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All’ONU si vieta il Nazismo, l’UE si astiene e gli USA votano contro

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Boom! Beccatevi ‘sto titolo-denuncia!

No dai, ho soltanto sintetizzato all’estremo un fatto, e cioè che lo scorso giovedì 19 Novembre presso il Third Commettee delle Nazioni Unite è stata votata la proposta intitolata “Combattere la glorificazione del Nazismo, neo-Nazismo e altre ideologie che contribuiscono ad alimentare forme contemporanee di razzisimo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza”. La proposta è stata approvata con il voto favorevole di 126 Paesi su 183; si sono astenuti i paesi membri dell’Unione Europea, mentre hanno votato contro gli USA, il Canada, l’Ucraina e Palau.

Perché questi voti?

E’ difficile immaginare una proposta ONU ed in particolar modo quella del Third Committee, che si occupa di diritti umani, che non sia condivisibile nella sua essenza. Ed è così infatti anche per quella di giovedì, dove sostanzialmente si chiede a tutti gli Stati Membri di impedire il proliferare di organizzazioni neonaziste e neofasciste, promuovere elementi educativi e culturali volti al ricordo dell’Olocausto, condannare chi lo nega e tante altre belle cose che il buon senso ci fa accettare volentieri.
E allora perché mai l’Italia si è astenuta? Addirittura perché gli USA hanno votato contro? Forse i Paesi “atlantici” sono stati soggiogati dalle forze fasciste e non ce ne siamo accorti? Improbabile, per quanto qualcuno (vediamo poi chi) voglia convincerci che è proprio così che stanno le cose. Sicuramente avrete già adocchiato il primo indizio per tentare di arrivare ad una visione più completa, ovvero la presenza dell’Ucraina tra i voti contrari.

Facciamola molto semplice: in Ucraina c’è stata – anzi, è in corso – una guerra civile tra il governo centrale e i separatisti. Il primo è stato appoggiato dalle forze occidentali e – in maniera forte? minore? non importa ai fini del post – da gruppi neonazisti; i secondi dalla Russia, di fatto l’unica nazione ad avere una partecipazione diretta ed esplicita nel conflitto.

Torniamo alla proposta anti-nazista e guardiamo gli stati promotori. Innanzitutto, la Russia. Poi, una sfilza di Stati nella sua orbita (Kazakhstan, Turkmenistan…). Infine, Paesi dell’Africa Centrale (Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Rwanda…), del medio oriente (Pakistan, Siria), di quello estremo (Myanmar, Vietnam…) e del Sudamerica (Brasile, Cuba…). Guardiamola con occhio ottimista: è con grande piacere sapere che nel mondo ci siano tanti Paesi che, pur non avendo mai interagito con il Nazismo, sono molto preoccupati per un suo possibile ritorno. Infatti, tolta la Russia, praticamente nessuno degli altri firmatari si può dire storicamente coinvolto nella lotta al nazifascismo e alla shoah. Anzi, è con piacevole sopresa che osserviamo come Stati che con gli ebrei sono stati poco teneri (Siria e Pakistan) si prodighino nel “condannare senza riserve qualsiasi negazione dell’olocausto” (punto 10 della proposta). Pensate: perfino il Nord Corea, non proprio modello dei diritti umani, è firmatario di tale proposta!

Oppure la guardiamo con occhio disincantato e ci domandiamo: “Ma alla Nigeria e al Nord Corea veramente fotte qualcosa del nazifascismo e dell’olocausto degli ebrei?”. E poi, la questione è così pressante da essere stato necessario votare (e approvare) questa proposta a Novembre 2015, quando esattamente un anno fa è stata votata (e approvata) un’identica risoluzione proposta dagli stessi Paesi di cui sopra? Inoltre: ha senso che i Paesi proponenti chiedano “l’universale ratifica della Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale ” ed incoraggino i Paesi che non l’hanno ancora fatto ad approvarne l’articolo 14, nonostante molti dei firmatari siano gli stessi a non averlo fatto?

A mio parere: no.

Passiamo dal lato dei proponenti a quello degli astenuti o contrari. Perché l’Unione Europea si è astenuta? In una lettera pubblicata dai Ministeri degli Esteri europei (io l’ho trovata in quello croato  e lituano) si dice che gli astenuti sono ovviamente contrari al nazismo, avendolo chi più chi meno provato sulla propria pelle. Tuttavia, si dicono perplessi, su questioni prettamente giuridiche e/o “di competenza” che toccano il tema (il ruolo di un commissario specifico mondiale contro il nazismo), su questioni storiche (perché il nazismo sì e lo stalinismo no?) ma, soprattutto, si dicono perplessi dal contesto politico attuale: “Siamo fortemente preoccupati dai tentativi fatti dal principale proponente (la Russia, ndr) volti a distorcere l’importante obbiettivo di combattere il neonazismo nel contesto dell’attuale crisi in Ucraina [considerando che] nel 2014 tale proponente ha violato leggi internazionali e i principi fondamentali dell’ONU, circa l’annessione di parte di uno Stato sovrano proprio sotto il pretesto di combattere il neonazismo”. Detta con la sintesi delle parole del rappresentante italiano, a preoccuparci è la sincerità della proposta, ovvero che sia l’ennesimo tentativo russo di gettare ombre su americani e ucraini; i quali, infatti, hanno votato contro per la gioia della propaganda russa (e qui non linko i siti filogovernativi russi perché sì, mi stanno sulle palle).

Insomma, come si diceva, possiamo vederla in due modi. O usciamo in Piazza a festeggiare in lacrime il fatto che i Paesi del Medioriente si sono impegnati tutti contro la negazione dell’olocausto e che i partiti che oggi inneggiano a Putin (dalla Lega al Front National) rinunceranno finalmente alla loro componente diretta o indiretta nazifascista (Casa Pound); oppure alziamo un sopracciglio nella speranza che tali prese in giro prima o poi finiscano.

 

Davide e Golia

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La conoscete tutti la storia di Davide e Golia, vero?

Davide è un piccoletto ebreo, un pastorello dagli incerti natali, che si offre di combattere il campione dell’esercito filisteo, Golia, un gigante armato di tutto punto temutissimo dai guerrieri di Israele. Sebbene i pronostici gli siano sfavorevoli, Davide non si fa vincere dalla paura e avanza deciso verso il gigante, mentre questi deride la stupidità di un ragazzino che si presenta mezzo nudo sul campo di battaglia; in mano il giovane pastore ha solo una frombola, e cinque pietre lisce raccolte da un torrente.  Lo scontro è tanto breve quanto sorprendete: approfittando dell’arroganza del gigante, al primo lancio Davide colpisce Golia alla fronte, che cade a terra incapace di rialzarsi. Sottratta la spada al nemico, il futuro re di Israele decapita il campione filisteo e pone fine alla guerra decretando così la vittoria degli Ebrei.

Diciamo la verità, delle motivazioni di Golia e dell’esercito filisteo non ci siamo mai troppo preoccupati. Si è sempre tifato Davide, per una culturalissima propensione per i perdenti: nella visione giudeo-cristiana del mondo, lo sfigato è destinato a prevalere sul potente di turno, se non in questa vita perlomeno nell’altra. Anzi, in termini etici il debole è sempre e comunque preferibile al forte: beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli, beati gli afflitti perché saranno consolati, eccetera eccetera. La nostra scelta a favore del pastorello armato di fionda, a discapito del soldato corazzato, è dettata più da una questione di principio, che da ragioni prettamente “razionali” (Davide era davvero così buono e Golia così cattivo? Chi era degno della vittoria, il regno di Israele o i Filistei? Chi ha cominciato la guerra? Chi aveva torto e chi ragione?).

Ecco dunque come molti di noi, ancora oggi, di fronte a certe immagini tendano a sbilanciarsi subito per una fazione piuttosto che un’altra – quella del debole (o presunto tale). Il video del soldato israeliano che se la prende col bambinetto palestinese dal braccio ingessato (colpevole, a quanto pare, di aver tirato delle pietre nel corso di una protesta contro certi insediamenti ebraici in Cisgiordania) muove subito le coscienze in una direzione ben precisa. Aggiungeteci poi le donne armate di borsetta che strepitano e urlano finché il soldato non molla la presa: sbatti le madre-coraggio in prima pagina e il gioco è fatto.

È una questione di stomaco, non c’è niente da fare. Si dirà in seguito che il video era tutta una montatura. Si dirà che il bambino aveva sicuramente provocato, e il soldato non poteva fare altro. Si accuserà la vigliaccheria dei padri palestinesi, che preferiscono mandare sul campo i propri figli invece di affrontare di persona i soldati nemici. Si ricorderanno i razzi di Hamas e le vittime di Israele. Si parlerà di Olocausto e di diritto a difendersi. Si invocherà la ragione e il buon senso, l’importanza della Storia e l’obiettività dei fatti.

Eppure, chissà perché, il pastorello che lancia sassi continuerà sempre a farci più simpatia.

L’abominio di qualcun altro

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Diciamoci la verità: secondo un gran numero di persone l’eutanasia, che per quelli come me sarebbe una misura di civiltà e umanità, rappresenta un abominio bello e buono: e perciò chi si pronuncia pubblicamente sulla necessità di introdurla nel nostro ordinamento, secondo loro, sta propagandando un abominio. Né più, né meno.
Orbene, siccome mi pare che stia passando il principio secondo il quale chi propaganda idee abominevoli possa essere tacitato attraverso apposite norme di legge, mi corre l’obbligo di porre una domanda inquietante: abominevoli secondo chi?
Chiarisco il concetto. Per come la vedo io negare l’olocausto è un’idea abominevole. Lo è secondo me, naturalmente, e per quello che leggo in giro per molti altri come me. Diciamo, per semplificare, che si tratta dell’opinione della maggioranza, di cui incidentalmente io faccio parte. La maggioranza, diciamo, dell’opinione pubblica, che poi in un modo o nell’altro si sintetizza nella maggioranza parlamentare che fa le leggi. Tra le quali la legge che impedirà ai negazionisti dell’olocausto di affermare la loro idea, che la maggioranza (cui io, ripeto, appartengo) ritiene abominevole.
Bene. Ma una volta passato questo principio, vale a dire il principio in base al quale una maggioranza che ritiene un’idea abominevole può legittimamente proibire agli altri di esprimerla, cosa potrebbe succedere se quella maggioranza dovesse cambiare?
Poniamo il caso: se domani la maggioranza fosse composta da persone che ritengono l’eutanasia un abominio, sarebbe lecito che quella maggioranza legiferasse per impedire a me, e a quelli come me, di sostenere che andrebbe introdotta?
Meglio ancora: se quella maggioranza dovesse ritenere che l’olocausto non c’è stato, sarebbe lecito che impedisse a quelli come me, i quali invece sono convinti che ci sia stato, di dirlo pubblicamente?
Perché, al di là di ogni ragionevole dubbio, quando parliamo di “reato d’opinione” parliamo proprio di questo: della necessità di tutelare la libertà di esprimere punti di vista minoritari, non importa quanto aberranti a parere della maggioranza, nella consapevolezza che prima o poi a sostenere quei punti di vista minoritari potremmo trovarci anche noi, che invece li riteniamo giusti; e della necessità di affrontare quei punti di vista dimostrando la loro infondatezza attraverso il dibattito, non impedendo che vengano espressi.
Se quella libertà viene meno, se passa il principio che si possa zittire chi esprime idee diverse dalla nostra, prima o poi potremmo pagerne le conseguenze tutti.
Perché, come l’esempio dell’eutanasia dimostra in modo inequivocabile, ognuno di noi rappresenta l’abominio per qualcun altro.
Nessuno, ma proprio nessuno, escluso.

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