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L’uomo è antiquato

Il caporalato è legale?

in scrivere/società by

” Ricevo e pubblico:

“Il cadavere rende tutto legittimo”
G. Anders, L’odio è antiquato

Italia – Piemonte – Carmagnola ore 6.00 del mattino: un ragazzo dai tratti slavi sui 40 anni fuma mesto e con espressione affranta quella che fu un tempo una cicca… “ Ciao, è successo qualcosa ??? Hai bisogno di aiuto???”, e lui con accento dell’Europa dell’est : “ Si io bisogno lavorare, oggi no per me, già passato Capo Cecco, già chiamato miei amici, no lavoro per me io chiesto 5 euri ora lui detto me troppo, riprova domani”, e io “Come 5 euro all’ora???Per fare cosa??? Per quante ore???”, e lui: “Raccolta verdure, peperoni, 10/11 ore!!!”…

Italia – Calabria – Rosarno ore 5.00: un ragazzo nord africano seduto sul ciglio di una strada, appoggiato a quello che rimane di un cartello stradale scambiato per un bersaglio da tiro a segno… “Amico che fai li a quest’ora??? Stai bene???”, e lui: “ Si io stare bene, aspettare Capo per andare lavorare!!!”, e io: “Che lavoro??? Dove???”, e lui  “Arance, frutta, qui tutta frutta arance!!! 20/25 euro una giornata fino sera!!!”…

Italia – Lombardia – Milano ore 11.00: a colloquio con il responsabile Ufficio Turni di una grande azienda di trasporto pubblico… “ Ciao A., ti avrei portato alcune proposte di modifica ad alcuni turni perché abbiamo riscontrato che ci sono delle anomalie, ad esempio non è stata inserita la pausa pranzo, poi questo servizio lungo 10 ore senza pausa lo si potrebbe riassemblare così, in modo tale che diventi lungo 8.30 ore garantendo un minimo di refezione al personale!!! Poi visto che ci siamo avremmo da proporti questa serie di modifiche al turno mensile perché ci siamo accorti che tra i due stabilimenti ci sono delle differenze di produzione; a parità di servizi da erogare, nell’impianto B cinquanta agenti lavorano al 140% con quote straordinario e nell’impianto C settanta agenti lavorano al 60%, non sarebbe meglio ridistribuire la produzione tra i due impianti in modo tale che gli agenti di ogni impianto lavorino al 100%???”, e lui, responsabile dell’ufficio turni ( sopra di lui appena l’A.D.): “ Heeee ma sai, avrei le mani legate!!! La proposta è buona ma come tu sai nell’impianto B la XXXX è il sindacato più forte e non posso andargli contro, nel tuo impianto C invece siete tutti iscritti all’ OO.A.A. , che tra l’altro non ha voluto firmare il contratto di secondo livello, quindi come faccio??? Non posso mettermi contro la XXXX, però questa vostra proposta è molto buona sai ??? Magari se me la faceste recapitare dal segretario provinciale della XXXX o della YYYY, loro possono sponsorizzare molto di più!!!”, e il lavoratore: “ Ma scusa, il mio sindacato è vero non ha firmato il contratto perché non dava abbastanza garanzie e seppur sindacato autonomo rappresenta l’80% dei dipendenti, quegli altri in tre arrivano appena a rappresentare il 20%, forse,  perché non devi tener conto di questo fattore???”, e lui nel modo tipico di chi ha fatto carriere in azienda sfruttando il sindacato: “ Heee nooo, non posso assolutamente, ho le mani legate”….

Italia – Lombardia – Crema ore 10.00: AAA Cercasi personale per cucina e sala per apertura nuova birreria e griglieria, per candidature rivolgersi a Tizio presso Camera del Lavoro….

Piazza del Duomo – Ore 18.15:  “Domani vai e ti presenti alla Camera del Lavoro. Hai l’appuntamento con R. Io ci ho già parlato e lui ti aspetta. In ogni caso ricordaglielo e fai il mio nome”. (“Mah!!!”)….

(L’indomani) Camera del Lavoro – Ore 10.00: “Salve, sarei venuto per la candidatura per il lavoro presso la birreria che deve aprire a giorni. Ho un appuntamento con il signor R.” – Risposta: “La mando subito dal segretario provinciale”…. (“Mah!!!”)… “Salve, piacere N., mi hanno mandato da lei per la candidatu…” – “Haaa sisisisisi, allora sisisisi quanti anni hai??? Disoccupato??? Esperienze lavorative??? Heeemmm per caso sei mai stato iscritto o hai intenzione di iscriverti al sindacato??? Questo sindacato!!!”, e N.: “Veramente non sono mai stato iscritto al sindacato, sono sempre stato disoccupato, da quando mi sono diplomato!!!”, e lui “ Haaa ma non c’è alcun problema guarda!!! Metti due firmette qui e con la tua copia vai li alla birreria, vai dal signor B. a nome mio e gli dici che hai già parlato con me , che hai fatto già tutto con me e poi ci pensa lui!!! Ciao Ciao Cia Cia”…..

Nei primi due casi il caporalato è illegale, negli altri si aprirebbero (il condizionale è d’obbligo) vie di criptolegalizzazione fattuale basata su usi e consuetudini in potenza più frequenti di quanto si potrebbe pensare.

L’annichilimento della dignità umana assumerebbe (il condizionale è d’obbligo) un peso differente se praticato da chi, per antonomasia, è dedito a questo tipo di relazioni lavorative o se, invece, praticato da chi, sempre per antonomasia, dovrebbe per statuto tutelare istituzionalmente i lavoratori, a maggior ragione dietro il pagamento di una tessera mensile… Come dire, un conto è se a picchiarti in nome del nazifascismo è un nazi/fascista che si reputa e declama tale, tutto un altro è se a picchiarti in nome del nazifascismo medesimo è un nazi/fascista che si reputa e declama antinazi-fascista !.

Italia – Gran Sasso – Crognaleto. “Li hai portati i soldi?“, “Si, ma stavolta mi dovete dare il passaporto e gli altri documenti che mi avete rubato. Questi erano patti. 2 mila euro e mi restituite tutto. Sono otto mesi che lavoro qua sopra su montagne. No vedo nessuno. No incontro nessuno. Devo tornare da mia famiglia in Macedonia“. “Se vuoi rivedere tua famiglia devi fare quello che diciamo noi. Lavora con pecore e no rompere cazzo. I 4 soldi che guadagni li dai a noi. Se no paghi ti spariamo. O peggio ti denunciamo. Poi documenti. Tu qui no sei nessuno“. Incattivendo lo sguardo e portando il dito tra la bocca ed il naso ad indicare di fare silenzio, l’albanese trancia ogni altra eventuale replica di B., da mesi sotto scacco del racket che colpisce i pastori clandestini che popolano come fantasmi parte delle montagne abruzzesi.

Un cadavere rende tutto legittimo quando l’attualità viene percepita come esistenza inconsapevole, quando i multiformi aspetti delle società contemporanee vicinissimi e diversissimi, non interagiscono però tra loro. L’evidenza abbagliante del sopruso e la dilagante demenzialità crudele che si costituisce in pretesa “Razionalità” legittima e normativa, hanno le fondamenta di una palafitta. Il male genera male e a questo non si sfugge. Anche se sei un dio che cammina a tre metri da terra estraneo al lato cattivo di ciò che si muove attorno a te, il male ti verrà a trovare, inaspettato e sconosciuto, alle spalle, quando starai pensando ad altro, quando starai programmando altro. Ti verrà a cercare perché hai contribuito ad allevarlo,  perché, in un modo o nell’altro, sei stato suo complice.

Frank Dla

Ogni riferimento a fatti e persone sopra menzionati sono puramente casuali e non fanno riferimento ad alcun evento realmente accaduto.

Pasolini ultimo atto

in cinema by

Abel Ferrara arriva defilato nella sala già piena appena un attimo prima dell’inizio del film, giusto in tempo per dichiarare l’impossibilità sperimentata nel riconsegnare allo schermo il vissuto del poeta friulano: “certe cose si possono rappresentare solo attraverso il corpo. Questa è e rimane una grande lezione pasoliniana”.

Ci saluta con l’invito ad abbandonare tutte le aspettative, con la preghiera di approcciare il suo Pasolini, che esce nelle sale oggi, con l’attitudine che si ha “affacciandosi alla finestra”, cioè col disinteresse e l’apertura del guardare fuori assorbendo ciò che si vede e accade.

E ciò che accade nel film, ripetendone lontanamente struttura e forme, segue lo schema che si ritrova in Petrolio: una carrellata di memorie, visioni, immagini viste “affacciandosi alla finestra”, parziali e apparentemente isolate ma sempre in rapporto tra loro, che ci consegnano le ultime 24 ore della vita del poeta-regista-scrittore, interpretato da un Willem Dafoe Pasolini fotocopia.

L’inizio con la madre che lo accoglie al ritorno dal suo viaggio a Stoccolma per la traduzione de “Le ceneri di Gramsci”. Passaggi da Salò o le 120 giornate di Sodoma. Frammenti di Petrolio, dalla scena de “Il pratone della Casilina” (Appunto 55), nel quale Carlo consuma un rapporto orale con venti ragazzi nella periferia romana, al sempre Carlo angelico e sociale immerso in un ricevimento dell’alta borghesia di cui è astro nascente del nuovo potere.

Ferrara ci racconta una Roma notturna che celebra con la lettura diagonale di inquadrature deformanti strade, monumenti e piazze, dentro la quale Pasolini si lancia come l’Alex predatorio di Arancia Meccanica. Una morbida e sofferta discesa all’inferno, vagando alla ricerca di qualcosa di desiderato e irraggiungibile.

E poi cuciti insieme: una quotidianità diurna tra le mura di casa, con gli affetti e gli amici più intimi che lo accompagnano, senza saperlo, verso gli ultimi istanti prima della morte e la sua ultima, incompiuta, profetica intervista che Pasolini stesso suggerì di intitolare “Siamo tutti in pericolo”:

“Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo.

“Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale”.

In realtà, in tutto questo, Pier Paolo Pasolini è già morto prima di essere ucciso: è morto in quanto emblema dell’uomo soggetto storico “umanista”. Pasolini avverte questa “morte” e ad essa non sa come reagire, come controbattere fattualmente. L’ammonimento dell’essere tutti in pericolo e la condanna quasi “monacale’‘ della violenza dell’avere e della volontà di possesso, altro non sono che il grido disperato d’aiuto di chi intuisce la propria funzione come morta, inadeguata. La sopravvivenza dell’umanesimo è soffocata, soppiantata dall’avvento della Tecnica, dalle tecnologie e dalla razionalità che presiede al loro impiego in termini di funzionalità ed efficienza.

La Tecnica si sostituisce all’uomo come soggetto della storia. Tutti gli scopi ed i fini che gli uomini si propongono non si possono raggiungere se non attraverso la mediazione tecnica dove fini e mezzi, azioni e passioni, condotte e desideri sono tecnicamente articolati ed hanno bisogno di essa per esprimersi. La Tecnica è diventata l’ambiente dell’uomo, ciò che lo circonda e che lo costituisce. Il mezzo è fine. (1) (2)

L’uomo ne risulta decisamente inferiore ed inconsapevole della sua inferiorità. E’ un funzionario dell’apparato tecnico. Non è più un soggetto storico, non agisce più in funzione di fini e scopi, ma della buona esecuzione di ordini ed azioni già descritte e prescritte dall’apparato tecnico.

L’ uomo è antiquato, come scriveva Gunther Anders descrivendo un mondo in cui la macchina e gli oggetti prodotti in serie sono diventati i protagonisti della storia, il luogo in cui ogni essere umano è ‘gettato’ e costretto a vivere in qualità di essere totalmente inadeguato ai nuovi tempi. Per Anders non è possibile più affrontare questi temi secondo le categorie che abbiamo ereditato dalla grande tradizione filosofica, letteraria, religiosa, o scientifica e gli stessi filosofi sono troppo “antiquati” per comprendere appieno quello che ci sta accadendo.

Pasolini, in quanto prodotto ed emblema di quel soggetto storico che fu appunto ‘l’uomo/essere umanista‘, forse intravede il problema, ma non riesce a trovare una soluzione, in primis verso se stesso. Le sue ricognizioni feroci sull’Italia e sui cambiamenti della società dei consumi, in realtà sono speculari al viaggio feroce che lui stesso compie verso se stesso ed i suoi mostri. È l uomo che ha il coraggio di guardarsi dentro cercando di affrontare tutti gli anfratti intimi, bui e fatiscenti in una introspezione che però non gli sarà salvifica in quanto non comprende il suo limite storico e cioè l’essere stato superato, sconfitto. Il Limite lo snerva. Quando non si accetta un proprio limite, lo si vuole superare, ma nella volontà di superarlo ci si scontra con lo spavento della sua perdita, perdita che in qualche misura diviene perdita della propria identità per via della coincidenza individuo-limite.

Sembrerà strano, ma il vero nemico di Pasolini, il suo incubo più assillante che lo affascina ed attrae, è la paura della punizione. Nonostante le sue infinite trasgressioni, rotture, provocazioni, Pasolini è una figura dedita all’obbedienza ed il rapporto simbiotico e venerante con e della madre lo rivela in toto, come fosse gregarismo acritico nei confronti dell’istituzione.

E’ questo suo senso dell’obbedienza originaria, ossessione e rifugio allo stesso tempo, che gli impedisce appunto di cogliere che la volontà di possesso, la violenza, la perversione dell’azione che lui condanna non sono che un tentativo disperato, irrazionale, se non l’unica forma al momento a disposizione, di ribellione alla dittatura del mezzo, alla riappropriazione di una qualche identità umana contro l’avvento della disumanizzazione dell’individuo a vantaggio dell’umanizzazione dell’oggetto e dell’ambiente tecnico razionale.

Pasolini, in quanto strutturalmente soggetto antiquato, questa forza non la possiede e tale mancanza lo porta a rinnegare l’istruzione obbligatoria o a condannare i bisogni consumistici dei’ nuovi poveri’, che divenendo secondo lui soggetti desideranti si corrompono e perdono la purezza dei poveri della società contadina. Ma qui siamo al reazionarismo puro e semplice.

Seppur considerato un profeta, nel momento in cui non riesce ad agire e a trovare uno spiraglio interpretativo del passaggio epocale che comunque meglio di altri intravede e percepisce, non lancia lo sguardo oltre e dopo il futuro, ma si lancia, come in ogni operazione reazionaria, verso un passato che poi così età dell’oro non è mai stato.

Così finisce con l’inseguire la propria morte e fine, piuttosto che ribellarsi ad esse. Preferisce il dannarsi al fare danni. Preferisce il suicidio all’omicidio. La passività e l’essere posseduto come massimo atto di realizzazione, alla perversione dell’agire attivo che è unico strumento a disposizione per tentare di disinnescare o perlomeno aggirare la dittatura imperante del mezzo.

Ci sono molti spunti importanti in Pasolini: l’omologazione, la critica ai consumi autoavvilenti, la ricerca di una felicità che sta da un’altra parte, l’Io so, lo stare dalla parte dei poliziotti, il progresso senza sviluppo, la non democrazia della tv e dei media in generale. Ma tutto ciò se letto senza una comprensione critica finisce, presto detto, nel calderone delle ovvietà adoperate come rivelazioni schiaccianti e nella giungla dei gne gne gne insopportabili.

Abel Ferrara narra il massacro dell’idroscalo accompagnandolo parallelamente ed idealmente con la parabola del film (Porno-Teo-Kolossal ) che Pasolini doveva girare con Eduardo e che non vedrà mai la luce. E’ la storia di un Re Magio di nome Epifanio che insieme al suo servitorello Nunzio partono per seguire la Stella Cometa che annunciava la nascita del Messia. Giungeranno in ritardo davanti alla grotta, ormai vuota, causa le disavventure e le buone azioni compiute durante il suo percorso. Il Re Magio poi morirà dal dispiacere e di stanchezza.

E forse ha ragione Abel Ferrara, a vederlo e ricordarlo così Pasolini, ad inseguire una cometa che lo conduce al mare di Ostia e che gli spegnerà la luce per sempre.

Soundtrack1:’Punto g’, Afterhours (feat. Bachi da pietra)

Soundtrack2:’Ostia’, Zu

Soundtrack3:’Babel’, Ruggine

Soundtrack4:’Latte’, Fluxus

 

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