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Vilipendio, satira e libertà

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Sul finire del 1978, a poca distanza dalla salita al soglio pontificio di Karl Wojtyła, la rivista satirica il «Male» decise di prendere di mira il neoeletto papa polacco con una serie di attività dentro e fuori la pagina. Tra queste, lo storico staff editoriale composto (tra altri) da Pino Zac, Vincino, Vauro e Andrea Pazienza, decise di eleggere un proprio antipapa, Vojtilo o Giovanni Paolo III (interpretato dal disegnatore Roberto Perini), poi spedito sul balcone della redazione a difendere urbi et orbi la rivista, sottoposta a continui attacchi sia da destra che da sinistra a causa dei suoi “eccessi” derisori.

Probabilmente le autorità non la presero molto bene, tant’è dopo poche ore si presentò sul luogo la polizia per arrestare il direttore Vincenzo Sparagna con la ridicolissima accusa di “vilipendio di capo di Stato estero” – Perini invece se la scampò per un pelo.

La risposta del Male non tardò ad arrivare, e venne pubblicata sul numero successivo. La trovate qui in basso, e penso che si possa applicare ancora oggi al caso di Jan Böehmermann, comico tedesco a rischio condanna penale per una poesia satirica sul premier turco Erdogan, letta nel corso di un programma televisivo trasmesso in Germania qualche settimana fa. L’accusa alla base del procedimento giudiziario in corso, avvallato dal governo di Angela Merkel, è sempre la stessa: offesa a un capo di Stato straniero.

Ieri come oggi, la libertà si conquista  (anche) a colpi di satira.

 VILIPENDIO_MALE02

(L’aneddoto e la pagina sono tratti da: Vincino, Il Male. 1978-1982. I cinque anni che cambiarono la satira, Rizzoli 2007).

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Non tutti sono Charlie (per fortuna)

in religione/società by

Diciamolo chiaramente: non c’era niente di più lontano dallo spirito dissacrante, irriverente e provocatorio del settimanale francese Charlie Hebdo che la solidarietà trasversale, piaciona e probabilmente ipocrita di molti di coloro che l’anno scorso si sono fregiati dello slogan “Je suis Charlie”.

Una rivista satirica è fatta per dividere, non per unire. Non deve piacere a una maggioranza – che, per sua stessa natura, è pecorona e disperatamente aggrappata alle vesti logore del potere –, bensì deve indispettire il più alto numero di persone possibile, scandalizzare i benpensanti e infastidire le gerarchie. Un umorismo socio-politico che attira consensi ha fallito nel suo intento: se il re è nudo e tutti sono già d’accordo non c’è proprio niente su cui puntare l’attenzione.

Non posso quindi che dirmi contento che nell’anniversario della strage la redazione di Charlie Hebdo sia rimasta fedele alla sua natura: far incazzare un sacco di gente. La copertina dell’ultimo numero ci mostra il vero responsabile della carneficina dello scorso 7 gennaio, ovvero un Dio dalla faccia truce, armato di kalashnikov e con la veste sporca di sangue. Un ottimo modo per far uscire allo scoperto scribi e farisei: non ha infatti tardato la pioggia di critiche e rimostranze di alti esponenti del mondo cattolico e islamico, inevitabilmente indignati per la profanazione religiosa. La rivista ha fatto ancora una volta il suo mestiere in maniera eccellente, mettendo alla berlina ed esponendo tutti quelli che, in fondo in fondo, della libertà di risata farebbero anche a meno.

Loro non sono Charlie, e non lo sono mai stati.

Chi è John Oliver, 5 motivi per cui dobbiamo ringraziarlo e altre domande

in giornalismo/mondo/società by

In un altro post ho parlato di come la lobby delle telecomunicazioni statunitensi, una delle più potenti in assoluto, sia stata sconfitta con la decisione di sostenere la politica della Net Neutrality da parte della FCC, nonostante a capo di questa ci sia l’ex capo dei lobbisti di Comcast, Tom Wheeler.

Come e’ stato possibile?

Wheeler ha inizialmente annunciato di voler limitare la Net Neutrality. Al tempo, a nessuno è fregato niente, anche perché il discorso era tenuto ad un livello di burocratichese insopportabile alle orecchie di chiunque. La FCC ha però commesso un errore: ha permesso ai cittadini di fornire online commenti sul provvedimento.

AND SUDDENDLY A COMEDIAN FOOL APPEARS

 

 

John Oliver, il nuovo principe dell’intrattenimento intelligente, ha realizzato un pezzo di un quarto d’ora  in cui spiegava le linee generali della questione e sosteneva che “avere Tom Wheeler a capo della FCC e’ come chiedere ad un dingo di fare da babysitter ai propri figli”. In piu’, ha chiesto a tutti gli spettatori (anzi, ha fatto un vero e proprio appello a tutti i peggiori troll della rete) di andare a commentare sul sito della FCC, che il giorno dopo e’ stato talmente bersagliato da crollare.

La diatriba è proseguita con Wheeler che dichiarava “io non sono un dingo” in sedi ufficiali, scoprendo il fianco a nuove parodie, al punto da dover ritornare sui suoi passi e varare un provvedimento che addirittura fa diventare la FCC un paladino della Net Neutrality.

 

Ma chi è John Oliver? Questo inglese trapiantato in America conduce da un paio d’anni uno show settimanale dal titolo Last Week Tonight in cui sfrutta l’umorismo per fare una carrellata di notizie rilevanti, con in più un pezzo di approfondimento su un tema trasversale.

E a noi cosa ce ne frega? Beh, ce ne frega perchè, anche grazie al fatto che trasmette su HBO, quindi non deve rendere conto ad investitori pubblicitari e può permettersi di dire quello che vuole, Oliver può sfruttare la scusa della satira per fare in realtà giornalismo d’inchiesta e approfondimento. La sua filosofia consiste nel rendere irresistibilmente divertente anche il più noioso dei temi, tipo la Corte Suprema.

Questo gli ha fatto guadagnare un grande successo di pubblico e ospiti di un certo rilievo, tra cui Edward Snowden, Stephen Hawking, Helen Mirren e soprattutto i Muppets.

Ma non basta, oltre all’affaire FCC ci sono almeno altri 4 motivi per cui dovremmo ringraziarlo:

  1. Per aver svelato le malefatte della FIFA gia’ in tempi non sospetti
  2. Per aver sbugiardato ciarlatani equivalenti ai nostri Di Bella e Vannoni
  3. Per aver scommesso di nuovo contro la FIFA, rilanciato pesantemente e non aver esitato a pagarne le amare conseguenze
  4. E infine, soprattutto, per aver (non) contribuito al salvataggio di gechi spaziali

E altrettante domande che dovremmo farci:

  • è una cosa buona che sia un comico ad occuparsi di informare i cittadini? (e questo non è un caso isolato: Oliver ne fa un mestiere, in cui è incredibilmente bravo, per quanto io spesso non condivida le sue crociate contro le grandi aziende)
  • è una cosa buona che in un paese si debba ricorrere a questo per contrastare il potere delle lobby?
  • è una cosa buona che in un paese conti più l’opinione di Maria de Filippi Ophra Winfrey che la piattaforma elettorale, per decidere chi vincerà le elezioni?
  • e in Italia come siamo messi? Chi sono i paladini dell’informazione? (il primo che risponde che Grillo è come John Oliver vince una bambola del pupazzo Waldo e una settimana in vacanza su un’isola deserta con Metilparaben che provvederà a spiegargli perché non è così)

Prima di iniziare a commentare, vi raccomando di studiare. E siccome stavolta non abbiamo il provvedimento relativo, vi suggerisco di iscrivervi al canale Youtube di Last Week Tonight  o di seguire John Oliver su Twitter, dove i più bravi tra voi troveranno anche la meravigliosa battaglia con il presidente dell’Ecuador Rafael Correa.

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