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Nicola Zingaretti

Poi lamentatevi

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I conti, come al solito, si fanno alla fine. E facendo i conti ti accorgi che Bruno Astorre, Carlo Lucherini, Claudio Moscardelli, Francesco Scalia e Daniela Valentini sono stati eletti al Senato nelle liste del PD.
Trattasi dei membri del Consiglio Regionale del Lazio che Nicola Zingaretti, dopo il noto scandalo dei finanziamenti ai gruppi, ha fatto bella mostra di non voler ricandidare in nome della trasparenza e della superiorità morale che secondo lui caratterizzerebbero il suo partito.
Ecco, poi lamentatevi quando Grillo vi mangia i voti e non riuscite a governare.

Zingaretti, chi paga gli attacchini?

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Nelle ultime ore di campagna elettorale, la pratica delle affissioni abusive raggiunge il suo apice. Sì, perché per i candidati è importante che i loro bei faccioni restino visibili sui muri e sui tabelloni fino all’ultimo momento utile per votare. E allora si ricorre alla manodopera di volenterosi militanti (e non solo), che si adoperano ad incollare i manifesti nei luoghi più impensabili, ad imbrattare spazi pubblici senza pagare mezzo centesimo di tasse di affissione, a coprire quelli di coloro che invece le pagano regolarmente. Una rassegna fotografica delle affissioni abusive dei partiti a Roma potete trovarla qui.

Ho ricevuto e pubblico questo video,  realizzato ieri pomeriggio in un paese della provincia romana da Enrico Salvatori, candidato della lista “Amnistia, Giustizia e Libertà” alla Regione Lazio. Non commento, lascio parlare le immagini e le voci. Riporto soltanto la didascalia scritta dall’autore, i suoi interrogativi:

“Due attacchini, presumibilmente africani, tappezzano le borgate della Capitale con manifesti abusivi del candidato Zingaretti. Da chi vengono pagati ? Hanno un contratto regolare col Partito Democratico ? Sono liberi professionisti che emettono fattura? Difficile immaginarlo, anche perché si sottraggono ad ogni tipo di chiarimento.”

Fumo negli occhi

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Bruno Astorre (candidato al Senato nella circoscrizione Lazio al settimo posto della lista), Marco Di Stefano (candidato alla Camera nella circoscrizione Lazio 1 al ventitreesimo posto della lista), Carlo Lucherini (candidato al Senato nella circoscrizione Lazio al quattordicesimo posto della lista), Claudio Moscardelli (andidato al Senato nella circoscrizione Lazio al sesto posto della lista), Francesco Scalia (candidato al Senato nella circoscrizione Lazio al quinto posto della lista), Daniela Valentini (candidata al Senato nella circoscrizione Lazio al quindicesimo posto della lista).
Quelli che potete leggere qua sopra sono i nomi dei consiglieri regionali del Lazio che Nicola Zingaretti si è fatto vanto di non aver ricandidato dopo le vicende che tutti conosciamo, e che il Partito Democratico ha messo in lista per le elezioni al parlamento.
Sei su quattordici. Quasi la metà.
Allora, abbiate pazienza, uno si domanda: se nel consiglio regionale del Lazio è successo qualcosa che non doveva succedere, e se si fa bella mostra di non aver rimesso in lista quelli che in un modo o nell’altro avevano consentito che succedesse, che senso ha “premiarli” con una candidatura alle elezioni nazionali?
Zingaretti, a quanto mi risulta, ha già risposto: le liste per il parlamento non sono di sua competenza. Ma il Partito Democratico sì, mi pare.
Ha almeno due mani, il Partito Democratico: la destra, con cui sfila via dei nomi alle regionali, e la sinistra, che li prende e li mette nelle liste per il parlamento. E queste due mani, a quanto pare, si ignorano vicendevolmente con una disinvoltura disarmante.
Poi non lamentatevi se a qualcuno viene il sospetto che sia tutto fumo negli occhi.

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