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Gianni Morandi e la rivoluzione della normalità su Facebook

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Nell’epoca del cinismo social, della provocazione obbligatoria e dell’accanimento godereccio, la normalità è un fatto assai raro. La narrazione del presente è affidata perlopiù alle dita pungenti degli istigatori di professione, dei mascalzoni ad ogni costo. Del resto, più si è cattivi, spietati, impietosi più si aprono le strade della notorietà: è questo il meccanismo che funziona sui social network. Ed è sempre questo il modo più diffuso per raccontare i fatti del giorno, commentare le notizie più sugose ed affrontare le questioni più spinose. Gli eroi dell’internet sono spesso personaggi costruiti intorno alla retorica spicciola dell’ostilità. Sono eroi-crisalide destinati all’oblio e forse anche per questo costretti a giocarsi tutte le carte a disposizione nel tempo iperbreve della Rete.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Facebook e Twitter sono stati presi in ostaggio dal savoir-faire piacione e paraculo delle star della cattiveria e dai loro cloni e dai cloni dei loro cloni. È un’invasione cafona degli schermi che sembra inarrestabile. In questa giostra dell’insulto e della stilettata metaforica c’è poco spazio per il linguaggio mediano, pacato e ragionevole. Al contrario, tutto ciò che va in quella direzione viene risucchiato quasi subito nel vortice del politicamente scorrettissimo (bisogna essere superlativi perché la scorrettezza semplice non basta mica più) oppure in quello dell’indifferenza generale.

Questo teatrino non ha soltanto esasperato i toni della discussione pubblica e affermato il principio dell’homo homini like (l’uomo è un “mi piace” per l’uomo) ma ha anche svilito la capacità dell’arena social di raccontare la realtà. Cioè la possibilità di fare della virtualità un’appendice fondamentale, uno strumento per capirla meglio. Invece è avvenuto l’esatto opposto: abbiamo gettato le cose della vita nel chiacchiericcio e ormai le distinguiamo a fatica dalle altre, quelle virtuali.

È forse anche per via di questo “estremismo della condivisione” che sta silenziosamente montando la necessità di un linguaggio ordinario, di un’esposizione di sé più semplice e genuina. In sostanza, cominciamo ad essere stufi della solfa provocatoria. E la testimonianza più eclatante di questa necessità sulla scena dei social network italiani è senza dubbio la pagina Facebook di Gianni Morandi.

Sia chiaro: chiamarla pagina è decisamente riduttivo. Si tratta piuttosto di un vero e proprio romanzo popolare (cit. Giorgio Cappozzo); di un’epica sincera e disinvolta della normalità; di un’antropologia della quotidianità; di un giornaliero reportage esistenziale. Morandi non è soltanto un famoso cantautore seguito da quasi un milione di utenti Facebook; Morandi è un eroe contemporaneo. Lo è perché ha dimostrato che un altro modo di esserci è possibile; perché ha ribaltato la concezione esibizionistica del mezzo; perché ha stabilito una regola semplice: qui soltanto cose belle ma vere, qui non c’è spazio per le cattive notizie (affermando così il principio della felicità pubblica e del dolore privato), qui non esistono filtri – risponde lui; neanche l’ombra di un social media manager.

Sulla pagina Facebook di Gianni Morandi si possono trovare scene di vita (ormai celebri gli “autoscatti”; e il ricorso all’italiano pare più un atto di umiltà linguistica che un rifiuto dei tempi moderni), piccole riflessioni sull’attualità politica, brevi racconti autobiografici. La semplicità con cui si rivolge ai fans suona familiare, probabilmente perché rinuncia ai fronzoli, proprio come si farebbe con una persona di casa. La distanza dall’altro mondo, quello della truffa identitaria e della piaggeria, è abissale.

Certo, obietterete che anche nell’altro mondo si fotografa il piatto di pappardelle fumanti. Anche lì si pubblicano le foto della vacanza al mare. E anche dall’altra parte si polemizza con i giudizi tranchant di Michele Serra. Innegabile. Ma è tutto finto. Badate: non perché non siamo capaci di sincerità ma perché siamo ormai vincolati a un linguaggio totalitario e a un principio, quello dell’homo homini like, che non permettono passi falsi, pena la débâcle dell’apparenza.

Gianni Morandi è perciò un rivoluzionario: proprio quando tutto sembrava definitivamente perduto, proprio quando la partita sembrava essersela aggiudicata il cinismo social, ha mostrato a tutti un’altra strada percorribile. È esattamente questo – e non i suoi successi musicali passati e presenti – che fa di lui un grande personaggio Facebook: la capacità di riabilitare la normalità. Ora non resta che incamminarsi tutti e vedere dove si va a finire.

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