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C’è di che essere Allegri

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Insinuare che Antonio Conte stia rosicando come un branco di castori del Saskatchewan è senza dubbio una supposizione che le persone di una certa classe dovrebbero astenersi dal discutere: ed è per questo che ci sono io. Perché dovrebbe rosicare (covare un profondo sentimento di invidia in termini da non addetti ai lavori) si chiederanno i più ingenui? Perché quando se n’è andato sbattendo la porta dalla Juventus era sinceramente convinto di essere il solo artefice dei tre scudetti di fila: non la rosa né la società, lui solo. Del resto era lo stesso atteggiamento che lo ha portato a litigare con più o meno chiunque negli ultimi tre anni anche quando indagini e squalifiche avrebbero consigliato quantomeno maggiore prudenza e nonostante figuracce in serie in Champions ed Europa League (quest’ultima snobbata nonostante la finale in casa per schierare i titolari contro il Sassuolo): atteggiamento giustificato in nome dell’essere juventino egli stesso e, per questo, molto apprezzato dalla tifoseria.

Orbene, a seguito dell’approdo del nostro sulla panchina della nazionale (con tempistiche peraltro sospettosamente coincidenti con la fine dell’avventura della compagine azzurra al mondiale carioca), il signor Allegri Massimiliano è subentrato sulla rovente panchina circondato dallo scetticismo ove non dall’ostilità: difficile immaginare una scelta più gradita per il nostro, convinto, come molti di noi, delle imminenti sventure in predicato di abbattersi sul malcapitato Allegri e sulla bianconera compagine tutta.

Ecco, otto mesi dopo la Juve ha stravinto lo scudetto, ha asfaltato il Borussia Dortmund agli ottavi di Champions e ha pure beccato il Monaco ai quarti; Allegri ha iniziato giocando come Conte ed ha gradualmente adattato la squadra alle sue idee, ha inserito i nuovi giocatori (Evra, Morata, Pereyra), valorizzato i vecchi (Marchisio) e sopperito a mancanze, in altre circostanze, fondamentali (Barzagli, Asamoah): in soldoni ha portato la Juve ad un livello superiore soprattutto dal punto di vista mentale mentre la concorrenza si disintegrava. E Conte? Conte si fa i dispetti da scuola media con la Juventus, litiga con la Serie A, ospita Lotito nel ritiro della nazionale e si addormenta ogni notte in posizione fetale assaporando il sapore salmastro delle proprie lacrime.

UPDATE 14/05/15: Il buon Max ha appena eliminato il Real Madrid campione in carica e riportato la Juventus in finale di Champions dopo 11 anni. Qualcuno vada a smussare tutte le lame presenti in casa di Conte.

Il vittimismo dell’ As Roma

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Dopo Roma – Juve, tutta la tifoseria romanista raggiunge sempre i soliti provinciali livelli di sudditanza antropologica (sportiva, sia chiaro) nei confronti di una piazza calcistica abituata a vincere e quindi ad accettare ed elaborare con più “serenità” gli errori umani degli arbitri, che a volte ti sono favorevoli ed a volte contrari. Quelli della Roma invece non ci stanno e gridano all’ingiustizia, ai complotti, alle partite truccate dagli arbitri. Totti ieri diceva che “ La Juve dovrebbe fare un campionato a parte perché tanto, con le buone o con le cattive, vince sempre (…)Sono tre episodi che hanno condizionato la gara e sono tutte e tre decisioni sbagliate”.

Quando li senti parlare, quasi godono nella parte di vittime delle ingiustizie arbitrali. Si indignano e si avvelenano l’anima, loro sfortunati ed eroici, battuti solamente perché gli altri sono ladri ed imbroglioni. Addirittura oggi esponenti politici hanno annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia ed un esposto alla Consob dopo la partita di ieri. “Ricordo che Roma e Juventus sono società quotate in Borsa, e quindi gli incredibili errori arbitrali (oltre a falsare il campionato e minare la credibilità del paese) incidono anche sugli andamenti della quotazioni borsistiche”, ha detto Miccoli del Pd. Gli fa eco Rampelli di Fratelli d’Italia: “Stamane presento un’interrogazione parlamentare su Juventus-Roma e sul comportamento dell’arbitro Rocchi che avrebbe potuto e potrebbe far scaturire incidenti dalle conseguenze incalcolabili. A tutto c’è un limite. Gli italiani pagano fior di quattrini per il campionato di calcio e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio, che detiene la delega allo sport, ha il dovere di spiegarci come intenda garantire risultati ottenuti per esclusivi meriti sportivi”.

Ma tutti questi qua, Totti, Miccoli, Rampelli, difensori della lealtà sportiva, martiri della giustizia calcistica, garanti dei diritti degli azionisti e degli andamenti borsistici, censori dei comportamenti inadeguati dell’arbitro Rocchi dai quali potrebbero scaturire fenomeni e comportamenti violenti, dov’erano e cosa dicevano quando accadeva questo:

 

e questo

 

e ancora questo

 

Sarebbe stato bello, che so, l’anno scorso, ad es., dopo Inter – Roma quando venne dato un rigore fuori area a Gervinho, o dopo Roma – Napoli con il rigore inesistente dato a Borriello, o dopo l’arbitraggio sfortunato di Fiorentina – Roma, vedere Garcia fare le sviolinate, o sentire, a fine gara, una bella dichiarazione di Totti tipo: “Sono episodi a nostro favore che hanno condizionato la gara e sono tutte decisioni sbagliate”. No, quando gli va bene loro stanno zitti. Senza capire, e non ci arriveranno mai per una questione proprio di antropologia calcistica cimentata da quasi un secolo di paranoia, che questa attitudine vittimistica è la loro principale rovina. Forse un alibi che li protegge nelle stagioni no alle quali i romanisti sono abituati (il famoso “Mai na’ gioia” nasce nelle radio romane).Forse il dire incazzati che gli altri sono ladri li fa stare bene, o li fa considerare una “comunità” che poi quando la squadra va male partono in 10mila per Trigoria a mettere pressioni esasperate che non poche volte hanno messo ulteriormente in difficoltà calciatori, allenatori e società tutta.

In effetti, comunque, continuate a fare così. Se la cosa vi fa stare bene, incazzatevi pure e dite che gli altri sono ladri. Qualora, invece, un giorno prenderete coscienza della “sindrome della vittima”, ricordatevi che essenzialmente è uno squilibrio al sesto chakra.

Soundtrack1:’Black Sabbath’, Paris 1970 Live Full Concert

 

Rigori elettorali

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Voi adesso obietterete che parlo così perché sono della Lazio: però, abbiate pazienza, argomentare che siccome Juventus e Roma sono quotate in borsa, e stante il fatto che le sorti dei rispettivi titoli dipendono anche dai risultati sportivi, nelle partite che vedono impegnate queste due squadre (e già che ci siamo anche la stessa Lazio, che in effetti è il terzo club italiano quotato a Piazza Affari) è necessario abrogare gli errori degli arbitri, e non contenti sostenere questa suggestiva battaglia a tutela dei risparmiatori presentando un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Economia e un esposto alla Consob, rappresenta una delle alzate d’ingegno più fantasmagoriche che sia dato immaginare.
Fantasmagoriche, dico, perché convincersi di poter eliminare per via parlamentare gli errori umani è un po’ come cercare di impedire per legge che piova, o voler scongiurare le eruzioni vulcaniche mediante decreto: tempo perso, sprecato, buttato.
Casomai, sarebbe il caso di chiedersi se sia ragionevole che un’attività come il calcio, intrinsecamente sottoposta in misura assai cospicua non soltanto agli errori umani, ma anche all’approssimazione e al caso, venga svolta da società quotate in borsa, con tutto ciò che può conseguirne (e che in effetti, puntualmente, ne consegue) a livello di oscillazioni dei titoli.
Dopodiché, lasciando da parte queste considerazioni che appaiono scontate per quanto sono lapalissiane, il sospetto che mi viene è un altro: non è, dico per dire, che per un politico, la cui carriera è legata in modo indissolubile al consenso, cavalcare il disappunto popolare dopo una partita disgraziata (o “rubata”, come usa dire in questi casi) portando quel disappunto nientepopodimeno che in parlamento rappresenta una tentazione così ghiotta da non poter fare a meno di cederle?
Intendiamoci: la mia non è che un’ipotesi. Magari più fantasiosa dell’interrogazione in questione.
Però una cosa mi pare certa: tra qualche giorno, probabilmente, di quell’interrogazione non si avrà più alcuna memoria; mentre il suo autore resterà un beniamino nell’immaginario collettivo dei tifosi romanisti per molto, molto tempo.
Al di là delle congetture, questo mi sembra un fatto.

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