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IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE

Ti amavo. Poi hai scritto sul referendum delle trivelle.

in politica by

Abbiamo chiesto a Fabio Catalano, nostro amico e lettore, di prestarci un suo scritto sul referendum e le energie rinnovabili. Grazie, Fabio!

Questo post è inutile perché sono già avvenute le polarizzazioni da tifosi sul referendum del 17 Aprile. Dato che il sì sembra essere sostenuto dal M5S, allora è sicuramente una roba brutta e va combattuto. Il problema tuttavia rimane.

Cioè è insopportabile che tra i Paesi europei il nostro non abbia un serio dibattito sul riscaldamento globale, ma solo tifoseria da social. C’è un unico programma di approfondimento in tv e va in onda di notte solo per alcune puntate. Se leggeste come lo ha stroncato Aldo Grasso, con quali argomenti di rigorosa logica, potreste farvi un’idea del livello della discussione odierna sui temi ambientali. Adesso confrontiamo tutto questo con la Germania, dove le istanze “verdi” vengono portate avanti da partiti che entrano nei governi, soprattutto nei Land, e legiferano, ed ecco il problema.

Il premier, Matteo di MediaShopping, ha dichiarato che il referendum è uno spreco di denaro pubblico, e chiaramente nessun giornalista gli ha ricordato che si poteva mitigare lo spreco mettendo insieme i referendum nello stesso giorno, come avvenuto nel precedente election day. Inoltre, va ad inaugurare l’impianto di Fallen, USA, con tanto di pompa magna sull’italianità stile “Istituto Luce”.

Per favore, se avete tempo, andate a controllare in quali aree sviluppa Enel Green Power ed in quali Paesi assume. Vedrete quanta italianità c’è: sono anni che EGP non assume in quantità consistenti in Italia. Questo perché l’Italia ha smesso di sostenere lo sviluppo delle fonti energetiche alternative dal governo Monti in poi, questo governo incluso. Il settore è praticamente morto. Non basta essere green, non basta scrivere una cosa nelle slide per farla accadere

. L’italianità del claim disneyano “Paese più bello del mondo”, come quella speculare del “prima gli italiani”, sarebbe stato bello vederla operare nel sostenere un settore altamente innovativo come quello delle rinnovabili. Un settore “di frontiera”, così innovativo che molti italiani sono dei pionieri nel mondo. Due miei colleghi italiani hanno sviluppato due software assolutamente rivoluzionari. Uno per il calcolo delle perdite acustiche, mai visto prima, ed uno per i dati di vento, potente e stabile come solo i programmi di grandi case sembravano poterlo essere. Ecco, questi due italiani, formati in scuole ed università pagate dagli italiani e geniali perlomeno nel settore eolico, grazie al combinato Monti-Letta-Renzi, adesso lavorano in Danimarca, per i danesi.

Piuttosto, il “venditore di pentole” avrebbe potuto portarsi dagli USA la lezione di Obama che ha ribaltato l’approccio energetico statunitense rendendo possibile il sorpasso del numero dei lavoratori nelle rinnovabili su quello nell’industria delle fonti fossili. Il referendum riguarda le concessioni ad estrarre, limitate alla scadenza prefissata oppure con possibilità di sfruttare il giacimento fino a fine vita. Questa possibilità è stata introdotta dal governo Renzi. I maligni dicono in contrasto con le regole europee sulle concessioni pubbliche, che devono essere sempre soggette a scadenza.

Inoltre, a me appare curioso che le concessioni autostradali abbiano una scadenza, che per gli stabilimenti balneari le concessioni scadranno quest’anno o se va bene nel 2020, mentre per le piattaforme in mare queste dovrebbero essere potenzialmente perpetue. Si, per me, fatte le dovute proporzioni, l’investimento di una multinazionale in una piattaforma è paragonabile a quello fatto da una famiglia in uno stabilimento balneare che vorrebbe farlo ereditare ai figli anche dopo la scadenza della concessione. Le concessioni a scadenza hanno la funzione di verificare lo stato del bene concesso, in quanto bene di tutti. Oltre 30 trivelle sono già risultate inquinanti, per esempio. Allo stesso tempo, alla scadenza si può verificare lo stato del giacimento e, se esausto, si può chiedere lo smantellamento ed il ripristino dello stato dei luoghi.

Quello che ho visto sui social in questi giorni è inquietante. Per esempio paragonare con leggerezza le energie alternative alle fonti fossili. I pannelli solari devono essere smaltiti e le turbine anche, quindi sono inquinanti allo stesso modo rispetto agli idrocarburi? No! La produzione di energia da fonti fossili produce gas serra ed inquina, le fonti alternative no. La dismissione di un impianto di estrazione o di raffinazione è di gran lunga un processo più inquinante rispetto alla dismissione di un impianto eolico o fotovoltaico.

L’acciaio delle turbine è completamente riciclabile, ad esempio, ed è di altissima qualità. Il territorio torna esattamente com’era in precedenza, dopo i 25-30 anni di produzione. La vita utile dell’impianto è maggiore nel caso delle fonti fossili, ma durante questa vita utile tali impianti producono sostanze inquinanti.

Escludendo pure la questione ambientale, che in Italia per taluni resta una fissa da hippy romantici, dovrebbe in ogni caso preoccupare la spesa sanitaria pubblica necessaria a curare chi vive nelle aree fortemente inquinate. Se invece è una questione estetica e siete d’accordo con Sgarbi sull’inquinamento visivo delle turbine, sarebbe utile considerare quali situazioni si portano come esempio. Si potrebbe pensare a quel parco naturale toscano che ha le turbine integrate e non invasive o ai parchi eolici francesi di alcuni dipartimenti ed imitarne le regole.

Se invece si scelgono come riferimento delle aree d’Italia dove non funziona nulla, dalle strade alle fogne, dagli appalti alle scuole, non ci si può aspettare che per l’eolico sarebbe stato diverso. Hanno creato “l’effetto selva” su quelle montagne, e vi assicuro in certe aree è inaccettabile e perfino controproducente per l’impianto stesso, allo stesso modo con cui hanno assunto come dirigente tecnico del comune il cognato del sindaco, quello con la terza media.

Così come per la criminalità organizzata, pensavate davvero che l’eolico fosse un business diverso dagli altri e che in certe aree ad alta mafiosità questi parassiti non ci avrebbero messo le mani? Anch’io trovo che le distese di pannelli solari su terreni (spesso incolti) siano state una stupidaggine. Esistono milioni di metri quadrati di tetti di capannoni industriali e di edifici pubblici da ricoprire. Ma ciò non mi fa odiare i pannelli solari. Siete mai atterrati all’aeroporto di Monaco di Baviera? Ecco, pensate a quegli impianti su quegli edifici ma col nostro sole. Inoltre, concentrarsi sul puro fattore estetico può far male.

Potrebbe farvi dispiacere vedere delle turbine eoliche su una montagna in cui andate una volta all’anno, ma potrebbe farvi dimenticare che una centrale a carbone è ben nascosta sotto la Lanterna di Genova, a pochi passi dal centro. Anche se non si vede, inquina lo stesso e Genova conta 600 mila abitanti! Invece sarebbe giusto pensare in termini marginali, ovvero a quante famiglie usano energia elettrica senza produrre gas serra, ed anche una sola famiglia in più è un guadagno per tutti.

Non avevamo bisogno della caciara di questo referendum, né delle dichiarazioni di Matteo di MediaShopping, per scoprire che le energie alternative da sole non ce la fanno. Si chiama “mix energetico” e la maggior parte dei Paesi sta cercando di spingere sulla quota rinnovabile. Ho studiato centinaia di siti francesi, in Francia installano turbine pur avendo il nucleare.

Porsi in un atteggiamento binario, da social e semplicistico, non aiuta. Non è che devo scegliere le energie alternative o le fonti fossili per forza. Si possono integrare. Se ci sono degli abitanti della mia città che vanno in autobus, non penso che l’autobus non riuscirà mai a sostituire l’automobile. Piuttosto penso che almeno quelli che vanno in autobus non contribuiscono ad intasare ed inquinare la città. E se sono civile e moderno mi batto affinché questa quota di persone divenga sempre più alta, mai il contrario.

Ho letto altre cavolate sul sostegno pubblico alle rinnovabili, tifosi che dimenticano in malafede o ignorano per accodamento pure gratuito che le fonti fossili hanno ricevuto 17,5 miliardi di euro l’anno. Se devo finanziare un settore, preferisco che sia il meno inquinante e quello che crea più posti di lavoro. Ecco, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili crea fino a dieci volte più posti di lavoro di quella generata dalle fonti fossili. Andate in Basilicata, in uno dei giacimenti di petrolio più grandi d’Europa. Chiedete dove lavorano i giovani lucani, se continuano a lasciare i loro paesini d’origine, anche quelli interessati dalle estrazioni. Chiedete se l’elemosina delle royalty e della “carta idrocarburi” li ripaga del disastro che si sta consumando su quella terra.

Si, io voglio muovermi con lo scooter a benzina e farmi il caffè con la moka sulla cucina a gas. Tuttavia, questo non mi farà accettare l’arroganza di chi ha deciso di tifare per le fonti fossili senza se e senza ma. Nessuno è obbligato ad accettare insieme all’uso dell’automobile anche la signora col SUV 5000 a benzina che accompagna il figlio a scuola facendo quei 300 metri che potrebbe fare a piedi. Non implica nemmeno di vietarglielo, ma di disincentivarlo sì. Non abbiamo un cervello binario, si/no, bianco/nero.

Possiamo ancora discutere e migliorare, ci sono parecchi stadi intermedi. In molte città c’è il carsharing, anche elettrico. Ci sono diverse iniziative per far risultare sconveniente l’uso delle fonti fossili. Ed è l’unica strategia: l’indirizzo politico e la sensibilizzazione pubblica che diventano incentivo. Altrimenti resta l’eroismo del singolo che mentre cerca di evitare qualche grammo di emissioni nocive, deve anche sentirsi rimproverare con arroganza che se usa la macchina, allora per “coerenza” deve usare per forza quella che piace all’arrogante di turno.

 

* La parte sul sindaco e sulla Basilicata è stata scritta prima della pubblicazione delle intercettazioni che hanno portato alle dimissioni del ministro Guidi. Il fact-checking lo farà la magistratura.

Andare in vacanza il giorno del referendum

in humor by

Il 17 aprile c’è IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE.

No, la mia non è un’approssimazione, il referendum si chiama proprio “IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE” e sulla scheda che troverete ai seggi ci sarà proprio scritto “ IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE: VOTA SÌ OPPURE VOTA NO, ALTRIMENTI LASCIA IN BIANCO BASTA CHE TU NON FACCIA DISEGNI DI PENI ” tutto in caps-lock e italic per mettere pressione e poco sotto proprio il disegno di un pene che viene messo lì un po’ per toglierti la voglia e un po’ per farti capire com’è fatto il disegno di un pene che tu non devi assolutamente disegnare.

A quel punto voi dovrete scrivere SÌ oppure NO e motivare la ragione della vostra scelta, due righe al massimo, in stampatello, dopodiché va messa la data, la firma, un’ impronta della superficie inferiore del glande per gli uomini, un tampone con tracce di dna per le donne, la richiesta formale di un utero in affitto per i transgender.
Procedura singolare, non trovate? E questa è la prima ragione per cui non andrò a votare.

La seconda ragione per cui non andrò a votare è che questi PROFESSORONI del referendum potevano scegliere un giorno qualunque della settimana e, guarda tu il caso, hanno scelto la domenica. Non so voi ma io la domenica ho cose più interessanti che fare la fila per tre o quattro ore fuori da una scuola elementare, esposto alle imponderabili variazioni meterologiche tipiche del mese di aprile – che, ricordiamolo, viene subito dopo marzo pazzerello, cosa che non lascia presagire niente di buono – pagare il solito dazio di 15 euro per ottenere una scheda stropicciata (che poi non hanno mai il resto e quindi ti partono subito 20 euro DICASI QUARANTAMILALIRE), essere condotto in un loculo murario, venire temporaneamente murato vivo, scrivere sto cazzo di tema, aspettare che tiri il cemento, aspettare l’operaio col cappellino di carta da giornale a barchetta che abbatte il muricciolo appena eretto adoperando un cucchiaio da dessert, essere tratto in salvo da un san bernardo e subito chiuso per errore in una bodybag – maledetti questi che si fanno influenzare dalle serie TV americane che noi andavamo benissimo coi lenzuoli com’è sempre stato – trasferito in una camera mortuaria, pianto per errore dai genitori di Giulio Regeni “eh ma guarda come l’hanno ridotto, sembra un’altra persona” RI-TRATTO IN SALVO DA UN SAN BERNARDO E RI-MESSO IN FILA DAVANTI ALLA SCUOLA, OH, MA CHE CAZZO È? UNO SCHERZO? MA POI VERAMENTE VI LAMENTATE DELL’ASTENSIONISMO?

Dicevo, ho di meglio da fare.
Per esempio mi è appena arrivato un dremel, sapete cos’è un dremel? È un piccolo elettroutensile rotativo utilissimo per graziosi lavori di bricolage, rifiniture, intaglio, incisioni, rettifiche e così via, una libidine che potete procurarvi qui. Vi servono ulteriori informazioni? Basta chiedere.

Vero è che non tutti sono appassionati di bricolage, in questo caso ho compiuto una piccola ricerca su mini-vacanze e voli aerei alla portata di tutti per occupare il week-end del 17 aprile piuttosto che votare questo inutile e noiosissimo IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE.

Prima di tutto il nostro amato paese, in aprile le temperature sono miti, un breve soggiorno nella capitale costa pochi euro e la colazione è inclusa! Esterofili? Ecco un economico volo più hotel a Londra. Volete fare un salto nella ridente riviera romagnola? Aprile è il mese perfetto, infatti arrivano i viados freschi freschi ancora in ghiaccio nei container dal Brasile e non sono sfiancati come al termine della stagione estiva: sfinteri belli elastici e anguste colonne di Morgagni oltre a legnose erezioni naturali, una pensioncina fronte mare viene via a due soldi.

Sul serio amici, chi cazzo ve lo fa fare? La vita è breve e le trivelle sono in mare – e noi viviamo sulla terraferma ma questo ovviamente non ve lo dicono – che se ne preoccupino i sommozzatori, che facciano votare i palombari, che minchia ce ne importa a noi? Avete un brevetto da sub? No. Andate al lavoro in pedalò? No. Siete per caso degli snorky? No. Ma di cosa stiamo parlando allora?

Suvvia, un po’ di buonsenso.

immagine stilizzata di un pene tipo quella che trovrete sulla scheda de IL REFERENDUM DELLE TRIVELLE per farvi capire cosa non dovete assolutamente disegnare
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