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Cirinnà

La Cirinnà e le critiche dell’Italia Migliore

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Neanche il tempo di approvarla, questa “mezza Cirinnà” che già ovunque è tutto un fiorire di dotte analisi politologiche, critiche feroci, aggressioni verso i protagonisti: Alfano, Verdini, Renzi, il Governo, il PD – e un’inspiegabile, vi giuro inspiegabile, santificazione dei Cinque Stelle.

Insomma, il mostro di tutta la faccenda è chi, alla fine, questa legge l’ha approvata. Non è un granché, certo, ci piaceva di più prima, certo, ma è un primo passo. C’è una leggina sulle unioni civili che è passata al Senato. Per molto meno è caduto più di un governo. Però, addosso. Altrimenti non siete sufficientemente progressisti, ché l’importante è ribadire che Alfano è retrogrado e puzza – e invece pensate un po’ ha votato la fiducia sul provvedimento. Ha chiesto qualcosa in cambio? Certo, così funzionano i parlamenti. Sapete chi invece non ha fatto proprio nulla per questo piccolo traguardo, se non un mortale, micidiale, continuo e inarrestabile casino, come da copione? Il MoVimento 5 Stelle. Che però erano a favore, eh, ci mancherebbe. Però sì, poi no, poi il canguro, l’sms, il controcanguro, mi si nota di più se vengo o non vengo, ma la democrazia signora mia, e le analisi di Dibba secondo cui è tutto un modo per nascondere il dissenso interno al PD (nascondere a chi, Dibba, che lo sanno pure le pietre?). Però, non si capisce come, secondo molti di questa storia non c’è niente per cui rallegrarsi, manco una briciola, e i grillini sono gli integerrimi salvatori della Coerenza, con la “C” maiuscola.

Verdini non è simpatico a nessuno, vi assicuro, è un politicante della peggior specie, ed è anche piuttosto abile nel fare questo mestiere. Però, sapete, la politica è anche (proprio?) questo: è compromesso. È continuo compromesso e mediazione – io do qualcosa a te, tu dai qualcosa a me, però prima lascia che ti convinca della bontà della mia idea e tu mi dirai della tua. I governi, ripeto, cadono su provvedimenti come questo in paesi come questo. Questo ha tenuto, e ha portato a casa il risultato. Non è il risultato migliore? Capita. Spesso, in politica. Se non vi sta bene, in effetti, l’approccio squadrista del MoVimento è ottimo per voi, lì si mantiene barra a dritta e pedalare.

Che poi alla fine, a chi oggi critica il PD per esaltare i 5 stelle, di fondo, delle unioni civili non gliene importa proprio nulla. L’importante è sentirsi persone migliori di Renzi e Alfano e dare addosso al Partito Democratico, alla politica brutta brutta del compromesso, mentre si sta comodi nei propri divani. È l’Italia Migliore, amici miei: c’era con Berlusconi e non se n’è ancora andata.

Quello stupore fastidioso verso Sandro Bondi

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Sandro Bondi, in un discorso al Senato di oggi, ha usato parole chiare e dirette per annunciare il proprio favore nei confronti della regolamentazione delle unioni civili in generale, e della legge Cirinnà in particolare.

Ci sarebbe solo da esserne contenti, insomma, e uno si aspetterebbe commenti di approvazione e parole di congratulazioni. Invece mi è toccato leggere, in giro per il web, un oceano di insulti e d’insinuazioni verso il Senatore, reo di essere stato –onta immonda per gli scudieri dell’Italia Giusta, per citare un gustoso slogan elettorale di Besani– braccio destro di Berlusconi in tempi passati. Allora ecco il carrozzone che sfila, irrefrenabile, e c’è chi si indigna nel dover applaudire uno come Bondi, chi insinua che sia alla ricerca di una poltrona o di un riciclaggio politico da qualche parte, chi lo tratta come un povero cretino che ha avuto un momento, improvviso e inatteso, di savia ragione. Insomma, siamo alle solite: chi ha avuto a che fare con Berlusconi non può permettersi di avere delle posizioni “progressiste” su temi civili e sociali: notoriamente, si sa, certa visione aperta e illuminata del mondo è appannaggio di una sola parte del paese.

Che poi, a dirla tutta, certa apertura non è niente di nuovo per il Senatore. In un’intervista a La Stampa del 2013, diceva:

«L’Italia ha bisogno di un soffio di libertà e di modernizzazione. Per questo dobbiamo liberarci anche noi cattolici di un certo bigottismo che, specialmente sulla bioetica e i diritti civili, rischia di immiserire il valore della fede e di avvolgere in un’atmosfera di arretratezza la società italiana. Il centrodestra in questi anni è apparso su posizioni di puro conservatorismo e di vetero clericalismo su alcune questioni, mentre su altre, come l’immigrazione e i diritti dei cittadini stranieri, ha marcato le distanze dall’insegnamento della Chiesa. È oltretutto un comportamento contraddittorio, che non rispecchia la maggioranza dei cattolici italiani»

Sicuramente la destra nostrana ci ha messo del suo, con quell’irrefrenabile pulsione a regalare vetrine agli impresentabili, come Giovanardi, lasciando altri, talvolta insospettabili, nelle retrovie. È il grande paradosso dell’illiberalità della destra italiana: si gioca a regole sovvertite, per cui posizioni semplici di rispetto dello stato di diritto e della libertà individuale diventano hummus per i socialisti di sinistra. Pochi hanno coscienza di questo paradosso, ma c’è, eccome se c’è. Al netto di questo, però, quanto abbiamo capito è che collaborare con Berlusconi tanti anni (in un progetto che inizialmente di quella mantellina liberale si sarebbe dovuto coprire, almeno negli intenti), implica non poter avere posizioni aperte e liberali su temi sociali. E se qualcuno le ha, ecco che casca il mondo e il teorema che lo regge: si sconvolgono gli ordini mentali secondo cui la politica non prevede scale di grigi. Oggi sarebbe da imparare, da quel Sandro Bondi che tanto ci soddisfa prendere in giro, che quegli ordini meschini è ora di abbandonarli.

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