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Charlie Hebdo e gli istantanei paladini della libertà di parola

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Cari i miei razzisti del “padroni a casa nostra”, che finalmente avete un motivo per riempire di insulti i musulmani senza che nessuno vi dica nulla perché – forza ragazzi, “siamo tutti Charlie Hebdo!” – vi fate scudo della libertà d’opinione.

Cari i miei bigotti promotori dell’Editto Bulgaro, paladini della libertà di opinione mentre mettevate giù la cornetta dopo una bella telefonata ai vertici AGCOM e che ora vi stracciate le vesti per mostrare sotto la scritta “Siamo tutti Charlie Hebdo”.

Cari i miei giornali e giornalisti, che già ora lanciate appelli “Siamo tutti Charlie Hebdo”, mentre sui vostri schermi e sulle vostre pagine scorrono le vignette di Charlie Hebdo unicamente rivolte all’Islam (qualcuno su RaiNews24 ha detto, mandandomi ai pazzi: “Charlie Hebdo non mancava di fare satira pesante anche sulla religione cristiana, per esempio su Papa Ratzinger” “Si, ma si percepiva sempre la tenerezza nelle vignette.”), quelle stesse immagini che vi cagavate addosso a pubblicare quando fu Calderoli a mostrarle e anzi condannavate chi, tra i media, le ripubblicava.

Ecco, carissimi, se volete un po’ di tenerezza pubblicate sui vostri profili, siti, giornali, televisioni questa vignetta di Charlie Hebdo.

Perché difendere la libertà d’opinione vuol dire accettare i messaggi di cui siamo antagonisti, non dare libero sfogo alla vostra bestialità solitamente frenata dal vostro essere quotidianamente benpensanti.

 

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Essere Schettino

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Stringi stringi, cos’è che viene rimproverato a Francesco Schettino? Il naufragio della Concordia in sé e per sè? Non esattamente. Gli viene rimproverato, se non ho capito male, il fatto di aver affrontato l’evento senza prestarvi l’attenzione e la diligenza che, dato il suo ruolo, sarebbe stato lecito aspettarsi da lui.
In una parola, gli viene rimproverata la colpa che risponde al nome di irresponsabilità.
Ebbene, succede che lo scorso 5 luglio l’ex comandante Schettino venga invitato alla Sapienza nell’ambito di un seminario di criminologia intitolato “Dalla scena del crimine al profiling”; in particolare, alle ore 11:00 di quel giorno l’Ingegner Ivan Paduano (non Schettino) tiene un intervento intitolato “Ricostruzione dell’evento critico della Costa Concordia con l’aiuto della grafica in 3D”, e a tale intervento, allo scopo di fornire la propria versione dei fatti, viene invitato Francesco Schettino: il quale si presenta con i suoi legali e commenta la ricostruzione -riferiscono i presenti- per una cosa come circa cinque minuti.
Ciononostante quasi tutti i giornali, tra l’altro con un mese di ritardo, in singolare concomitanza con la fine delle operazioni di recupero del relitto e quindi con un’opinione pubblica particolarmente “sensibile” all’argomento, pubblicano la notizia che l’ex comandante sia stato ricevuto alla Sapienza con tutti gli onori per tenere una “lectio magistralis” di circa due ore sulla “gestione del panico”: sollevando, come accade inevitabilmente in questi casi, una gigantesca ondata di indignazione generale.
Viene presto chiarito che le cose non sono andate così. Che non c’è stata nessuna lezione, che si è trattato di un semplice intervento a margine, che gli “onori” dei quali Schettino sarebbe stato insignito non sono mai esistiti: tant’è che per parlare pochi minuti si è perfino portato dietro i suoi avvocati; ma nel frattempo, come da copione, il messaggio è passato.
A questo punto la domanda è la seguente: secondo voi questo modo di raccontare le cose da parte di quelli che sarebbero preposti a farlo denota responsabilità?
Badate: lo chiedo a prescindere da Schettino, dal fatto che vi stia simpatico o no, dalle sue colpe (che tra parentesi debbono essere ancora accertate definitivamente per via giudiziaria), dai morti nel naufragio della Concordia, dal rispetto si deve a quei morti e alle loro famiglie; perché tutte queste cose sono senz’altro importantissime, ma non giustificano certo il fatto che su Schettino possa essere raccontata qualunque cosa, a prescindere dal fatto che sia successa o no.
Ecco, per come la vedo io si tratta di un comportamento semplicemente irresponsabile.
E conta poco, scusatemi, il fatto che se si è irresponsabili quando si fa il comandante di una nave muoiono le persone, mentre se lo si è quando si danno le notizie no. La sostanza, per come la vedo io, non cambia.
Insomma, a me pare che per scagliarsi contro Schettino, ammesso che lo si voglia fare e che sia necessario farlo, sarebbe necessario perlomeno essere diversi da lui.
Poi fate un po’ voi.

In difesa del "benaltrismo"

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Periodicamente veniamo trascinati in guerra contro il benaltrismo.

Una volta a suonare la carica sono i progressisti delle grandi opere, un”altra volta i propugnatori delle forze armate in strada, una volta il PD, un”altra l”opinionista-di-buon-senso-che-parla-a-nome-della-società civile. Di fatto la litania è sempre la stessa: “iniziamo da questo, per il resto si vedrà…”

Peccato però che questo quasi sempre sia la priorità che interessa loro, e non ad una società lucida, giusta e solidale. Si fa una processione per la Bindi offesa da Grillo: tre articoli al minuto. I cani uccisi in Ucraina (sarà vero o no?): trend su Twitter. Ti permetti di osservare – tu sparuta minoranza – che effettivamente le questioni importanti sono ben altre, e che l”atteggiamento prioritarista – come lo vogliamo chiamare? – spesso è l”esatto capovolgimento di ciò che auspicava Calvino – si da spazio all”inferno tra ciò che inferno non è, e lo si fa crescere. Ed ecco l”accusa pronta: benaltrista. O troll, se chi ti scredita non è pratico di scienze politiche.

Insomma: lasciate fare ai manovratori, dicono i pragmatici. Stabiliscono loro quali sono le priorità.

Peccato che, a ben vedere, persino su Wikipedia venga smascherata questa trappola infamante – questa “macchina del fango”, come direbbe uno dei tanti bot-opinionisti di Repubblica.

A leggere l”enciclopedia virtuale, il benaltrismo si può infatti manifestare sotto molteplici forme:

  • “un abuso del principio di precauzione quando di fronte a dati di innocuità si invocano altre analisi e controlli fino ad allora non richiesti né ritenuti necessari;”
Chi stabilisce quando il principio di precauzione è abusato, in un sistema mediatico così manipolato e manipolabile?
  • “in qualsiasi discussione politica relativa a temi solitamente non all”ordine del giorno (esempio: diritti degli animali) qualsiasi intervento, anche rivolto alle persone chiamate a occuparsene, viene squalificato dal richiamo ai veri problemi della gente;”
E cosa resta da fare, al cittadino messo in disparte dalle social media stars – quei giornalisti o opinionmaker che da soli cantano e suonano per il 70% del dibattito virtuale -, se non rompere le uova nel paniere a questi tromboni autoreferenziali?
  • “riguardo alcuni tipi di volontariato non tradizionali (esempio: <a title="Alfabetizzazione informatica" href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Alfabetizzazione_informatica”>alfabetizzazione informatica nel terzo mondo) o invisi all”interlocutore (esempi: pianificazione familiareunioni civili,cambiamento climatico) si afferma che i problemi sono ben altri (carestiaglobalizzazioneguerra…) e pertanto l”intervento è inutile se non dannoso, distraendo dai veri problemi.”
Anche qui, in un sistema socio-culturale dove si tende a vedere la pagliuzza nell”occhio dell”avversario e non la trave nel proprio – ad esempio i richiami caritatevoli della chiesa o per una maggiore democrazia in Cina da partiti occidentali de facto ostaggio di lobby finanziarie – e dove le risorse sono sempre più malamente utilizzate e sempre più scarse, avrà forse un certo valore un ripensamento radicale di politiche di sviluppo, educazione, pianificazione sociale? Siamo ancora in tempo per parlarne?

Continua poi chi ha redatto la definizione su Wikipedia: “Un altro significato del termine “benaltrismo”, molto usato, riguarda divergenze in ordine ai rapporti di causa ed effetto in relazione a fattori indicati all”origine di un problema, in quanto l”espressione “ben altro”, in tale ulteriore accezione, non significa “di più”, o “di meglio”, ma “qualcosa di diverso”.”

Per fare un esempio concreto:

“Se un soggetto conservatore propone l”uso della forza pubblica” il benaltrista socialitario “dirà che ci vuole ben altro, vale a dire che bisogna prima risolvere il disagio sociale il che farà diminuire la criminalità di cui è causa e permetterà lo svilupo”. Viceversa se il soggetto societario propone la risoluzione del disagio sociale, il benaltrista conservatore dirà che ci vuole “la repressione poliziesca perché è la criminalità a provocare sottosviluppo impedendo investimenti e occupazione.”

E dunque persino in questa accezione, cosa c”è di male nel benaltrismo? Messo in questi termini, esso è una garanzia di dibattito, di confronto anche ostico. Di concertazione in un mare di menzogne.

Forse dovremmo rispolverare la teoria sull”agenda setting e non ne abbiamo voglia. Troppo comodo con l”avvento di Internet e dei social network dire che il pubblico – o meglio, il singolo – si è affrancato dall”imposizione delle priorità da parte dei grandi agglomerati mediatici. Troppo facile sostenere che i gruppi di pressione non hanno più l”influenza di una volta dato che possiamo cliccare laddove ci pare.

Purtroppo la realtà dimostra che questo tecno-pluralismo è solo utopico. L”oggi racconta di gatekeepers ancora potentissimi, che distribuiscono indignazione e distorcono l”informazione laddove meglio gli conviene, partendo dalla carta stampata, passando per la tv e finendo con il virtuale. Non è un caso che Facebook e Twitter siano ancora succubi di ciò che succede sul piccolo schermo, e non – ancora – il contrario.

La verità è che cinque anni fa sarebbero stati definiti “benaltristi” i NOTAV; dieci anni fa gli oppositori alla reazione immediata degli USA contro Bin Laden; vent”anni fa i critici della moneta unica. La società esiste, nonostante la Thatcher, ma non esiste la-società-civile-di-buon-senso: un carabiniere inventato per ammanettare i nostri sentimenti alla paura, e minacciare la nostra ragione con innocui spaventapasseri. Eterno fascismo, eterno calpestatore di minoranze ribelli.

Il benaltrismo è un freno d”emergenza, in un autobus guidato dal rimbambimento collettivo. E” il prendere tempo rispetto a bivi mortali. E” il non accettare il “con me o contro di me”. E” il rifiuto di fasulle chiamate alle armi.

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