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La lobby di Pavlov 2 (non è vero ma ci credo)

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La iella che affliggeva Gervasio Savastano non esisteva, tutto quello che esisteva era un retroterra abbastanza calcificato da consentire che si edificasse sopra di esso una piramide di congetture e dicerie, in grado di oscurare la luce della ragione.

Sapete che c’è? Non mi spaventano i complottisti duri e puri, pronti a rifilarmi un pippone di un’ora sulla “impossibile” catena di errori che ha lasciato a terra l’aviazione americana la mattina dell’11 Settembre.

Mi spaventano i fiancheggiatori inconsapevoli.

Sono pronti a riconoscere che il governo americano non si è abbattuto da solo le Torri Gemelle, ma insistono che la CIA doveva sapere per forza qualcosa. Non c’è prova che gli OGM siano dannosi per le persone, però “vuoi mettere la Monsanto”, e “Vandana Shiva è tanto una cara persona”. Non credono al complotto mondiale sull’ebola ma non si fidano se è Bill Gates a finanziare la ricerca. Fanno il cherry picking delle notizie che danno loro conforto, quelle dove buoni e cattivi non si possono confondere.

Quello che non sai, caro fiancheggiatore inconsapevole, è che il tuo approccio ideologico è la sponda ideale di ogni complotto: confondi il peccato con il peccatore, l’evento puntuale con la storia generale. Rendi le acque solo più torbide non attenendoti ai fatti, ed è in questa zona grigia che il complotto diventa reale. Credi di volare più alto, di raccontare storie diverse, ma sei inchiodato a terra dalla tua superstizione.

Non è vero che i vaccini provocano l’autismo ma ci credi lo stesso, perché non puoi che dire male delle grandi multinazionali.

Lettera alla società civile italiana

in politica by

Cara società civile italiana,

ti scrivo queste righe perché sono molto preoccupato per te. Ricordi? Ci eravamo lasciati l’estate scorsa a Terracina ed eri così allegra e farfallona che ti si poteva fare un gavettone mentre dormivi senza che andassi su tutte le furie. Eri talmente spensierata che in spiaggia leggevi soltanto le notizie di mercato sul Corriere dello Sport e a cena ordinavi sempre almeno una doppio malto belga. Dicevi che te ne sbattevi se l’imprenditoria italiana è in crisi e che la Peroni va bene ai Mondiali o agli Europei, ma soltanto con le patatine.

Sono finiti quei tempi in cui ti dichiaravi fieramente lontana dalla politica. Una vera società civile, dicevi spesso dopo la doppio malto belga, dovrebbe scegliersi i rappresentanti, lottare per i diritti individuali, produrre cittadini e non sudditi. Poi aggiungevi: ma siccome io sono una società civile all’italiana, ordino un’altra birra perché è sabato e c’è Juve-Inter e gli interisti piagnoni devono soffrire. Ti ho sempre voluto bene nonostante la tua fede bianconera e la mia giallorossa, cara società civile italiana.

Ora però qualcosa è cambiato, qualcosa si è rotto forse per sempre: hai deciso di abbandonare l’abito di miles gloriosus di plautina memoria per indossare la giacca e la cravatta del politico di professione. Male, società civile, molto male. Capisco il tuo ego smisurato, che è sollazzato quotidianamente dalla stampa stampata e dalla stampa non stampata, di cui sei ormai paladina indiscussa; capisco pure che ti hanno ricoperto di parole del tipo “i partiti hanno chiuso, sono morti, caput: ora tocca a te”; capisco che non hai saputo resistere alla tentazione e che ci credi per davvero al cambiamento, pensi davvero di poter ristrutturare la politica. Però da te mi sarei aspettato altro. Per esempio che, dall’alto della tua storia famigliare di estrazione liberale (sì, società civile italiana, tua mamma è la società civile di cui parlavano Hobbes, Locke e Rousseau, tuo papà il liberalismo) facessi un po’ di resistenza agli appelli rivoluzionari di un Pm comunista. O che dicessi un secco no ai democratichini di democratico vestiti. O anche che ti ribellassi all’uso strumentale, catartico, che di te sta facendo il centro montiano e casiniano. Il Pdl, quello te lo sei risparmiato, ma forse soltanto perché il giorno in cui t’ha cercato avevi il telefono spento.

Si sa, società civile italiana, non tutti siamo perfetti e talvolta cadiamo nelle trappole più sciocche. Per questo, spero che tu capisca presto o tardi il guaio in cui ti stai cacciando; ma soprattutto la meschinità di coloro che ti vogliono avere per pulirsi la faccia e la coscienza. Io sono comprensivo, mi conosci, ma ce ne sono tanti altri che non lo saranno, quando, scoperto che non sei la soluzione a tutti i mali, ti scaricheranno e vorranno la tua testa. Sarebbe drammatico, società civile, perché tu sei una cosa importante per la nostra buffa democrazia.

Bene, non voglio rubarti altro tempo e la finisco qui. Dico soltanto che spero di rivederti l’estate prossima a Terracina. L’ultima partita a biliardino l’avevo vinta io e toccava a te pagare da bere.

Tuo,

Roberto

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