un blog canaglia

Tag archive

complottismo

Cari comunisti, Israele è roba vostra

in politica/storia by

Un paio di post fa si è mostrata l’incompatibilità teorica tra comunismo e qualsiasi forma di dottrina religiosa, tuttavia è risaputo che  durante la guerra fredda i rapporti tra i comunisti e gli stati islamici furono intensi e duraturi. Ciò che è meno noto è il fatto che senza l’apporto dei comunisti non sarebbe mai nato lo stato di Israele. Visto che la questione israeliana è uno dei verminai del secondo Novecento, per il quale ancora oggi si è lontani da trovare un rimedio, vale la pena approfondire il tema.

Riflessioni di questo tipo possono sembrare un’assurdità per i duri e puri della sinistra moderna, non bisogna però dimenticare che la maggior parte degli alti gradi del partito bolscevico della prima ora erano composti da ebrei: Zinov’ev, Trotsky e persino Lenin, che aveva parenti ebrei.

Tale preponderanza della componente israelitica, seppur laica, spinse politici del calibro di Churchill a considerare il comunismo come un “complotto del giudaismo internazionale” (esternazione già sentita, vero?). A ben guardare erano pochi gli stati membri in Europa orientale nei quali gli ebrei non fossero ai vertici del Partito: in Ungheria i padri del comunismo come Kun erano ebrei, a Praga ̶  per dirla con le parole di Gobbeles  ̶  i medesimi ebrei “infestavano il governo”; erano inoltre ebrei anche i filosofi di rifermento come Lukács e, nemmeno a dirlo, Karl Marx.

Al termine della seconda guerra mondiale, per tenere fede alla dichiarazione Balfour, oltre che sull’onda emotiva di ciò che era successo durante il conflitto, l’ONU riconobbe lo Stato di Israele, al quale doveva essere affiancato uno stato palestinese. L’intervento americano e occidentale in assemblea fu tiepido, mentre furono decisivi il voto e l’arringa dell’URSS: ciò contribuì a far scoppiare il primo conflitto arabo-israeliano. Per Israele era in gioco la propria esistenza, gli stati arabi lottavano per una parte del territorio che consideravano loro; nel mezzo c’erano i palestinesi, privi di esercito e ritenuti dai loro fratelli arabi scevri da ogni diritto.

Per farla breve, Israele si salvò grazie agli ingenti aiuti militari e logistici forniti dai comunisti cecoslovacchi. In questa prima fase della nascita dello stato di Israele gli USA mantennero le distanze, poiché pensavano di compromettere i rapporti con i partner commerciali arabi; d’altro canto inglesi e francesi erano fortemente contrari alla formazione di uno stato che minava la loro influenza nell’area. La tensione internazionale crebbe quando gli USA protestarono ufficialmente con il governo cecoslovacco a causa dell’aiuto “illegale” procurato da quest’ultimo agli ebrei di Palestina.

Resta da spiegare perché i comunisti cecoslovacchi aiutarono Israele. A questo proposito bisogna ribadire che a Praga gli ebrei si trovavano in tutti i gangli del Partito, per di più la Cecoslovacchia era il paese sovietico in cui il numero di sinagoghe era aumentato maggiormente durante i primi anni di comunismo. A quel tempo si pensava inoltre che Israele si sarebbe potuto unire all’Internazionale Comunista in un numero esiguo di anni.

Dopo la vittoria della guerra Israele si consolidò e nel giro di pochi mesi si assistette a uno dei più grandi stravolgimenti delle relazioni internazionali che si ricordi, con gli USA a sostegno dello stato di Ben Gurion e l’URSS sempre più distante nei confronti degli ebrei, sia dentro che fuori dai propri confini. In seguito iniziarono le purghe interne e le denunce di fantomatici complotti giudeo-capitalisti (dovuti alla definitiva affermazione del panslavismo sostenuto fermamente da Stalin), ci fu l’eliminazione di molti quadri in Ungheria e Cecoslovacchia durante le rispettive “rivoluzioni”, infine si ebbe l’avvicinamento all’asse arabo prima e al movimento di liberazione palestinese poi.

Questa è una pagina della storia del movimento comunista mondiale che rimane sempre nelle retrovie. I “compagni”  di oggi, rigorosamente antisionisti, spesso non la conoscono nemmeno. Da un lato ciò va imputato al fatto che quasi tutta la sinistra radicale odierna ripudia l’esperienza sovietica  ritenuta deviata dallo stalinismo. Dall’altro lato i reduci più ortodossi si sono anagraficamente formati un momento in cui l’Urss e i partiti comunisti occidentali sostenevano la causa palestinese. Nei primo anni 50 la situazione era un po’ più complessa: le alleanze sovietiche vanno considerate come contingenti, ricordando che il fattore religioso fu sempre impiegato in base a interessi di potenziamento e di influenza specifici della potenza comunista.

Dove sono i complottisti quando si parla dei rom?

in società by

A me, e credo non solo a me, pare che di questi tempi ci sia in giro una formidabile propensione al complottismo, che in alcune circostanze sembra essere diventata perfino un bisogno: a cominciare dall’allunaggio del ’69 e dall’11 settembre, passando per i vaccini e per l’AIDS, fino ad arrivare ai microchip, alle scie chimiche, ai segni nei campi di grano, ai piedi neri e chi più ne ha più ne metta.
Imperversa, insomma, una sorprendente e diffusa disponibilità a prendere per buone ricostruzioni dei fatti fondate su indizi opachi, argomentazioni oscure e prove contorte, a lasciar passare come se niente fosse vistose tautologie e marchiani vizi logici, a far finta di non vedere lacune di pensiero e di documentazione macroscopiche, pur di poter pronunciare almeno una volta la frase che ormai è diventata un mantra, prima ancora che uno slogan: tutto quello che sai è falso.
La cosa curiosa, però, è che quando una volta tanto il “complotto” si manifesta in modo evidente, ragionevole e direi quasi inconfutabile, si tende quasi sempre a rifiutarsi di vederlo: come se la condizione necessaria per rendere una cospirazione interessante non fosse tanto la sua effettiva sussistenza, quanto la fantasiosità degli elementi che la sostengono.
Prendete i rom, ad esempio.
I rom in Italia sono circa 170mila: vale a dire, grosso modo, lo 0,25% della popolazione. Cioè un manipolo di individui numericamente insignificante rispetto al totale: un numero che statisticamente parlando quasi non esiste.
Eppure ci fanno credere da decenni che questa manciata di persone, che tra l’altro non sono né potenti, né ricche, né proprietarie di chissà quali tecnologie all’avanguardia, ma perlopiù malmesse e disgraziate ben oltre i limiti della miseria e dell’indigenza, sia capace di tenere in scacco la sicurezza di un paese intero, al punto da poter essere etichettata addirittura come “emergenza”.
Dite la verità: a voi questo non pare singolare? Sì, dico a voi, che avete fatto dello scetticismo una specie di religione, che prestate orecchio alle teorie più astruse, che dubitate perfino dei vostri familiari più stretti mettendo in conto l’idea che possano essere stati sostituiti da extraterrestri o da infiltrati rettiliani. Non vi suona un tantino strano?
Evidentemente no.
Forse, tiro a indovinare, perché in questo caso le motivazioni della “cospirazione” non sono romanzesche e avvincenti come quelle che sembrano appassionarvi tanto: niente consorterie segrete che dominano il mondo, niente congiure planetarie ordite da personaggi misteriosi, niente laboratori sotterranei, niente piani diabolici, niente fantomatici scienziati.
Banalmente, una politica affamata di consenso, un sistema dell’informazione asservito a quella politica e il cortocircuito che ne scaturisce: i rom, che in realtà sono quattro gatti, diventano strumenti utilissimi a rastrellare voti sia per chi ne agita la pericolosità come se si trattasse di una specie di letale esercito fantasma, sia per chi gli si contrappone con motivazioni apparentemente opposte ma di fatto inefficaci.
Come se non bastasse, i risultati di questo “complotto” non sono collocati nella sfera dello sconosciuto o dell’immaginifico, ma sono proprio davanti ai nostri occhi, al punto che abbiamo potuto vederne tutti i risvolti concreti: mafia capitale, le intercettazioni, i fiumi di denaro pubblico che sono finiti nelle tasche di politici, faccendieri, titolari di cooperative, intermediari e papponi assortiti. Voglio dire: è un “complotto” che si spiega con ragioni pratiche, tangibili, documentate.
Niente.
Nonostante tutto, al contrario delle altre, questa “cospirazione” vi rifiutate di vederla.
Forse, come dicevo, perché è sostenuta da una cosa che si chiama realtà: e la realtà, come tutti sanno, è molto più noiosa della fiction.
No, dico, vogliamo mettere con le scie chimiche?

La lobby di Pavlov 2 (non è vero ma ci credo)

in società by

La iella che affliggeva Gervasio Savastano non esisteva, tutto quello che esisteva era un retroterra abbastanza calcificato da consentire che si edificasse sopra di esso una piramide di congetture e dicerie, in grado di oscurare la luce della ragione.

Sapete che c’è? Non mi spaventano i complottisti duri e puri, pronti a rifilarmi un pippone di un’ora sulla “impossibile” catena di errori che ha lasciato a terra l’aviazione americana la mattina dell’11 Settembre.

Mi spaventano i fiancheggiatori inconsapevoli.

Sono pronti a riconoscere che il governo americano non si è abbattuto da solo le Torri Gemelle, ma insistono che la CIA doveva sapere per forza qualcosa. Non c’è prova che gli OGM siano dannosi per le persone, però “vuoi mettere la Monsanto”, e “Vandana Shiva è tanto una cara persona”. Non credono al complotto mondiale sull’ebola ma non si fidano se è Bill Gates a finanziare la ricerca. Fanno il cherry picking delle notizie che danno loro conforto, quelle dove buoni e cattivi non si possono confondere.

Quello che non sai, caro fiancheggiatore inconsapevole, è che il tuo approccio ideologico è la sponda ideale di ogni complotto: confondi il peccato con il peccatore, l’evento puntuale con la storia generale. Rendi le acque solo più torbide non attenendoti ai fatti, ed è in questa zona grigia che il complotto diventa reale. Credi di volare più alto, di raccontare storie diverse, ma sei inchiodato a terra dalla tua superstizione.

Non è vero che i vaccini provocano l’autismo ma ci credi lo stesso, perché non puoi che dire male delle grandi multinazionali.

La lobby di Pavlov (complottismo, ton amour)

in società by

Quell’adorabile cazzone di Fox Mulder è stato probabilmente il primo complottaro a godere di fama mondiale. Nonostante poi avesse quasi sempre ragione lui , ed effettivamente si il complotto c’era e gli alieni, gli esperimenti, l’uomo che fuma e così via, non credo si sia mai davvero scrollato di dosso l’etichetta di svampito che cammina con gli occhi al cielo, cercando U.F.O.,  e prendendo un palo in mezzo agli occhi. Come ricorderete, il vecchio Fox arredava il suo ufficio con il famoso poster con il disco volante e la scritta “I want to believe”.

Sui muri delle officine di tutti gli ufologi

i-want-to-believe

Il succo di ogni discussione con un complottista, se ci pensate bene, sta tutta qui: puoi portare quante prove vuoi, dimostrare la scelleratezza di ogni strampalata teoria, ma se uno ci vuole credere non riuscirai mai convincerlo: lui continuerà a sentirsi Fox Mulder, e tu per lui sarai sempre di più l’uomo che fuma.

Non esiste complotto o cospirazione che schiere di giornalisti o divulgatori scientifici non abbiano analizzato e sezionato fino a dimostrarne l’inconsistenza. Quasi tutti nascono per burla (come le scie chimiche), per errore (come la storia di Wakefield e i vaccini che provocano l’autismo), o addirittura affondano le radici in pericolose teorie razziste create ad hoc per giustificare persecuzioni e pogrom. Eppure tutte godono di ottima salute, e qualcuna continua a produrre i suoi preoccupanti effetti. Non credo sia solo per vanità, o per secolarizzazione del presente che tutto questo accade: credo che, al netto delle capacità individuali, internet ha dato ai figli di una generazione orfana di X Files la possibilità di sentirsi Fox Mulder per un’ora o due al giorno. Di lottare come Mulder: eroico agente dell’FBI che da solo affronta C.I.A., esercito, governo ombra.

Lo schema è lo stesso.

L’impari lotta tra uno-di-noi e la grande multinazionale (dei farmaci, del cibo, del trasporto aereo) è un artificio retorico di sicuro effetto che genera grandi consensi. L’ostinata purezza di chi denuncia con un video su youtube il prossimo piano del governo per istallarci microchip sottopelle è commovente, nella sua dabbenaggine. Quello che conta è che eroe sia, e solitario, perché serve sempre lo stesso personaggio per continuare nella rappresentazione donchisciottesca della lotta del piccolo risparmiatore contro la finanza mondiale, del medico squattrinato contro le Big Pharma, del politico-uomo-della-strada che rimette in riga l’Europa delle banche: tutto questo noi crediamo, a tutti loro noi diamo ascolto.

La semplice costatazione che esistono argomenti complessi, non sempre riassumibili in una dicotomia giusto/sbagliato e bene/male, è un’imperdonabile fisima intellettualoide per un popolo abituato a rispondere pavlovianamente a stimoli quali “banche”, “lobby” ,“Kasta”, “scienza ufficiale” “grande industria farmaceutica”.

Quella dei complottisti è una società cupa e misterica, quasi medievale: in ogni ambito della sua vita il cittadino è solo, alla mercè degli interessi di gruppi finanziari e società segrete che continuamente tramano per danneggiarlo. Il progresso, anche quando è reale e tangibile, viene guardato con sospetto e non si ha alcun reale interesse a comprenderlo. La verità rivelata viene comodamente servita a scapito della “verità ufficiale”, e non importa sapere se chi parla è davvero in buona fede o, più semplicemente, competente in materia.

Importa che sia controcorrente, perseguitato, fuori dai giochi,  meglio ancora se squattrinato. Che non abbia interesse economico in quello che fa. Che sia costantemente ostacolato nel suo cammino di rivelazione da occulte ma potentissime entità. Proprio come Fox Mulder.

La verità è la fuori, ma fa ridere.

Complottismo, mon amour

in società by

Ve lo sarete chiesti tutti, almeno una volta: com’è possibile che (metteteci pure il nome che preferite), una personcina così intelligente, creda ciecamente alle scie chimiche, all’allunaggio finto, all’olocausto che non c’è mai stato e magari pure alla morte di Paul McCartney?
Perché, diciamoci la verità, i complottisti ci restituiscono spesso e volentieri l’immagine degli scemi: ci sembra da scemi essere immuni all’evidenza, o reinterpretarla ostinatamente e minuziosamente finché non si adatta a quello si vuole dimostrare; ci sembra da scemi espanderla ed estenderla all’infinito, quell’evidenza, adducendo e manipolando via via nuovi fatti man mano che i propri ragionamenti vengono confutati; ci sembra da scemi coltivare e propagare certezze fondate su dubbi vaghi, intuizioni traballanti e supposizioni astruse, senza lo straccio di una prova decente e spesso adducendo a sostegno delle proprie teorie argomenti contraddittori tra loro; ci sembra da scemi credere non a una sola di quelle teorie bizzarre, ma il più delle volte a tutte, in blocco, come se si trattasse della fabbricazione di una realtà completamente alternativa rispetto a quella degli altri.
Ve lo sarete chiesti tutti, almeno una volta: possibile che (lo stesso nome di prima) sia scemo e io non me ne sia mai accorto? E avrete fatto fatica a rispondervi, come spesso è successo anche a me, perché magari il tizio è vostro amico da anni, avete studiato e chiacchierato e vissuto insieme e mai, mai si è dimostrato scemo come invece sembra diventare quando la conversazione casca su Elvis, sui vaccini che fanno venire l’autismo o sugli UFO.
La realtà, ed è sufficiente documentarsi un po’ per scoprirla, è che probabilmente avete ragione: il vostro amico non è scemo per niente, giacché non esiste, a quanto pare, una correlazione misurabile tra la tendenza al complottismo e l’intelligenza cognitiva.
Per il complottismo spinto, tuttavia, esistono delle ragioni: alcune delle quali, una volta che ve le trovate davanti agli occhi, hanno un effetto letteralmente illuminante.
Tanto per iniziare, e paradossalmente solo in apparenza, il complottismo è rassicurante perché placa l’ansia di controllo di chi lo pratica: del resto ipotizzare che esista una ragione, per quanto complicata e terrificante, per cui le cose succedono, è molto più confortante che rassegnarsi alla casualità. Tanto per fare un esempio, ammettere che un virus come l’AIDS sia spuntato fuori e basta significa contemplare la possibilità che da un momento all’altro, in modo incontrollabile, esplodano altre malattie altrettanto gravi: mentre ipotizzare che sia stato fabbricato di proposito in un laboratorio contiene in sé l’illusione che una volta scoperto quel laboratorio, messi nelle condizioni di non nuocere i birbaccioni che lo gestivano e scongiurata la possibilità che altri facciano lo stesso si potrà finalmente vivere al riparo da ulteriori malanni.
Ma non è tutto: spesso e volentieri il complottismo soddisfa la vanità. Voglio dire: quelli che vedono una cospirazione in ogni riga di giornale tendono a percepire se stessi come esseri capaci di pensare a un livello più alto degli altri, ponendosi intellettualmente al di sopra delle “masse” e alimentando in tal modo la propria autostima. Vi sara capitato decine di volte di sentirvi dire frasi del tipo “Non devi credere a quello che ti raccontano”, o “Te lo dico io, come stanno davvero le cose”, e quando è successo avrete percepito senz’altro, magari provando un certo disappunto, il senso di superiorità di cui erano intrise. Ecco, quella roba là.
Dopodiché, tanto per chiudere una panoramica che non ha la minima pretesa di completezza, trovo molto interessante la spiegazione di stampo popperiano, secondo la quale il complottismo sarebbe una conseguenza della secolarizzazione: fino a qualche tempo fa si attribuiva tutto ciò che accadeva alla volontà di Dio, ma adesso che il padreterno non c’è più diventa necessario sostituirlo con qualche altro onnipotente (non importa se un politico, un gruppo finanziario o una genìa di rettiliani) che manovra il pianeta sopra, e al di là della propria volontà.
Sull’argomento, naturalmente, c’è una letteratura psicologica, antropologica e sociologica enorme, che sarebbe impossibile sintetizzare in poche righe; ciò che conta, però, è prendere atto che forse il vostro amico, quello che è diventato un complottista scatenato, ha semplicemente bisogno del complottismo per vivere un po’ meglio.
E no, non è scemo.
Ammesso che non lo sia a prescindere, ovviamente: ma questo è un altro paio di maniche.

Il famigerato “complotto” del tesserino sanitario

in società by

Girellando sul web e leggiucchiando su Facebook mi sono imbattuto in questo video, che magari molti di voi avranno già guardato:
https://www.youtube.com/watch?v=UHfM-cmO-5s
Il filmato, che peraltro è stato visto da una cosa come 205mila persone, è davvero interessante: non tanto, naturalmente, per la domanda (sic) che viene posta nella sua descrizione (“siamo una colonia degli Stati Uniti?”), quanto perché è illuminante sul metodo che caratterizza molti dei “complottismi” che ormai ci sfrecciano accanto tutti i giorni come scie chimiche (ops).
Allora, com’è agevole rilevare dal video la questione sarebbe la seguente: siccome il codice a barre e la banda magnetica che sono sul retro della tessera sanitaria (i quali, del resto, non rappresentano altro che nome, cognome e codice fiscale del titolare) sono conformi a determinati “standard di codifica” (MIL-STD 1189 e IATA/ABA, vale a dire, rispettivamente, uno standard di codifica militare americano, uno standard di codifica dell’Associazione Internazionale dei trasporti Aerei e uno standard di codifica bancario), ciò significherebbe che, in qualche modo indistinto e misterioso che non è dato capire, noi che abbiamo il tesserino in tasca saremmo “controllati” e “schedati” dall’esercito americano (alcuni arrivano a scrivere “schedati dal Pentagono“), da una non meglio identificata “aviazione” e, immancabilmente, dalle “banche”.
Badate: parliamo di uno “standard di codifica”, vale a dire di un insieme di regole attraverso le quali lettere e numeri vengono messe insieme in modo da poter essere successivamente riconosciute; cioè, per dirla in modo semplice, del sistema che consente a quel codice a barre e a quella banda magnetica di poter essere lette da un apparecchio che possa ricavarne, all’occorrenza, le informazioni necessarie.
Ora, è lapalissiano che usare lo stesso standard di codifica dell’esercito americano, delle compagnie aeree e delle banche per non significa affatto essere controllati dall’esercito americano, dalle compagnie aeree e dalle banche (né, onestamente, si capisce come ciò sarebbe possibile): vuol dire semplicemente aver scelto di utilizzare le stesse regole che usano loro (regole che evidentemente, sono abbastanza consolidate e affidabili da poter essere definite come “standard”) per mettere insieme lettere e numeri e poterli successivamente “leggere”, cioè riconoscere.
C’è di più. Alcuni siti si spingono oltre, indicando l’Eurogendfor come l’organismo nel quale verrebbe conservato il “database” dei dati in questione; solo che non si capisce bene non solo se la cosa corrisponda al vero, ma neppure di che dati si parli, giacché quelli codificati secondo i diabolici standard militari e bancari, e contenuti nel famigerato codice a barre e nella mefistofelica banda magnetica altro non sono che cognome, nome e codice fiscale, mica i “dati sensibili” di cui molti (gridando alla violazione costituzionale) vanno parlando; i quali dati sensibili, invece, sarebbero conservati in un microchip (ah, quindi non nel codice a barre e nella banda magnetica, giusto?), che non si capisce cosa c’entri né con gli standard di codifica di cui sopra né con l’Eurogendfor; che a sua volta (non si finisce più, eh?) è sistematicamente e lapidariamente designato dai siti in questione come “la Nato”, e quindi (sempre secondo loro) “il Pentagono”, mentre si tratta di una forza di polizia multinazionale cui partecipano Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Romania e Polonia.
Ovviamente, come sempre, tutto questo non conta: non conta spiegare in che modo funzionerebbe, concretamente, il nostro “asservimento” al Pentagono; non conta descrivere in modo chiaro quali dati sarebbero posseduti da chi; non conta soffermarsi sulla differenza tra uno standard di codifica e un fantomatico strumento di “controllo”. Quello che conta è poter evocare delle parole-chiave inquietanti (esercito, aviazione, America, schedatura di massa) senza spiegarne i dettagli e poi lasciarle sospese, minacciose come avvoltoi, suggerendo l’idea che i “poteri forti” ci propinino come sempre una serie di indistinte “illusioni”.
E il complotto, ancora una volta, è servito.

La mafia che vi ha salvato la vita

in società by

Dopodiché, mi piacerebbe fare una domandina a quelli secondo i quali la “comunità scientifica” non sarebbe altro che una massa di corrotti al soldo dei poteri forti che raccontano menzogne alle persone giocando sulla loro pelle al solo scopo di arricchire i soliti speculatori che dominano il mondo, da cui le scie chimiche e l’AIDS che in realtà sarebbe una bufala e i vaccini che fanno venire l’autismo e chissà quali altre fregnacce di ogni forma, colore e dimensione.
Ditemi un po’, amici: se, come sostenete voi, tutto quello che ci hanno raccontato negli ultimi non so quanti decenni non è altro che un coacervo di clamorose bugie, com’è che la vita media si è raddoppiata rispetto a un paio di secoli fa? Com’è, ditemi, che oggi non siete quel sacco ambulante di pulci, zecche, cimici, scolo e sifilide che sareste ancora, che saremmo ancora tutti, se a un certo punto la “comunità scientifica” di cui sopra non avesse detto “ok, vediamo di darci una regolata e capire come funzionano le cose”? Come cazzo è che dalle nostre parti non si crepa più non dico solo di peste, vaiolo, difterite e colera, ma manco, com’era normale che succedesse appena l’altroieri, di tonsillite, di dissenteria o di una banale infezione a un molare? Come spiegate, fenomeni che altro non siete, il fatto che ve ne state qua vispi e arzilli a sfoderare sguardi studiatamente scettici compiacendovi della vostra supposta sagacia e a sparpagliare a pioggia le vostre menate complottiste, invece di essere da un pezzo sotto un metro di terra, rosicchiati dai ratti e mangiati dai vermi, dopo aver condotto un’intera esistenza in balìa di terrori irrazionali, pericoli oscuri e sofferenze incomprensibili ed essere stati infine ammazzati da un male invisibile, da una forza ignota, da un malocchio impalpabile che lo stregone di turno non è riuscito a togliervi di dosso a forza di macumbe e riti propiziatori?
Chi è stato, se non la tanto vituperata “comunità scientifica”, a consentirvelo? Chi è stato, se non quella che aprendo bocca e dando fiato con indizi vaghi, illazioni non dimostrate e deduzioni traballanti definite mafia, schifo, merda, salvo essere vivi, vegeti e sentenzianti soltanto per merito suo?
Vi salva la pelle tutti i giorni, la comunità scientifica sui cui sputate veleno: più volte al giorno, più volte al minuto, in modi che neppure immaginate, tanto siete accecati dalla vostra smania di farvi belli cantilenando a pappagallo costrutti mentali privi di senso. Mentre dovreste ringraziarla e baciare per terra ogni mattina che vi alzate.
L’unica impresa che non le è ancora riuscita, per essere del tutto onesti, è trovare un modo per salvarvi dall’idiozia che vi affligge.
Ma pazientate, non disperate e magari ingannate il tempo inventando nuove e sempre più affascinanti teorie: vedrete che nel frattempo ce la farà.

Go to Top