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Riccardo Magi

2017 Torre Argentina: il punto sui Radicali

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La profezia di Matteo Renzi è che le prossime elezioni saranno un torneo a 3: anche ammesso, sulla composizione delle due forze alternative all’impenetrabile Movimento 5 Stelle è difficile al momento fare previsioni. Con l’eventuale schiacciamento del fronte di destra sulle leadership di Meloni e Salvini c’è da capire cosa racconteranno i liberali ai propri elettori: al momento è tutto un ribollire di movimenti e laboratori intorno a Capezzone e Parisi, acrobati nel contrabbandare il loro contributo come una spruzzata di spirito degli anni ’90.

Poi c’è il PD, e c’è il miraggio del 40% con cui Renzi prova a tenere unite sullo stesso albero le mele con le pere senza passare per un pericoloso congresso.

In questo scenario non c’è da stupirsi che la pattuglia dei Radicali Italiani guidati da Magi possa essere appetibile per transfughi di varia destra come Benedetto Della Vedova che vorrebbe traghettarsi nell’accogliente area renziana non senza un pacchetto di voti. Presidio fisso al Comitato di questi giorni insieme ai suoi collaboratori, Della Vedova è intervenuto lasciando poco del suo piano all’immaginazione: un’alleanza che guarda al centro sinistra sul rilancio del progetto europeo. In sala non manca chi si tira fuori da questa linea, evocando Ventotene come un sogno tradito: “se Spinelli fosse vivo, non difenderebbe questa Europa”. Più di qualcuno è perplesso invece all’idea di un nuovo abbraccio con il PD, dopo l’esperienza delle amministrative sia elettoralmente che politicamente deludente, e lo è tanto più nel caso di una mediazione del compagno Benedetto che lascerebbe poco spazio di manovra agli attuali dirigenti dei soggetti Radicali.

Converge sull’Europa – ci mancherebbe – almeno la linea Bonino, che rimette al centro la sua bella campagna di debunking sull’immigrazione e un piano di accoglienza dai toni molto pragmatici: l’immigrazione può pareggiare la bilancia demografica e fornire forza lavoro, ma proprio su questo ultimo tema – il lavoro – la contraddizione resta irrisolta. Palla parzialmente colta da Marco Cappato con una incerta evocazione del tema della bomba demografica tanto caro alla fronda del Rientro Dolce: allora questi immigrati servono, ma forse non tutti, allora quanti? La questione resta fin troppo aperta, amen.

Al segretario Riccardo Magi rimane l’onere della sintesi che era stato fino a poco tempo fa appannaggio di Pannella con i suoi degregoriani canestri di parole nuove: l’idea di accodarsi al Partito Democratico è “una grande cazzata” – ha sostenuto il segretario – se si confronta ad esempio il piano del Viminale sull’immigrazione che prevede la riapertura pur parziale dei CIE con la visione radicale, ed è prioritario porre questioni sullo stato di salute della democrazia (in particolare quella interna del movimento di Casaleggio) ma anche sullo stato di salute di una informazione che sbatte diffusamente in prima pagina stralci di nessuna rilevanza penale delle chat del sindaco Raggi, “sfuggiti di mano” alla solita Procura. Una cosa forse laterale ma preziosa, quest’ultima, che per quanto cerchi in giro puoi sentirla dire e applaudire ancora soltanto a Torre Argentina.

 

 

Quando gli onesti diventano complici dei corrotti

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Grosso modo funziona così: quando viene fuori che i politici hanno rubato, quando scoppia lo scandalo e si alza l’onda dell’indignazione generale arrivano quelli “onesti”, quelli che “adesso basta”, quelli che “tutti a casa”.
E si stracciano le vesti, e scendono in strada e strillano e lanciano monetine, e tutti gli altri dietro a dire hanno ragione, basta, è ora di finirla.
Senonché, per finirla davvero sarebbe necessario capire come sia iniziata: o meglio, quali siano le condizioni che hanno reso possibile quell’inizio. E modificarle.
Osservando le cose che non funzionano, studiando perché non funzionano e inventandone di nuove che funzionino meglio.
Prendete la mafia romana, per esempio. Qualcuno ce li ha pronti, dei progetti alternativi seri per gestire in modo trasparente ciò che finora è stato il terreno di caccia dei delinquenti: dai piani abitativi di inclusione dei rom alla gestione individuale dei servizi alla persona, dall’anagrafe pubblica degli appalti alla razionalizzazione delle società partecipate. Sarebbe il caso di ascoltarlo, di dargli una mano, di lavorare con lui, invece di strillargli in faccia.
Altrimenti va a finire com’è sempre andata a finire: i corrotti se ne vanno “tutti a casa”, e il loro posto viene occupato sistematicamente da nuovi corrotti, che sfrutteranno le stesse condizioni di prima per iniziare a rubare esattamente come facevano gli altri: fino allo scandalo successivo, alla prossima ondata d’indignazione, al nuovo lancio collettivo di monetine.
Spiace dirlo, ma i “partiti degli onesti”, quelli che strillano basta, non servono: anzi, finiscono per diventare perfino controproducenti.
Perché nel marasma della loro collera coi paraocchi, che fa di tutta l’erba un fascio e confonde la merda con la cioccolata, pongono le condizioni affinché quelli (magari pochi) che non hanno mai rubato, e che due o tre buone idee per sistemare le cose le avrebbero pure, vengano travolti insieme a tutti gli altri.
Ecco, quindi, il paradosso: gli onesti, che si indignano contro i ladri, finiscono loro malgrado per diventarne i migliori complici: coprendo con le loro urla le magagne di un sistema che occorrerebbe rifondare con calma, metodo, razionalità.
Con la politica, per dirla sinteticamente: che magari per loro, per gli onesti che strillano, sarà pure una parolaccia.
Epperò, da che mondo è mondo, è l’unico strumento plausibile per venirne fuori.

Il “mondo di mezzo”, e il vostro sconcertante sconcerto

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Quello che mi sconcerta di più, alla fine della fiera, è il loro sconcerto.
Perché noi, noi radicali dico, in consiglio comunale ne abbiamo uno. Uno solo, da un anno e mezzo.
E vabbene, per dire, che quando si cresce alla scuola di Pannella si impara a “leggere” certi segnali in modo più attento, più intuitivo, più smaliziato degli altri: però, via, Magi è una persona assai intelligente, ma non è che sia un marziano, né che possegga un quoziente intellettivo triplo rispetto al resto dei politici italiani. Insomma, è una persona normale: con due braccia, due gambe e un solo cervello, come tutti gli altri.
Eppure, a quanto pare, di questa cloaca se n’era accorto solo lui: perché solo lui, fin dall’inizio, ha cercato di raccontarla.
Il che, sia chiaro, mi fa piacere, perché lavoriamo spalla a spalla da qualche anno, e ciò mi induce a pensare che tutto sommato lavoriamo bene; ma non può non condurmi, parallelamente, a una riflessione speculare: se se n’era accorto solo lui, significa che tutti gli altri non se n’erano accorti.
Nessuno, eh. Nessuno dei politici e dei giornalisti italiani e romani più navigati, più esperti, più pratici dei complicati meccanismi della politica locale.
Proprio nessuno. Perché nessuno ne aveva mai parlato, e adesso tutti si meravigliano.
Voi mi perdonate, vero, se questo lo trovo incredibile? Nell’accezione letterale del termine, dico, nel senso che proprio non ci credo?
Non credo, non posso credere a questo stupore, a questa meraviglia, a questo scandalo che sembra albergare in ogni dove. Come se quello che è successo fosse completamente ignoto a tutti, tra i non indagati, e apprenderlo li avesse colpiti con la forza devastante di un maglio.
E’ un fatto che definire strano sarebbe un eufemismo, e che potrebbe essere giustificato soltanto dalla deduzione di trovarci davanti a una massa di cretini di stupefacente -quella sì- portata.
Cosa che non è, perché è evidente che non lo è.
Ecco, continuo a leggere i particolari del “mondo di mezzo” e quello che trovo più sconcertante è proprio il loro sconcerto.
Sarà che siamo dei maliziosi, noi radicali.
Oppure, chissà, abbiamo un paio di cervelli a testa. E non ce n’eravamo mai accorti.

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