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Fascismi rossi

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Due aggressioni in due giorni, quelle subite da Angelo Panebianco durante le sue lezioni, in quello che dovrebbe essere il tempio del confronto e dell’apertura al dibattito, alla diversità senza preclusioni, baluardo ultimo contro ogni forma di censura e imbavagliamento, che fanno pensare. C’è un substrato strisciante in molte università pubbliche italiane, di piccoli gruppi ben organizzati e attivissimi che vivono in un perpetuo sessantotto in cui trovano legittimazione e complemento. Non sono interessati alla realtà, all’attualità o al vivere sociale, checché ne dicano, ma operano in un universo parallelo – in bianco e nero – nel quale o si è con loro o si è contro di loro. Non c’entrano niente coi partiti, di solito. Nascono e vivono auto-organizzati. Non se ne legge molto, nonostante provino a far sempre un gran rumore, perché la loro protesta ha dei tratti farseschi, ma terribili; terribili nei modi e nella violenza, in una rabbia generalizzata e totalmente ripiegata su se stessa, atavica nel suo essere completamente slegata dalla realtà. La retorica utilizzata è quella della lotta, del blocco, dello scontro e mai del confronto, della riappropriazione e dell’espropriazione – in un paradigma completamente ortogonale a ogni vivere civile.

Sono minoranze squadriste, queste, che sopravvivono nonostante non siano più legittimate da niente che non siano i loro stessi circoli, e che si pongono come alternative ai “fascisti”, con cui spesso e volentieri si incontrano e scontrano, come i cani che se la prendono con la propria immagine riflessa allo specchio. Su tutto questo variopinto tessuto si tace, fino a che non accadono episodi da squadracce come questo. E non è nemmeno la prima volta che succede. Diceva Flaiano che in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti. Aveva ragione. Non è finito il fascismo, specie a sinistra nelle università.

All’ONU si vieta il Nazismo, l’UE si astiene e gli USA votano contro

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Boom! Beccatevi ‘sto titolo-denuncia!

No dai, ho soltanto sintetizzato all’estremo un fatto, e cioè che lo scorso giovedì 19 Novembre presso il Third Commettee delle Nazioni Unite è stata votata la proposta intitolata “Combattere la glorificazione del Nazismo, neo-Nazismo e altre ideologie che contribuiscono ad alimentare forme contemporanee di razzisimo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza”. La proposta è stata approvata con il voto favorevole di 126 Paesi su 183; si sono astenuti i paesi membri dell’Unione Europea, mentre hanno votato contro gli USA, il Canada, l’Ucraina e Palau.

Perché questi voti?

E’ difficile immaginare una proposta ONU ed in particolar modo quella del Third Committee, che si occupa di diritti umani, che non sia condivisibile nella sua essenza. Ed è così infatti anche per quella di giovedì, dove sostanzialmente si chiede a tutti gli Stati Membri di impedire il proliferare di organizzazioni neonaziste e neofasciste, promuovere elementi educativi e culturali volti al ricordo dell’Olocausto, condannare chi lo nega e tante altre belle cose che il buon senso ci fa accettare volentieri.
E allora perché mai l’Italia si è astenuta? Addirittura perché gli USA hanno votato contro? Forse i Paesi “atlantici” sono stati soggiogati dalle forze fasciste e non ce ne siamo accorti? Improbabile, per quanto qualcuno (vediamo poi chi) voglia convincerci che è proprio così che stanno le cose. Sicuramente avrete già adocchiato il primo indizio per tentare di arrivare ad una visione più completa, ovvero la presenza dell’Ucraina tra i voti contrari.

Facciamola molto semplice: in Ucraina c’è stata – anzi, è in corso – una guerra civile tra il governo centrale e i separatisti. Il primo è stato appoggiato dalle forze occidentali e – in maniera forte? minore? non importa ai fini del post – da gruppi neonazisti; i secondi dalla Russia, di fatto l’unica nazione ad avere una partecipazione diretta ed esplicita nel conflitto.

Torniamo alla proposta anti-nazista e guardiamo gli stati promotori. Innanzitutto, la Russia. Poi, una sfilza di Stati nella sua orbita (Kazakhstan, Turkmenistan…). Infine, Paesi dell’Africa Centrale (Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Rwanda…), del medio oriente (Pakistan, Siria), di quello estremo (Myanmar, Vietnam…) e del Sudamerica (Brasile, Cuba…). Guardiamola con occhio ottimista: è con grande piacere sapere che nel mondo ci siano tanti Paesi che, pur non avendo mai interagito con il Nazismo, sono molto preoccupati per un suo possibile ritorno. Infatti, tolta la Russia, praticamente nessuno degli altri firmatari si può dire storicamente coinvolto nella lotta al nazifascismo e alla shoah. Anzi, è con piacevole sopresa che osserviamo come Stati che con gli ebrei sono stati poco teneri (Siria e Pakistan) si prodighino nel “condannare senza riserve qualsiasi negazione dell’olocausto” (punto 10 della proposta). Pensate: perfino il Nord Corea, non proprio modello dei diritti umani, è firmatario di tale proposta!

Oppure la guardiamo con occhio disincantato e ci domandiamo: “Ma alla Nigeria e al Nord Corea veramente fotte qualcosa del nazifascismo e dell’olocausto degli ebrei?”. E poi, la questione è così pressante da essere stato necessario votare (e approvare) questa proposta a Novembre 2015, quando esattamente un anno fa è stata votata (e approvata) un’identica risoluzione proposta dagli stessi Paesi di cui sopra? Inoltre: ha senso che i Paesi proponenti chiedano “l’universale ratifica della Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale ” ed incoraggino i Paesi che non l’hanno ancora fatto ad approvarne l’articolo 14, nonostante molti dei firmatari siano gli stessi a non averlo fatto?

A mio parere: no.

Passiamo dal lato dei proponenti a quello degli astenuti o contrari. Perché l’Unione Europea si è astenuta? In una lettera pubblicata dai Ministeri degli Esteri europei (io l’ho trovata in quello croato  e lituano) si dice che gli astenuti sono ovviamente contrari al nazismo, avendolo chi più chi meno provato sulla propria pelle. Tuttavia, si dicono perplessi, su questioni prettamente giuridiche e/o “di competenza” che toccano il tema (il ruolo di un commissario specifico mondiale contro il nazismo), su questioni storiche (perché il nazismo sì e lo stalinismo no?) ma, soprattutto, si dicono perplessi dal contesto politico attuale: “Siamo fortemente preoccupati dai tentativi fatti dal principale proponente (la Russia, ndr) volti a distorcere l’importante obbiettivo di combattere il neonazismo nel contesto dell’attuale crisi in Ucraina [considerando che] nel 2014 tale proponente ha violato leggi internazionali e i principi fondamentali dell’ONU, circa l’annessione di parte di uno Stato sovrano proprio sotto il pretesto di combattere il neonazismo”. Detta con la sintesi delle parole del rappresentante italiano, a preoccuparci è la sincerità della proposta, ovvero che sia l’ennesimo tentativo russo di gettare ombre su americani e ucraini; i quali, infatti, hanno votato contro per la gioia della propaganda russa (e qui non linko i siti filogovernativi russi perché sì, mi stanno sulle palle).

Insomma, come si diceva, possiamo vederla in due modi. O usciamo in Piazza a festeggiare in lacrime il fatto che i Paesi del Medioriente si sono impegnati tutti contro la negazione dell’olocausto e che i partiti che oggi inneggiano a Putin (dalla Lega al Front National) rinunceranno finalmente alla loro componente diretta o indiretta nazifascista (Casa Pound); oppure alziamo un sopracciglio nella speranza che tali prese in giro prima o poi finiscano.

 

Qualcosa di sinistro

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Disclaimer: il blog “Qualcosa di Sinistra”, che in un raro momento di lucidità Leonardo Blogspot ha preso per il culo per il buffo feticismo Pertin-Berlingueriano, è un avversario di Libernazione come candidato a miglior blog di opinione ai Macchianera Awards.

Disclaimer-II: anche Leonardo Blogspot è un altro candidato alla tenzone.

Insomma, com’è come non è, ricevo un indizio circa il modo in cui i nostri amici intendono la convivenza civile e democratica da un post molto, molto evocativo. Vi offro la visione dello screenshot per evitare che il post venga rimosso senza le dovute scuse, ma fino ad ora è qui:

qds

Appartengo a quella schiera di illusi che pensano che non vi sia merito nè gioia nel maramaldeggiare il nemico sconfitto, ma sopratutto che non vi sia spazio in una democrazia liberale – stabilita o in costruzione – per esecuzioni sommarie, vendette fuori dalla legge e omicidi politici. L’Italia ha una macchia, cioè quella di non aver processato ed eventualmente esiliato Mussolini e la sua cerchia. Utilizzare un errore come simbolo, o considerarlo un mito, provoca in me un sentimento che i tedeschi chiamano fremdschämen, cioè la vergogna per il gesto di qualcun altro. In questo caso, il senso di vergogna è rafforzato dal fatto che queste persone concorrono per qualcosa cui concorro anch’io, e sono quindi in qualche modo a me associate.

Se mi leggono, raccolgano il mio invito a rimuovere e scusarsi. Farebbero una figura migliore, e mostrerebbero tanta “superioritá morale” da non poter essere contenuta in cento figurine di Gramsci, Pertini, e Berlinguer.

 

Tripadvisor a Predappio

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Il seguente dialogo proviene dalla chat degli autori di Libernazione. Ritengo sia uno scambio degno di essere mostrato al pubblico. Per rendere anonimi gli autori, e per divertissement, fingeremo che il dialogo sia tratto dal libretto di un opera teatrale, o di un film stile Carnage.

TRIPADVISOR A PREDAPPIO

Pièce in atto unico

Personaggi ed interpreti:

Marcello: V. Mastandrea

Giorgio: E. Germano

Sante: R. Scamarcio

Veronica: V. Golino

 

 

Salotto. Marcello sta guardando il computer alla scrivania. Giorgio, seduto, mangia le patatine. In cucina, attraverso uno spazio nella parete che divide le due stanze, Sante ascolta i due mentre prepara la carbonara con la pancetta.

Marcello: Senti qua Giorgio. Va’ che commenti hanno lasciato su Predappio quelli di Tripadvisor…”Che dire..chi sa, sa! Null’altro da aggiungere e commentare. Un posto che frequento da 30 anni e che ogni volta mi suscita emoazioni e risvolti nazionalistici importanti.” E ancora: “Non ci sono parole per esprimere un aggettivo ne lvisitare la tomba di uno dei più (se non addirittura il più) Grandi Uomini che hanno fatto la storia dell’Italia.”

Giorgio si avvicina con il sacchetto di patatine in mano.

Marcello: L’ultima e poi smetto: “Da premettere che sono un apolitico per eccellenza, ma non potevo fare a meno di visitare il cimitero che ospita la tomba di colui il quale ha bonificato la nostra Patria”

Sante (dalla cucina): Severo ma giusto

Giorgio: “Da premettere che sono un apolitico”

Sante (sempre dalla cucina): Alla fine l’Italia l’ha plasmata lui.

Marcello (alza la voce per farsi sentire da Sante): Dici che non era così già da prima?

Sante (mette la faccia fuori dalla finestrella): Gli ordini professionali, il liceo classico, l’IRI.

Marcello: Comunque in quelle recensioni, la parola più ricorrente è “indipendentemente”

Giorgio (rivolto a Sante): Ma anche dal punto di vista geografico, prima la Sicilia non era attaccata alla Calabria?

Sante (non dando retta a Giorgio): Perché sono terroni! E i terroni abusano degli avverbi.

Marcello: Molto frequente anche “a prescindere”

Giorgio: Fra l’altro anche gli avverbi, sempre se non ricordo male, li ha inventati Mussolini

Sante: Certo, li hanno fabbricati a Latina.

Marcello: “E’ sempre un onore venir a dare un saluto a colui che (anche sbagliando) a fatto crescere l’Italia con leggi che sono ancora in vigore al giorno d’oggi. I politici dovrebbero imparare tutti!” Scusate, mi è scappato.

Giorgio: “Anche sbagliando”. Vedi che è in buona fede.

Sante (entra in sala con in mano la pentola con dentro la carbonara. Indossa un grembiule comprato a Bolzano): Essì, dai. Quanti ebrei sono scappati… (appoggia la pentola sul tavolo da pranzo) Invece poteva identificarli prima.

Marcello (si alza e va a tavola): Eh, col senno di poi è facile

Sante (distribuisce la pasta): Anche sta persecuzione dei comunisti. Basta blandirlo un po’ e scopre di avere idee simili.

Giorgio (rimasto al PC): Per me vince lui: “La visita alla cripta della Famiglia Mussolini merita almeno una volta nella propria vita di essere visitata”.

Sante: Sintetico

Giorgio: Per fortuna che c’è Vince P: “The town is full of shops selling offensive fascist memorabilia and only to be visited if this floats your boat.” Riesco a sentire l’accento british da qui.

Sante (soppesando le parole): “Floats your boat”

Giorgio: Dice che è morto Elio Fiorucci comunque.

Veronica (da sotto il tavolo): Chi?

 

 

 

 

 

Zingaro voglio vivere come te

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Da un po’ di tempo su questo blog il buon Alessandro Capriccioli si applica costantemente, direi con cadenza bisettimanale, a fustigare il popolino ignorante che malgiudica gli zingari, o per meglio dire i Rom, per mezzo di pregiudizi razzisti, affermazioni contradditorie e opinioni infondate. Nell’ultimo pezzo, addirittura, si evoca una sorta di stupidità inconscia e collettiva che emergerebbe in un buon numero di individui ogni qualvolta si tiri in ballo la questione della criminalità rom.

Quel che non capiamo, ci avverte Capriccioli, è una realtà invece molto semplice, davanti agli occhi di tutti – quasi banale. I Rom delinquono perché vivono segregati nei campi, in uno stato di “marginalità sociale”.

In tutta onestà, ho la forte impressione che la stupidaggine accusata da Capriccioli ricada ugualmente su coloro che considerano il problema dei Rom come una semplice questione di diritti, una negazione da parte delle autorità costituite – e, più in generale, dalla comunità non-rom – del riconoscimento di uno statuto paritario nei confronti di questo popolo. Insomma, affermare che i Rom commettono crimini perché poveri, marginalizzati e indifesi è altrettanto stupido, banale e pretenzioso quanto affermare che i Rom rubano per via di una qualche imprecisata tara razziale e/o culturale.

Ma di che Rom stiamo parlando? Dei Rom come grande categoria che comprende tutte le genti di lingua romaní? O dei Rom arrivati in Italia negli ultimi vent’anni a seguito della dissoluzione dell’URSS e delle guerra nei Balcani, escludendo così i Sinti, gli zingari stanziati in Italia sin dal XV secolo? Boh. Così come non si capisce bene quali sono i campi messi in discussione, quelli della tanto citata marginalità. Quelli di Roma? Di Bologna? Di Milano? Chissà.

A me sembra che parliamo di una miriade di realtà differenti, a fronte delle quali le diverse autorità locali e le diverse municipalità si rapportano in maniera differente. Il Rom-vittima come status assoluto e trasversale è una categoria assolutamente inesistente quanto i criminali-nati di lombrosiana memoria.

Questa retorica dell’omogeneità non fa altro che alimentare una confusione a beneficio di quelle forze politiche che nelle banalizzazioni ci sguazzano. Il qualunquismo terzomondista di Capriccioli è altrettanto dannoso quanto il razzismo di stampo nazi-fascista di Salvini. Come soluzione all’ignoranza, in maniera quasi omeopatica, si propone altra ignoranza – veleno per veleno.

D’altronde, potrei sbagliarmi. Forse la verità è a portata di mano, proprio davanti al nostro naso – e io sono troppo stupido per afferrarla.

 

Dimissioni dall’umanità

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Possibili definizioni della parola “umanità”:

Sentimento di solidarietà umana, di comprensione e di indulgenza verso gli altri uomini“, “Sentimento di fratellanza e solidarietà fra le persone; capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri“; ma questa, nella sua forma dubitativa, è la mia preferita: “Complesso di doti e sentimenti solitamente positivi che si ritengono propri dell’uomo e lo distinguono dalle bestie“.

Farsa – Sono giorni che, facendo semplici ricerche su Google o sui social network, ottengo dei risultati in grado di farmi passare ogni briciolo di speranza nel genere umano. Cominciamo? Rispondendo ad alcuni partigiani, desiderosi di rimuovere l’obelisco mussoliniano del Foro Italico, Laura Boldrini ha proposto di limitarsi ad un ritocco al monumento, ovvero alla rimozione della scritta “Dux”. Risultati della ricerca Google “Obelisco Dux Boldrini”: l’orrore. La prima occurrency richiama una dichiarazione di Matteo Orfini, secondo cui la scritta deve restare dov’è. Il suo ragionamento è, su per giù, il seguente: la storia non si può cancellare (anche quando è profondamente imbarazzante e lorda di sangue?), e che in ogni caso ormai i valori antifascisti sono iscritti con marchio a fuoco nell’anima di tutti gli Italiani, in quanto presenti nella Costituzione. Ah, per chi non l’avesse capito – in effetti non è immediato – Orfini è deputato e presidente del Partito Democratico. Il link de “Il Tempo” recita sobriamente “la talebana Boldrini: via ‘Dux'”. Ovvero, discutere della rimozione di una scritta infame che celebra un orrendo tiranno equivale a comportarsi come un estremista islamico pronto a distruggere a cannonate i Buddha di Bamiyan. Chiude la parata Lettera 43: “Boldrini iconoclasta“: qui il pensiero della presidente della Camera viene equiparato alla dottrina che, nell’VIII e IX secolo, riteneva inaccettabile (in quanto sacrilega) la rappresentazione artistica di Dio. Capito? Nell’inconscio di molte, troppe, persone, il Duce è oggetto di un culto religioso, meritevole di una qualche forma di rispetto. Molto bene. Concludiamo con il rutto scritto di Sgarbi, che dà dell’ignorante alla Boldrini, facendo leva sulla seguente, ficcante argomentazione: “La scritta Dux è come quelle lasciate dagli studenti sessantottini sui muri“. Ora, a parte che vorrei sapere quante scritte a spray vergate dai miei parenti sessantottini sui muri di Valle Giulia siano sopravvissute ai nostri giorni, vi do il benvenuto nella solita caciara qualunquista all’italiana: iniziative individuali equivalgono a crimini di stato, destra e sinistra sono la stessa cosa, signora mia non ci si capisce più niente eccetera eccetera. Viene da concludere (qualunquisticamente?) che ogni paese ha gli “intellettuali” che si merita.

Dramma – Fa rabbrividire il modo in cui è stata recepita e commentata la notizia della tragedia del barcone di profughi rovesciatosi nella notte tra sabato e domenica al largo della costa libica, uccidendo tra le 700 e le 900 persone. Ad aprire le danze la troll ufficiale della destra, Daniela Santanché, la quale di fronte all’enormità di quanto accaduto, invita il presidente del consiglio ad “affondare le navi di migranti“. Si usi dunque la forza militare per uccidere attivamente, anziché accontentarsi di una politica che fa semplicemente crepare la gente per disinteresse.

tragediamigranti
grazie a Chiara Spano, dal cui feed Facebook ho preso questo printscreen

Prima di correre ad esecrare questa persona e concludere che si tratti di una squilibrata incapace di qualsiasi forma di empatia – in breve, di una persona malata, incapace di intendere e di volere, osserviamo sui social network come reagisce alla notizia la “gente normale”: “meno male, 700 parassiti di meno“, “il peccato è che ci sono dei superstiti“, “più ne muoiono, meglio è. Questi crepano e io apro un buon vino per festeggiare“. Dove si leggono, queste schifezze? Forse dalla pagina Facebook di un’organizzazione neonazista? No, da quella del quotidiano borghese Il Messaggero la cui imbarazzata redazione, come segnala Mazzetta, si è perfino sentita in dovere di scrivere qualche battuta sull’invasione di liquami prodotti dai suoi lettori, senza peraltro specificare che erano stati depositati proprio sulla pagina ufficiale del giornale. I lettori de Il Messaggero, direi persone normali, con famiglia, gente che porta a scuola i figli la mattina prima di andare al lavoro. Ma piena d’odio. Esemplare il caso di un’anziana signora (“pensionata curiosa”, si definisce) che risponde al tweet con cui Il Fatto Live annuncia la strage con un agghiacciante “Non ci credo… troppo bello per essere vero“. Scorrendo il suo feed di Twitter ci si imbatte in post che linkano su foto di animaletti pucciosi, opere artistiche, orchidee rare. Una persona “normale”, diremmo perbene quasi, ma no.

So bene che il mio orrore è improduttivo quanto l’odio di questi commentatori folli di Facebook, ma ne sono fiero e me lo tengo stretto. Lo considero, tutto sommato, un segno di equilibrio psichico.

Caro Zulu ti scrivo

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Vedi, caro Zulu, a me pare che le cose stiano più o meno così: picchiare un essere umano con una spranga e mandarlo in coma è grave. Gravissimo. Orribile. E’ un comportamento che va stigmatizzato, condannato e aborrito senza riserve.
Senonché, chi picchia un uomo con una spranga e lo manda in coma deve essere denunciato all’autorità giudiziaria, arrestato dalle forze dell’ordine, processato da un tribunale, se riconosciuto colpevole condannato e infine sottoposto alla pena che la legge prevede per il suo comportamento: senza la minima necessità che cittadini come me, o come te, abbandonino le tastiere o qualsivoglia altro strumento di lavoro per brandire a loro volta dei bastoni e provvedere alla rappresaglia per conto proprio.
Arrivo a dirti di più: il percorso che ho appena descritto è ciò che normalmente avviene in uno stato di diritto; e guarda caso è proprio l’instaurazione dello stato di diritto il motivo per cui i partigiani, cui si fa riferimento fin troppo spesso (e non di rado a sproposito) quando si affrontano argomenti come questo, hanno combattuto contro il regime che attanagliava il nostro paese.
Voglio dire: la Resistenza c’è stata ed ha avuto un senso proprio per fare in modo che a comandare fossero le regole, non la forza; e che nessuno, mai più, potesse avere l’alzata d’ingegno di farsi giustizia da solo, perfino di fronte ai soprusi più gravi, alle violenze più spietate, ai delitti più efferati.
Insomma, caro Zulu, io la vedo così: la cosa più importante che la Resistenza antifascista ci ha regalato, a prezzo di sofferenze, di sangue e di morti, è lo stato di diritto; e di conseguenza rispettare lo stato di diritto, rinunciando ad andarsene in giro armati di bastoni, è l’unico modo plausibile per rispettare quella storia. Per onorare come si deve quelle sofferenze, quel sangue e quei morti.
Tutto il resto, perdonami, mi pare molto, ma molto poco antifascista.

Il tuo nemico più prossimo

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Apertura Apple Store a Catania, Italia, 2011.

L”Italia si è riscoperta socialista.

E” riemerso “lo spettro del fascismo” e tutti stanno in allerta.

Quando a parlare sono Grillo e Berlusconi, ovviamente.

Il panico è grande e non c”è nemmeno un Aventino immaginario sul quale rifugiarsi. L”Italia perbene è in “trincea”, saldamente  seduta sulla propria sedia. Ossessionata dal bisogno di indignarsi, informarsi. Condividere, soprattutto. C”è un pericolo alle porte: l”Eterno Ritorno dell”Uguale. Altrimenti detto: il Totalitarismo dell”Uomo Qualunque. O Populismo della Piazza.

Se su Berlusconi è stato già usato ogni epiteto possibile, per descrivere questo venditore di tappeti capace di fingersi tutto e il contrario di tutto, di esibire qualuque cialtronata pur di catturare il disagio dell”elettorato più anziano e incolto, qualche breve parola la vorrei spendere sul Movimento Cinque Stelle, sapendo di correre il rischio di cadere nel già-detto.

Per chi scrive la figura di Grillo equivale a quella di Bersani: nel senso che il suo orizzonte politico e culturale è, nonostante i proclami, il trionfo del riformismo. Avendo come primo interlocutore il Cittadino, infatti – il Cittadino Che Lavora, il Cittadino Che Non Ci Sta, il Cittadino-che-paga-le-tasse, etc. – la sua utopia non può andare certo oltre la “riforma” del “sistema”. Il suo rimane sempre un “dialogo”, per quanto rozzo e a parole distruttivo. Detto questo, ho avuto modo di incontrare la maggior parte degli attivisti del M5S napoletano già nel 2005, molto prima che si pensasse a possibili sbocchi elettorali. Erano i cosiddetti meetup. C”erano persone di tutte le età, soprattutto giovani e istruiti, che organizzavano riunioni per discutere di temi davvero arditi, quali: la raccolta degli olii esausti, gli inceneritori, la raccolta differenziata, la pulizia delle piazze, il giardinaggio, i referendum per i “beni comuni” – i beni comuni sono una fesseria, ma è un discorso che qui non apriremo -, la critical-mass, i parchi pubblici, tanto per citare qualche esempio che mi torna in mente.

Possiamo scandalizzarci quanto vogliamo delle dichiarazioni “fasciste” di Grillo e di alcuni suoi seguaci, dell”apertura a Casapound e della demagogia delle sue proposte. Ma questa è la mia esperienza e ci tenevo a raccontarla.

Scrive lo storico Emilio Gentile: “(il fascismo era) un fenomeno politico moderno… rivoluzionario… con un”ideologia attivistica e antiteoretica, a fondamento mitico, virilista e antiedonistica, sacralizzata come religione laica…”. Un movimento che si considerava, tra i suoi aderenti, trasgressivo e ribelle. Da qui il parallelo tra il “me ne frego” e il “Vaffanculo”, tra il culto di Benito e quello di Beppe. Manca nel M5S qualunque visione liberatrice per chi lavora o per gli immigrati, qualunque discorso di “classe”, di “liberazione” che non sia quella dalla burocrazia o dalle tangenti.

Se abbiamo paura del fascismo inteso come movimento nazionalista, antimarxista e antiliberista al tempo stesso, allora forse il grillismo si configura come tale. Fa un po” sorridere immaginare questi smanettoni esperti di Youtube come un pericolo per il potere costituito, specie in un Paese dove ancora si applicano codici degli anni Trenta e si condanna alla gogna chiunque lanci un sanpietrino, ma diamo per buona questa analisi.

Se invece parliamo di fascismo inteso come “regime”, un regime che tenta di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendone l”assimilazione ad una sola ideologia; un regime che controlla la Stato e non si limita ad imporre delle direttive, ma tenta di mutare radicalmente il modo di pensare, di inserirsi nell”intera vita privata dei suoi cittadini, al punto da far identificare essi stessi nello Stato, ebbene allora in questo caso il grillismo è arrivato troppo tardi: il fascismo c”è già.

Vero, abbiamo tutti la possibilità di votare. L”obbligo di leva è stato abolito. Le turpi squadracce che ad Atene e nella periferia romana vanno a caccia di immigrati ancora non hanno conquistato il nostro inutile Parlamento.

Ma è questo il fascismo come “idea totalizzante”? La svastiche e i fasci littori sono stati sconfitti. Ma i loro elementi essenziali – militarismo, razzismo, imperialismo – sono demoni che minacciano fuori la finestra, con le fattezze di cani rabbiosi, oppure sono stati già assorbiti, da decenni, nelle ossa avvelenate dei vincitori?

Ma soprattutto, perché  nessuno di questi Matteotti del 2013 chiamò “fascista” Gianni Agnelli a suo tempo, anziché riverirlo come simbolo di eleganza, quando mori” – Agnelli che col fascismo si era arricchito? Perché nessuno di questi giornalisti democratici chiama oggi “fascista” la nostra polizia o il nostro sistema carcerario, i più disumani d”Europa – forse perché fa troppo “2001” ed è fuori moda? E chi si degnò di chiamare “fascista” il reporter che oggi non vuol incontrare i nazi di Casapound ma ben pensò di pubblicare la foto con il domicilio di uno dei sospettati per la strage di Brindisi – che alla fine risultò pure innocente?

Alexander Stille da del rincoglionito e filo-terrorista a Dario Fo su Repubblica, un quotidiano che  aveva censurato un blacbloc come… Odifreddi, quando questo si era permesso di chiamare “terrorista” lo Stato di Isreale. Sì, ma Ahmadinejad? Ahmadinejad non è mai venuto a farmi paternali sui pregi dello stakanovismo, tanto per iniziare. Al contrario dei devoti di San Jobs da Cupertino. E questo già mi basta per non voler organizzare golpe contro di lui

Domandiamoci, per una volta, onestamente, chi o cosa rappresenta l”oppressore delle nostre esistenze. Qui e adesso. Sono sicuro che nella maggior parte dei casi non verrà fuori la testa rasata di un tifoso bestiale, né un sottoscala zeppo di studenti che discettano su leggi e corruzione.

Cos”è un saccheggio di un supermercato, una torta in faccia ad un intellettuale, un calcio nel sedere ad un giornalista, un cantare animalesco di cori nello stadio, a confronto dell”alienazione mortale delle nostre esistenze, dello squillo sempre troppo anticipato delle nostre sveglie, della prospettiva di quarant”anni da passare in fila al supermercato, con in mano una carta di credito rimpinguata, se ci va di lusso, dalla carità di qualcun altro?

Mi auguro che Casapound e Casaleggio non prendano troppi voti. Ma le adunate che più mi fanno paura, comunque vada a finire quest”avventura – e di avventura ne abbiamo bisogno – non sono in piazza – regno di scoramento e malinconia, soprattutto tra chi vota Grillo -, ma quelle robotiche e iper-eccitate dei dipendenti Apple, che ballano a ritmo rock. Il lavoro, sopratutto di questi tempi, rende estremamente euforici. Talmente euforici da non farci realizzare di aver sacrificato la nostra vita, la pienezza della nostra esistenza ad una religione civile, un”astrazione pericolosa tanto quanto il Dio, Patria & Famiglia di mussoliana memoria.

Non c”è manganello più pericoloso di quello invisibile e che non lascia lividi, bellezza. Alba Dorata sopra di me, il poliziotto armato dentro di me…

23 febbraio 2013.

Vedi: Inaugurazione Apple Store Porta di Roma

Fregnacce e tabù

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L”ho scritta decine di volte,”sta cosa, e decine di volte qualche fenomeno mi ha dato del fiancheggiatore di questo o di quell”altro: ma credo sia il caso di continuare a ripeterla, nonostante i fenomeni di turno o addirittura a loro beneficio, ché a volte un lampo di intelligenza può manifestarsi persino nei casi più disperati.
Se un mio avversario politico dice una cosa che ritengo una fregnaccia, e che per giunta reputo grave, credo sia interesse mio e del paese lasciargliela dire e poi confutarlo accuratamente nel merito: è interesse mio, perché in tal modo dimostrerò che il tizio in questione è uno che dice fregnacce, con ciò ridicolizzandolo pubblicamente e diminuendo il suo consenso; è interesse del paese, perché metterò i cittadini nella condizione di capire le ragioni per cui si tratta di una fregnaccia, con ciò riducendo il numero di coloro che con quella fregnaccia, magari per ignoranza, dicono di essere d”accordo.
Se invece, al cospetto della fregnaccia, mi indigno per il fatto stesso che quella fregnaccia sia stata concepita e sbraito che cose del genere siano impronunciabili, ottengo un duplice effetto negativo: da un lato consento al tizio in questione di produrre una bella smentita in cui sostiene di essere stato frainteso, con la conseguenza che per qualche altra ora tutti parleranno di lui, e dall”altro induco nei cittadini che con quella fregnaccia dicono di essere d”accordo -o perlomeno in alcuni di loro- la sensazione che quella fregnaccia sia oggetto di censura, il che finirà inevitabilmente per suggerire l”idea -questa, sì, pericolosissima- che se si pretende che quella cosa non venga detta il motivo è che in fondo in fondo non si è capaci di confutarla nel merito, ragion per cui deve trattarsi di una cosa vera, con ciò regalando generosamente ai suoi fautori il titolo di vittime e martiri.
In estrema sintesi: quando un mio avversario dice una cosa che ritengo una fregnaccia mi fornisce una formidabile occasione per dimostrare che il tizio in questione è un imbecille e per spiegare al paese perché lo è: perdere quell”occasione stracciandomi le vesti per il fatto che l”abbia detta, invece, è un”alzata d”ingegno clamorosamente autolesionista; non solo per me, ma anche per i cittadini.
Il risultato, con ogni evidenza, è quello di creare un tabù: ed è assai difficile, per non dire impossibile, che dai tabù possano trarre vantaggio quelli che sono nelle condizioni di argomentare le proprie idee in modo chiaro e logico; sono gli altri, inevitabilmente, a beneficiarne a piene mani.
Dopodiché, se coltivate l”illusione che una cosa non esista non perché sia effettivamente scomparsa, ma semplicemente perché l”avete nascosta con ogni mezzo possibile, significa che andare in giro con due belle fette di prosciutto sugli occhi vi è sufficiente per mettervi a posto con la coscienza e farvi campare allegramente come se niente fosse.
Per come la vedo io, si tratta un”ambizione decisamente mediocre.

Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?

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Premessa: è di poche ore la notizia che l’attentato alla Lousiana potrebbe essere un falso. L’analisi della realtà italiana non cambia. Se si vuole un esempio di “fenomeni carsici” violenti riguardante la nostra realtà, basta pensare alle Nuove Br.

L”aggressione della Lousiana da parte dei membri del Ku Klux Klan è un episodio che deve far riflettere anche noi italiani.

Era un po” che il Klan non ci ricordava, in maniera così eclatante, a che livello di idiozia criminale possono arrivare i membri della razza umana.

Io, ad esempio, pensavo che ormai il Klan fosse un gruppo di arzilli vecchietti alcolizzati intenti a ricordare i fasti di un vomitevole passato, più qualche propaggine di imbecilli più giovani che ne esaltassero le gesta sul web.

Invece il Klan ci ricorda che i coglioni, specie se pericolosi, sono sempre capaci di autorigenenerazione.

Cosa c”entriamo noi italiani? C”entriamo: negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una serie di episodi più o meno eclatanti, non necessariamente collegati tra di loro, relativi al fascismo.

Iniziamo dal monumento, finanziato con soldi pubblici anche della Regione Lazio, dedicato alla memoria di Rodolfo Graziani: un simpatico personaggio noto ai più, specie fuori dal Paese, per aver ordinato bombardamenti all”iprite ed altri massacri durante la Guerra d”Etiopia.

Sabato 28 ottobre, 90° anniversario della marcia su Roma, è stato organizzato a Perugia (da dove partì la marcia nel 1922) una della marcia stessa. “Nulla di male, un convegno storico”, direte voi. Tra gli organizzatori figurano le seguenti associazioni: “Xa Flottiglia Mas – Rsi, Fondazione della Rsi, Ordine dell’Aquila Romana, Unione Nazionale Combattenti della Rsi, Associazione d’Arma Fiamme Nere”, non esattamente associazioni storiografiche, direi io.

In una scuola di Ascoli, un preside ha fatto ricollocare una rappresentazione stilizzata di Mussolini a cavallo. Una “iniziativa culturale”, si era difeso il preside, “affrontata con fondi miei personali”.

Tra ieri ed oggi, tre scuole romane sono state assaltate da Blocco Studentesco –  associazione studentesca di Forza Nuova – con fumogeni, fazzoletti al volto, inni  e saluti al duce e bastoni. Se pensate: “E le occupazioni de sinistra?”, vi invito a farmi sapere quando è stata l”ultima volta che un occupazione di sinistra è stata fatta a volto coperto con fumogeni e bastoni.

Ora, mi viene da chiedere cosa succederebbe se in Germania si finanziasse con fondi pubblici un monumento a Himmler, associazioni neonaziste organizzassero una commemorazione del Decreto dell”incendio del Reichstag, un preside finanziasse di tasca propria il riposizionamento in una scuola di un ritratto di Hitler, neonazisti invadessero le scuole.

Mi rispondo, ci sarebbe una sollevazione: la questione sarebbe sulle prime pagine di tutti i giornali con voci di sdegno, prese di posizione allarmate di tutte le forze politiche – con l”eccezione del NPD, forse – e manifestazioni pubbliche.

In Italia, se ne occupano in pochi: l”ANPI, qualche associazione studentesca di sinistra, in alcuni casi il PD.

In generale, l”antifascismo viene ritenuto uno sterile e avvizzito rituale. Si parla di “antifascismo di regime”, ci si stracciano le vesti contro il liberticida reato di “apologia del fascismo”: anche da parte di persone sinceramente democratiche.

Cari tutti, la Lousiana ci ricorda che certe ideologie e pratiche violente non scompaiono mai: al massimo covano sotto la cenere per poi riaccendersi di colpo. Contro il fascismo non si deve mai abbassare la guardia, specie in un Paese che col fascismo non ha mai fatto davvero i conti.

Altrimenti, un giorno ci sveglieremo con qualche bell”assalto ad un negozio ebraico ed i democratici di cui sopra diranno: “Cosa fanno l”ANPI, il PD, la sinistra? Dove erano quelli che dovevano vigilare?”. Beh, cari: quelli che devono vigilare siamo tutti noi. Non avremo scusanti: i segnali d”allarme ci sono già. Santè

Amaca Chips /6 – Ruspe

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L’Amaca di domenica sullo striscione antifascista dai toni violenti mi rimbalza da due giorni sulla bacheca di Facebook perchè a quanto pare piace proprio a tutti, anche ai miei contatti che non posso ascrivere a seguaci della Repubblica delle Idee.

**disclaimer retroattivo (meglio tardi che mai dirà qualcuno): il fine di questa rubrica non è DARE TORTO A MICHELE SERRA, anche alla luce del fatto che a volte scrive cose tanto banali da risultare ovviamente giuste. Il punto è verificare se conduca con argomenti onesti e coerenti, se le premesse siano valide oppure talmente viziate da invalidare perfino le conclusioni; questo non perché lo si odi (si farebbe volentieri a meno anche di leggerlo, per la verità, a parte Cuore) ma perché dal momento che il popolo di sinistra acclama ogni suo rigo, forse qualche suo rigo può essere utile a capire il declino della sinistra italiana. Dunque anche questa rubrica si fonda su almeno due premesse che possono essere confutate: 1. che la sinistra italiana sia in declino (più di altre sinistre, ndr) 2. che ci sia un legame tra la sinistra italiana e il Serra. Se non basta, suggerisco masochisticamente altri due punti di discussione derivati ma non secondari: 1a. cosa sia la sinistra 1b. in cosa la sinistra italiana sia diversa dalle altre  2a. se il Serra sia tecnicamente definibile di sinistra 2b. se il popolo di sinistra in Italia sia tecnicamente definibile tale e in quale accezione. Questo non per invitarvi a sfare sfoggio delle vostre teorie – io non ne ho – ma per dire che le cose sono complesse e le parole ingannevoli quindi: non ne abbiate, qui non si argomenta per prendersela con qualcuno (neanche con Michele), ma per tenersi allenati a pensare. Abbiatevene se e solo se vi sentite colti a non farlo, o non abbastanza**

Torniamo all’Amaca incriminata, quella che si produce in un invito ai giovani a essere “meno stronzi” degli adulti che occupano la politica e i giornali (allora ogni tanto, magari la sera prima di addormentarti, lo senti un momento di rimorso? cit.)

E qui viene da chiedersi perché non lo rivolga “agli adulti che occupano la politica e i giornali” questo invito, nella fattispecie concreta a liberarsi e liberarci dall’antifascismo di regime e di facciata (non di sostanza) in nome del quale occupano quegli stessi posti. Viene da chiederlo e infatti lo chiedo, poi mi sovviene la solita temibile risposta. Chiaro: perché i giovani (di sinistra) sono per definizione migliori degli anziani (di sinistra: vale il contrario invece per la destra). Perché lo sono? Perché sono giovani (vedi a scelta alla voce tautologia o Matteo Renzi).

Insomma fin qui si svela un paternalismo sentimentale autoindulgente che ricorda un sermone di elogio della povertà fatto da Benedetto Sedicesimo. Ma è chiaro che per Serra non è l’antifascismo scimmiottato dei giovani a essere sotto accusa, bensì il Linguaggio Violento.

Come se a preoccuparci di Grillo fosse il Linguaggio Volgare e a scandalizzarci di Berlusconi le Barzellette Sessuali. Come se: per qualcuno è così e devo farmene una ragione.

Nel caso dei giovani in corteo quindi non si discute la ritualizzazione e l’impoverimento delle forme di protesta di sto cazzo di meraviglioso Eden di impegno politico che erano gli anni Settanta. Non importa se il corteo stesso si fonda sulla stessa estetizzazione della lotta politica per cui viene copiato il deprecato Linguaggio Violento: gli studenti sono così rincoglioniti da replicare ogni autunno cortei uguali e ugualmente inutili, per fotografarsi con Instagram col cartello al collo e dare un senso all’esistenza di Sinistra Giovanile e alla loro chefia comprata dai cinesi. Ma tutto questo intenerisce il Serra-innamorato-di-sè-stesso-da-giovane-come-si-è-rivisto-nei-film-di-marco-tullio-giordana al punto che è il Linguaggio Violento a rovinare la visione, non tutto il resto.

Beata innocenza, beata vanità.

Su un punto ha ragione, il nostro: ci vogliono le ruspe. Ci sto.

 

 

 

Intervista a Paolo Pretocchio

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Incontriamo l’Ing. Paolo Pretocchio*, fondatore e socio di maggioranza della Coppoladitalia Inc., la più importante azienda al mondo nella rieducazione e riabilitazione dall’amnesia catatonica del non riuscire a ricordare ed azionare i movimenti psicofisici del sedersi. Pretocchio indossa una maglietta nera che riporta stampata la frase di Henry Miller «I ciechi conducono i ciechi. Questo è il sistema democratico». Passeggiando per le vie del centro di Alba Adriatica, l’ingegnere ricorda le interminabili partite a pallone di fronte al negozio di abbigliamento nautico L’onda e di quando montava la bancarella del padre che aveva un negozio di cappelli. “D’estate, oltre al negozio, ci spostavamo sul lungomare dove avevamo una bancarella che doveva essere montata tutti i giorni. Non scorderò mai quanto diventava incandescente il metallo dell’intelaiatura. Tutto ciò che ho realizzato dopo è nato in quei pomeriggi solitari di tanti anni fa.”

Dott.Pretocchio, la Coppoladitalia inc è ormai leader indiscussa nel proprio settore. Lei che gira il mondo ed è un imprenditore globale, ci dice cosa sta succedendo in Europa?

Il punto di partenza deve essere uno: gli Stati Uniti d’Europa non esisteranno mai per un semplice ed elementare motivo e cioè l’impossibilità dello smantellamento di tutte le basi militari americane dislocate nel continente. Non si parla mai di questo, ma è così. Nei fatti siamo una zona geografica colonizzata militarmente. Tutto il resto è un mezzo pasticcio. Esiste un impianto accozzagliato che per semplicità potremmo definire ‘neoliberale’ o ‘neoliberista’che quindi pone come priorità pareggio di bilancio e lotta contro l’ inflazione monetaria. Questo blocca e stressa in modo rilevante alcuni singoli Stati appestati dal proprio debito pubblico. L’ Euro doveva rendere l’ Europa un soggetto competitivo nella globalizzazione, ma non credo ci stia riuscendo in questa fase di saturazione geografica del mondo intero. A questo punto l’ unica cosa che può dare un vantaggio competitivo è la svalutazione della forza lavoro, con tutte le conseguenze annesse e connesse. Sicuramente ha fatto comodo alla Germania in quanto la moneta unica è posizionata ad un livello inferiore a quello del marco, ma superiore a quello delle monete degli Stati più deboli. Ciò ha favorito le esportazioni tedesche che si sono ritrovate più competitive rispetto a quelle di altri Stati con una moneta troppo forte rispetto alle loro economie.

Come valuta la situazione politica italiana prossima alla fine dell’esperienza del governo tecnico di Mario Monti e con le elezioni alle porte?

Una valutazione più precisa potrebbe essere fatta solo dopo aver capito con quale legge elettorale si andrà a votare. Il centrodestra è travolto da scandali vari con un leader anziano, saturo e stanco, privo di una qualunque minima strategia riaggregante le varie forze che dovrebbe rappresentare. Il centrosinistra striscia asfissiato dalla balcanizzazione delle primarie, ma prenderà più voti degli altri. Poi ci sono questi grillini che raccoglieranno il 10/15%. Non vincerà nessuno, ci sarà un Monti bis con i vari leader politici al governo e Grillo all’opposizione. Il governo Monti ha stressato le famiglie italiane con l’aumento delle tasse, non ha tagliato la spesa pubblica né gli sprechi tumorali che ne appestano le finanze, non ha fatto né liberalizzazioni ne politiche di incentivi produttivi ed occupazionali. Ha fatto tutto questo perché il nostro debito per la maggior parte ce l’hanno le banche francesi e tedesche e questi rivogliono i soldi prima di un eventuale nostro fallimento. L’hanno messo là unicamente per questo motivo. Di tutto il resto non gliene importa una ceppa.

Non pensa che anche in Italia ci possa essere un boom delle formazioni comuniste o neofasciste e di estrema destra come in altre parti d’Europa?

Assolutamente no. La sinistra comunista si è autoflagellata da sola attraverso posizioni tatticamente allucinanti. E’ chiaro che se invece di difendere il pensionato comunista che ti vota difendi l’extracomunitario che gli ruba la pensione, il pensionato non è scemo e non ti voterà più. Per le formazioni neofasciste, diciamo che rappresentano per lo più fenomeni folkloristici e nostalgici, di micro assistenza sociale e monitoraggio territoriale. La degenerazione fascista in Italia la si trova dappertutto tranne che in questi movimenti qui. La trovi se vai a fare la fila alle poste, se fai un esame all’università, nei luoghi di lavoro, tra gli antifascisti e quelli che si dicono nè fascisti nè antifascisti, o la notte dentro le discoteche, o nelle melensità castranti dei testi dei cantanti che vanno per la maggiore.

E quindi? Si spieghi meglio.

Quando parliamo oggi di fascismo dobbiamo attenerci ad una valutazione psicologica più che politica. Faccio un esempio: prendi un politico che ha fatto uno scandalo o ha governato male ed ha fatto leggi che hanno peggiorato la vita delle persone. Prendi un suo elettore che di conseguenza lo critica e lo insulta. Prendi che il politico si ricandida e viene rieletto da chi lo criticava ed insultava. Chi è il vero mostro da abbattere? Il politico o l’elettore? E’ chiaro che quest’ultimo sia un soggetto ‘malato’, con delle contraddizioni evidenti, frustrato ed impotente o perlomeno impedito da qualcosa che ha dentro di sé. E’ un individuo sopraffatto da modelli educativi e culturali che impediscono la soddisfazione del proprio essere e delle proprie pulsioni. E’ la peste emozionale di reichiana memoria, che produce soggettività corazzate, bloccate, cristallizzate nelle loro emozioni, intrise di una sessualità misera e pornografica, cariche di aggressività e violenza repressa da deviare sui più deboli. E’il fascismo psicologico, di individui menomati nel loro essere dalla repressione pulsionale con la conseguenza che il compito di tale rimozione pulsionale può essere svolto solo con l’aiuto del rapporto affettivo irrazionale con l’autorità.

Ha fatto scalpore la sua uscita contro l’uso calcistico della magistratura.

Ho solo fatto una costatazione il giorno dopo che il pm di Genova ha chiesto l’archiviazione, nell’inchiesta sul calcio scommesse, per Criscito che era stato escluso dagli europei di quest’estate. Il presidente della Federcalcio aveva dichiarato che l’esclusione fu decisa per “una questione di serenità del calciatore’’ e che “non era collegata ad una logica di presunzione di colpevolezza”. Io mi sono limitato a dire durante una trasmissione televisiva:“quindi, caro presidente, era stata collegata ad una logica di presunzione di innocenza che avrebbe ostacolato la serenità del giocatore?’’

Lei è pazzo?

No, credo di no.

Soundtrack1:’ Orestes’, A perfect circle
Soundtrack2: ‘Tutti al mare’,Virginiana miller

Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia dislocato estivamente in una spiaggia dell’Europa meridionale.

Mio nonno è più progressista del Pd

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Mio nonno oggi compie ottantacinque anni. È nato nel 1927, cinque anni dopo la marcia su Roma e diciannove prima della nascita della Repubblica Italiana. È cresciuto in un paesino della campagna romana negli anni del fascismo e in gioventù è stato pure mezzo monarchico. Ha preso la quinta elementare e poi ha cominciato a lavorare, prima nei campi e poi, quand’era più grandicello, nelle ferrovie come operaio. Mi racconta sempre che una volta, mentre lavorava nei pressi di un deposito ferroviario, fu colpito da una granata e si salvò per miracolo. Gli piace raccontare che di lui, ricoperto di terra, si riusciva a scorgere soltanto uno stivale e questo permise ai suoi compagni di trovarlo e tirarlo fuori vivo.

Mio nonno è sempre stato un uomo di destra e ha fatto per quarant’anni il poliziotto. Era in servizio nell’anno di grazia 1968 e pure nei terribili anni di piombo. Lavorava sulla volante, che allora era rigorosamente e fieramente un’Alfa Romeo dal motore potente e dalla linea aggressiva. Pure questo gli piace raccontare: dei suoi pranzi e cene fugaci, dei turni sfiancanti, dei dolori reumatici, ma soprattutto degli inseguimenti a folle velocità.

Quand’era più giovane e doveva portare a casa la pagnotta, era piuttosto rigido e burbero e pare (fonti certe) che bastasse un suo sguardo per capire che si doveva tacere oppure mangiare la minestra oppure andare a letto. Insomma, era un capofamiglia autoritario come negli anni sessanta ce n’erano tanti. Per lui sono sempre stati imprescindibili certi valori come la famiglia tradizionale e il rispetto delle regole. Si è portato dietro quel bagaglio culturale che il regime aveva professato per vent’anni e che ha continuato a vivere per decenni in forme forse meno politiche ma comunque pienamente esistenziali — a testimonianza del fatto che il tentativo di cancellare la memoria di quegli anni è stata ed è un’operazione non solo stupida ma anche inutile.

Qualche mese fa, durante una normale cena, non ricordo bene per quale ragione (probabilmente il telegiornale proponeva qualche servizio sul tema) presi a parlare dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Mentre monologavo, mio nonno mangiava e ascoltava senza proferir parola. Difficilmente interviene in una discussione su questioni di cui sa poco o niente, credo che lo faccia perché è ancora capace di imparare, cosa non certamente scontata a quell’età.

Ma quella sera accadde l’imprevedibile. Al termine della mia dissertazione lui alzò la testa dal piatto e disse: “secondo me, ognuno deve essere libero di fare ciò che vuole”. Undici parole disse mio nonno e sovvertì ottant’anni di vita e qualcuno in più di storia. Insomma, si pronunciò a favore delle unioni omosessuali, dell’amore tra persone dello stesso sesso, della libertà sessuale, della libertà tout court.

Mio nonno, ottantacinque anni oggi e una biografia di un uomo di destra, con quelle undici parole che non dimenticherò mai si rivelò improvvisamente progressista, ovvero capace non solo di inseguire il progresso, come fanno tanti con più o meno successo, bensì di preannunciarlo.

Mio nonno, ottantacinque anni oggi, è nettamente più progressista del Pd.

Distinguere i fascismi. Serve?

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All’antifascismo talebano ho sempre opposto la necessità di distinguere cosa parliamo quando parliamo di fascismo.

La distinzione è all’incirca tra:

1. il fascismo come metodo di sopraffazione violenta dell’avversario. Per chiarezza credo si possa a proposito usare più efficacemente la parola squadrismo, che incidentalmente può appartenere a gruppi di connotazione politica disparata,

2. il fascismo come pensiero politico di destra sociale, a sua volta ramificato al suo interno secondo varie gradazioni di statalismo, nazionalismo e laicità (tratto che distingue, ad esempio Casapound da Storace) e più o meno legato all’estetica del ventennio, a seconda che si avvalga o meno del revival iconografico mussoliniano e della rivisitazione o apologia dei fascismi storici (in questo, peraltro, non troppo diversi dagli apologeti dei comunismi reali),

3. il fascismo psicologico, nel solco della tradizione reichiana di Psicologia di massa del fascismo, che consiste nell’affermazione nevrotica del sè in contrapposizione al diverso da sè, nella volontà di imporre all’esterno il proprio modello di vita, nell’irrazionale paura del molteplice (tratto che accomuna dunque alcune ideologie politiche agli estremismi religiosi).

Sostengo che le tre fattispecie, storicamente e drammaticamente accroccate nel ventennio, in realtà sopravvivono separate o accoppiate fra loro e in modo trasversale alla popolazione e alle idee politiche. E’ possibile infatti rintracciare fascismo 1 e fascismo 3 anche in assenza di fascismo 2, cioè di un pensiero politico riconducibile alla destra sociale.

Il fascismo 3 (psicologico) è frequente ad esempio e senza principio di non contraddizione nell’antifascismo talebano che pretenderebbe di sanzionare il fascismo 1 (violento) attraverso la censura del fascismo 2 (politico).

A tal proposito, sollevo la necessita dell’abolizione della legge Scelba, norma transitoria che non accenna a transitare, proprio per promuovere la scissione nei fatti di fascismo 1 e fascismo 2, mantenendo penalmente rilevante il primo e togliendo dal ghetto il secondo. Rendere lecita l’apologia di fascismo, a mio parere, avrebbe riaperto alla buon’ora il dibattito storico sul ventennio e restituito ai ragazzi affascinati dalle imprese di Fiume e dalla cinghiamattanza la cittadinanza sociale che riconosciamo a chi indossa la maglietta del Comandante Che Guevara o la stella rossa e si svaga al centro sociale Intifada.

Salvare, ad esempio, l’anima politica di Casapound mettendo la parte violenta in condizioni non nuocere semplicemente perseguendola penalmente mi sembrava una missione possibile e un tributo alla democrazia, in considerazione anche della candidatura alle Comunali di Iannone e compagni (pardon, camerati) che sottendeva – pensavo – all’abbandono e al ripudio di pratiche di fascismo 1, anche quelle che “sfuggono di mano” come nel caso della strage di Firenze che fu, quella si, ripudiata.

Io non so se l’agguato squadrista di ieri sia stato orchestrato da Roma, cioè se Iannone lo abbia avallato ex ante o solo a posteriori. So che alla luce della rivendicazione questo non conta più. E che rinuncio, ragazzi, a difendere volterianamente il vostro fascismo 2, il vostro diritto a battervi per il mutuo sociale, la riqualificazione delle periferie, i sostegni alle madri, finchè non sarete voi a disfarvi di fascismo 1 e a smettere di alimentare il fascismo 3 di sinistra che vi vuole fuori dalla politica e “chiudere Casapound” appena si presenta l’occasione.

L’occasione, questa volta, l’avete servita troppo ghiotta, troppo grave, troppo stupida, al punto che nessun Voltaire può aiutarvi e i distinguo stanno a zero: poveri voi e poveri noi.

 

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