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Dovreste ringraziare la D’Urso, altro che denunciarla

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Sarò io, che non capisco.
Però, abbiate pazienza, se una esercita il lavoro di giornalista “abusivamente”, cioè senza essere iscritta al relativo Ordine, e lo fa a cazzo di cane (testualmente: “con modalità che non tengono conto di esigenze quali la difesa della privacy e/o il coinvolgimento di minori”), che senso ha denunciarla?
Voglio dire: l’iniziativa avrebbe la sua logica se simili comportamenti fossero posti in essere da un iscritto, perché in quell’ipotesi, effettivamente, il buon nome dell’Ordine ne sarebbe infangato.
Mentre nel caso di specie, razionalmente parlando, dovrebbe prodursi l’effetto diametralmente opposto: Barbara D’Urso non è iscritta all’Ordine e guarda caso svolge male il lavoro di giornalista. Quindi l’Ordine dei giornalisti è una figata.
Invece no. Enzo Iacopino ha l’alzata d’ingegno di difendere l’organizzazione che presiede denunciando una che non vi appartiene: mentre in realtà dovrebbe ringraziarla.
Non starò qui a ripetere che gli ordini professionali, ed in special modo quello dei giornalisti, sono enti anacronistici che andrebbero abrogati: mi limito a rilevare che quando il tasso di corporativismo che già li caratterizza intrinsecamente tocca vette così elevate da generare reazioni pavloviane come questa, completamente priva perfino della logica elementare, la loro eliminazione diventa una questione urgente, direi emergenziale.
Prima che nel loro delirio se la prendano pure col mio barista, che mentre mi fa il caffè parla di Garlasco e di Wikileaks senza aver verificato le fonti.

Diffamatori e scippatori

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Cari amici che siete indignati contro sulla legge sulla diffamazione in discussione al Senato,
io sono d’accordo con voi quando dite che mettere in carcere per un anno un giornalista che ha diffamato qualcuno -cioè che ha scritto cose brutte e false sul suo conto- costituisce una pena esagerata.
Tuttavia vi faccio presente, a mero titolo esemplificativo, che se qualcuno si rende autore di uno scippo in mezzo alla strada di anni di carcere può prendersene addirittura sei.
Ebbene, presumo che qualunque individuo ragionevole preferirebbe mille volte essere scippato da un birbaccione piuttosto che essere accusato -dico per dire- di pedofilia su un giornale: perché nel secondo caso, evidentemente, si ritroverebbe a subire un danno -il marchio perenne dell’infamia, il disastro in famiglia e sul lavoro, i pregiudizi della gente e via discorrendo- assai più grave rispetto al primo.
Ora, io sono convinto che in entrambi i casi -quello dello scippatore e quello del diffamatore- sarebbe necessario abrogare il carcere e applicare una pena di natura diversa: però, ragionando in termini relativi, sono altrettanto convinto che finché lo scippatore può beccarsi sei anni di galera, un anno per il diffamatore sia una pena piuttosto esigua.
Poiché, com’è noto, due torti non fanno una ragione, propongo di fare una cosa: stracciamoci pure le vesti per assicurarci che i giornalisti diffamatori non debbano finire in prigione: però, contestualmente -anzi, direi addirittura prima, viste le proporzioni-, diamoci da fare affinché anche allo scippatore venga riservata una sorte diversa dalla gattabuia. E anche al truffatore. E al falsario. E al bancarottiere. Per non parlare -ecco, non parliamone proprio- dell’immigrato clandestino.
Quando vi vedrò combattere come un sol uomo, amici che siete indignati, affinché il carcere venga abrogato per tutti questi -ed altri- reati, non soltanto per i giornalisti che accusano falsamente le persone di nefandezze che non hanno commesso, mi convincerò che le vostre lamentazioni rispondano al desiderio di un paese più libero e moderno.
Fino ad allora, abbiate pazienza, continuerò a dubitarne parecchio.

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