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Tutta la figa del presidente

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Sulla soglia degli ottanta, succede che il cuore inizi a fare strani scherzi. Succede che, affaticato da una vita in cui ha svolto il proprio lavoro senza risparmiarsi – ed è proprio questo il caso – cominci a perdere colpi. Succede che qualcuno debba intervenire per effettuare un ricambio, mettere una toppa al pit-stop per garantire all’organo un po’ di autonomia in più. Succede che, per fortuna, nonostante la gravità e l’età avanzata l’operazione riesce a meraviglia e, nel giro di qualche ora, riapri gli occhi. Fin qui nessuna mano dal cielo: tanta professionalità, una discreta forza d’animo e un po’ di sano culo. Il miracolo arriva quando, tra le prime parole dopo il risveglio, non ci sono né gemiti, né lamenti, né domande: ci sono battute e apprezzamenti all’infermiera. Trenta secondi dopo aver ripreso coscienza, stando alle ricostruzioni. È quel momento in cui a parlare è il subconscio.

Berlusconi è un uomo che ha sacrificato tutto se stesso per la figa. Inutile girarci intorno: la patata, la topa, la patonza, la sgnacchera, senza sembrare il Benigni degli anni ’80, quella cosa là. Lui, certo, è stato un imprenditore fenomenale, un uomo politico di straordinario successo, un marito e un padre più volte, ma quello e soltanto quello è l’altare su cui ha immolato tutto se stesso. Ha messo a rischio ogni cosa: soldi, potere, reputazione, dignità e finanche la libertà, “solo” per un po’ di pelo. E non fraintendete, questa è una constatazione carica di ammirazione genuina, di incantato fascino – lo stesso fascino, forse, che lui prova per la gnocca: qualcosa di disilluso e assoluto, un puro distillato di vita. È l’ancoraggio all’umanità debole dell’uomo forte. Qualcosa di vero e bellissimo.

Come tutte le passioni autentiche, anche quella di Berlusconi non può prescindere dalla generosità nella condivisione: “la patonza deve girare” rimane un imperativo categorico, un vessillo programmatico che suona come un inno al godimento universale. In una scena pubblica che è un susseguirsi di vessazioni auto inflitte e di mesti piagnistei, la verace passionalità berlusconiana è ancora, ed è questo l’incredibile, una boccata d’aria fresca. Pensate che, perfino nel momento in cui la morte non è mai stata così vicina, il primo pensiero è stata alla ridanciana bellezza di una battutaccia disimpegnata.

Dopotutto, lo spirito cameratesco – che quanti amano la propria voce sopra ogni altra cosa definiscono “volgare” – con cui Berlusconi si è dedicato al pelo è qualcosa che ha permeato, nel bene e nel male tutta la sua vita: le barzellette, le uscite pubbliche (memorabile il “ma lei viene? E quante volte?), le notti private, le feste del bunga bunga, le Nicole Minetti, e le Michelle Obama, le prime mogli e poi le seconde, le mantenute, le ricattanti, le nipoti di Mubarak, le infermiere, le mille comparse di una vita che suona come un’eterna festa in bikini. Ma piena di risultati. Non è una cosa per tutti, certo, campare così: e chi non se la sente farebbe bene a vivere come pare a lui, provando a sfuggire al fascino perverso, quello sì, dei giudizi.

Insomma, Berlusconi è il profeta della verità banale che le donne sono qualcosa di meraviglioso e pericolosissimo. Lasciate stare la mercificazione, la reificazione, il rispetto chiesto e dovuto: è solo un gioco di leggerezza – rispetto a una vita che certo leggera non è stata. Rimane la coerenza magnifica della dedizione spassionata, qualche olgettina più ricca, qualche ospite più felice, ma certamente rimaniamo noi più divertiti e appassionati, forse più morbosamente di lui, da tutto questo.

 

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Le canzoni di Sanremo 2016 spiegate meme

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Le abbiamo ascoltate tutte. Recensirle sarebbe banale, e poi già c’è venuta l’orchite a sentirle, figuriamoci a leggerne. E allora perché hanno inventato l’internet? Per i porno e per leggere di meno, naturalmente. Eccovi serviti.

Lorenzo Fragola – Infinite volte
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Noemi – La borsa di una donna
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Dear Jack – Mezzo respiro
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Giovanni Caccamo e Deborah Iurato – Via da qui
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Gli Stadio – Un giorno mi dirai
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Arisa – Guardando il cielo
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Enrico Ruggeri – Il primo amore non si scorda mai
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Bluvertigo – Semplicemente
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Rocco Hunt – Wake Up
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Irene Fornaciari – Blu

Dolcenera – Ora o mai più” (le cose cambiano)
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Clementino – Quando sono lontano
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Patty Pravo – Cieli immensi
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Valerio Scanu – Finalmente piove
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Francesca Michielin – Nessun grado di separazione
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Alessio Bernabei – Noi siamo infinito
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Elio e le Storie Tese – Vincere l’odio
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Neffa – Sogni e nostalgia
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Annalisa – Il diluvio universale
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Zero Assoluto – Di me e di te
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1992 (spiegato male)

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È finito anche 1992. È stato un fenomeno di massa, tipo Gomorra ma meno di Gomorra, perché era più brutto di Gomorra e perché nessuno era tamarro e napoletano e manco uno è stato sparato. Fatto sta che va molto di moda parlarne: siete fuori dal mondo e senza battuta pronta se non sapete di cosa si tratta, chi è Leonardo Notte, come si fa a risolvere una disputa genitore-docente e che cosa c’è tra gli incisivi di Tea Falco. Sono qui per darvi una piccola mano, con un agile compendio dei personaggi principali: se non sapete come ringraziarmi, vi lascio nei commenti il mio IBAN.

Leonardo Notte: è Stefano Accorsi, cioè –se non lo avete ancora capito– quello che ha avuto l’idea della serie, e non a caso si è ritagliato il personaggio mezzo figo addosso. Ciò che dovete sapere è che tromberà sempre e comunque più di voi e che riuscirà a farla franca in ogni contesto con un sorriso da testa di cazzo stampato sotto una capigliatura degna di un omino del calcio balilla. Si chiava Miriam Leone, oltre a praticamente ogni altro essere di sesso femminile che gli capiti a tiro, comprese tardone e minorenni. In più fuma, beve, è ricco sfondato e ha capito che Berlusconi è la chiave della svolta politica dei 20 anni successivi. A breve un film su di lui interpretato da Robert Downey Jr.

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Renato Pozzetto reagisce al personaggio di Leonardo Notte.

Pietro Bosco: questo fa il leghista. Quindi, inevitabilmente, è da contratto buzzurro, ignorante, grosso, rasato, aggressivo, analfabeta. Forse il personaggio meglio tratteggiato della serie, ci fa capire quanto dovremmo rimpiangere i giganti della Prima Repubblica rispetto al deserto intellettuale e politico della seconda. Si chiava (indovinate un po’?) Miriam Leone.

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Pietro Bosco, che nella vita reale è un incrocio tra Il Freddo e D’Artagnan.

Veronica Castello: Miriam Leone con un grosso problema col sesso, ovvero il vero ottimo motivo per guardare la serie. È assolutamente fantascientifico che rimanga incinta alla nona puntata (NONA PUNTATA), dopo averci illustrato come, anche trombando CHIUNQUE TI CAPITI A TIRO, nel 1992 non si riusciva ad andare a Domenica In. Roba tosta questo mondo dello spettacolo, mica come pensate voi altri.

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All’incirca tutto quello che c’è da sapere su Veronica Castello.

Luca Pastore: questo c’ha l’AIDS per colpa dei cattivi, quindi passa la serie a cercare di sbattere in galera i cattivi, fottendosene di qualsiasi altra cosa gli succeda d’intorno. Fine.
Ah, incredibilmente non si chiava Miriam Leone. Rimedia però con Tea Falco.

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Luca Pastore realizza di essere l’unico stronzo a non aver approfittato di Veronica Castello.

Beatrice “Bibi” Mainaghi: la principessa INDISCUSSA della serie. Non si capisce un cazzo di niente quando parla, e oltretutto è difficilissimo parlare come lei: una specie di fenomeno da baraccone. L’internet è impazzito rispolverando alcuni suoi video in cui recita su Youtube che avremo la cura di non mostrarvi. Inaspettatamente non si chiava Miriam Leone, ma viene ovviamente chiavata da Notte. E da Pastore. Viene anche inclusa in una mezza citazione da Pulp Fiction che francamente boh.

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Walter White non ha chiara la domanda di Tea Falco.

Rocco Venturi: è uno pettinato male.

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I capelli del cazzo di Rocco Venturi.

 

Nota di realtà:
1) Piercamillo Davigo: il magistrato è in realtà del pavese, però è interpretato da Natalino Balasso, quindi parla rovigotto. Il risultato è quello di un pensionato veneto. Boh.
2) Silvio Berlusconi: qui si sorpassa il ridicolo. È tipo peggio della peggior caricatura che un vostro amico ubriaco al bar potrebbe fare di Berlusconi. Roba che il Bagaglino in confronto è un gruppo di cloni di Gassman. Se l’avessero fatto fare a Pippo Franco almeno ci sarebbe stato un momento amarcord.

Comunque, insomma, di tutta la serie l’unico che non chiava manco per sbaglio è Di Pietro.

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