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Gran Bretagna

Brexit e le leggi fondamentali della stupidità umana

in società/storia by

In questi tempi di Brexit, sadomasochismi nazionalisti e velleitarismi autarchici, mi sembra doveroso rievocare le cinque leggi fondamentali della stupidità umana secondo lo storico padovano Carlo M. Cipolla:

Prima Legge Fondamentale: Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. Investitori in borsa, sondaggisti e scommettitori hanno puntato fino all’ultimo sulla sconfitta del fronte leave al referendum britannico, rimanendo così clamorosamente smentiti dai fatti.

Seconda Legge Fondamentale: La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa. A sostegno di questa tesi, ci si limiti a dare uno sguardo alle dichiarazioni del magnate di successo e candidato alla presidenza americana Donald Trump, in visita proprio in questi giorni in Scozia (paese a maggioranza europeista).

Terza (ed aurea) Legge Fondamentale: Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita. Gli effetti immediati e breve-medio termine dell’esito del referendum avranno ripercussioni sul piano socio-economico tanto sulla Gran Bretagna che sul resto d’Europa. A questo punto è lecito domandarsi chi sarà il primo a crollare: lo stupido o la sua vittima?

Quarta Legge Fondamentale: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore. Un buon punto per riflettere sugli isterismi antieuropeisti di casa nostra, spesso sostenuti e portati avanti da personaggi lombrosianamente inaccettabili.

Quinta Legge Fondamentale: La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista. Gli effetti di una minoranza numerica (in termini assoluti europei) incolta, mal informata e xenofoba su un intero continente la dice lunga sul potenziale nocivo dello stupido antropologico.

            Corollario: Lo stupido è più pericoloso del bandito. Infatti nessun bandito ha mai causato una                 recessione economica.

Insomma, non rimane che aggrapparci alla metodologia umoristica di un storico sopra le righe per far fronte ai tornanti imprevedibili della Storia. Il resto è in mano al caos primordiale della stupidità umana.

k

Soundtrack: Morire per delle idee“, F. De Andrè (G. Brassens)

Pensiero illegale

in mondo/società by

La libertà di opinione  vale solo per le opinioni giuste o anche per quelle sbagliate? No, perché, a difendere la libertà di opinione dei monaci buddisti in Tibet, dei dissidenti cubani incarcerati o delle donne afgane oppresse sono buoni tutti. Quando invece le opinioni sono un po’ più scomode, decisamente non condivisibili o poco socialmente armoniose, allora casca l’asino. La tendenza è molto in voga nel Regno Unito, dove ultimamente si leggono di notizie del tipo: ragazzo di 17 anni stato arrestato a Londra per aver usato toni minacciosi via Twitter con il tuffatore britannico Tom Daley ”oggi hai deluso tuo padre. Immagino che tu sappia di cosa sto parlando”. C’è dietro questi casi un fastidioso equivoco tra il concetto di reato e quello di peccato, per dirla all’italiana (nel Regno Unito sospetto che la nozione di peccato sia stata fatta fuori da Enrico VIII assieme alle teste di qualcuna delle sue ex mogli). L’equivoco consiste nel ritenere che qualsiasi opinione razzista, omofobica, antisemita, misogina o in generale intollerante verso chicchessia debba essere illegale. E non sto parlando di incitazioni alla violenza, alla discriminazione o a qualsiasi atto pratico contro chiunque né di diffamazione. Parlo di opinioni in base a cui l’universo mondo può giudicare l’autore e decidere di non averci nulla a che fare, non invitarlo a parlare nelle sue università, non votarlo se si candida, non dargli spazio sui suoi giornali, non averlo come amico su Facebook o come follower su Twitter, non condividere con lui la tavola, non assumerlo come insegnante, ecc, ecc, ecc. Ma va oltre la mia comprensione come una società matura e democratica possa mostrare una debolezza tale da dover mandare davanti a un giudice qualcuno per le sue idee, per quanto sbagliate siano. Il fatto di averle espresse dovrebbe essere una punizione più che sufficiente.

Luca Mazzone

Anna Missiaia

 

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