un blog canaglia

Tag archive

birra

Se la birra ti fa votare

in società by

Oggi per la prima volta mi sono fermato a guardare con attenzione un cartello pubblicitario di una nota marca di birra danese: in effetti, con la coda dell’occhio lo avevo già visto, scartandolo immediatamente dalla lista della cose importanti / interessanti. In effetti, ho un pregiudizio negativo su quel brand, e perfino dal fondo del mio disinteresse, ero stato sgradevolmente impressionato dalla pessima qualità della grafica. Vi compaiono infatti, alquanto maldisegnati e in colori impossibili, degli allegri ragazzi vestiti in modo improbabile: in particolare, ho stampata da qualche parte nel cervello la silhouette (volutamente?) approssimativa di una ragazza dalla cui pancia scoperta si diparte, nella presumibile direzione dell’inguine, un orrendo tatuaggio a base di cuori, spine.

Oggi, però, la evidentemente pensavo senza rendermene conto alle elezioni: non a caso ero in giro per recuperare i duplicati delle nostre tessere elettorali, irreperibili da diverse settimane. Forse per questo il titolo cubitale del cartellone ha perforato la pellicola protettiva della mia disattenzione, e ho intercettato la parola o forse il concetto di “astensione”. Ho così capito che si tratta di un messaggio di tipo “sociale”. Quindi un soggetto privato ha speso dei soldi per farci credere di voler convincere a votare i giovani, la categoria comprensibilmente più tentata dall’astensionismo.

E’ interessante notare come, da che mondo è mondo, l’assunzione di bevande alcoliche è sempre stata collegata al concetto di ebbrezza, di mancanza di lucidità. Oggi invece, complice l’allegra confusione semantica nella quale siamo immersi fino al collo, oggi l’alcol invita a consapevolezza e alla responsabilità. Magari c’è anche un quid italico, qui, dal momento che per anni si è ritenuto perfettamente normale, anzi ganzo, affidare ad un noto campione di motociclismo il discutibile scettro di testimonial di uno dei più noti marchi italiani di birra (oggi di proprietà sudafricana).

Come mai, tra le tantissime cose inutili in cui si sprecano i soldi delle nostre tasse, non c’è la realizzazione di una campagna dello stesso tenore a cura dello Stato? In fondo, sotto elezioni, in genere il cittadino è coccolato e riempito di ipocrite piccole attenzioni (nel mio quartiere ho visto magicamente tornare fruibili segmenti di marciapiede ridotti da lustri allo stato di un percorso da Camel Trophy). E avreste dovuto vedere con quale efficienza scandinava un plotone di impiegati pubblici preparati e sorridenti,oggi a piazza Marconi 26, procedeva speditamente alla stampa delle tessere elettorali delle centinaia di cittadini distratti che non le trovano più (o che si pentono di averle strappate in un momento di rabbia, come è successo una volta a me). Voglio dire, ricordiamo sempre il contesto, qui a comandare è Giovanni Alemanno, uno talmente incapace che al campionato degli incapaci arriverebbe secondo. Eppure, per metterci tutti in condizioni di votare, perfino il nostro mitico Gianni riesce nell’inane compito di trasformare, per una manciata di minuti, Roma in Goteborg. Commovente.

Come commoventi, questa volta senza ironia, sono tutti i miei compagni di sventura, che oggi hanno sfidato una giornata da vero Nord Europa, al fine di poter esercitare il proprio diritto / dovere in un contesto socio-culturale inevitabilmente infettato dai miasmi neri della sfiducia e del disfattismo, nel quale può perfino accadere che allo show-comizio di un improbabile comico-politico si presentino ben più di quelle cinque persone della sua famiglia che nel mio mondo ideale dovrebbero, al massimo, fare la loro comparsa.

Persone che, a quanto pare non hanno bisogno che un oste ricordi loro qual è il rischio che si corre se non si va a votare:  a loro, forse, basta dare un’occhiata alle affissioni (abusive, ca va sans dire) dalle quali l’effigie di un vecchio grottesco spiega ai poco informati e i deboli di mente che votarlo è condicio sine qua non per il rimborso dell’IMU. Sempre che non siano in coda all’ufficio elettorale pensando a cosa faranno per sputtanarsi i soldi che sognano di riavere indietro da Berlusconi.

Lettera alla società civile italiana

in politica by

Cara società civile italiana,

ti scrivo queste righe perché sono molto preoccupato per te. Ricordi? Ci eravamo lasciati l’estate scorsa a Terracina ed eri così allegra e farfallona che ti si poteva fare un gavettone mentre dormivi senza che andassi su tutte le furie. Eri talmente spensierata che in spiaggia leggevi soltanto le notizie di mercato sul Corriere dello Sport e a cena ordinavi sempre almeno una doppio malto belga. Dicevi che te ne sbattevi se l’imprenditoria italiana è in crisi e che la Peroni va bene ai Mondiali o agli Europei, ma soltanto con le patatine.

Sono finiti quei tempi in cui ti dichiaravi fieramente lontana dalla politica. Una vera società civile, dicevi spesso dopo la doppio malto belga, dovrebbe scegliersi i rappresentanti, lottare per i diritti individuali, produrre cittadini e non sudditi. Poi aggiungevi: ma siccome io sono una società civile all’italiana, ordino un’altra birra perché è sabato e c’è Juve-Inter e gli interisti piagnoni devono soffrire. Ti ho sempre voluto bene nonostante la tua fede bianconera e la mia giallorossa, cara società civile italiana.

Ora però qualcosa è cambiato, qualcosa si è rotto forse per sempre: hai deciso di abbandonare l’abito di miles gloriosus di plautina memoria per indossare la giacca e la cravatta del politico di professione. Male, società civile, molto male. Capisco il tuo ego smisurato, che è sollazzato quotidianamente dalla stampa stampata e dalla stampa non stampata, di cui sei ormai paladina indiscussa; capisco pure che ti hanno ricoperto di parole del tipo “i partiti hanno chiuso, sono morti, caput: ora tocca a te”; capisco che non hai saputo resistere alla tentazione e che ci credi per davvero al cambiamento, pensi davvero di poter ristrutturare la politica. Però da te mi sarei aspettato altro. Per esempio che, dall’alto della tua storia famigliare di estrazione liberale (sì, società civile italiana, tua mamma è la società civile di cui parlavano Hobbes, Locke e Rousseau, tuo papà il liberalismo) facessi un po’ di resistenza agli appelli rivoluzionari di un Pm comunista. O che dicessi un secco no ai democratichini di democratico vestiti. O anche che ti ribellassi all’uso strumentale, catartico, che di te sta facendo il centro montiano e casiniano. Il Pdl, quello te lo sei risparmiato, ma forse soltanto perché il giorno in cui t’ha cercato avevi il telefono spento.

Si sa, società civile italiana, non tutti siamo perfetti e talvolta cadiamo nelle trappole più sciocche. Per questo, spero che tu capisca presto o tardi il guaio in cui ti stai cacciando; ma soprattutto la meschinità di coloro che ti vogliono avere per pulirsi la faccia e la coscienza. Io sono comprensivo, mi conosci, ma ce ne sono tanti altri che non lo saranno, quando, scoperto che non sei la soluzione a tutti i mali, ti scaricheranno e vorranno la tua testa. Sarebbe drammatico, società civile, perché tu sei una cosa importante per la nostra buffa democrazia.

Bene, non voglio rubarti altro tempo e la finisco qui. Dico soltanto che spero di rivederti l’estate prossima a Terracina. L’ultima partita a biliardino l’avevo vinta io e toccava a te pagare da bere.

Tuo,

Roberto

Go to Top