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Legge 40

#icebucketchallange e ricerca negata

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E cosi’ l#’icebucketchallange e’ sbarcato in Italia, coinvolgendo personalita’ piu’ o meno note. Addirittura Matteo Renzi si e’ lodevolemente svuotato una secchiata d’acqua in testa per sostenere la ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). La SLA, malattia tremenda, forse la piu’ tremenda che possa capitare. La SLA che uccide lentamente, dopo aver tolto a chi ne e’ afffetto oltre la speranza anche il movimento e la parola. Dunque benvenga ogni iniziativa per combattere questa malattia ? Si’, certo, ma. C’e’ un ma. Forse qualcuno ricordera’ che la SLA e’ la malattia che nel 2006 ha ucciso Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani. Una delle ultime battaglie politiche di Luca Coscioni fu la campagna referendaria contro la legge 40 ed in particolare contro il divieto di utilizzare le cellule staminali embrionali per la ricerca. Visto che le cellule staminali embrionali sono una delle possibili vie da percorrere per combattere le malattie neurodegenerative come la SLA, di fatto chi si svuota secchiate d’acqua ghiacciata in testa lo fa per aiutare un tipo di ricerca che in Italia e’ illegale. Forse chi come Matteo Renzi nel 2005 ha deciso di non andare a votare per abrogare la legge 40, e non ha alzato un dito per renderla meno rivoltante per altre vie, farebbe bene a ricordarlo prima di riempirsi la bocca con parole di sostegno ad una ricerca che se fosse per l’Italia non esisterebbe nemmeno. Il diveto di ricerca sugli embrioni e’ ancora in vigore, ultimo tra quelli della legge 40 non (ancora) dichiarato incostituzionale in questi 10 anni. Non sarebbe bello se anche l’Italia potesse fare la portatrice d’acqua contro la SLA e non solo tirarsela in testa per mettere il video su Twitter?

Legislatori incostituzionali

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La legge 40 sulla fecondazione assistita è stata ancora una volta dichiarato incostituzionale: proprio ieri la Consulta ha dichiarato la illegittimità del divieto di fecondazione eterologa.

Oltre agli altri articoli della legge 40 dichiarati incostituzionali, mi permetto di ricordare altri illuminati provvedimenti che ci sono stati regalati negli ultimi anni:
Legge Fini-Giovardi sulle droghe: dichiarata incostituzionale;

Legge Bossi-Fini sull’immigrazione: dichiarata incostituzionale;

“Lodi” vari ed eventuali a esclusiva difesa dell’imputato Berlusconi: dichiarati incostituzionali;

Legge elettorale c.d. “Porcellum”: dichiarata incostituzionale.

Si tratta di solo alcuni dei provvedimenti approvati dalle varie maggioranze berlusconiane nell’ultimo decennio (a volte con consensi scandalosamente trasversali, come la legge 40) che dimostrano plasticamente come la destra italiana non sia minimamente compatibile con i principi dello stato di diritto.

Il che mi porta a due considerazioni:

1) chi attacca la Costituzione, ritenendola superata, attacca l’unico strumento che negli ultimi anni ha difeso i diritti degli individui contro uomini politici e maggioranze di governo che con la democrazia hanno poco a spartire;
2) chi vuole modificare la Costituzione, proponendo riforme che trovano il plauso della destra più “acostituzionale” d’Europa e degli stessi giornali che non hanno battuto ciglio rispetto alle riforme elencate sopra, forse dovrebbe pensarci su due volte, prima di stravolgere questo ultimo meccanismo di difesa dagli abusi del potere politico.

Santé

Gli aguzzini delle quote rosa

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A giudicare dalla pletora di interventi della Corte Costituzionale, della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, dei TAR e via discorrendo la Legge 40 sulla fecondazione assistita è stata una delle norme più sconclusionate e insensate della storia della repubblica: eppure, dal 2004 ad oggi, quella legge ha prodotto (e continua a produrre, per le parti che sono ancora in vigore) i suoi effetti in modo drammatico.
Io non ho modo di saperlo, quanti di quelli che scrissero e poi difesero quell’obbrobbrio fossero davvero convinti che avesse la possibilità di restare in piedi, e quanti invece tirassero a campare e se ne strafregassero alla grande del fatto che si trattasse di una legge sbilenca e priva di costrutto, che prima o poi sarebbe stata smontata pezzo per pezzo fino a polverizzarsi: e non saprei dire, onestamente, quale dei due gruppi mi terrorizzi di più, se il branco degli incapaci o la massa dei fondamentalisti in malafede.
So, però, che quella legge rappresentò una svolta decisiva, perché sancì ufficialmente la possibilità che lo Stato si infilasse senza colpo ferire nelle parti più intime delle donne arrivando perfino a tenere una contabilità delle loro parti minute, come se si trattasse di oggetti qualunque: con una logica, mi si consenta, ancora più odiosa di quella del fidanzato più possessivo, del datore di lavoro più maschilista, della pubblicità televisiva più scosciata e volgare.
Quelli che allora promossero e sostennero una legge del genere, quelli che nicchiarono quando si trattò di darci una mano nella campagna referendaria, quelli che si astennero con la scusa della “questione di coscienza”, quelli che continuano e continueranno ancora a difendere la filosofia e i presupposti di legge così, prima ancora che questo o quel dettaglio, e allo stesso tempo si sbrodolano come se niente fosse parlando di diritti delle donne, di pari opportunità, di quote rosa e di femminicidio si facciano un esame di coscienza.
Perché io credo che i peggiori aguzzini delle donne, in tutti questi anni, siano stati proprio loro.

Pezzo dopo pezzo

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E’ il 2004. La ragazza nella foto quassù ha 20 anni ed è al secondo anno di università. Sta preparando l’esame di diritto privato e quando può va per strada, monta banchetto e gazebo coi soliti compagni e si mette a raccogliere le firme per il referendum sulla legge 40.

La legge 40, frutto di un particolarmente illuminato governo Berlusconi, è una delle leggi più liberticide mai varate nell’Italia repubblicana. E’ sicuramente la legge in materia di fecondazione assistita più restrittiva d’Europa, in palese contrasto con altre leggi come la 194 e negli ultimi 10 anni è stata smontata pezzo dopo pezzo dalla Corte Costituzionale. Oggi, giorno in cui l’ennesimo divieto incostituzionale, quello sull’eterologa, viene abbattuto,  la stessa ragazza che studiava per gli esami corregge quelli dei suoi studenti. Dieci anni sono tanti per accorgersi che una legge come quella è incostituzionale. Oltre il sollievo per la fine di un altro sopruso, rimane l’amarezza per il fatto che la legge 40, che oggi sembra essere orfana, fu difesa trasversalmente (per dirne una Rosy Bindi votò no alla sua abrogazione). Rimane l’amarezza al pensiero di tutti i bambini non nati perché i loro aspiranti genitori non hanno avuto i soldi per andare a cercare un po’ di civiltà all’estero. O di quelle donne che per lo stesso motivo si sono sottoposte a più cicli ormonali del necessario perché la legge consentiva di produrre ogni volta il numero di embrioni che andava bene alla CEI, non al loro medico.

Rimane l’amarezza per i dieci anni di ricerca non fatta sugli embrioni sovrannumerali che rimangono dimenticati in qualche frigorifero. Quando quella ragazza di 20 anni raccoglieva le firme per il referendum, Luca Coscioni era ancora tra di noi e chiedeva che la ricerca fosse libera. Oggi Luca Coscioni non c’è più, la SLA se l’è portato via, ma quella ragazza spera di vedere anche l’ultimo assurdo divieto della legge 40 cadere prima di avere l’età in qui anche lei avrà bisogno della fecondazione assistita.

Surclassare la logica

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Vede, Cardinal Bagnasco, il punto non è che la magistratura italiana sia stata “surclassata“, come dice lei.
Il punto è che nel nostro paese -come Ella certamente saprà- è permesso l’aborto terapeutico: cioè è consentito che una donna, appreso che il feto che porta in grembo è affetto da una grave patologia -“quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”, recita la legge 194/78-, può legittimamente decidere di interrompere la gravidanza anche oltre il novantesimo giorno.
Nel 2004, come se la norma appena enunciata non esistesse, i nostri amici al governo decisero di introdurre una legge che proibiva la diagnosi sugli embrioni da impiantare nell’utero delle donne che avessero deciso di ricorrere alla fecondazione assistita, con ciò determinando quanto segue: quelle donne -in nome della sacralità degli embrioni- non potevano analizzarli preventivamente allo scopo di non utilizzarli nel caso in cui avessero dei problemi, ma dopo qualche mese erano libere di abortire -alla faccia della sacralità dei feti, che rispetto agli embrioni dovrebbero essere perlomeno qualcosa di più sviluppato dal punto di vista morfologico- allorché quei problemi fossero emersi durante la gravidanza.
Il che, mi consenta, configurava una situazione che assomigliava molto da vicino a una specie di crudele misura punitiva: se proprio vuoi evitare di far nascere un bambino gravemente malato -pareva dire la legge-, evitare di impiantare l’embrione è troppo comodo; prima rimani incinta, e poi, se proprio vuoi, sciroppati il dramma di un bell’aborto, così la prossima volta impari.
Ebbene, eminenza, la corte europea dei diritti umani non ha fatto altro che rilevare questa -vistosissima- contraddizione: la quale, peraltro, sarebbe stata evidentissima perfino agli occhi di un bambino delle elementari, se solo si fosse soffermato a rifletterci.
Il punto, allora, non è che qualcuno abbia “surclassato” la magistratura italiana: ma che la legge italiana avesse “surclassato” la logica, prima ancora dell’umanità.
Dopodiché, ciascuno è libero di scagliare gli anatemi che ritiene più consoni al proprio stato d’animo: tenendo sempre presente, tuttavia, il fatto che offendere l’intelligenza delle persone non quasi è mai un’operazione che vale la pena di essere compiuta.
Sa com’è, c’è caso che le persone se ne accorgano, e che non la prendano per niente bene.

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