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Brevi interviste con donne schifose – La Mangiamerda

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A:

Allora, da dove cominciamo? Vuoi dirmi come hai iniziato?

 

 

B: Ma così, per provare. Come tutti… Ero in vacanza con un gruppo di amici, al mare e…

A: Al mare dove? In Italia?

B: Sì, sulla riviera adriatica. A Tortoreto Lido. Eravamo in spiaggia, la sera di Ferragosto, e avevamo bevuto un bel po’. Vino, birra e soprattutto Gin, mischiato con la Lemon Soda.

A: Una classica indianata di Ferragosto, quindi.

B: Sì, sai quelle schifezze che fai da ragazzina, che bevi fino a vomitare l’anima. Che a quindici anni é un’ottima occasione per perdere la verginità.

A: Giá.

B: Sì, mi ricordo che c’era questo tipo di cui eravamo tutte innamorate. Faceva il bagnino all rotonda. Un buzzurro quarantenne con il cerchietto per i capelli e la canottiera anche di sera.

A:Ma non mi dire

B: Sí un tipo che oggi non userei per niente piú che farmi chiudere l’ombrellone. Uno che se gli chiedi l’ora ti dice “Le sedde e drendadrè”. A quei tempi mi sembrava irresistibile.

A: Rimaniamo sul tema. La tua prima volta.

B: Insomma siamo in spiaggia e io sono proprio cotta. Cotta al punto che una squadra di Bagnini abruzzesi potrebbe sodomizzarmi in sequenza e io non batterei ciglia.

A: Hai la fissa coi Bagnini.

B: Bagnini abruzzesi. Comunque, a un certo punto, io me ne sto lí a fantasticare su Gaetano (il bagnino abruzzese, ndr) che non mi accorgo che sta girando questa cosa, scura e fumante. Ad un certo punto, me la passano e io, senza pensarci, me la ficco in bocca.

A: E com’era?

B: Mah, te l’ho detto ero talmente cotta che un palo nel culo mi avrebbe fatto il solletico, peró il senso di nausea che ti lascia la prima volta, ecco, quello te lo porti dietro per sempre.

A: E poi, hai preso il vizio?

B: Ma figurati, sono passati anni e molti bagnini prima che pensassi di ripetere quell’esperienza. La seconda volta mi é successa a Londra, a 19 anni. Dopo la maturità ero andata per fare qualche mese lí, a studiare l’inglese, a cercare qualche lavoretto, a fare esperienza. Ai miei avevo detto che prima di iscrivermi all’università volevo vedere un po’ di mondo, per capire bene cosa avrei fatto da grande.

A: Se ne dicono di stronzate a quell’età.

B: Ah certo, e pure dopo. Comunque tempo una settimana e a Londra mi ero accombricolata con un gruppo di ragazzi di Roma. All’epoca a Londra c’era mezza Roma Nord. Io mi ero pseudo- fidanzata con un certo Saverio, uno stronzetto figlio di un notaio che giocava a fare lo squatter. Di solito, dopo quattro giorni passati a calarsi di exctasy e fumare gangia, accoppiandosi con le piú scellerate e tossiche e portatrici di malattie veneree tra le punkabestia, ecco, tornava all’appartamento di famiglia, un’attico con tripla esposizione dalle parti di Buckingham Palace.

A: Carino. Siete rimasti in contatto?

B: Dopo Londra non l’ho piú visto. Da amici comuni so che si é sposato e ha tre bambini. Abita al Fleming, e lavora nello studio da Notaio del padre. Ma ancora adesso, ogni volta che ho un prurito o una perdita bianca-gialla-verde non posso fare a meno di pensare a lui e alla sua gonorrea.

A: Delizioso, sta andando meglio di quanto sperassi. Insomma, sei a Londra, a metá degli anni novanta. Squatter pariolini bazzicano le crackhouse con la stessa disinvoltura con cui prendono lo Spritz a Ponte Milvio. E tu sei lì, e non impari una parola di inglese. Cosa succede?

B: Insomma, una sera, ci siamo calati gesú Cristo. Anzi é una settimana che andiamo avanti a Snow Ball, che un amico di Saverio (il figlio del notaio, ndr) ha detto che sono speciali, che ” c’è morta la gente” e insomma, stiamo in questa casa occupata, una Cosa che al confronto  l’appartamento di Trainspotting, quello dove vanno a farsi, é… la Cappella Sistina. per dire,  c’é ‘sta tipa che c’ha i capelli-capelli verde marcio eh- che le stanno crescendo a vista d’occhio…Fuma Crack da una pipetta di vetro e  si guarda le mani e grida  che le sono cresciute le dita e le unghie. Insomma, un bell’ambientino.

A: E quindi?

B: Quello che si atteggia a proprietario della casa, vale a dire il primo della combriccola che ha piazzato il suo culo rancido in quella topaia, uno Scozzese tutto ciccia e tatuaggi, bianco come un attore di True Blood, Russel mi pare si chiamasse, dice che é ora che ci diamo tutti una calmata e che ce l’ha lui una cosa che ti stende. Andiamo nella camera da letto di Russel -un buco di merda con il materasso poggiato in terra e  una lampadina al neon che penzola dal soffitto- in quattro: io, Saverio e il suo amico, il Giuda, figlio dell’assessore alla cultura e c’e’ pure una squatter, una  vera, quella sì, una secca malefica che tirava  la Ketamina con la disinvoltura di un poppante attaccato alla tetta della madre. Ci sono pile di giornali porno dappertutto, usati come comodino, come poggiapiedi, come appendiabiti…
A: Un tipo distinto, questo Russel.

B: Sì, uno schifoso in piena regola. Pensa che vicino al materasso c’é uno di quei cosi che si usano in ospedale per i pazienti allettati, quelli che non possono alzarsi per pisciare. Un fagiano.

A: Un pappagallo, forse.

B: Che fai, birdwatching? Comunque, Russel il pappagallo lo usa quando non gli va di andare a pisciare nel cesso comune… Comprensibile peraltro, visto che a confronto di quella latrina la fogna di Bombay é Sephora sugli Champs Elyseé

A: Capisco. Anche se pure i francesi, con questa storia del profumo non é che poi si lavino cosí tanto.

B: Ma infatti, pensa che c’avevo questo fidanzatino di Parigi, Michel, tanto carino e ben vestito, sempre con la camicetta azzurra abbinata con gli occhi cerulei, i calzini puliti e i jeans Le Copain e poi quando si spogliava, c’aveva sempre le mutande gialle.

A: Come le mutande gialle?

B: Ma sì, sgommate. Hai capito? Si puliva il culo sommariamente, e considerava il bidé una cosa da selvaggi.

A: Mon dieu! Atteniamoci al racconto però: siete nella camera da letto di Russel e…?

B: E niente, lui tira fuori da una scatola per scarpe poggiata vicino al pappagallo questa cosa qui, che dice che e’ “cucinata”… Infatti e’ croccante, quando la usi fa crack ed e’ tutta un’altra cosa rispetto a quella merda che avevo assaggiato a Tortoreto, la notte di Ferragosto

A: E gli effetti? Dimmi di piu’?

B: Beh vabbe’, il senso di nausea non te lo levi mai, quello rimane. Ci sta Saverio che vomita per terra al secondo schioppo, tant’e’ che Russel s’incazza a tal punto che lo sbatte fuori. Ma oltre al senso di nausea quel tipo di merda li’, ti fa sentire proprio una… una merda. Ecco. Il risultato e’ che ci mettiamo tutti nudi sul materasso e Russel ci scopa tutti e tre, a turno: a me, alla tossica-arma-biologica-ambulante e al Giuda per ultimo.

A: Ottimo. Ed e’ cosi’ che hai preso il vizio?

B: No, nemmeno cosi’. Dopo due anni di vitaccia a Londra sono tornata a Roma, e mi sono iscritta all’universita’.

A: Lasciami indovinare: Scienze della Comunicazione?`

B: Esatto. Ho dato otto esami in quattro anni. Il mio preferito e’ stato teoria e tecnica della comunicazione di massa. Mi sono incagliata su Statistica. Mai capito che cazzo e’ una Gaussiana. Comunque, all’universita’ ci facevamo un sacco di canne, tutto il giorno, tutti i giorni, e il Venerdi’ partivamo per andare alle discoteche del Nord. Il Peter Pan, il FitzCarraldo, il Red Zone… Il mio fidanzatino di allora, Lallo, figlio di un macellaio di Palestrina, ci portava tutti nella sua Golf GTI assieme ad un carico di 500-1000 pasticche che piazzavamo poi con ricarichi pazzeschi.

A: Ma scusa, un fidanzato onesto mai?

B: Mah, non e’ che lo facessi proprio apposta, sembra che io abbia una specie di calamita per questi tipi loschi, traffichini.

A: Senza dimenticare i bagnini.

B: Gia’… Comunque tiravamo avanti fino all’After Hours della Domenica mattina, al 99, e partivano sempre 10, 15, 20 pasticche a testa. Irrita il sistema nervoso a lungo andare… Per rilassarci Lallo tirava fuori questa merda stagionata, di solito andavamo in spiaggia a Cattolica, e finivamo con l’addormentarci sotto il sole. Di tanto in tanto qualcuno si svegliava e si preoccupava di girare gli altri, per essere certo che tutti ci abbronzzassimo in maniera uniforme. La sera tornavamo piano piano e il lunedi’ di nuovo in forma.

A: Quanto e’ durata questa vita?

B: Quattro anni. Poi i miei si sono stufati di pagarmi le rette e mi hanno detto o mangi ‘sta minestra o salti dalla finestra.

A: E tu?

B: Beh io ci ho provato a saltare dalla finestra, sono andata a stare da una collega dell’Universita’, una brava ragazza di Catanzaro. Maria Carmela. Religiosissima, aveva la media del trenta e non si era mai fatta una canna in vita sua. Mi sono trovata un posto in un call center e ho smesso con tutta quella merda.

A: Quanto hai resistito?

B: Quattro giorni. Poi sono tornata dai miei, che mi hanno pagato un corso in grafica ed impaginazione di sei mesi. E sono finita qui…

A: Quant’e’ che lavori qui al Messaggero?

B: Otto anni.

A: E alla merda, alla merda ci pensi ancora?

B: Tutti i giorni. Anche adesso. Anche dopo che te ne sarai andato. E’ una voglia che non ti togli mai.

Escalation della droga spiegata dal Marketing

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I nostri esperti di Marketing ci spiegano il fenomeno dell’escalation.  Risultato: per  salvare i nostri figli dal Crack e dall’Eroina eliminiamo l’acqua liscia, la pericolosa sostanza alla base del fenomeno.

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