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Landini, non ci provare

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Non è chiaro se e quanto Landini si renda conto del danno che arreca ai lavoratori che rappresenta. Deve comunque trattarsi, se  ne ha contezza, di un danno inversamente proporzionale al vantaggio che immagina di ricavarne. In particolare, Landini ha chiaro che interpretare l’adesione a uno sciopero come l’equivalente perdita del consenso di un Governo non ha senso? Certo, in qualche misura è anche vero, ma a un sindacalista non dovrebbe minimamente importare.

Quella folla che si raccoglie andrebbe letta come la legittima contestazione a un provvedimento, anche a un’intera politica, ma nessuno autorizza Landini o altri a estrarne un sondaggio sulle intenzioni di voto degli italiani. Ma lui invece invita Renzi a guardare gli scioperanti raccolti e a comprendere di non avere il consenso della maggioranza degli italiani. E qual è lo scopo di un’affermazione del genere? Non è chiaro. Mentre è chiarissimo l’effetto che produce: far cadere le braccia a chi, come il sottoscritto, difende la legittimità delle manifestazioni pacifiche e la necessità di prestarvi ascolto.

Non creda infatti Landini che se qui non si risparmiano strali per chi formula l’abominio del divieto di sciopero per i dipendenti pubblici, altrettanto non si risparmiano cazziatoni a chi fa confusione tra tutela dei lavoratori e pressione sul consenso. Non creda che le sue dichiarazioni avventate siano l’antidoto alla minaccia reazionaria della precettazione. E non creda, insomma, che come ci guardiamo da Renzi non ci guardiamo da lui.

Scioperi, ponti e parole in libertà!

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Ci mancava, in effetti, proprio una bella polemica sullo SCIOPERO PONTE.

Ricapitoliamo, la CGIL proclama uno sciopero per il 5 dicembre, cioè di venerdì. Ovviamente, visto che non c’è niente di più urgente su cui indignarsi, “la rete si indigna“.

E perché si indigna? Perché la CGIL, cattivona, approfitterebbe del “ponte” lungo con l’8 dicembre per attaccarci un bello sciopero.

MA CERTO!

Ora, al di là del fatto che la CGIL minaccia lo sciopero generale sul Jobs Act da almeno un mese e che anche se si utilizzasse il “ponte” non si capisce cosa ci sarebbe di male, c’è un dato che mi colpisce.

E cioè che, secondo me, la rete che “si indigna” è probabilmente composta di gente che ha parecchio tempo da passare, appunto, “in rete” e che, quindi non lavora o lavora in maniera diversa dal lavoro subordinato tipico che è quello dove si concentrerà lo sciopero.

Perché, altrimenti, saprebbe che in moltissimi luoghi di lavoro, particolarmente quelli dove si concentrerà lo sciopero, come fabbriche, trasporto pubblico, scuole, servizi di ristorazione, uffici postali, si lavora anche nel weekend o, almeno, anche di sabato: quindi “ponte” proprio per niente perché, il sabato dopo, molti che avranno scioperato il venerdì lavoreranno.

Inoltre,  saprebbe anche che lo “sciopero” dei lavoratori non funziona come quando facevamo “sciopero” alle scuole superiori. Vi do una notizia, cari amici della rete, lo sciopero non è un giorno di vacanza aggratise!

Lo sciopero, infatti, “si paga”. Nel senso che chi sciopera perde la giornata di retribuzione, cioè accetta una riduzione dello stipendio – spesso già molto basso – che si riceverà a fine mese.

Per cui, se proprio uno volesse allungarsi il ponte, farebbe molto prima a chiedere un giorno di ferie che non a scioperare. Anche questo, probabilmente, chi ha tempo di indignarsi in rete non ha avuto il tempo di considerare.

Così, tanto per dire.

Santé

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