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Oscar Giannino

La dea laurea

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Sulla vicenda delle false lauree e del master di Oscar Giannino si è detto tanto. Forse anche troppo, considerando la reale entità del problema (mi è infatti oscuro il modo in cui questo possa inficiare la credibilità programmatica di Fare per Fermare il Declino). Tuttavia, credo che, nonostante questo fiume di pixel spesi per infierire, gli innumerevoli sagaci analisti abbiano mancato – come spesso accade – il punto fondamentale, il nocciolo della questione. E’ successo che un grande (io lo considero tale) giornalista economico e ora candidato alle elezioni politiche abbia cavalcato e forse provocato l’onda di una biografia inesatta. In questa biografia si segnalava che il suddetto giornalista ha conseguito due lauree (economia e giurisprudenza), nonché un master presso una prestigiosa università americana. La prima cosa che mi è venuta in mente è stato chiedermi perché. Perché un intellettuale stimato e di successo come Giannino ha dovuto inventarsi credenziali accademiche per poi smentirle soltanto una volta scoperto? Di primo acchito, la risposta è stata: per quella faciloneria e grandeur all’italiana che conosciamo bene; per quel volersi mostrare come più di ciò che si è realmente (show off, direbbero gli inglesi). Del resto, sono qualità e metodi abbastanza diffusi e la maggior parte delle volte – quando non si finisce nella falsificazione e quindi nell’illegalità – non fanno male a nessuno.

In un secondo momento, riflettendo meglio sull’oggetto (cioè i titoli accademici) e lasciando da parte per un attimo il soggetto (Oscar Giannino), ho capito che la questione è decisamente più ampia e riguarda noi tutti. Ovvero, riguarda quella mentalità diffusa che glorifica il pezzo di carta e lo rende elemento di legittimazione intellettuale. Lo schema è questo: se hai la laurea, sei autorizzato ad esprimere concetti elaborati, a parlare di temi spinosi, a sviscerare sapere e dunque per questo sei credibile; d’altra parte, se esprimi concetti elaborati, parli di temi spinosi e svisceri sapere (e magari hai pure un eloquio forbito), allora non c’è alcun dubbio: hai una laurea. Tutto ciò, pur essendo abbastanza verosimile e spesso anche riscontrabile, è naturalmente falso in senso assoluto. E allora capita che questa mentalità idiota travolga persino un personaggio intellettualmente notevole, che, nonostante sostenga di “non aver mai fatto uso di credenziali accademiche per accedere a posti di lavoro”, si adegua per essere accettato come pensatore, per legittimare le sue parole, i suoi contenuti. Insomma, per farsi autore autorevole.

Ora, gli errori di Giannino sono evidenti. Ma fare finta di non capire le ragioni profonde di questi errori significa non guardarsi allo specchio. Significa perpetuare la logica del valore legale del titolo di studio e dargli valore intellettuale, proprio come se percorso accademico e percorso intellettuale coincidessero. Non è così, e lo dice uno che è laureato, sta prendendo la seconda e forse farà pure un dottorato. Ma me ne frego dei titoli di studio quando si tratta di prestare ascolto e di chiederlo agli altri; mi occorrono soltanto per perseguire l’obiettivo di fare ricerca nel mio campo.

Caro Oscar, avresti dovuto fare altrettanto, visto che il tuo obiettivo professionale lo hai raggiunto anche senza. E dovremmo fare altrettanto noi tutti. Perché, prima di abolire il valore legale del titolo di studio, occorre abolire questa mentalità che lo deifica: non è un’autorizzazione a parlare, è soltanto l’attestazione di uno dei tanti percorsi della vita.

 

L’ipocalisse secondo Pretocchio

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“Bello mio, primo partito Pd, secondo Movimento5stelle che sta intorno più o meno al 20, uno/due punti sopra il Pdl. E’possibile che facciano ‘qualcosina’ per far prendere il secondo posto a Silvietto per non far venire un colpo a qualche anziano signore ancorato ad un mondo che non esiste più, ma la sostanza non cambia.”

Qual è la sostanza?

“La sostanza è che sono saltati quasi tutti gli equilibri tra i poteri deboli che si sono sempre spartiti la torta. Anche perché la torta si sta sfaldando del tutto. Allora ecco che vari corpi istituzionali sono entrati in una competizione dissolutiva e si fanno la guerra, mentre la macchina amministrativa inefficiente si squaglia per carenza di manutenzione. Ormai si è andati oltre l’instabilità sistemica che ha sempre funzionato da equilibrio. E di fronte agli sfaldamenti sono due i modelli che non vengono mai meno: quello degli apparati meglio organizzati e più forti, che in questa fase convergono tutti verso il Pd, ed i profeti che meglio vendono il disagio e la protesta. Nemmeno il voto di scambio regge più. Anche la mafia, intelligentemente, seguendo il famoso dogma “quando tira ventu, fatti canna”, in attesa di capire quale sia il vento più forte, si farà da parte, o meglio, non si impegnerà più di tanto. Più o meno quello che è già successo in Sicilia alle Regionali.”

Scusi Ingegnere*, ma il governo Monti, lo Spread, l’Europa, il debito pubblico? Gli elettori mica vanno a votare così a cazzodicane?

La gente non sta capendo un mazza, sente il pavimento che crolla sotto i piedi e per timore, per ansia di protezione, cercherà il rifugio o nella ‘vicinanza’ con gli apparati politici territoriali, o nella protesta gridata meglio. Di quelli che andranno a votare, nemmeno un 10% lo farà in base a dei ragionamenti razionali, tutti gli altri si affideranno a richiami emotivi di vario genere. A richiami seduttivi per lo più di tipo pubblicitario. Siamo governati da un principio di simulazione che ha spodestato quello di realtà. E nel linguaggio pubblicitario il principio di verificabilità degli enunciati è rimosso, non pervenuto. Il pensiero critico viene schiacciato e deriso dal frame che nell’immaginario risulta dominante come messaggio pubblicitario.”

Ma perché Grillo allora e non Berlusconi. Berlusconi con Balotelli e la restituzione dell’Imu e Mussolini non ha adottato questo tipo di strategia?

Si ha cercato di farlo, ma ormai è un prodotto passato. Quel tipo di telelettorato ha già sperimentato Silviuccio, quel cervello sociale non reagisce più ed ha bisogno di nuovi stimoli che alzino il livello di ‘dopamina elettorale’, che è diminuita in seguito all’assunzione dei comportamenti berlusconiani ormai percepiti come abitudinari . Sicuramente quelle uscite che dicevi nell’immediato hanno provocato degli effetti positivi, ma la scia si è subito abbassata. Grillo è il prodotto nuovo, dalla sua ha la forza trainante della novità e quel linguaggio che permea il suo mondo di riferimento, lo emula, lo simula, lo istituisce. ”

Ma la lista civica di Monti, Rivoluzione civile e Fare per fermare il declino?

Allora, la campagna elettorale di Mario Monti verrà inserita nei manuali di comunicazione politica nel paragrafo’’Cosa non fare per non perdere consenso’’. E‘ una roba allucinante. Ha sbagliato tutto, tempistiche, contenuti, non ha azzeccato un’uscita pubblica ed una dichiarazione. Ha perso completamente quell’alone di serietà ed equilibrio che poteva essere il suo punto di forza. Quello che non capisco è che nessuno gliel’abbia fatto notare e detto, non dico i consulenti pagati ed i lacchè interessati, ma i familiari, qualche amico o ex collega. Stiamo parlando di un ex rettore della Bocconi, di un ex commissario europeo. Possibile che dal suo mondo nessuno gli abbia detto che sta sbagliando tutto? Tra l’altro si stanno scannando con Casini per chi prenderà più voti, si fanno la guerra in casa per 4 voti. Andranno sotto il 10% e chiederanno l’elemosina a Bersani e Vendola. Ingroia ha messo in piedi un contenitore che racchiude esperienze politiche fallimentari. Tra l’altro è una chiara operazione elettorale per far andare in parlamento personaggi già delegittimati. Basta pensare che stanno insieme Di Pietro che invocava, dopo la manifestazione degli indignati del 15 ottobre 2011, la reintroduzione della legge Reale e Ferrero che quel giorno con Rifondazione stava in piazza.Una roba davvero imbarazzante. Oscar Giannino un eroe. Spero che riesca a superare il quorum. Sarebbe bello che fosse il principale rappresentate del blocco moderato. Ma perché accada ciò prima ci vorrebbero almeno due decenni di commissariamento psichiatrico della società italiana.”

E quindi come finiranno queste elezioni?

“Ma scusi, dopo tutto quello che le ho detto che rispondo a fare a questa domanda? Comunque, e le dimissioni del Papa e la pioggia di meteoriti in Russia lo preannunciano, accadrà l’Ipocalisse. Sa cos’é Ipocalisse? Un evento di proporzioni cosmiche ma non troppo, un po’ meno che apocalittico, tipo giorno del giudizio sottotono.”

Naturalmente noi per l’intervista stagionale ci rivedremo presto, questa conversazione la consideriamo uno ‘speciale’ elezioni. Due ultime cose: dove si trova in questo momento ed indossa una delle sue solite magliette con qualche frase stampata sopra?

“Sto prendendo un aereo per Caracas e da lì un altro per Gran Roque, l’unica isola abitata dell’arcipelago venezuelano di Los Roches, nel mar dei Caraibi. Per la prossima maglietta utilizzerò di sicuro la frase che le ho citato prima, “Quandu tira ventu, fatti canna”.

Soundtrack1:’She’s Lost control’, Joy Division

Soundtrack2:’Burn’, The Cure

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale

The great below

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Scriveva Sidney Sonnino:“Il premere dei partiti estremi alimentati dalle tradizioni rivoluzionarie e l’ostilità politica irriducibile del Vaticano […] rendono impossibile al grande partito costituzionale e liberale di darsi il lusso di dividersi normalmente in due schiere distinte e distintamente organizzate che si alternino con regolare vicenda al governo della cosa pubblica”. Se questo non fosse vero, oggi a giocarsi la vittoria elettorale sarebbero Oscar Giannino da una parte e Matteo Renzi dall’altra. Forse sarebbe di una noia mortale uno scontro del genere, ma più simile a quello che accade in quasi tutto l’occidente avanzato. Ma la politica non è il regno del dover essere e così il maggior rappresentante del blocco (sedicente) liberale sarà ancora una volta il cavaliere Silvio Berlusconi. Ma se così è, la colpa è da attribuire al cavaliere nero biscione di Arcore? Non mi pare proprio. La ragione principale è che la cultura liberale in Italia non si è mai affermata come cultura maggioritaria di governo. Nel diciannovesimo secolo il partito liberale guida il risorgimento ma non diventa mai cultura di maggioranza della borghesia italiana. Questo accade perché la borghesia italiana è ed è sempre stata, in maggioranza, illiberale. E porre l’accento sulla borghesia è necessario in quanto ceto sociale che ha veicolato storicamente il liberalismo.

Rimane imprescindibile, come dice Sonnino, un’analisi sul ruolo che il Vaticano ha svolto per tamponare e disinnescare le spinte liberali che cercavano di emergere nella politica e nella società italiana. La chiesa, dopo essersi giocata la carta del non expedit (con cui la santa sede il 10 settembre 1874 espresse parere negativo sulla partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni e in generale alla vita politica dello Stato ), ha fatto scacco matto su quest’aria politica con il Patto Gentiloni prima, che orientava gli elettori cattolici verso i candidati liberali in cambio di un potere di condizionamento sui valori non negoziabili della chiesa, e, successivamente, con il partito dei cattolici, concepito da Sturzo nel 1919 e inveratosi in forma totalizzante con la Dc del Dopoguerra.

Considerando il liberalismo quell’insieme di dottrine filosofico/politiche che pongono precisi limiti al potere e all”intervento dello stato, al fine di proteggere i diritti naturali, di salvaguardare i diritti di libertà e di promuovere l”autonomia creativa dell”individuo, storicamente esso nasce e si sviluppa come ideale che si affianca all”azione della borghesia nel momento in cui essa combatte contro le monarchie assolute e i privilegi dell”aristocrazia a partire dalla fine del XVIII secolo.

Dal 1882, cioè dal momento in cui la Destra storica cade sul pareggio di bilancio e Agostino Depretis da vita da sinistra alla grande ammucchiata del trasformismo, assistiamo all’evolversi di un’anomalia secolare che fa della borghesia italiana un ceto fortemente illiberale nella sua composizione maggioritaria, e questo si manifesta esplicitamente nell’esperienza del ventennio fascista fino ad oggi.

Tralasciando le opinioni di qualche esaltato che magari considererà il fascismo un movimento liberale solo perché avrà fatto qualche strada e qualche ponte, tra l’altro fatti anche da Stalin, la vulgata popolare racconta che il fascismo nacque perché i treni non arrivavano in orario a causa degli scioperi dei ferrovieri e perché i reduci della guerra ’15-’18 venivano vilipesi dai «rossi» imboscati e traditori della Patria. Mussolini, interventista, combattente, socialista, ex direttore dell’Avanti!, convinse gli industriali del Nord e gli agrari dell’Emilia Romagna, preoccupati dagli scioperi e dalla nascita di una forte organizzazione operaia, che il suo movimento non era una rivoluzione (anche se così la sbandierava) ma un sostanziale ritorno alla legge e all’ordine. Se rivoluzione era, si trattava di una rivoluzione borghese con orizzonti borghesi e quindi bene accetta all’opinione pubblica e alla più importante stampa italiana. E infatti tanto la grande quanto la piccola borghesia vi si riconobbero. Quando, all’inizio degli anni Trenta, il fascismo pretese il giuramento di fedeltà al partito da tutti coloro che in un modo o nell’altro erano dipendenti dallo Stato, non un magistrato, un burocrate, un poliziotto, un funzionario di qualsiasi ordine e grado si tirò indietro. All’italiano del fascismo piacevano parecchie cose tra le quali l’autoritarismo, il decisionismo, il «me ne frego», il machismo e soprattutto piacque l’imposizione della divisa che permetteva una sorta di livellamento tra le classi.

Concetti ed azioni, questi ultimi, del tutto estranei al liberalismo e ad una rivoluzione liberale che, al contrario, ha sempre concepito la società come somma ed espressione delle varietà e singolarità umane, tendente ad una moderna democrazia che non sia basata esclusivamente sulla volontà della maggioranza ma – anche e soprattutto – sul rispetto delle minoranze.

Dall’Unità in poi la borghesia italiana ha sempre preferito la protezione statale al rischio di mettersi in gioco politicamente. In preda ad un’ossessione di rivendicazione bottegaia ha sempre puntato sulla trattativa con lo Stato per organizzare la difesa dei propri interessi, subordinando l’interesse generale agli accordi privati, particolari, in un regime d’ideologia concertativa permanente.

Questa debolezza strutturale, questa paura e questa assenza di emancipazione ha portato il blocco sociale imprenditoriale, quello delle professioni, delle élite dell’economia, della finanza, a farsi rappresentare per vent’anni dal populismo mediatico di Silvio Berlusconi. Ed ha portato il movimento montezemoliano con annesso Mario Monti, a scegliere il politicantume di Casini e Fini rispetto al programma autenticamente liberale e liberista di Oscar Giannino e di Fare per fermare il declino, tanto per fare un esempio dei nostri giorni.

Finendo col tradire programmaticamente se stessa, una borghesia debole produce una ‘destra’ debole, spaesata e succube del populismo mediatico,del fascino per il malaffare, di logiche clientelari e corporative, dei richiami all’intolleranza legalitaria ed antistatali, nonché delle istanze vaticane.

Non abbiamo mai avuto una forza sociale che trainasse il contagio liberale nel resto della società italiana. Tutto questo, oltre a produrre un arretratezza nelle libertà civili, ha reso questo blocco sociale ostaggio di un sentimento intimo inconfessato di viltà ed autodisprezzo, mal celato da una esasperata sicumera e da un’aggressività pseudovincente degna dello stupido che si sente furbo .

Soundtrack1:’ Ain”t no grave’, Johnny Cash

Soundtrack2:’Server’, Karate

Fermiamo il declivio – Dieci umili proposte per la collina Italia

in economia/politica/società by

Ho letto le dieci proposte di Fermare il declino. Da liberale di destra sono molto felice che si crei dibattito intorno a questioni così importanti. Tuttavia, pur essendo consapevole dei limiti che un’esposizione per punti possa avere, ritengo che le proposte del neonato movimento debbano essere accompagnate da una più consistente riflessione sulle libertà individuali, sui temi etici e sui diritti civili. Quelle che seguono sono le mie dieci umili proposte per la collina Italia, che lanciano il mio nuovo movimento. La maggior parte di queste non sono certamente novità, ma credo che formulate tutte insieme possano essere utili per riaprire la discussione. Fermiamo il declivio.

1)Legalizzazione delle droghe leggere. Le politiche proibizioniste sono evidentemente fallimentari e funzionali alle dinamiche commerciali di natura illegale, intraprese a livello macro dalle grandi organizzazioni criminali e a livello locale dalla microcriminalità. Legalizzare significa combattere il mercato illegale e allo stesso tempo produrre posti di lavoro e “fare cassa”.

2)Politiche dell’immigrazione e politiche per gli immigrati. L’immigrazione è da trent’anni una risorsa per l’economia del nostro paese e continuerà ad esserlo. Occorre sostituire le attuali pratiche temporanee di regolarizzazione (sanatorie) con strumenti permanenti, che permettano la valutazione individuale della condizione del migrante. Il lavoro nero degli immigrati – uno dei cancri del sistema economico italiano – e il loro ingresso in circuiti criminali si combattono anche modificando i vincoli imposti ai rifugiati politici e ai richiedenti asilo, che per il loro status non possono svolgere regolari attività lavorative. L’ha capito Obama, vediamo quanto ci mette la sinistra italiana. Last but not least, le attuali norme in materia d’immigrazione (Bossi-Fini) sono del tutto inadeguate, l’introduzione del reato di clandestinità e la precarietà alla quale è sottoposta la condizione di immigrato regolare (che può diventare irregolare se non mantiene un posto di lavoro) sono un tipico caso di produzione istituzionale di illegalità. Ah, dimenticavo: introduzione del principio dello ius soli: chi nasce in Italia è italiano.

3)Regolamentazione della figura professionale di sex worker. L’industria del sesso è una realtà, che piaccia o no ai moralisti cattolicheggianti e ad un certo femminismo. La realtà tedesca, che si affida ad un modello regolamentarista, in cui la prostituzione è legale e regolamentata, dimostra chiaramente i vantaggi di questo sistema. Ancora una volta, si può combattere l’economia sommersa che ne deriva (i sex worker sarebbero sottoposti, come qualunque altro lavoratore autonomo, ad un regime di tassazione particolare e dunque contribuirebbero a “fare cassa”). Il modello tedesco zittisce i detrattori della regolamentazione che sostengono l’eccessiva spesa per i controlli: i costi di polizia si abbattono in un tempo ragionevole e c’è solo da guadagnarci. In ultimo, c’è la questione igienico-sanitaria, che si può affrontare soltanto con la regolamentazione.

4)Ognuno ha il diritto di scegliere la propria fine. Lo Stato Etico pretende di scegliere per noi. L’istituzione di un registro delle dichiarazioni di fine vita (o testamento biologico) conseguentemente ad una legge che tuteli la libertà di scelta individuale paiono la soluzione più ragionevole. Come per l’immigrazione, lo Stato produce illegalità: sono tanti gli italiani che ogni anno decidono di varcare i confini per andare a morire, sono tanti i medici consenzienti che aiutano i pazienti ad avere una fine che loro ritengono dignitosa.

5)Amnistia e depenalizzazione dei reati minori. Che sia strutturale oppure no, l’amnistia è l’unico provvedimento che io conosca capace di ripristinare una condizione legale e ragionevole per il nostro sistema giudiziario: in Italia ci sono infatti 9 milioni di processi arretrati e ben 170 mila che ogni anno cadono in prescrizione. Il nostro paese detiene il triste primato per quanto riguarda le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo rimaste inapplicate. Il danno, oltre che per coloro che sono coinvolti direttamente, è enorme anche per l’economia: chi mai può investire in un paese dove i tempi di un processo sono lentissimi e non vi è certezza di avere giustizia? L’amnistia da sola però non basta, bisogna che sia accompagnata da una riforma del sistema giudiziario e dunque dalla depenalizzazione di alcuni reati minori come la detenzione di stupefacenti (negli ultimi anni, il numero di tossicodipendenti in carcere è cresciuto in modo consistente, tanto che nel 2011 essi erano il 29% del totale della popolazione carceraria), nonché il reato di clandestinità. D’altra parte, il punto 2, ponendo fine alla produzione istituzionale di illegalità e attraverso politiche per gli immigrati, può potenzialmente favorire la diminuzione della presenza di immigrati nelle carceri italiane (ben il 38% dei detenuti sono stranieri).

6)Abolizione del meccanismo dei rimborsi elettorali. I rimborsi elettorali rappresentano il frutto più evidente della reazione allergica del sistema dei partiti ai processi democratici. Un referendum promosso dai Radicali nel 1993 aveva decretato (col 90% dei voti a favore dell’abrogazione della norma) la fine del finanziamento pubblico. Gli hanno semplicemente cambiato nome e hanno ripreso serenamente a succhiare soldi dalle casse dello Stato.

7)Per uno Stato concretamente laico. Abolizione del Concordato e quindi dei privilegi garantiti alla Chiesa cattolica. Dunque, niente più otto per mille, pagamento dell’Imu per gli immobili della Chiesa e niente più ora di religione a scuola (tra l’altro, gli insegnanti di religione vengono reclutati direttamente dalle Curie ma retribuiti dal Ministero dell’Istruzione).

8)Intensificare i rapporti tra la Scuola, l’Università e le aziende. Almalaurea è una buffonata, occorre un sistema che faccia concretamente da ponte tra il mondo accademico e le aziende. Il conservatorismo e la mentalità sinistrorsa rispetto all’Università hanno sempre impedito una riflessione seria sul meccanismo dei finanziamenti privati e sulla possibilità di formulare (a parte singole virtuose iniziative) accordi tra gli Atenei e le imprese italiane e straniere. Bisogna uscire dalla dimensione provinciale in cui hanno rinchiuso i nostri dipartimenti e aprirsi al mercato del lavoro internazionale. Gli istituti professionali sono qualitativamente scarsi e non garantiscono l’accesso al mondo del lavoro. Uno strumento su tutti: l’apprendistato sul modello tedesco. Il 49% dei ragazzi che svolgono il periodo di apprendistato presso un’azienda tedesca, al termine della formazione, trova un posto di lavoro fisso e un contratto presso l’impresa dove ha svolto il servizio e quindi imparato il mestiere. Lo so che l’Italia non è la Germania, ma almeno riflettiamoci.

9)Incentivare l’accesso alla cultura. Due esempi su tutti: i musei e l’Opera. Nonostante i musei italiani siano in condizioni pietose, sono molto cari e dunque poco frequentati. Una tra le possibili misure? Ingresso gratis o a prezzo “simbolico” per gli studenti. L’Opera è un lusso che pochi facoltosi appassionati possono permettersi, mentre altrove (provate a indovinare dove) tutti possono permettersi una serata in compagnia del barbiere di Siviglia o del Rigoletto. Dove trovare i soldi per effettuare miglioramenti strutturali ed agevolare l’accesso a prezzi ridotti? Da tutti i provvedimenti che suggerisco qui sopra.

10)Più pilu per tutti. Una ricerca della Northwestern University School of Law firmata dal prof. Anthony D’Amato ha dimostrato che, negli ultimi venticinque anni, negli Stati Uniti l’incremento dell’accesso alla pornografia è stato accompagnato da un declino del tasso di violenze sessuali. Negli stati in cui la pornografia ha avuto maggiore espansione, si è rilevata una forte riduzione di crimini a sfondo sessuale; mentre in quelli in cui essa ha avuto difficoltà ad affermarsi tali crimini sono aumentati. Ora, forse la questione è stata semplificata un po’ e si espone a critiche metodologiche, però ritengo che meriti una certa attenzione. La prendo alla larga per dire che è necessario ripensare le politiche moralizzatrici a favore di un’incentivazione della discussione sulla sessualità in genere. Credo che introdurre una vera educazione sessuale nelle scuole ed aprire un serio dibattito pubblico sulle questioni relative la sfera sessuale possa produrre benefici sotto l’aspetto della consapevolezza del proprio corpo e delle proprie scelte. Portiamo i preservativi nelle scuole e facciamogli vedere qual è il verso giusto.

Perché hanno rotto il cazzo

in società by

Leggono Il Fatto Quotidiano, sono dichiaratamente e fieramente antiberlusconiani e conoscono a menadito le carte del processo Ruby. Negli ultimi tempi, quando li chiamano al telefono per i sondaggi politico elettorali, gran parte di loro si affretta a dire che voterà il Movimento 5 Stelle. Perché l’attuale classe (o casta) politica ha rotto il cazzo.

Sono antifascisti, antirazzisti, tendenzialmente di sinistra; gente che non ama i poteri forti ma che vorrebbe uno Stato più presente nelle questioni economiche, un welfare più consistente. Perché le banche hanno rotto il cazzo.

Sono novelli giacobini coi calli sulle dita e i gomiti arrugginiti, che odiano il mercato e inveiscono contro quello sporco capitalista di Oscar Giannino, che misurano il grado di ammissibilità di una dichiarazione a seconda dello schieramento politico. Perché i fascisti come Giannino hanno rotto il cazzo e se le meritano le uova addosso.

Sono democratichini che aggiornano quotidianamente le liste di coloro che hanno il diritto di parola (e che magari parlano pure “bene”) e di quelli che invece devono stare zitti. Sono fan sfegatati dei magistrati romanzieri e pubblicisti alla Ingroia (nelle loro librerie, non a caso, non c’è Sciascia ma Saviano), che puliscono i vetri (quando va bene) con Il Foglio ma che non l’hanno mica mai letto. Non l’hanno mai letto perché ha rotto il cazzo, naturalmente.

Sono quelli che “Piazzale Loreto è stata vera giustizia”, pollastri che commentano l’intervista di Grillo su Israele, Iran e Siria e fanno fare bella figura pure a Capezzone e Cicchitto. Socratici che sposano, senza mai alcuna esitazione, anche se non conoscono l’argomento, l’esatto contrario di ciò che dicono gli avversari, perché è matematico che se una logica c’è, sia sempre all’opposto del loro pensiero (e quindi dalla propria parte).

Ieri erano dipietristi e vendoliani, oggi sono grillini, domani sempre e comunque rivoluzionari da tastiera. Gente che, in tutta sincerità e col cuore liberale in mano, mi ha un po’ rotto il cazzo.

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