fortemente che Matteo Renzi (o chi per lui) convochi entro questa settimana una conferenza stampa per rispondere pubblicamente, in un modo o nell’altro, alle dichiarazioni di Umberto Veronesi sull’eutanasia clandestina, debbo dedurre (se mai ce ne fosse bisogno) che, malgrado i proclami e le enunciazioni di principio, questo è il classico “paese di Pulcinella”: il che mi addolora, perché come dicevo mi piacerebbe tanto vivere in un posto serio.
Resto in trepida attesa di essere smentito.

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