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Klaus Kinski

Le appassionanti avventure di Zio Herzog

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Scusate!  Sono mancata un paio di settimane, ma purtroppo qui gli aneddoti iniziano a scarseggiare, dunque facciamo che li faccio uscire ogni due mercoledì, in modo che si allunga il brodo e voi state con la saspenz, eh? (non picchiatemi)

Qui comunque, trovate tutte le puntate.

Lo so che ne avete abbastanza di Fitzcarraldo.

Ma metti insieme W.H., Klaus Kinski, una masnada di indigeni incazzati, l’Amazzonia, i ragni grossi come un pugno, mille zanzare, attori che si ammalano di dissenteria e avrai una produzione tutt’altro che facile (ricordiamo sempre che per semplificare le cose Herzog decise di far passare davvero una nave attraverso una montagna).

Allora.

Mentre sul set erano tutti piuttosto tesi, si dimenticavano gente appesa agli scogli, c’erano gli insetti, Kinski era matto, c’era anche da gestire le tribù locali, che già erano diffidenti, in più non andavano tanto per il sottile: Herzog da solo già aveva, per sua stessa ammissione, pensato seriamente a voler fare fuori Kinski (cosa che anche l’attore, dal canto suo, aveva pianificato); e quando gli indigeni sul set di Fitz. gli avevano chiesto se voleva che il “demone bianco” (Kinski, n.d.A.) sparisse dalla circolazione, lui ci aveva pensato un attimo prima di dire di no. Insomma, non era gente poi tanto tranquilla. Se ci fate caso, infatti, nel film le comparse recitano piuttosto bene il loro odio verso il giovane invasore: è che lo odiavano davvero.

Insomma, in tutto ciò accade che, come se non bastassero già i milioni di guai che aveva tutta la produzione (non tutti sanno che i membri di quella troupe dopo il film fecero richiesta per lavori noiosi, tipo in banca), c’era pure una guerra di confine, fra Peru ed Ecuador.

E la presenza della troupe tedesca non li intimidisce? No, perché pare che alcuni attivisti francesi, ambientalisti (magari pure vegetariani), si erano presentati qualche giorno prima dagli indigeni dicendo (da leggere con accento da Ispettore Clouseau): “Mes amis, i tedeschi sono delle persone terrìble, guardate qua” e gli avevano regalato delle simpaticissime foto dell’olocausto. Così, tanto per appianare i rapporti.
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Quindi, senza ulteriori indugi, a un certo punto questi iniziano a tirarsi le lance.

Come nei cartoni animati.

Cioè, mica tanto, perché a una certa iniziano pure a tirarsi delle frecce, forse per essere più precisi, vai a sapere; e alcune di queste colpiscono una comparsa alla gola (salutace i nonni) e sua moglie tre volte all’addome. La moglie, incredibilmente, sopravvive. Ma va operata.

Chi si occupa di fare da assistente chirurgo? E’ ovviamente zio H., che senza indugi prende una torcia, un repellente per i MILIONI di insetti che tentavano di mangiarsi la moribonda, e sta là 8 ore col medico, a fare da assistente e a imparare come si estraggono le frecce dallo stomaco (hai visto mai ti torni utile).

"MEEEEEEEHHHH!" "MEEEEEHHH! MEEEEEH!!"
“MEEEEEEEHHHH!” “MEEEEEHHH! MEEEEEH!!”

Dopo questa esperienza estenuante, zio H. è felice: sa di aver fatto il suo dovere, di aver salvato una vita; e tutto sommato si sente un po’ più allegro (come il chirurgo dell’omonimo gioco).

“Questa gente, beh, io in fondo la capisco. Si trovano il territorio invaso da gente che gli sta modificando il paesaggio, c’è quell’altro che non la finisce mai di urlare e loro già hanno milioni di problemi senza che ci mettiamo anche noi a peggiorare le cose. Però stasera forse mi sono guadagnato un po’ di rispetto. Credo che questo sia dell’ottimo karma.”, pensa, mentre si avvia all’accampamento.

Herzog arriva all’accampamento. La sua capanna è stata data alle fiamme dagli indigeni.

“Maledetti selvaggi.”

 

 

 

JJ

Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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Ragazzi!

Dopo una lunga attesa di (inserire numero) settimane, tornano gli aneddoti su zio Herzog/mio padre (cristo, se è uguale da giovane).

Chiedo venia ma ho dovuto cercare (inutilmente) lavoro, mettermi a dieta, leggere nuovi aneddoti e inventarmi una nuova rubrica (che uscirà di lunedì, consiglio di dare un’occhiata al primo post: http://libernazione.it/fauna-del-mezzo-pubblico/).

Detto questo, procediamo con le cose interessanti.

Ci troviamo ancora una volta sul set di Fitzcarraldo (come te sbagli), e oggi tocca girare la benedetta scena delle rapide, quella senza modellino, perché W. aveva sfanculato la 20th Century Fox che gli aveva chiesto di girare con la barchetta giocattolo del figlio.

Quindi non poteva tirarsi indietro.

Però c’è un problema: salire su quella nave, che solidissima non è, in balìa delle rapide, senza alcun tipo di garanzia che non si tornerà a riva con braccia o gambe rotte (ammesso che a riva ci si torni), è un rischio notevole.

Le maestranze di W., alla domanda “Allora, mi servono un paio di volontari”, fischiettano e si guardano le scarpe imbarazzati.

Werner mastica amaro.

Alla fine salgono sulla nave in tre: zio W., un operatore, e un improvvisamente coraggioso Kinski, che, se fino al giorno prima aveva strillato contro chiunque perché in quella fottuta giungla non c’era l’acqua calda, ora è impazzito completamente, e, animato da un senso di amore puro per W., gli dice queste testuali parole (solo che in tedesco): “Werner, se tu sali a bordo, vengo anche io. Se tu affondi, affondo anche io.”

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Werner lo guarda, per capire se ha in mente qualche piano diabolico. Ma considerato che K. usava il set di Fitzcarraldo per farsi delle foto in costume leopardato, ormai non lo stupisce più niente.

Allora, però che succede: che una volta appurato che sulla nave ci salgono in tre, c’è pure bisogno di uno che fa le riprese della nave dall’esterno. In contemporanea. Già, poiché la scena mica la puoi rigirare tre volte, vi ricordo di nuovo che la barca là in mezzo ce la buttano veramente. Quindi tocca fare tutto insieme.

L’eroico Thomas Mauch *, allora, si improvvisa Andromeda e si fa legare a uno scoglio per poter filmare meglio la nave sulle rapide.

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Non è chiaro di chi sia stata l’idea, ma posso supporre non sua.

Ad ogni modo, la scena viene girata, con tutti i guai che ne conseguono (l’operatore ci rimette quasi due dita, Kinski si pente tantissimo e si lamenta mega, sono tutti esausti).

Buona la prima, tutti all’accampamento, buonanotte, non tirare le coperte, chi mi ha fatto il sacco nel letto? E’ tuo questo scorpione? ecc. ecc.

Il giorno dopo, Werner si sveglia di buon’ora, contento che si sia conclusa una delle scene più rognose del film. Cerca Mauch per abbracciarlo e ubriacarsi di roba indigena appiccicosa, ma Mauch non si trova.

Panico nell’accampamento: l’hanno rapito gli indigeni, è stato trascinato nella giungla dai gorilla, è scappato coi soldi.

A un certo punto, a zio H. viene un’illuminazione: “Rega’, ma ieri qualcuno l’ha slegato dallo scoglio?”

Thomas Mauch era ancora lì. Visibilmente irritato, ma per fortuna vivo.

Herzog, raccontanto questo episodio, ridacchia “Sono passati trent’anni. Credo che ormai mi abbia perdonato.”

Io ho una teoria alternativa: è stato Mauch che, nel 2006, ha sparato a Herzog sulla terrazza a Los Angeles (aneddoto di riferimento qui: http://libernazione.it/le-appassionanti-avventure-di-zio-herzog-5/)

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“Don’t EVER fuck with me.”

 

* direttore della fotografia dei filmetti di zio H.

 

 

JJ (ancora dispiaciuta per essere mancata)

Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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Nel 1977 W. H. scrive Woyzeck, film che parla di un soldato che uccide la sua amante.

Zio H. questa storia la prende dalla nota (uhm) pièce teatrale di Georg Büchner, che a sua volta traeva spunto da un vero fatto di cronaca nera.

Naturalmente a Herzog non poteva non affascinare la storia di Woyzeck, poiché anche lui, come la quasi totalità dei suoi personaggi, era un emarginatone di quelli grèvi. Il culmine di questa vita difficile fu nel 1921, quando il soldato, roso dalla gelosia nei confronti della sua amante Johanna, la accoltellò più volte in casa di lei (pure te però: tradisci il tuo fidanzato, o quel che è, in continuazione. Quello non sta proprio benissimo. C’ha le armi perché fa il soldato. Ma non gli aprire la porta, no? E dai).

“Femminicidio!” gridò il giudice (probabilmente un antenato dei giornalisti di Studio Aperto) nel pronunciare la sentenza di morte, avvenuta il 27 agosto 1924.

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“Salutava sempre”, commentarono i vicini di casa all’edizione della sera quando l’uomo fu arrestato.

Fun fact (oddio, insomma): quella di Woyzeck fu l’ultima esecuzione pubblica nella città di Lipsia: il giovanotto venne decapitato.

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Figuriamoci poi, Woyzeck era stato definito uno schizoide, un depressone e anche un uomo affetto da depersonalizzazione.

“Depersonalizzazione?” si ripete zio Werner mentre si legge la storia del soldato, “ma questo è Bruno S.!”

Appreso che c’è una super nuova storia di depressi, emarginati, ecc. ecc., Werner Herzog chiama Bruno S., che all’epoca lavorava in un’acciaieria (pòra stella) e gli comunica la sua intenzione di fare ‘sto film per famiglie.

“Senti, ok, però magari ci mettiamo qualche donna?”

“Eh, oh, c’hai l’amante bòna in questo film, eh!”

“Ah, bene.”

Senonché poi Werner ci pensa meglio e dice: “No aspe’, questo deve fa’ lo schizoide pazzo emarginato che accoltella l’amante. Bruno non va bene, ci devo mettere Kinski.” (la reputazione di Kinski agli occhi di Herzog non faceva che migliorare di anno in anno)

Chiama Bruno per dargli la notizia, solo che quello, fomentato dall’idea di recitare in coppia con Eva Mattes (gran bella donna, all’epeca), s’era già preso un permesso al lavoro.

“Io ci perdo dei soldi, Werner, non è che siamo tutti come te che abitiamo a Hollywood in mezzo alla fregna!”

“Ma veramente io..”

Bruno S. ci rimane malissimo: “Credevo fossimo amici.”

Zio H. rimane un attimo in silenzio. Poi dice “Ok Bruno, ci vediamo tra 4 giorni.”

In tre giorni e mezzo Werner Herzog se ne esce con la sceneggiatura de La Ballata di Stroszek (altro film allegrone per antonomasia), nel quale Bruno S. è protagonista indiscusso. Anzi, molti episodi del film sono ispirati alla vita dell’attore.

In più, ci mette pure Eva Mattes.

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“Pur’io voglio il film in tre giorni co’ le fregne!” “Oh, ve lo accollate voi questo?”

Capito? Bruno S. è scontento e lui gli scrive un film in un lasso di tempo che nemmeno gli sceneggiatori di Boris.

E Mario Adorf, quando volle fare Fitzcarraldo, si sentì dire “Arrivederci e grazie.” Chissà che ha detto quando ha saputo di questa storia.

Woyzeck? Quello alla fine è uscito nel 1979. Con Kinski, naturalmente. Daje tutti.

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“Everybody wins. Except for Mario Adorf.”

 

Bonus trivia: Ian Curtis, il fu cantante dei Joy Division, decise di guardarsi La ballata di Strozsek prima di ammazzarsi. Capiamo perché non cambiò idea.

 

 

JJ

Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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Oggi partiamo da più lontano.

Klaus Kinski, da giovane, occupa un attico a Monaco, riempiendolo di foglie dai colori autunnali, e si mette a vivere lì.

Un giorno, però, la temibile polizia tedesca gli impone di andarsene, pena l’arresto. Kinski non si piega alla loro volontà: minaccia di salire sul tetto, di buttarsi di sotto, grida, strepita, ma alla fine viene buttato fuori.

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“Non lascerò mai questo attico. MAI.”

Una gentile signora, Klara, che ha un debole per gli artisti, decide di trarlo d’impaccio e se lo porta a vivere nella pensioncina che gestisce.

Lo nutre, gli fa il bucato, gli stira le camicie, ripassa le battute dei provini con lui, gli rifà il letto e non gli chiede una lira *.

Nel frattempo, la famiglia Stipetić va ad abitare proprio in quella pensioncina.

Stipetić, già, perché (subtrivia) Herzog al secolo si chiamava proprio così, aveva assunto il cognome della madre, dato che il padre non era mai stato troppo presente nella sua vita (in sostanza non gli chiedeva mai di fare due tiri con il suo vecchio).

Solo che poi una volta evidentemente avrà chiesto alla mamma, Elisabeth, come si chiamasse il padre. E il padre si chiamava Herzog, che in tedesco significa ‘duca’. Quindi Werner ha guardato la madre e le ha detto “Guarda. Io ti voglio bene, eh. Però Herzog. Cioè. Lo sai pure te che se voglio fare il regista di cui si innamorerà Giuliastràni a 28 anni dovrò avere un cognome molto più incisivo di Stipetić.”

“Chi è Giuliastràni, Werner?”

“Lascia stare, non è importante.”

Dicevamo.

All’ora di pranzo la famiglia Stipetić/Herzog (Elisabeth, Werner e i suoi fratelli Lucki e Tilbert) è intorno al tavolo insieme alla signora Klara.

“Mamma,” chiede Lucki, educatamente, “potresti passarmi il pan-”

In quel momento, una delle pareti del salotto salta letteralmente in aria. Si sente un botto clamoroso, che i vicini avranno battuto forsennatamente con la scopa su uno dei muri ancora in piedi per invocare il silenzio.

La porta è in terra, divelta dai cardini. Schegge di legno ovunque, intonaco e pezzi di muro sul pavimento, un fumo bianco e innaturale incornicia la scena. La signora Klara è a terra, Herzog ha scoperchiato il tavolo e lo sta usando come scudo per proteggere la sua famiglia, Elisabeth stringe i figli al petto e pensa: “Dio mio, hanno bombardato Monaco. E’ la guerra, di nuovo.”

Improvvisamente, iniziano a volare tutt’intorno quelli che sembrano panni bianchi. Sono camicie.

Una figura si erge davanti alla voragine; mentre il fumo si dirada tutti pensano al peggio: soldati? Rapinatori? Mitomani? Esattori delle tasse? Testimoni di Geova?

E’ Klaus Kinski, pallidissimo, con le vene del collo pulsanti e gli occhi fuori dalle orbite, che cerca con lo sguardo la padrona di casa.

“KLARA!! BRUTTA STRONZA!! I COLLETTI DELLE MIE CAMICIE!!”

“Klaus…?”

“I-COLLETTI-DELLE-MIE-CAMICIE!!! NON SONO STIRATI BENE!! GUARDA COSA HAI FATTO, BRUTTA STRONZA!!”

Altre camicie volano in aria, sui piatti rotti, sul pavimento, su Herzog.

Zio Werner a quell’epoca ha 13 anni, sin dal suo primo incontro con K. K. ne ha avuto puro terrore, e, ancora nascosto dietro al tavolo, pensa una cosa tipo “Santo cielo. Spero di riuscire a portar via la mia famiglia da questo inferno il prima possibile. Non voglio mai più avere a che fare con questo folle.”

 

JJ

 

* un marco.

Le appassionanti avventure di zio Herzog

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Famosi sono gli incredibili disagi che W. H. dovette affrontare per concludere le riprese di Fitzcarraldo, un film che sarebbe andato a Cannes nel 1982, ma le cui riprese erano iniziate tre anni prima.

Il fatto è che si girava in Amazzonia, dove, diciamocelo,  le condizioni non erano proprio delle migliori. Umidità, animali selvatici, dissenteria erano forse i problemi meno gravi che zio H. doveva affrontare in quel periodo.

Ora, divaghiamo un attimo. Non so se abbiate visto il film, ma la storia racconta di un uomo che si batte per portare un Teatro dell’Opera nella sperduta Iquitos, dove vuole far esibire i giganti della lirica. Ecco, Herzog per quella parte aveva pensato a Jason Robards, che all’epoca era già piuttosto famoso. Il Fitzcarraldo di Robards poi avrebbe dovuto essere affiancato da Mick Jagger, che sarebbe stato una sorta di ‘spalla’ del personaggio principale.

“La pianti de canta’ i pezzi tuoi?? Stamo a lavora’!”

Quindi Robards & Jagger, lanciatissimi nei personaggi, erano già al 40% della lavorazione del film, quando Robards passa una giornata intera in bagno. E poi un’altra. E un’altra ancora.

Herzog chiama un medico.

“Guardi, Robards ha una forma acuta di dissenteria.”

“Oh. Ma io dovrei finire il film.”

“Signor Herzog, se non lo mandiamo subito in un ospedale con attrezzature adeguate, quest’uomo non solo morirà, ma non sarà bello da vedere.”

Accannato Robards, Herzog è nella più nera disperazione.

Se si leggono i suoi diari (raccolti in La conquista dell’inutile, gran libro), ci si accorge di come il progetto del film andasse a corrispondere perfettamente con quello diegetico dello stesso Fitzcarraldo che voleva portare l’Opera a Iquitos: ‘na cosa che te dico no. Herzog si identifica sempre di più col suo protagonista, e  vive di nuovo una serie di sfighe incredibili. Ma in Amazzonia non ci sono cactus.

In tutto ciò, il film se l’è dovuto produrre come al solito da solo, perché la 20th Century Fox, che aveva accettato di metterci il vil danaro, quando ha saputo che la nave che avrebbe dovuto attraversare una montagna era una vera nave, e non un modellino, ha detto “Signor Herzog, noi i soldi glieli diamo, ma per l’amor del cielo, usi un modello in scala!”

“No, io la nave la voglio vera. E voglio che scavalchi la montagna, per passare dall’Ucayali al Pachitea, è questo il senso del film.”

Niente soldi dalla 20th Century Fox. Proprio non riescono a essere dei sognatori, questi squali al potere.

Un giorno H. si sveglia, e infilandosi uno scarpone sente che c’è qualcosa dentro. “Un calzino appallottolato?” Lo tira fuori con noncuranza.

E’ una tarantola grossa come un pugno.

H. la appoggia in terra e si siede, aspettando la morte, che forse in un momento come quello sarebbe stata un’ottima scusa per non affrontare un altro giorno di lavorazione.

La morte non arriva; arriva però un’altra defezione: Mick Jagger è tipo mezzo il leader dei Rolling Stones, non è che può stare in Amazzonia a grattarsi, deve andare in tour. Arrivederci e grazie, pure quello ce lo siamo giocato.

Herzog accarezza sempre di più l’idea di mollare tutto e chiudersi in una vita di eremitaggio, tuttavia afferma: “Se io abbandonassi questo progetto sarei un uomo senza sogni, e io non voglio vivere in questo modo. Vivo o muoio con Fitzcarraldo.”

Allora tiene duro.

Solo che qui, al di là di tutto il bordello causato dalle condizioni miserevoli in cui H. & compagni si trovano a dover girare il film, non c’è più un attore principale. Herzog arriva a pensare di poterlo interpretare proprio lui stesso, “Tanto arrivati a ‘sto punto siamo diventati la stessa persona.”

Mario Adorf gli fa: “Oh, zi’, se vuoi ci sto io, eh! Calcola che potrebbe funzionare una cifra.”

“No Mario, tu non sarai mai Fitzcarraldo, mi dispiace.”

Adorf si offende. “Pazienza”, commenta Herzog nei suoi appunti.

C’è una sola alternativa, e H. lo sa. Chiamare Kinski.

Appresa la notizia, Kinski stappa una boccia di champagne: “Lo sapevi, Werner, che io ero l’unico che avrebbe potuto interpretare Fitzcarraldo, lo sapevi da subito!”

L’ottimismo di K.K. dura qualcosa come 5 minuti, perché appena giunto in loco inizia a impazzire per qualsiasi cosa. Cibo scadente, umidità, fame, insetti, cose.

Una volta Herzog, di fronte alle sue lamentele su nonsisabenecosa, gli mangia davanti agli occhi una tavoletta di cioccolato che aveva tenuto nascosta (cibo ambitissimo in quelle condizioni). Kinski sta zitto e medita vendetta. Herzog scrive sui suoi diari che l’aveva fatto con malcelata cattiveria e soddisfazione.

Finché un giorno K. fa una delle sue sfuriate in maniera particolarmente teatrale, a causa del caffè troppo tiepido (tutte cose che se volete si trovano nell’eccezionale Burden of Dreams di Les Blank, documentario sulla realizzazione del film in questione: roba de Kinski che strilla come una scimmia, incurante di essere ripreso).

Fra gli strepiti del pazzo, H. si limita a preparare il set per la scena successiva, dimostrando una notevole e olimpica calma: non è facile organizzare le cose mentre uno ti urla nell’orecchio di licenziare l’assistente alla regia.

Gli indios locali sono allibiti: vedono questo tizio biondissimo che grida di tutto in tedesco e accanto un uomo calmissimo che sposta dei cavi.

Sono terrorizzati da Herzog, e allo stesso tempo provano rispetto per lui.

Timidamente, il capo degli indigeni si avvicina al regista: “Signor Herzog, quel demone bianco la infastidisce? Se vuole, ecco, noi avremmo delle punte avvelenate…insomma, potrebbe sembrare un incidente. Cosa ne dice?”

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“Piuttosto vedimpo’ che sta succedendo là in fondo, che sento casino e dobbiamo girare.”

Herzog ci pensa su un attimo.

“Grazie”, dice alla fine, “ma ho davvero bisogno di finire questo film. Coraggio, andatevi a mettere in posizione.”

 

 

JJ

Bonus trivia: uno degli attori del film, tale Miguel Angel Fuentes, ha il primato di aver recitato in uno dei film più belli del mondo (Fitzcarraldo) e in uno dei più brutti, L’Uomo Puma, del quale vi consiglio una visione completa

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Questa è la foto sul cv di M. A. Fuentes che convinse Herzog a sceglierlo per interpretare il ruolo dell’indio Cholo, conosciuto nel villaggio per il suo carattere particolarmente sveglio e attento

Qui comunque ne propongo una scena parecchio significativa: https://www.youtube.com/watch?v=zjdjrjfuz1gù

Le appassionanti avventure di Zio Herzog

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Ok, siamo sul set di Aguirre, furore di Dio.

W. H. ha scritturato un instabilissimo Klaus Kinski, attore che già conosceva per diversi motivi che non anticipo.

Kinski, in quel periodo, era impegnato in una tournée teatrale nella quale interpretava il ruolo di Gesù Cristo.

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[intraducibili insulti in tedesco]
Lo chiamano e gli fanno: “Werner Herzog ti vuole per interpretare Aguirre.”

“Chi?”

“Aguirre, Lope de Aguirre, uno spagnolo che nel mill-”

“No, idiota, intendevo chi diavolo è Werner Herzog!”

“E’ un regista, Klaus. Un regista tedesco, dice che avete anche vissuto insieme quando eravate giovani e che tu sei l’unico che secondo lui potrebbe interpretare il protagonista del suo film.”

“Ok, ci penso io.”

Sono le tre del mattino. Herzog dorme tranquillo.

A un certo punto, lo squillo del telefono rompe il silenzio della casa. Herzog risponde, assonnato.

“Pron-”

“WOHOGWOHAHQOFHWOAZHQOAHAAAH!H!h!!”

“Ma chi parla?”

“ARIGIEWGHO VAUGUIRRE WORHFAHHHAHFH!”

Testuali parole di Herzog: “Il telefono squillò fra le tre e le quattro del mattino. Mi ci vollero almeno un paio di minuti per realizzare, attraverso quelle urla (test.: “inarticulate screaming”, n. d. A.), che all’altro capo c’era Klaus Kinski che accettava di interpretare il ruolo di Aguirre.”

Ora, dovete sapere che non c’è niente di più impervio, complicato, disagevole e problematico di un set di Herzog. Se per Anche i nani hanno cominciato da piccoli quell’uomo ha deciso di buttarsi su un cactus per scongiurare eventuali altri casini (vi rimando alla precedente puntata delle avventure herzoghiane per ulteriori informazioni), qui le cose si fanno ancora più complicate, perché c’è un pazzo come protagonista.

Kinski si lamenta, vuole stare al centro dell’inquadratura, vuole dormire all’asciutto, si è portato qualcosa come 20 valigie, beve solo acqua importata.

Herzog si lava i calzini da solo, mangia quello che trova nella giungla amazzonica e ascolta, paziente, le urla di Kinski.

Ma questo è solo l’inizio.

Per realizzare questo film Herzog s’era fatto in quattro. Un terzo dei costi di produzione era la paga di Kinski; il budget limitato, perciò, era un problema. Ciò diede luogo, ad esempio, all’episodio delle scimmie, che dovevano essere 400 nella sequenza finale. W. H. aveva pagato dei tizi per farsele prendere; questi però prima s’erano intascati i soldi di zio H., poi le avevano vendute ad altra gente. Allora lui prende la jeep, corre tipo protagonista del film che deve impedire il matrimonio della sua donna con un altro, e blocca le scimmie prima che si imbarchino per un volo verso Los Angeles.

“Sono un veterinario, queste scimmie devono essere vaccinate prima di lasciare il paese!” Herzog gira la scena e poi libera le 400 scimmie nella giungla.

Oltre a questo, H. girava con una telecamera rubata dalla Munich Film School, perché non aveva i soldi nemmeno per quella.

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“Oh, guarda che poi l’ho restituita, eh!”

Un giorno, Kinski ha un altro dei suoi attacchi. Se la prende con un innocente operatore, il quale, durante una ripresa, viene apostrofato con “COGLIONE! STAI RIDENDO DI ME???”

W. H. chiama lo stop.

“Klaus, cosa succede?”

“Questo pezzo di merda sta ridendo di me!”

“Nessuno ride di te. Ora, per favore, finiamo la scena.”

“Licenzialo.”

“Puoi ripetere?”

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“Lui, lui, non fare lo gnorri che sai benissimo di chi parlo!”

“Licenzia questo stronzo che ride!”

“Non essere ridicolo.”

“Allora me ne vado io.”

“Klaus, per fav-“

“No, Werner, questa è l’ultima goccia!! Qui non mi rispetta nessuno, io me ne vado!”

Kinski fa i bagagli, e inizia a caricare una canoa a caso con tutto ciò che è suo.

Herzog lo guarda.

“Non puoi farmi questo. Questo film è importante, per me, e lo è anche per te. E viene prima di tutto, anche prima dei nostri sentimenti. Non esiste.”

“Va’ al diavolo, io me ne vado da qui.”

“Klaus. Sulla jeep ho un fucile. Dentro ci sono nove colpi. Otto pallottole le avrai in corpo prima di arrivare sull’altra sponda del fiume. La nona me la pianterò in testa quando vedrò che non ti muovi più.”

Klaus Kinski guarda Werner Herzog.

Scende dalla canoa, smantella i bagagli e finisce Aguirre.

JJ

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