un blog canaglia

Tag archive

Carlo Maria Martini

Facciamo “diversamente conservatore”, ok?

in politica/società by

Ci sarebbero tante cose ancora da dire, a freddo e a qualche settimana di distanza, su Carlo Maria Martini:

1) Abbiamo preso come esempio di progressismo un cardinale.

1a) Crescere con D’Artagnan non è servito a niente.

1b) Forse stiamo progredendo nella direzione sbagliata.

2) Un cardinale era effettivamente più progressista del principale partito sedicente progressista italiano.

3) Essere il più simpatico dei cardinali è un po’ come essere il meno fastidioso dei brufoli.

4) Come dice sempre Malvino, Martini era il poliziotto buono, Ruini quello cattivo.

4a) Con Ruini ormai a mezzo servizio, ci sono rimasti Bertone e Bagnasco, che al massimo possono essere il poliziotto Bud Spencer e quello Terence Hill.

5) Il Martini ha rifiutato le ultime cure. A chi si è incazzato per questo è stato risposto che dopotutto lui si era espresso contro l’accanimento terapeutico, quindi va bene. Perdonate il francesismo: non diciamo stronzate. Martini sarà anche stato di mentalità diversamente chiusa sul fine vita, ma il resto della gerarchia no. La stessa gerarchia che ha cercato di impedire ad altri quello che a Martini ha concesso senza fiatare; la stessa gerarchia di cui Martini faceva parte. Perché, nel caso fosse sfuggito, era un cardinale, non un pirla di sagrestia qualunque.

Martini non ha mai dichiarato nulla di contrario al Catechismo, a riguardo. Non ha mai detto, nel clamore del caso Welby, ai suoi pari grado e ai fedeli, da super Cardinale qual era, che so, oh ragazzi io non son mica d’accordo parliamone. Non ha spinto in nessun modo per modificare la posizione della comunità che lui guidava. Ha preteso in punto di morte il rispetto dei diritti che quelli come Welby hanno sempre invocato invano. Buon per lui, ma se non vi dispiace io mi incazzo lo stesso.

6) Si è anche detto, più o meno esplicitamente, che il caso di Martini era diverso: non attaccare il respiratore o il sondino nasogastrico va bene, staccarlo dopo averlo già attaccato no.

Io sinceramente non so da dove iniziare. Facciamo così, c’è una signora anziana che non può muoversi ed è la badante a darle da bere ogni tre ore. A un certo punto la signora non vuole più bere. Che si fa?

6a) La lasci morire di sete: hai interrotto un trattamento.

6b) La costringi: perché Martini no?

7) La mia impressione è che il punto, per “loro”, non sia nemmeno questo. Mi pare che, senza volerlo confessare chiaramente, la differenza sia nell’età. Martini poteva lasciarsi morire perché tanto gli restava poco, così come Wojtyla. Welby ed Englaro potevano sopravvivere nel loro stato ancora per chissà quanto, e quindi dovevano.

Il concetto base, presumo, è quello (ovviamente assurdo) del non interferire col disegno divino: c’è tipo un timer del microonde, il vecchietto ormai è pronto e lo puoi anche tirar fuori, ma il giovane deve aspettare altrimenti arriva da Gesù che non è ancora cotto a puntino.

Il concetto che invece viene fuori, mi pare, e che non ammetteranno mai, è che la vita di un giovane vale di più di quella di un vecchio. Poi dicono il relativismo.

Il favore e il diritto

in politica/società by

Poi, come sempre, i ricordi sfumano, i particolari si dimenticano, finché delle cose non si conservano che i contorni generali.
Però a volte sono importanti, i particolari: determinanti, direi, se da quei particolari dipendono la vita e la morte di un essere umano, il rispetto della sua volontà, la salvaguardia della sua dignità.
Prendete Piergiorgio Welby, ad esempio. Io, che ho seguito la sua vicenda da vicino, ricordo come se fosse adesso che a un certo punto il problema era diventato questo: siccome il paziente chiede coscientemente che gli venga staccato il respiratore, possiamo staccarglielo; inoltre, siccome il paziente chiede di essere sedato per evitare di morire soffocato tra inenarrabili sofferenze, possiamo pure sedarlo; però, una volta sedato, il paziente diventerà incosciente, e quindi incapace di chiedere che il respiratore gli venga riattaccato nel caso -improbabile ma astrattamente possibile- in cui dopo il distacco decida di cambiare idea; ragion per cui, in assenza di una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento e non potendo sapere come la pensa in quel momento, saremo costretti a riattaccargli il respiratore.
Ora, nonostante il fatto che Carlo Maria Martini -come ci è stato tempestivamente comunicato- sia “rimasto lucido fino alle ultime ore“, si può ipotizzare che negli ultimi minuti abbia perso conoscenza: circostanza che avrebbe dovuto comportare, a voler seguire il criterio enunciato così rigidamente per Piergiorgio Welby, che i sondini cui aveva rinunciato finché era cosciente avrebbero dovuto essergli urgentemente attaccati tutti insieme, nell’improbabile -ma tuttavia possibile- ipotesi che proprio durante quegli attimi di incoscienza il porporato avesse repentinamente cambiato idea.
Si sarebbe trattato, con ogni evidenza, di una tortura insensata: e mi rallegro, lo dico davvero, del fatto che nel caso di specie nessuno abbia avuto l’alzata d’ingegno di proporla.
Sta di fatto, però, che nel caso di Piero essa non soltanto fu proposta, ma sbraitata a gran voce da una massa di scalmanati che gridavano al suicidio assistito, all’eutanasia, all’omicidio: il tutto, ovviamente, perché Piero non si era limitato a farsi i cazzi suoi chiedendo a mezza bocca che gli facessero il piacere di staccargli il respiratore, ma aveva rivendicato quel distacco come un diritto per sé e per tutti gli altri, facendone il fulcro di quella che a mio parere è stata la più importante battaglia politica radicale degli ultimi anni.
Ecco, probabilmente il punto centrale della faccenda è proprio questo: finché ci si limita a chiedere un favore problemi non ce ne sono, perché si sa che in Italia una strada per fare quello che si vuole si trova sempre, al di là delle leggi e perfino degli anatemi religiosi; quando invece si chiarisce che ciò che si chiede non è un favore, ma un diritto, allora le istituzioni diventano intransigenti come in nessun altro paese al mondo, incagliandosi sulle virgole e trasformando ogni minimo cavillo in un ostacolo insormontabile.
L’abissale differenza tra le esequie di Martini e i funerali negati a Welby è tutta in questo particolare: Martini ha chiesto, Welby ha rivendicato.
E rivendicare, in un paese come il nostro, finisce spesso e volentieri per diventare -quello sì- un vero e proprio suicidio.
Assistito solo dalle maledizioni degli altri.

Il vescovo di (quasi) tutti

in società by

A volte capita che quando uno muore, di colpo diventi l’eroe di tutti, ma proprio tutti. Non fa eccezione Carlo Maria Martini, vescovo di Milano per 23 anni, che in queste ore viene compianto parimente da cattolici, nani, ballerine e mangiapreti. Rovino l’armonia e la pace in cielo e in terra se dico che a me il cardinal Martini non ha mai scaldato il cuore, e non lo scalda ora che è tornato alla casa del Padre? Gli si riconosce il merito di aver cercato di riavvicinare la Chiesa Cattolica al messaggio di povertà e umiltà, fatta da persone più aperte, ecc, ecc. Buoni propositi miseramente falliti, come da sua stessa amara ammissione. Ciononostante, il cardinal Martini non ha mai fatto nessun gesto eclatante, non se n’è andato sbattendo la porta ma è rimasto lì, a legittimare un’istituzione i cui valori e comportamento sono per lo meno discutibili per una buona parte di chi oggi lo rimpiange. A me la sua figura provoca una grande tristezza e non molto altro. Amen.

Martini: affondo alla Chiesa dal letto di morte

in politica/società by

Non conosco nel dettaglio le tesi e gli insegnamenti di Carlo Maria Martini: so che è un grave limite, ma da un po’ di tempo ho smesso proprio di filarmeli, i preti. Tuttavia, leggicchiando qui e lì, cercando di penetrare il mare di lacrime di coccodrilli che inonda la videate di Google, ho appreso che era una persona intelligente e, considerando il suo ruolo e chi comanda in Vaticano dal 1978 ad oggi, molto progressista. Pur ribadendo gli insegnamenti della Chiesa, mi è parso un uomo capace di mettere il cuore davanti al dogma – caso più unico che rarro, per quanto ne so.

Per questo da quel pulpito, salvo sempre errore od omissione, non sono arrivato mai niente di simile agli esilaranti anatemi con cui invece i suoi esimi colleghi sono soliti trollare. Pur rimanendo all’interno dell’alveo di condanna in cui la Chiesa cattolica continua a mantenere gli omosessuali, e pur riconoscendo una anacronistica premazia della coppia uomo-donna, Martini si è espresso in modo se non favorevole, certo non contrario alle coppie tra persone dello stesso sesso (“Se alcune persone, di sesso diverso oppure dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia perché vogliamo assolutamente che non lo sia?”); riconosciuto (perfino!) la valenza socio-politica di divertenti pagliacciate come il Gay Pride (“[…] esiste per questo gruppo di persone il bisogno di autoaffermazione, di mostrare a tutti la propria esistenza, anche a costo di apparire eccessivamente provocatori“); ha bacchettato le gerarchie per aver negato i funerali religiosi a Welby, richiamandole a dedicarsi a quella che dovrebbe essere la loro missione (“Situazioni simili saranno sempre più frequenti e la Chiesa stessa dovrà darvi più attenta considerazione anche pastorale“); e, a proposito di fine vita, ha condannato “l’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo“, ricordando che, in simili circostanze, “non può essere trascurata la volontà del malato, in quanto a lui compete – anche dal punto di vista giuridico, di valutare se le cure che gli vengono proposte, in tali casi di eccezionale gravità, sono effettivamente proporzionate“. Il religioso, pur condannando l’eutanasia, si è spinto non condannare che aiutano “una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo” a porre fine al suo tormento senza costrutto. E ancora: “La prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana“. Le sue tesi, insomma, mi sembrano improntate ad un pragmatismo impregnato di senso di umanità.

Che dire? Mai avrei pensato di tessere le lodi di un prete su queste pagine; a mia discolpa, posso solo dire che su sesso, aborto e fine vita, Martini ha detto cose molto più liberali di tutti gli autoproclamatisi “progressisti” italici. Non è un caso, credo, che si trovasse lontano dalla corruzione di Roma, in un contesto di conflitto permanente, dove la sua umanità deve aver costituito, per tutti i cittadini di quella terra ebbra di sangue, un incommesurabile capitale.

Mi piacerebbe sapere, comunque, se sia stata sua, come io credo, la decisione di far parlare il suo medico con la stampa al fine di rendere noto al mondo il fatto che il Cardinale ha inteso morire praticando i principi che, a dispetto della dottrina dominante, ha continuato a predicare e a mettere per iscritto. Un clamoroso schiaffo in faccia allo stolido conservatorismo di Ratzinger e di chi lo pilota. Anche per questo, Requiescat In Pace.

Stavolta no

in politica/società by

Adesso uno scemo come me si aspetterebbe che le gerarchie ecclesiastiche -e con loro una pletora infinita di deputati, senatori, sottosegretari, ministri e premier– si scatenassero contro la possibilità di rinunciare all’alimentazione artificiale gridando all’indisponibilità della vita, all’impossibilità di lasciar morire di fame un essere umano e -in estrema sintesi- all’omicidio.
Presumo, invece, che stavolta tutto questo non accadrà.
Ne prendo atto con sincera -dico davvero- soddisfazione, auspicando che a partire da questo episodio l’atteggiamento dei cattolici nei confronti dell’autodeterminazione degli individui e delle scelte di fine vita possa essere considerato radicalmente cambiato per sempre.
E avvertendo che qualora -come temo- ciò non dovesse succedere sarò qua a ricordarvelo ogni volta che potrò.

Go to Top