un blog canaglia

Tag archive

omosessuali

Si è sempre froci col culo degli altri

in società by

Si è sempre froci col culo degli altri, diceva un tale. Ma qui i veri froci invadenti sono piuttosto gli eterosessuali dichiarati, i difensori della “vita” senza se e senza ma – ma quale vita? –, insomma tutti quelli che in questi giorni se la stanno prendendo con Nichi Vendola e la sua scelta di ricorrere a un utero in affitto con il compagno Ed Testa.

Lasciando perdere il solito sudiciume cattolico, tanto sappiamo come sono fatti, quel che preoccupa sono le masse ipoteticamente laiche che si permettono di giudicare la scelta di un individuo sulla base di presunti principi universali, e che di universale hanno in realtà ben poco. Fra questi Beppe Grillo, che si dice “spaventato” dalla leggerezza (?) di Vendola e del fenomeno “low cost” tipico della contemporaneità: tutto è in vendita di questi tempi, signora mia, che schifo i ricchi occidentali annoiati che vanno a comprarsi un figlio all’estero.

“Capricci da ricchioni,” li definiva qualche giorno fa un mio amico, come se appunto il desiderio di paternità si limitasse a una semplice voglia da checca, una moda passeggera da soddisfare il prima possibile a suon di contanti. Come se l’emotività, l’interiorità, di una persona si limitasse alla sfera del consumo, e i bisogni dell’anima fossero tutto sommato elementi di secondo piano rispetto al contorno socio-economico – figurati poi quando si parla di froci. Il desiderio è, nella migliore delle ipotesi, ignorato o, nella peggiore, additato come potenzialmente pericoloso, al limite del vizio.

Così, i crociati della vita che non esitano a battersi in nome della dignità umana sono altrettanto propensi a dimenticarsi l’elemento costitutivo della nostra umanità: i desideri, i sogni, le aspettative. Tutto questo certo non semplifica la questione dell’utero in affitto, ma è una variante che non può essere ignorata quando si parla di diritti – quelli veri, non i deliri terzomondisti dei fuffologi da bar scandalizzati per le madri “in vendita”. Ci giochiamo la nostra umanità sul piano delle emozioni e dei sentimenti, non su questioni di principio.

Tutto il resto è pura ipocrisia.

Quello stupore fastidioso verso Sandro Bondi

in politica/società by

Sandro Bondi, in un discorso al Senato di oggi, ha usato parole chiare e dirette per annunciare il proprio favore nei confronti della regolamentazione delle unioni civili in generale, e della legge Cirinnà in particolare.

Ci sarebbe solo da esserne contenti, insomma, e uno si aspetterebbe commenti di approvazione e parole di congratulazioni. Invece mi è toccato leggere, in giro per il web, un oceano di insulti e d’insinuazioni verso il Senatore, reo di essere stato –onta immonda per gli scudieri dell’Italia Giusta, per citare un gustoso slogan elettorale di Besani– braccio destro di Berlusconi in tempi passati. Allora ecco il carrozzone che sfila, irrefrenabile, e c’è chi si indigna nel dover applaudire uno come Bondi, chi insinua che sia alla ricerca di una poltrona o di un riciclaggio politico da qualche parte, chi lo tratta come un povero cretino che ha avuto un momento, improvviso e inatteso, di savia ragione. Insomma, siamo alle solite: chi ha avuto a che fare con Berlusconi non può permettersi di avere delle posizioni “progressiste” su temi civili e sociali: notoriamente, si sa, certa visione aperta e illuminata del mondo è appannaggio di una sola parte del paese.

Che poi, a dirla tutta, certa apertura non è niente di nuovo per il Senatore. In un’intervista a La Stampa del 2013, diceva:

«L’Italia ha bisogno di un soffio di libertà e di modernizzazione. Per questo dobbiamo liberarci anche noi cattolici di un certo bigottismo che, specialmente sulla bioetica e i diritti civili, rischia di immiserire il valore della fede e di avvolgere in un’atmosfera di arretratezza la società italiana. Il centrodestra in questi anni è apparso su posizioni di puro conservatorismo e di vetero clericalismo su alcune questioni, mentre su altre, come l’immigrazione e i diritti dei cittadini stranieri, ha marcato le distanze dall’insegnamento della Chiesa. È oltretutto un comportamento contraddittorio, che non rispecchia la maggioranza dei cattolici italiani»

Sicuramente la destra nostrana ci ha messo del suo, con quell’irrefrenabile pulsione a regalare vetrine agli impresentabili, come Giovanardi, lasciando altri, talvolta insospettabili, nelle retrovie. È il grande paradosso dell’illiberalità della destra italiana: si gioca a regole sovvertite, per cui posizioni semplici di rispetto dello stato di diritto e della libertà individuale diventano hummus per i socialisti di sinistra. Pochi hanno coscienza di questo paradosso, ma c’è, eccome se c’è. Al netto di questo, però, quanto abbiamo capito è che collaborare con Berlusconi tanti anni (in un progetto che inizialmente di quella mantellina liberale si sarebbe dovuto coprire, almeno negli intenti), implica non poter avere posizioni aperte e liberali su temi sociali. E se qualcuno le ha, ecco che casca il mondo e il teorema che lo regge: si sconvolgono gli ordini mentali secondo cui la politica non prevede scale di grigi. Oggi sarebbe da imparare, da quel Sandro Bondi che tanto ci soddisfa prendere in giro, che quegli ordini meschini è ora di abbandonarli.

Adda passà ‘a nuttata

in religione/società by

Nonostante tutto il rispetto e la stima che posso provare nei confronti del coming out di Monsignor Charamsa (ammirazione ancor maggiore se si considera la scaltrezza di una mossa che, fatta alla vigilia del Sinodo sulle famiglie, creerà non pochi imbarazzi e difficoltà in seno alla Curia), non posso fare a meno di interrogarmi sull’effettiva utilità di tale gesto in una dimensione, per così dire, politica, delle “riforme”.

Soprattutto in considerazione di un’intervista al Papa di ritorno dagli Stati Uniti apparsa qualche giorno fa su corriere.it, in cui il Pontefice affermava, nella disattenzione più generale, che “le donne sacerdote? Non si può fare.” Insomma, dichiarazione durissima (ovviamente passata in sordina) e chiusura totale riguardo a un argomento che tocca milioni di persone, in nome di presunte decisioni definitive prese da Giovanni Paolo II. Se vi aspettavate una rivoluzione “di genere” da parte di Bergoglio, temo dovrete aspettare un bel po’.

Non fraintendetemi, non penso che la questione del sacerdozio femminile abbia più importanza delle unioni omosessuali – o viceversa. Credo anzi che, sul piano dei valori, un riconoscimento statutario debba per forza comportare l’altro. Tuttavia, non è insensato pensare che una Chiesa che non riesce ad includere nei suoi ranghi una buona metà della popolazione mondiale, quella coi cromosomi XX, difficilmente potrà aprirsi a una minoranza che, storicamente, ha iniziato ad acquisire diritti persino dopo le donne.

La Chiesa è patriarcale fino al midollo, e tale rimarrà fino a quando le sue gerarchie continueranno ad avere solo e unicamente il pene. Sebbene una teologia “al femminile”, come auspicato nell’intervista di cui sopra dallo stesso Papa Francesco, possa effettivamente apportare dei contributi alla causa delle donne cattoliche (e non solo), certe questioni rimarranno inalterate ad infinitum, a meno che non vengano scardinate dalle fondamenta le logiche fallocentriche del soglio pontificio. Come dice lo splendido Gian Maria Volonté nel ruolo di Giordano Bruno, “Chiedere a chi ha il potere di riformare il potere?! Che ingenuità!”

Ora, in un mondo precluso alle donne, fatico davvero a vedere il minimo spazio per gli omossessuali. Proprio per questa ragione, persone coraggiose e intelligenti come Krzysztof Charamsa dovrebbero tirare i remi in barca e aspettare che finisca il Medioevo.

Quella piazza che il family day ha già perso

in società by

Oggi, sabato 20 giugno, si è svolto a Roma il Family Day: circa un milione di persone (ammettiamo anche le cifre sempre vestite a festa fornite dagli organizzatori), hanno manifestato contro le unioni civili.

Ho pensato un po’ a cosa scrivere sul tema, e non è stato facile: gli argomenti messi in campo da queste persone sono fortemente pretestuosi, arzigogoli senza ragione per sostenere l’insostenibile; d’altro canto qualsiasi principio di buonsenso, di mero rispetto della libertà altrui, suggerirebbe che non c’è proprio niente da contestare. Come si fa a commentare, dunque? Che cosa avrei potuto scrivere sul tema?

Poi ho capito che non sapevo bene cosa scrivere perché non c’è proprio niente da scrivere. Questa battaglia è già finita, e l’ha vinta il buonsenso dal momento in cui la questione è entrata nel suo –preziosissimo– raggio d’azione. Qualsiasi commento è superfluo verso chi è già stato, anche se non ancora de iure, sconfitto dalla storia. Il nostro paese sarà tra gli ultimi (cioè, lo è già), si continueranno le discussioni ancora per un po’, ma una cultura della libertà (ah, l’Occidente!) ha fatto breccia anche da noi: nessuno, che viva in un adeguato contesto di realtà e che abbia meno di trent’anni, si opporrebbe più alle unioni civili. Nessuno. È qualcosa ormai di naturalmente accettato, che non richiede più discussione, è definitivamente proprio della nostra generazione. È una piccola, doverosa concessione di libertà che ci appartiene.

E allora lasciamo questi poveri derelitti, questi sconfitti, manifestare un giorno nell’illusione di poter cambiare un processo che è ormai inarrestabile. Combattono una battaglia che già sanno di aver perso. Non sprechiamo commenti, pensieri, tempo, per rinfacciare loro la pochezza che dimostrano, lo scarso rispetto, la minima intelligenza, la tracotante pretestuosità dei loro inesistenti argomenti. Rivolgiamo i nostri sforzi altrove: sono ancora tante le battaglie di libertà da combattere, la cui vittoria è, invece, sempre tristemente lontana.

Le unioni civili, gli etero e i due torti che non fanno una ragione

in politica by

Intendiamoci: a me fa (molto) piacere che vengano introdotte le unioni civili per le coppie omosessuali, nella misura in cui molte coppie omosessuali, a quanto mi risulta, le richiedono da un pezzo.
Tuttavia ‘sto fatto che varranno solo per loro, al grido di “gli etero, se vogliono, hanno già il matrimonio”, mi pare apra la strada a un dibattito più largo, che prima o poi sarà pure il caso di affrontare.
Il punto mi pare più o meno questo: se c’è un certo numero di eterosessuali che, pur non volendo sposarsi, avrebbe il desiderio di accedere a un altro strumento rispondente al nome di “unione civile”, non vedo proprio per quale motivo negarglielo: tantopiù che quello strumento lo si sta già predisponendo per gli omosessuali, di tal ché consentire il suo utilizzo anche agli altri sarebbe, come si dice, una passeggiata di salute.
Invece no: per gli etero c’è il matrimonio, per i gay ci sono le unioni civili. Il che evidenzia, al di la di ogni ragionevole dubbio, il fatto che sul nodo cruciale della questione continuiamo a non capirci: quello che ha simili alzate d’ingegno, ancora una volta, è lo Stato che si pone al di sopra dei cittadini, decidendo al posto loro cosa va bene per alcuni di essi e cosa va bene per gli altri, invece di limitarsi a fare (se ciò è materialmente possibile, ça va sans dire) semplicemente quello che i cittadini chiedono, senza permettersi di fiatare sulle motivazioni che li spingono a quella scelta.
Insomma, ci sono degli etero che vogliono sposarsi? Lo facciano. Ci sono altri etero che non vogliono sposarsi ma vogliono fare un’unione civile? Be’, fatemi capire, dove sarebbe il problema?
Invece, a quanto pare, il problema c’è. E la questione, posta in questi termini, finisce per produrre un esito diametralmente opposto a quello prospettato, giacché anziché eliminare una discriminazione ne crea una nuova di zecca, sia nei confronti dei gay, sia nei confronti degli etero.
Dopodiché, se qualcuno (come senz’altro accadrà) dovesse rilevare che “però i gay non hanno il matrimonio”, con ciò compiacendosi del fatto che siccome agli etero è riservata una cosa che agli omosessuali è negata è giusto, e magari dà pure una certa soddisfazione, che se ne inventi un’altra vietata ai primi e consentita ai secondi, mi piacerebbe ricordargli un particolare: due torti non fanno mai (mai) una ragione; e a forza di ingoiarci come se niente fosse iniziative del genere, che avranno pure degli esiti positivi ma sono gravemente traballanti nel principio, prima o poi finiremo per rimetterci tutti.
Senza nemmeno bisogno di citare Brecht.

Go to Top