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Beppe Grillo - page 4

Il candidato grillino ed il complotto dei media di regime

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di Ilario D”Amato

Incognita Grillo in Campania: partiti in allarme“. Questo il titolo dell”articolo firmato da Adolfo Pappalardo pubblicato il 6 febbraio da “Il Mattino”.

Un articolo in cui si mette in luce l”imbarazzo e la preoccupazione di Pd e Pdl perché Grillo potrebbe “sfondare” anche in Campania. Un articolo che poi analizza e dà voce ad alcuni candidati del “MoVimento”. Ce ne sarebbe abbastanza perché i “grillini”, che spesso lamentano di essere esclusi dai “media di regime”, fossero contenti.

E invece.

E invece la pagina rimbalza su Facebook di pagina in pagina. A San Giorgio a Cremano (provincia di Napoli) non la prendono bene: “E il Mattino scopre il Movimento 5 Stelle.”, commentano. Quali sono le critiche?

Il giornalista Pappalardo ha osato scrivere (“come per sarcasmo”) che Grillo sia un comico. “Che schif e gente che sit” (= che schifezza di gente che siete), taglia corto Fedele. Ma il bello deve ancora arrivare.

Sergio Puglia, uno dei candidati che aveva ottenuto spazio all”interno dell”articolo, la prende sul personale: “PESSIMO articolo!!!”. Cosa avrà mai osato scrivere Pappalardo?

A pié della mia foto anziché approfondire le notizie sulla mia professione, che ormai conoscono anche i ragazzi che si divertono a scrivere due righe per i giornalini locali, ha scritto con sufficienza “sul profilo fa sapere che è esperto di informatica.” ahahahahahhahahahah

Nel curriculum che lo stesso Puglia fornisce, la prima attività lavorativa che incontriamo è “Produzione Software Paghe e Contributi – Settore Lavoro”. Forse si sente offeso dalla qualifica di “esperto”. O forse avrebbe voluto che il giornalista inserisse anche i numerosissimi “Master” (da 18 ore complessive) inseriti nell”elenco? Non è chiaro.

Quello che è chiaro è che Puglia se la prende duramente con Pappalardo, mettendo in dubbio anche la professionalità del giornalista:

Questo è un pessimo modo di approfondire le notizie da dare ai cittadini per informarli. Tanto più che IL MATTINO di Napoli percepisce dallo Stato un Finanziamento pubblico all”editoria (con i nostri soldi, con le nostre tasse, finanziano quel giornale). Quindi dovrebbe, a maggior ragione, fare informazione di qualità (dovrebbe!).

La soluzione per punire questi giornalistacci che si permettono di non fare inchieste minuziose sulla professione dei candidati del MoVimento?

RICORDO. PRIMA A ME STESSO. CHE NEL PROGRAMMA DEL MOVIMENTO 5 STELLE C”E”: “Eliminazione dei contributi pubblici per il finanziamento delle testate giornalistiche”.

Provo timidamente a far notare che se il collega ha scritto qualcosa di falso, lo si può denunciare per diffamazione a mezzo stampa. Se il collega ha violato la deontologia professionale, lo si può segnalare all”Ordine dei giornalisti della Campania. E che l”eliminazione del finanziamento ai giornali, da solo, non risolve nulla.

Ma nulla, il candidato grillino -inquisitore e giudice- ha già emesso la sentenza: il giornalista Andrea Pappalardo “si è concentrato a far apparire i candidati dei sufficienti”, perché altrimenti “si sarebbe accorto che nel CV avevo tutt”altre professionalità da mettere in risalto”.

E Gianluca Rizzo svela il complotto: “TROPPO TARDI, sono fuori tempo massimo questi giornali. L”onda sta arrivando”.

Conosco bene le minuzie alle quali si affidano i foglietti pagati dallo Stato: non basta dire che non si è commesso alcun reato previsto dal codice. C”è un reato per me più grave di molti altri, ed è quello di disonestà intellettuale. (.) E” un comportamento DI MERDA. Artato. Volto ad ottenere precisi risultati. (.) Non è giornalismo, non è cronaca: è esercizio MOLESTO di una professione. (.) Allo stesso modo Vega viene raggiunta da “Disoccupata, scrive sul Web “competenze? Iscritta al Meetup da molti anni”. Quale messaggio si vuole dare ai lettori confezionando una frase in questo modo? Si vuole dire che c”è una povera minus habens che non sa fare nulla e ha come unica competenza il fatto di essere iscritta ad un sito. E” il tipo di messaggio che vorrebbero mettere in testa alla gente. Ed è FALSO, è DISONESTO. Spero di essere stato chiaro.

Chiarissimo. Peccato che la candidata Vega Colonnese faccia sapere, sul suo stesso profilo, di essere disoccupata. Quindi è quello che ha scritto il signor Rizzo ad essere falso, oltre che disonesto. Superiamo agevolmente commenti della caratura di “un giornale di merda da non leggere assolutamente. e” buono per pulirsi il culo in caso di emergenza o incartarci il pesce pero”. ah dimenticavo. va bene anche come lettiera per i gatti” e “Il Mattino. una testata giornalistica che non ha giornalisti ma “giornalai”. con tutto il rispetto per i giornalai. e state ancora dicendo che questa gente deve essere sovvenzionata con contributi statali. ma per piacere!!!“. Proseguiamo. Il candidato grillino accusa il giornalista di avere una precisa strategia disinformativa:

chi ha scritto l”articolo non è un fesso, ossia non trascrive “bugie”, ma verità inserite in un modo tale da dare il messaggio che gli hanno commissionato, opps pardon, il messaggio che ha ritenuto dare.

Andrea Cioffi “ha vinto le parlamentarie grilline con 169 voti”? Complotto: “serve a sminuire la vittoria delle parlamentarie”.

Vega Colonnese è “disoccupata” e come unica competenza ha quella di essere iscritta al MeetUp? Complotto: “serve a sminuire la professionalità e le competenze di quella persona”, perché “per un attivista la frase Meetup ha un suo peso ed una sua certezza di attivismo ed “ortodossia” del metodo del MoVimento 5 Stelle” (sì, avete letto bene: ortodossia).

Del povero Sergio abbiamo già parlato, ma cosa dire di Danilo Cascone? Nulla. O meglio, la fantasia grillin-complottista non conosce freni ed elabora che “inserendo una verità oggettiva, asetticamente esposta, serve a dare alle altre che seguono (Vega, Andrea e Sergio) la stessa valenza “oggettiva””. Ancora una volta, complotto. Applausi.

Ma perché questo vomito di insulti ed accuse dovrebbe interessarci? Perché, a mio avviso, è la perfetta rappresentazione del modo di pensare di una certa parte dei grillini: se i giornali non parlano di loro è un complotto; se ne parlano, lo fanno per sminuirli. E questo sempre, senza alcuna eccezione. Se si appella Grillo “comico” è un complotto. Se si scrive quello che gli stessi candidati scrivono di sé sul proprio profilo è un complotto. Accerchiati da ogni parte, si rinchiudono nel branco dove ognuno dà ragione all”altro, vantandosi di non leggere i giornali (tutti pagati) né di vedere la televisione (tutta collusa). È un mondo in bianco e nero, dove è facile intuire chi interpreterà la parte del cavaliere coraggioso contro il drago cattivo. Dichiarano di subire un torto, ma non fanno nulla per porvi rimedio. Nessuna denuncia, nessuna segnalazione all”Ordine. Eppure i giudizi che esprimono sono forti, accuse precise. Un”inerzia che stride fortemente con la parvenza di “attivismo” che il “MoVimento” vuole dare di sé. E questi non sono attivisti qualunque, ma candidati. Gente che vorrebbe governare un Paese. Parafrasando Levi, “se questi sono i candidati.”

Scacco matto

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Secondo me, in estrema sintesi, adesso succede questo: PD e PDL fanno il governone “per il bene del paese”, Grillo inizia a strillare -non senza ragione, a questo punto- che i cadaveri si coalizzano per difendere le loro rendite di posizione e per conservare con le unghie quel morso di potere che gli rimane; dopo qualche mese di questo andazzo il giochino si rompe di nuovo, si torna a votare e a quel punto il Movimento 5 Stelle non prende più il venticinque per cento, ma il quaranta.
Voi mi direte: possibile che perlomeno Bersani e company non capiscano che andrà a finire così?
Sì. Secondo me è possibile. Perché se fossero stati in grado di capirlo l’avrebbero già capito. Perché l’idea del governissimo, in un momento come questo, rappresenta effettivamente -e qua l’analisi dei grillini è ineccepibile- più un riflesso di regime che altro. Perché l’unica strada percorribile sarebbe quella di prendere Grillo, chiedergli di governare e metterlo di fronte alla prospettiva di rispondere no, di assumersene la responsabilità politica e di giustificare questa scelta davanti a tutti -tutti, dico, non solo i grillini duri e puri della prima ora- quelli che l’hanno votato, con il rischio di perdere per strada gran parte degli indecisi che l’hanno scelto all’ultimo momento.
Invece Grillo, a meno di sorprese, se ne resterà fuori, e potrà pure dire che là fuori, come da copione, ce lo hanno lasciato gli zombie.
Sarei davvero felice di essere smentito: però, per come la vedo io, gli stanno regalando la possibilità di fare scacco matto a tutti.
E il bello è che manco se ne accorgono.

Caro Beppe, ti scrivo…

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Caro Giuseppe detto Beppe,

come stai? Credo bene: non ti è ancora venuto un enfisema con tutte quelle urla, è già qualcosa… Bene!

Senti, visto che non hai ritenuto opportuno farti intervistare da nessuna televisione nazionale, pur finendo ogni giorno in televisione, io avrei pensato di porti lo stesso qualche domanda sul tuo programma. Lo so, sono un po’ in ritardo ma, sai, sono giorni frenetici. Ti pongo queste domande, Giuseppe detto Beppe, perché ritengo che ci siano tante domande da fare sul tuo programma e che tu, in fondo, non ti sia mai fatto intervistare da un giornale italiano e non ti sia mai presentato in nessuna trasmissione nazionale perché un po’ hai paura di ricevere domande sul tuo programma o su altre tue uscite. Siccome io non faccio paura proprio a nessuno, magari risponderai.

Opposizione

Tu, Giuseppe detto Beppe, cosa ne pensi di chi dissente dalle idee tue e del tuo Movimento? Il tuo programma sarà anche il migliore del mondo ma cosa si fa con chi non ci si ritrova? Mettiamo che tu vinca le elezioni, Giuseppe detto Beppe: in ogni caso non potrai avere tutti i seggi in Parlamento. Come dobbiamo interpretare i tuoi inviti agli avversari ad arrendersi ed uscire con le mani in alto? Se tu vincessi le elezioni vorresti che l’opposizione uscisse dal Parlamento? O non gli permetteresti direttamente di entrare? Ritieni che un’opposizione sarebbe utile, in caso di tua vittoria?

Abolizione delle Authority

Bene, Giuseppe detto Beppe, può darsi che le Authority funzionino poco o male. Ma abolirle a cosa servirebbe? Chi dovrebbe esercitare la funzione di controllo sui mercati adesso regolati dalle Authority? Ritieni che non sarebbe necessario un controllo? O ritieni che questo debba essere esercitato da qualcun altro? Se sì, da chi?

Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare

Non credi che questa obbligatorietà – se non ci fosse alcun filtro –  potrebbe paralizzare il Parlamento? Che per bloccare l’attività legislativa della tua eventuale maggioranza si potrebbero presentare centinaia di disegni di legge per obbligarvi a discuterli tutti e fare poco altro?

Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria

È già previsto dalle legge, Giuseppe detto Beppe. Che miglioramenti a questa legge pensi di introdurre?

Eliminazione dei contributi pubblici per il finanziamento delle testate giornalistiche

Non pensi che potrebbe, almeno un po’, danneggiare il pluralismo e la libertà di informazione questo provvedimento?

Nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10% – Nessun quotidiano con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato diffuso con proprietà massima del 10% – Vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici

Se non si trovano abbastanza azionisti disposti ad investire rimanendo sotto il 10% cosa si fa? Si chiudono i mezzi di informazione esistenti senza poterli sostituirli con dei nuovi? Non ritieni che sarebbe dannoso, ancora, per il pluralismo dell’informazione?

Copertura completa dell’ADSL a livello di territorio nazionale

Bene! Quanto costa? Come lo finanziamo?

Depenalizzazione della querela per diffamazione e riconoscimento al querelato dello stesso importo richiesto in caso di non luogo a procedere (importo depositato presso il tribunale in anticipo in via cautelare all’atto della querela)

Quindi, se uno mi diffama, io per richiedere una tutela al giudice devo depositare dei soldi in anticipo? E se non li ho? Devo tenermi la diffamazione? Soprattutto, Giuseppe detto Beppe: se depenalizzi la diffamazione non ci sarebbe un processo penale, quindi niente querela né sentenza di non luogo a procedere che sono istituti solo del processo penale. Cercare almeno su wikipedia, prima di scrivere un programma, no?

Abolizione delle scatole cinesi in Borsa

Cosa sono le scatole cinesi? Moltissime società hanno partecipazioni in altre società, anche come forma di investimento. Come distinguiamo queste partecipazioni da quelle che tu vuoi vietare?

Introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa/ Abolizione delle stock option

Non entro nel merito: le aziende quotate in Borsa, però, sono spesso parte di gruppi multinazionali. Lo sai che basterebbe che queste società pagassero stipendi e stock options – che spessissimo già vengono pagate dalla società capogruppo con sede fuori dall’Italia – all’estero per fare una grossa pernacchia al tuo divieto? E – lo sai? – non puoi impedire che le somme pagate da una società estera all’interno dell’Unione Europea arrivino sul conto di questi manager in Italia…

Abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato

Cosa vuol dire? Che facciamo una nuova rete autostradale? Una nuova rete telefonica? Una nuova rete ferroviaria? Cosa intendi davvero?

Sussidio di disoccupazione garantito

Ottimo! A chi verrebbe pagato? Quanti soldi? Per quanto tempo? Soprattutto, quanto costa e come lo finanzi?

“I sindacati sono una struttura vecchia come i partiti. Le aziende devono essere di chi lavora”.

Cosa si fa coi sindacati che non ti piacciono. Si sciolgono? La riterresti una soluzione praticabile ed accettabile democraticamente? “Le aziende devono essere di chi lavora”, che vuol dire? Tutto il potere ai Soviet? Sostituzione delle imprese attuali con le cooperative? Cosa intendevi? O forse l’hai solo sparata grossa senza renderti conto di quel che dicevi?

“Uno vale uno”

Che vuol dire? Che ogni voto è uguale? Ma già lo è… Allora qualcosa di diverso? Vuol dire che rifiuti la democrazia rappresentativa? Allora perché candidarsi in Parlamento? I tuoi eletti rispetteranno i regolamenti parlamentari? Vi proponete di fare ostruzionismo su qualunque provvedimento? Credi che sarebbe auspicabile bloccare del tutto l’attività parlamentare?

La famiglia ed altro…

Quali sono le vostre idee sulla famiglia? Introdurreste il matrimonio per coppie omosessuali? O almeno una forma di riconoscimento giuridico? Cosa pensate del testamento biologico? E della legge 40 sulla fecondazione assistita?

 

Queste sono solo alcune delle domande che ti si potevano rivolgere, se non ti fossi sottratto, caro Giuseppe detto Beppe. Ma quando sarete in Parlamento alle domande dovrete rispondere, non potrete scappare. Ci vediamo in Parlamento, allora. Sarà un piacere! Santè

Rassicuranti minacce

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Fate una prova. La prossima volta che vi manca lo zucchero suonate alla vicina di casa e chiedetele se ve ne presta un po’. Vi sorriderà, presumo. Vi inviterà ad accomodarvi mentre lo va a prendere. Poi, prima che entri in cucina, aggiungete che non avete la minima intenzione di violentarla. Dovrebbe essere un’affermazione rassicurante, no? E invece vi ritroverete a guardare la sua espressione che cambia, virando dalla cordialità al terrore.
Ecco, Grillo una cosa del genere la scrive qua (“Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. nessuno vi toccherà“). E poi la ripete qua (sorvolando sulla grammatica, “devono arrendersi e uscire dal parlamento con le mani in alto, non le faremo niente“). Lo specifica: non vi faremo del male. Come se fosse un titolo di merito, mica una cosa scontata. Come se l’ipotesi di fare qualcosa di male a costoro fosse tutto sommato plausibile, salvo rinunciarci perché si è buoni.
Datemi retta. Provateci con le persone che conoscete. Provateci con vostro figlio, con la vostra fidanzata, con un vostro amico. Provate, nel bel mezzo di una discussione, a dire “guarda che non ti picchio”. Nel migliore dei casi vi risponderanno con una cosa tipo “e ci mancherebbe”. Nel peggiore scapperanno a gambe levate. Perché promettere a qualcuno che non gli si farà del male equivale a contemplarla, quell’ipotesi. Perché se uno non la concepisce, la violenza, non ha bisogno di annunciare che non vuole adoperarla, mentre chi dichiara che non intende avvalersene finisce automaticamente per evocarla.
Mettetela pure come volete: ma per come la vedo io se queste devono essere le rassicurazioni, quasi quasi preferisco le minacce.

Dove siete, antifascisti?

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Dove siete, antifascisti militanti, quando Grillo dice durante un comizio “andatevene finché siete in tempo democraticamente“?
Come mai non scatenate una sollevazione, non scendete in piazza, non impugnate la Costituzione, non invocate la resistenza, non annunciate che vi rifiuterete di stringere mani e finanche di confrontarvi, non vi stracciate le vesti gridando scompostamente al colpo di stato?
Cos’è, le affermazioni antidemocratiche vi sconvolgono solo quando vengono da chi si dichiara formalmente fascista? Vi attivate solo quando vedete un angolino di stoffa nera e una mezza celtica? Avete un sensore che vi impedisce di capire quello che ascoltate quando non viene da uno che si proclama di estrema destra?
Sapete cosa penso? Penso che il vostro antifascismo, quello di cui vi ammantate per guardarvi allo specchio e attribuirvi uno spessore che non avete, in realtà sia una robetta meschina e rancorosa da ultras di seconda categoria; che il vostro amore per la democrazia e la Costituzione sia soltanto un atteggiamento da quaquaraqua; che la vostra dichiarata avversione ai regimi si risolva semplicemente in una salivazione a comando da un riflesso pavloviano.
Se così non fosse oggi avreste fatto un casino, ma un casino vero.
Invece non vi sento. Non vi sento per niente.
E questo dice tutto.

Senza vergogna

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senza

Che poi, per carità, i “senza” vanno bene. Possono essere perfino accattivanti, i “senza”.
Però, via, stiamo parlando di un movimento nel quale c”è un tizio che è l”unico proprietario del simbolo elettorale, e che negli ultimi tempi ha sfanculato e espulso a manetta chiunque abbia avuto l”ardire di fargli girare i coglioni.
Ecco, a me pare che inserire tra i “senza” di questo movimento la locuzione “senza leader” sia un”alzata d”ingegno un tantino “senza” vergogna.
Tutto qua.

L’ipocalisse secondo Pretocchio

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“Bello mio, primo partito Pd, secondo Movimento5stelle che sta intorno più o meno al 20, uno/due punti sopra il Pdl. E’possibile che facciano ‘qualcosina’ per far prendere il secondo posto a Silvietto per non far venire un colpo a qualche anziano signore ancorato ad un mondo che non esiste più, ma la sostanza non cambia.”

Qual è la sostanza?

“La sostanza è che sono saltati quasi tutti gli equilibri tra i poteri deboli che si sono sempre spartiti la torta. Anche perché la torta si sta sfaldando del tutto. Allora ecco che vari corpi istituzionali sono entrati in una competizione dissolutiva e si fanno la guerra, mentre la macchina amministrativa inefficiente si squaglia per carenza di manutenzione. Ormai si è andati oltre l’instabilità sistemica che ha sempre funzionato da equilibrio. E di fronte agli sfaldamenti sono due i modelli che non vengono mai meno: quello degli apparati meglio organizzati e più forti, che in questa fase convergono tutti verso il Pd, ed i profeti che meglio vendono il disagio e la protesta. Nemmeno il voto di scambio regge più. Anche la mafia, intelligentemente, seguendo il famoso dogma “quando tira ventu, fatti canna”, in attesa di capire quale sia il vento più forte, si farà da parte, o meglio, non si impegnerà più di tanto. Più o meno quello che è già successo in Sicilia alle Regionali.”

Scusi Ingegnere*, ma il governo Monti, lo Spread, l’Europa, il debito pubblico? Gli elettori mica vanno a votare così a cazzodicane?

La gente non sta capendo un mazza, sente il pavimento che crolla sotto i piedi e per timore, per ansia di protezione, cercherà il rifugio o nella ‘vicinanza’ con gli apparati politici territoriali, o nella protesta gridata meglio. Di quelli che andranno a votare, nemmeno un 10% lo farà in base a dei ragionamenti razionali, tutti gli altri si affideranno a richiami emotivi di vario genere. A richiami seduttivi per lo più di tipo pubblicitario. Siamo governati da un principio di simulazione che ha spodestato quello di realtà. E nel linguaggio pubblicitario il principio di verificabilità degli enunciati è rimosso, non pervenuto. Il pensiero critico viene schiacciato e deriso dal frame che nell’immaginario risulta dominante come messaggio pubblicitario.”

Ma perché Grillo allora e non Berlusconi. Berlusconi con Balotelli e la restituzione dell’Imu e Mussolini non ha adottato questo tipo di strategia?

Si ha cercato di farlo, ma ormai è un prodotto passato. Quel tipo di telelettorato ha già sperimentato Silviuccio, quel cervello sociale non reagisce più ed ha bisogno di nuovi stimoli che alzino il livello di ‘dopamina elettorale’, che è diminuita in seguito all’assunzione dei comportamenti berlusconiani ormai percepiti come abitudinari . Sicuramente quelle uscite che dicevi nell’immediato hanno provocato degli effetti positivi, ma la scia si è subito abbassata. Grillo è il prodotto nuovo, dalla sua ha la forza trainante della novità e quel linguaggio che permea il suo mondo di riferimento, lo emula, lo simula, lo istituisce. ”

Ma la lista civica di Monti, Rivoluzione civile e Fare per fermare il declino?

Allora, la campagna elettorale di Mario Monti verrà inserita nei manuali di comunicazione politica nel paragrafo’’Cosa non fare per non perdere consenso’’. E‘ una roba allucinante. Ha sbagliato tutto, tempistiche, contenuti, non ha azzeccato un’uscita pubblica ed una dichiarazione. Ha perso completamente quell’alone di serietà ed equilibrio che poteva essere il suo punto di forza. Quello che non capisco è che nessuno gliel’abbia fatto notare e detto, non dico i consulenti pagati ed i lacchè interessati, ma i familiari, qualche amico o ex collega. Stiamo parlando di un ex rettore della Bocconi, di un ex commissario europeo. Possibile che dal suo mondo nessuno gli abbia detto che sta sbagliando tutto? Tra l’altro si stanno scannando con Casini per chi prenderà più voti, si fanno la guerra in casa per 4 voti. Andranno sotto il 10% e chiederanno l’elemosina a Bersani e Vendola. Ingroia ha messo in piedi un contenitore che racchiude esperienze politiche fallimentari. Tra l’altro è una chiara operazione elettorale per far andare in parlamento personaggi già delegittimati. Basta pensare che stanno insieme Di Pietro che invocava, dopo la manifestazione degli indignati del 15 ottobre 2011, la reintroduzione della legge Reale e Ferrero che quel giorno con Rifondazione stava in piazza.Una roba davvero imbarazzante. Oscar Giannino un eroe. Spero che riesca a superare il quorum. Sarebbe bello che fosse il principale rappresentate del blocco moderato. Ma perché accada ciò prima ci vorrebbero almeno due decenni di commissariamento psichiatrico della società italiana.”

E quindi come finiranno queste elezioni?

“Ma scusi, dopo tutto quello che le ho detto che rispondo a fare a questa domanda? Comunque, e le dimissioni del Papa e la pioggia di meteoriti in Russia lo preannunciano, accadrà l’Ipocalisse. Sa cos’é Ipocalisse? Un evento di proporzioni cosmiche ma non troppo, un po’ meno che apocalittico, tipo giorno del giudizio sottotono.”

Naturalmente noi per l’intervista stagionale ci rivedremo presto, questa conversazione la consideriamo uno ‘speciale’ elezioni. Due ultime cose: dove si trova in questo momento ed indossa una delle sue solite magliette con qualche frase stampata sopra?

“Sto prendendo un aereo per Caracas e da lì un altro per Gran Roque, l’unica isola abitata dell’arcipelago venezuelano di Los Roches, nel mar dei Caraibi. Per la prossima maglietta utilizzerò di sicuro la frase che le ho citato prima, “Quandu tira ventu, fatti canna”.

Soundtrack1:’She’s Lost control’, Joy Division

Soundtrack2:’Burn’, The Cure

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale

Voto libero un cazzo

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Gentile Signor Grillo, mi faccia capire: non siete voi quelli che volete andare in parlamento con i candidati scelti dagli iscritti sul web, le decisioni condivise, il liquid feedback, la verifica periodica dell’operato di chi è stato eletto da parte dei vostri attivisti ed altri edificanti proclami del genere?
A me, onestamente, pare di ricordare di sì.
E allora, mi scusi, perché non ha sottoposto al voto della “base” -magari su internet, visto che a quanto dite siete capaci di utilizzare la rete come nessuno al mondo- il ritiro del logo per Federica Salsi e Giovanni Favia? In questo caso non Le interessa più sapere come la pensano gli iscritti al movimento? Cos’è, da liquidi, liquidissimi che eravate siete improvvisamente diventati granitici?
Dov’è finito, Signor Grillo, il “voto libero” di cui Ella si vanta trionfalmente nel Suo blog, quello che a suo dire ha permesso agli iscritti di conoscere e scegliere consapevolmente i propri candidati? Com’è possibile che quel voto libero sia così importante quando si tratta di designare qualcuno, ma diventi misteriosamente inutile al momento di mandarlo fuori dai coglioni?
Se è vero quello che ci ha raccontato fino ad oggi, Signor Grillo, credo che Lei dovrebbe fare una cosa molto semplice: aprire una bella votazione online per chiedere ai militanti se Favia e la Salsi debbano o non debbano uscire dal movimento, prendere atto del risultato e proclamarlo solennemente qualunque esso sia; altrimenti gloriarsi del “voto libero” lascia davvero il tempo che trova.
A questo punto, mi dia retta, ci fa miglior figura se non ne parla mai più.

30 candidati più credibili

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Sul suo blog Beppe Grillo propone Antonio Di Pietro come prossimo Presidente della Repubblica, perché è stato “l’unico che ha tenuto la schiena dritta in un Parlamento di pigmei”.

Per non essere da meno, di seguito propongo una lista di 30 candidati che io ritengo più credibili ed autorevoli di Antonio Di Pietro.

1)Paolo Limiti (conduttore televisivo molto amato dalle nonne)
2)Iva Zanicchi (parlamentare Pdl con l’hobby del canto)
3)Mauro Repetto (co-fondatore degli 883)
4)Ollio di Stanlio e Ollio (sosia di Giuliano Ferrara)
5)Stanlio di Stanlio e Ollio (cena tipo di Giuliano Ferrara)
6)Lassie (famoso cane che non torna)
7)Il Grande Puffo (Fausto Bertinotti)
8)Bud Spencer (politico del Pdl con l’hobby della rissa)
9)Terence Hill (famoso prete violento con l’hobby della recitazione)
10)Arlecchino (Roberto Formigoni)
11)Michele Apicella (personaggio di Nanni Moretti)
12)Nanni Moretti (personaggio di Michele Apicella)
13)Barbara D’Urso (celebre prefica travestita da conduttrice televisiva)
14)Antonella Elia (?)
15)Massimo D’Alema (la Mano Invisibile)
16)Pietro Pacciani (guinness dei primati “mangiatore di merendine” 1980)
17)Sandro Bondi (poeta ermetico di scuola berlusconiana)
18)Jerry Calà (candidato Nobel per la pace 2013)
19)L’Innominato (noto personaggio di Alessandro Manzoni che porta sfiga)
20)Lello Arena (piccolo comico di Verona molto fotografato dai giapponesi)
21)Giovanni Rana (sosia di Marco Pannella)
22)Domenico Scilipoti (personaggio di Antonio Di Pietro)
23)Cip di Cip&Ciop (scoiattolo cleptomane)
24)Nicole Minetti (famose chiappe con l’hobby della politica)
25)Rocco Siffredi (personaggio di grande spessore)
26)Highlander (nomignolo nell’intimità di Giulio Andreotti)
27)La mela trentina (famoso frutto autonomista)
28)Silvio Berlusconi (campione de “La sai l’ultima?” 1994)
29)Enrico Ruggeri (mistero)
30)Franco Battiato (l’equilibrio cosmico su facce interstellari mi ricorda l’eco dei cinema all’aperto)

Da liquidi a blindati, senza passare per il via

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E bravo Beppe.
Dopo qualche anno passato a parlare di un movimento aperto ai cittadini, di democrazia liquida, di coinvolgimento diretto della società civile, viene fuori che nel Movimento 5 Stelle potranno candidarsi per andare in parlamento solo quelli che “si sono presentati alle elezioni comunali o regionali certificati con il logo del MoVimento 5 Stelle o Liste Civiche 5 Stelle”. E che alla “primarie” potranno votare soltanto “coloro che risultano iscritti entro il 30/9/12 al MoVimento 5 Stelle”.
Non che la cosa mi interessi personalmente, ci mancherebbe. E non che lo ritenga illegittimo, dal momento che ciascuno ha diritto di darsi le regole che preferisce, quali che esse siano.
Però, ne converrai, per un soggetto politico che fa del rinnovamento la sua parola d’ordine questa configurazione blindata non è certo il massimo.
Forse -ma dico forse, eh- aveva ragione chi diceva che per voialtri i problemi veri sarebbero arrivati al momento di comporre le liste per le politiche; che gestire quelle liste sarebbe stato assai problematico per un movimento “liquido” quale il vostro si è sempre definito; che alla fine sarebbe stato necessario inventarsi una soluzione molto meno inclusiva di quanto andavate raccontando. Molto più da “partito”, diciamo.
Ecco, qua non solo ci siamo arrivati, al concetto di partito, ma l’abbiamo addirittura saltato a pie’ pari, eliminando il problema alla radice e passando direttamente dal movimento aperto al circolo chiuso.
Capirai, per uno come me, che dei partiti -nonostante tutto e spesso tra lazzi e frizzi- ha sempre sostenuto la necessità, sono cose che fanno sorridere, oltre a darmi da pensare.
Chissà, amici grillini, magari un giorno o l’altro daranno da pensare anche a voi.

Io sto con Roberto Giachetti

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Mi dispiace interrompere l’idillio dell’abitudinario facebookiano e twitteriano forum, che ha da discutere su questioni senz’altro più rilevanti, come l’ascesa del Movimento 5 Stelle o il morettiano vengo-nonvengo del Silvio nazionale. Mi dispiace perché le foto del culo di Nicole Minetti sono un gran bel vedere e la C aspirata di Renzi è così fiorentina e dantesca e simpatica.

Ad ogni modo, lo vedete quest’uomo nella foto qui sotto? No, non è un operaio Alcoa né un precario della ricerca; non è uno di quei personaggi incazzati da talk show di sinistra, uno di quelli con cui Santoro ci fa mezza trasmissione. L’uomo smagrito nella foto è Roberto Giachetti, deputato eletto nelle liste del Partito Democratico. Giachetti è così magro non perché sta facendo una dieta rigenerante. Lo è perché sta sostenendo una protesta nonviolenta per chiedere la modifica dell’attuale legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. Il suo sciopero della fame va avanti da 87 giorni (con interruzione di tre settimane ad agosto, quando il Parlamento è stato chiuso per la pausa estiva) nell’indifferenza pressoché totale dei vertici del suo partito. Molti gli chiedono di smettere per il suo bene, trovando inutile una forma di protesta così logorante per un oggetto così poco importante. Altri sostengono che tanto una nuova legge elettorale potrebbe essere anche peggiore di quella attuale.

Costoro non hanno capito proprio un cazzo delle ragioni della protesta giachettiana, che non è soltanto per la riforma della legge elettorale ma si richiama al rispetto dei principi democratici in senso ampio: il modo in cui i cittadini scelgono (o non scelgono) i propri rappresentanti non è un’inezia democratica, bensì inerisce alla sfera procedurale, che è il sale della democrazia.

Giachetti si appella al presidente Napolitano, affinché intervenga con un messaggio motivato alle Camere per accelerare la discussione sulla nuova legge. Io invece mi appello a voi, affinché abbandoniate per un attimo il ciuffo ribelle di Montezemolo o i vaffanculo di Grillo per dare visibilità e supporto (ma la visibilità è supporto) a questa iniziativa nonviolenta.

Caro Giachetti, io sto con te.

 

Tsunami siciliano?

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Sostanzialmente, il pensiero politico ha varie matrici con due capostipiti basilari: quella kantiana che legge il mondo come dovrebbe essere e quella hegeliana del realismo politico. Rispetto molto tutti gli slanci e la passione di coloro che ragionano e si battono in nome di ideologie o orientamenti politici, economici e culturali che partono sempre “da come dovrebbe essere’’, ma il sottoscritto preferisce sempre partire “da come il mondo è”.

Ora, vanno benissimo tutti i ragionamenti, le prese di posizione e le disquisizioni sui rottamati ed i rottamatori, sui programmi degli Ichini vari e le innovazioni del libero mercato e della concorrenza, del merito o della rivoluzione ecologica o del ritorno ad una sana socialdemocrazia, del rafforzamento del welfare o delle primarie si o primarie no. Fatto sta, però, che quasi sicuramente domenica prossima, alle elezioni regionali in Sicilia, uno tsunami abbatterà tutti questi interessantissimi discorsi.

Un movimento politico creato e guidato da un comico e da un esperto di comunicazione e marketing informatico, senza una pur minima identificazione programmatica, prenderà una carovana di voti nella regione che ha sempre deciso le elezioni nazionali. Non dico che “la cosa’’ di per sé sia un bene o un male, un temporaneo voto di protesta o l’avvento antropologico di un neoprimitivismoanalfabeta-tecnologico, dico che “la cosa’’ è un dato reale, concreto, realtà nuda e cruda.

Dovrebbe far riflettere il fatto che senza fare primarie, rottamazioni, stesure di programmi, apparizioni televisive e par condicio e tutte ste robe qua, questi avranno un consenso elettorale enorme e spropositato, divenendo di fatto il nuovo convitato di pietra della politica nazionale. Siamo di fronte ad un fenomeno sottovalutato e non studiato nè considerato abbastanza, le cui conseguenze e dinamiche di appropriazione di consenso sono mal considerate e non abbastanza analizzate, se non addirittura ignorate e trattate con troppa sufficienza e superficialità. Per adesso, essendo uno dedito a fare scommesse, il mio pronostico è un risultato elettorale siciliano del 25%.

Soundtrack:‘Bela Lugosi’s dead’, Bauhaus

Casomai vi fosse passato di mente

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E le primarie del PD e quelle di coalizione e Berlusconi che forse torna e Alfano che piange perché Berlusconi forse torna e la nuova campagna di Vendola oppure Vendola oppure Vendola e il piccolo centro di Casini e Fini e MontezemoloMarcegaglia e il nuovo romanzo di Veltroni non è male e il camper di Renzi il rottamatore che qualcuno vorrebbe rottamare ma che finalmente ha fatto pace con Bersani che a sua volta ha ripreso in mano il partito e Fiorito che si vuole ricandidare perché non ha fatto niente di grave e Di Pietro l’anticapitalista che strizza l’occhio a sinistra e Grillo al 18% anzi al 21% anzi al 15% e la Minetti che forse si dimette forse no forse sì forse lo annuncia da Barbara D’Urso e Monti bis e tris e la Lega che propone disobbedienze civili contro Equitalia e Fermiamo il declino prima che sia troppo tardi e Ingroia in Guatemala o in Venezuela e qualche volta pure in Procura e Free Sallusti! e il compleanno di Putin e le telefonate di Napolitano e le camicie di Formigoni e le feste in maschera dei consiglieri del Pdl e…

Non sono impazzito, questa è l’agenda-setting del momento in uno sconclusionato ed improvviso flusso di coscienza. Vi piace questa roba? Sì? Ecco, vorrei ricordarvi che, se continua così e la questione rimane insabbiata ancora un po’, andremo a votare ancora una volta con questa legge elettorale di merda.

Tutto qui, volevo soltanto solleticarvi la memoria. Non ho altro da aggiungere, potete tranquillamente tornare a parlare di quanto è stata democratica l’Assemblea del PD.

 

Tutto e il contrario di tutto

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Per le prossime elezioni politiche i candidati del M5S saranno scelti on line e il programma sarà discusso e completato attraverso una piattaforma in Rete. In modo trasparente.

Ok, facciamo un esperimento mentale su questa dichiarazione di Grillo, vi va? Cioè, supponiamo che una bella manciata di individui incensurati si iscriva al movimento e partecipi al dibattito. Supponiamo che sia una manciata bella grossa, abbastanza grossa da assumere un ruolo preponderante nelle decisioni-chiave sul programma, sugli obiettivi, sulle strategie del movimento. Supponiamo quella manciata voglia reintrodurre la pena di morte. Oppure che voglia abolire del tutto il carcere. O che voglia vietare non solo le droghe leggere, ma pure le sigarette. O che voglia legalizzare l”eroina. O che sia liberista. O che voglia statalizzare anche le botteghe dei salumieri. O che sia ultracattolica. O islamista. O iperlaicista. O fascista. O comunista.
Il tutto, va da sé, in modo trasparente.
Ora, posto che forse sto un tantino -ma neanche troppo- estremizzando, come dovrebbe porsi un elettore qualsiasi come me rispetto a questo fantomatico dibattito in rete dal quale può venir angelscamp.org fuori -democraticamente, s”intende- tutto e il contrario di tutto? Perché, sia chiaro, se dal dibattito non potesse effettivamente venir fuori tutto e il contrario di tutto -nei limiti della legalità, beninteso-, vorrebbe dire che questa dichiarata democrazia -digitale- interna che governa il movimento è solo un feticcio, uno specchietto per le allodole, una presa per il culo.
Per carità, un movimento del genere sarebbe interessante da guardare. Da osservare. Da studiare, perfino. Ma voi, dite la verità, la votereste una roba che può -democraticamente- diventare il contrario di se stessa nel giro di qualche ora?
Io, francamente, no. Sarò stagionato, vecchio, decrepito. Sarò legato -vergogna- al concetto di partito. Ed in effetti -confesso- lo sono, perché sono di parte. Perché preferisco condurre delle battaglie insieme a gente che condivide i miei stessi obiettivi, piuttosto che veder spuntare -in modo trasparente- quegli obiettivi da un dibattito -online o offline, non importa- e poi condividerli per il semplice fatto che sono stati definiti su una piattaforma in rete.
Cioè, in estrema sintesi, a me “sta storia del programma costruito democraticamente pare una cagata senza precedenti. E mi spaventa, pure.
Questo se ciò che dice Grillo è vero, vale a dire nel migliore dei casi.
Figuratevi nel peggiore.

Vaffanculo-life

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Un annetto e mezzo fa, quando mi azzardai a scrivere per L’Espresso un pezzo contenente alcune dichiarazioni virgolettate di Beppe Grillo, i suoi sostenitori mi gratificarono di commenti quali “siete delle merde secche rosse”, “si stanno cagando sotto”, “sono dei buffoni”, “si dovrebbero vergognare questi quacquaraquà che si sentono giornalisti”, “ma vai a casa, chiuditi in bagno e non uscire più”, e perfino “questo è il profilo facebook di quella merda di Capriccioli: http://www.facebook.com/alessandro.capriccioli/posts/225210040826538 SOMMERGIAMO DI COMMENTI QUESTO PENNIVENDOLO VENDUTO DI MERDA SERVO DEL PD!!!!!!!!!!!!!!!!”.
Se tanto mi dà tanto, il trattamento riservato a Giovanni Favia dopo il “fuorionda” in cui ha detto come la vede sul Movimento 5 Stelle non mi sorprende affatto, perché è l’ennesima dimostrazione del registro cui Grillo e compagnia ci hanno ormai abituato da tempo.
Sia chiaro: per come la vedo io ciascuno è libero di urlare quanto gli pare e piace, di insultare a destra e a manca, di dare del venduto, del ladro e del pezzo di merda a chi preferisce; magari, ove il destinatario decida di tutelare i propri diritti davanti a giudice, pagandone le conseguenze del caso.
Resta il fatto che tutto ciò, in qualche modo, finisce per restituire una cifra, un tenore, un metodo che in qualche modo sono qualificanti: non -badate- perché io ritenga un atteggiamento del genere troppo sguaiato per essere preso in considerazione -ci mancherebbe altro-, ma semplicemente perché rispondere a chi pone -in forme e con strumenti diversi- delle questioni dandogli del nemico prezzolato e sfanculandolo a manetta, anziché argomentando -sia pure in modo animato- le proprie ragioni, mi pare un po’ troppo facile.
Insomma, passi il vaffanculo-day: ma decidere di sostenere le proprie opinioni con una perenne, continuativa, infinita vaffanculo-life mi pare una strategia un tantino riduttiva.
Poi fate un po’ come vi pare.

Chi di Grillo ferisce

in politica by

Sarà il caso, una volta per tutte, di chiarire una cosa: se un movimento assurge agli onori delle cronache politiche adottando il metodo -legittimo, e per certi versi addirittura apprezzabile- di fare le pulci agli altri, di sbugiardare le loro incoerenze e di accusarli quando i loro comportamenti destano il minimo sospetto di opacità, si deve aspettare che gli altri gli facciano le pulci, sbugiardino le sue incoerenze, lo accusino quando i suoi comportamenti destano il minimo sospetto di opacità.
Non, sia chiaro, per una forma di “vendetta”: ma semplicemente perché chi fonda il proprio consenso su una presunta “diversità” rispetto agli altri si assume automaticamente la responsabilità di dimostrare che quella diversità esiste davvero, e perciò deve rendersi disponibile al fatto che l’opinione pubblica ne verifichi l’effettività come e quando gli pare.
Ecco, in quest’ottica gridare al complotto mi pare un escamotage -deboluccio, a dire il vero- per sfuggire a quella verifica, e per sottrarsi -atteggiamento paradossale, ne converrete- alla meticolosa opera di “spulciamento” che da anni -ripeto, legittimamente- si somministra a tutti i partiti.
Insomma, amici grillini: volete rassegnarvi al fatto che gli altri facciano i grillini con voi, oppure vi siete messi in testa di avere l’esclusiva?

Tanto è uguale un cazzo

in politica/società by

Che poi, come al solito, uno fa la figura del rompicoglioni che spacca il capello in quattro. Però, abbiate pazienza, scrivere un post che -data l’attualità dell’argomento- verrà rimbalzato da tutta la stampa citando una canzone e sbagliare la citazione non è soltanto una questione di forma: nella sua “Canzone per l’estate” -peraltro scritta insieme a Francesco De Gregori- De André chiede al protagonista “Com’è che non riesci più a volare”, non “Perché non riesci più a volare” come dice -rivolgendosi a Favia- Beppe Grillo; il quale Grillo, contrariamente a quanto fanno -o cercano di fare- i suoi colleghi blogger meno famosi, non si è manco degnato di controllare il testo facendo una ricerca su Google – la rete, avete presente, quella che offre mille possibilità e finirà per rendere libero il pianeta?-, perché evidentemente tanto è uguale, più o meno non cambia niente, tutto sommato il concetto è quello e via discorrendo.
Però io non credo, come dicevo, che sia soltanto una questione di forma: perché poi va inevitabilmente a finire che lo stesso metodo, quello del tanto è uguale, viene applicato anche ad argomenti assai meno marginali, sui quali verrebbe da dire -con rispetto parlando- che tanto è uguale un cazzo.
Prendete questo intervento, ad esempio: voi lo capite, leggendolo, se Grillo è favorevole al matrimonio gay, o alle unioni civili, oppure ai PACS? E soprattutto, capite se lui abbia capito che si tratta di tre soluzioni diverse che implicano diverse premesse e conseguenze politiche?
Io, francamente, no.
Poi, come al solito, ce ne saranno un sacco e una sporta che si sgoleranno a dire che in fondo non cambia niente neanche qua, che tanto più o meno è la stessa cosa, che grosso modo ci siamo capiti: in un impeto pressapochista che travolge tutto semplificando, rifiutando i ragionamenti complessi, mortificando le parole e mettendo alla berlina -intellettuali di merda, burocrati, azzeccagarbugli, segaioli- quelli che si ostinano a dar loro un significato e a -tentare di- far discendere da quel significato le conseguenze appropriate.
Questione di punti di vista, direte voi.
Io, personalmente, mi tengo il mio. E scusatemi, davvero, se il vostro continua a spaventarmi un po’.

Grillata mista con granchio

in economia/giornalismo/politica by

Oggi siamo monotoni, ma le cose van dette. Possibilmente vere.

Sul blog di Beppe Strillo campeggia lo sfottò dei Sindaci-star che sgomitano per andare in Parlamento e farci tutti fessi, loro. Le prima dieci righe sono una invettiva pirotecnica che culmina trionfalmente nel catartico “è tutta una presa per il culo”. Figuriamoci, signora mia, se la conclusione poteva essere diversa.

Mammagari fosse la conclusione. Segue invece la dimostrazione della tesi “i Sindaci governano male”, articolata più o meno come segue:

  • argomento 1: i Sindaci governano male perchè i Comuni hanno debiti alti. FALSO: l’importo del debito non ci dice niente sulle capacità amministrative del Primo Cittadino, così come nessuno si sognerebbe di verificare le capacità di un manager sulla base del valore assoluto del debito dell’azienda, come abbiamo cercato di spiegare qualche post fa. L’indicatore di performance utile sarebbe, piuttosto, un indice di solvibilità di breve e di medio-lungo termine
  • argomento 2: quando il debito cresce, aumentano le tasse e diminuiscono i servizi. FALSO: intanto l’importo del debito nel 2011 non ci dice nulla sull’andamento del debito negli anni precedenti. Magari è diminuito, magari no. L’autore dà per scontato che sia aumentato e che questo (presunto) aumento sia l’origine di tutti i mali. Macchè. Abbiamo già spiegato che “un ente che funziona adeguatamente e che non ha problemi riesce a ripagare i costi connessi al passivo con i ricavi generati dall’attivo”, come un lavoratore non scriteriato riesce a pagare senza problemi le rate del mutuo e gli interessi passivi se ha pianificato adeguatamente il flusso delle sue entrate e non ha fatto il passo più lungo della gamba. In breve, è possibile che l’aumento del debito causi nefaste conseguenze, ma la causa non è mai il debito in sè bensì il rapporto tra passività e attività.

Insomma la grillata mista produce certi strafalcioni che uno finisce per dubitare anche della tesi iniziale: ma è poi vero che sti Sindaci governano male? La risposta è per lo più sì, ma certo non può essere agomentata con un tabellone pescato a caso sul Sole24Ore da cui si evincerebbe che il Sindaco di Roma Alemanno è praticamente un eroe dal momento che la Capitale si posiziona in àfondo alla classifica del debito pro-capite.

Peccato che il valore assoluto del debito della Capitale sia undici volte quello riportato e, pur diviso su un fracco di abitanti, surclassi il debito procapite della prima in classifica Torino.

La ragione di questo granchio è il fatto, sconosciuto ai più, che il debito precedente il 2008 è stato scorporato dai bilanci della gestione corrente del Comune perchè messo sotto l’egida di un Commissario governativo ancora in carica, per quel poco che ci è dato sapere grazie al dossier di due dirigenti dell’associazione Radicali Roma. Questo in grazia di un unicum giuridico che ha aggirato le norme del TUEL in tema di dissesto finanziario per consentire all’attuale Sindaco di fare come se nulla fosse e per salvare la faccia ai Sindaci precedenti, chè nessuno è così imbecille da pensare che un debito di miliardi sia stato prodotto dall’ultimo sindaco, vero?, ma si tratta di una misura sufficiente a risanare la drammatica situazione del bilancio della Capitale solo sulla carta.

Le altre carte, quelle che ci direbbero davvero qualcosa sullo stato finanziario di Roma Capitale, sono secretate e inavvicinabili anche con una regolare richiesta di accesso agli atti: ma qui toccherebbe aprire quei capitoli noiosi del libro della democrazia italiana, quello della trasparenza delle istituzioni, del ruolo (mancato) dell’informazione come watchdog delle politica, del consenso comprato capillarmente attraverso gli enti locali e le municipalizzate.

Ma perchè farlo, quando si può tranquillamente sembrare seri gridando Al debito! Al debito! con la profezia “è tutta una presa per il culo” che, puntualmente, si autoverifica.

 

 

Mischia, Grillo, mischia

in politica by

Vorrei far sommessamente notare una cosa a Beppe Grillo: sul fatto che l’istituzione dei senatori a vita sia “una promozione di carattere feudale, baronale”, che “sfugge a qualunque controllo democratico” e che potrebbe influenzare l’esito di una legislatura, giacché “in Senato pochi voti possono determinare l’esito di un voto di fiducia o l’approvazione di una legge non costituzionale”, si potrebbe pure discutere; però argomentare questa teoria infuriandosi -oltretutto in grassetto- perché “i senatori a vita non muoiono mai” è un modo come un altro per mandare in vacca tutto il ragionamento.
Ci faccia capire, Grillo: lei è contrario ai senatori a vita perché potrebbero alterare la volontà popolare? O perché -come sembra affermare in un ulteriore passaggio del suo post- ultimamente la carica è stata conferita a individui che non l’avrebbero meritata? Oppure perché costoro, per qualche strano fenomeno, “non muoiono mai” e quindi tendono a diventare vecchi e rincoglioniti?
Ovviamente non è dato saperlo. Così come non era dato sapere se il leader del Movimento 5 Stelle fosse favorevole al matrimonio gay o ai Pacs o alle famiglie di fatto, o se le Olimpiadi gli stessero sul cazzo perché sponsorizzate dalle multinazionali oppure perché rappresentassero un non meglio precisato “trionfo del nazionalismo“.
Insomma, è il solito gigantesco mischione nel quale Grillo prima si incazza contro qualcuno, poi acchiappa una manciata di cose disparate di qua e di là, quindi le infila alla rinfusa in un post e infine dà un’energica shakerata per servire il tutto con la schiumetta sopra, la cannuccia di lato e un ombrellino di carta in cima, come un bel frappè: in modo i lettori osannanti possano essere investiti dalla potente miscela, scoprirsene piacevolmente travolti e -dio, che soddisfazione- incazzarsi a loro volta.
Dai, tutti insieme, che viene meglio.

L’antidoto alla chiarezza

in politica by

Marco Pannella è per me un punto di riferimento non soltanto politico ma umano nel senso più ampio. Lo è per quel che ha rappresentato e continua a rappresentare (nel senso di dare immagine col proprio corpo e con le proprie parole, non di essere rappresentante). Eppure, non sono e non sono mai stato un “pannellato”, uno di quei poco cartesiani militanti che accettano tutto, anche (e soprattutto) quando non hanno capito un cazzo di niente.

Lo dico a scanso di equivoci, perché non si pensi che chi scrive voglia buttarsi nella – pur divertente, anche se ormai sputtanata – letteratura antiradicale (o meglio: antipannelliana). Per gli amanti del genere c’è Malvino, che basta e avanza.

Fatta questa premessa, andiamo al sugo della questione. Per cominciare, cito Valter Vecellio, che, per rispondere alle accuse di ridondanza e verbosità mosse al leader (e cioè “all’ovvio, al banale che giorno dopo giorno si rovescia su Pannella e i radicali”), cita Sciascia:

“Si fa quello che si può: e per richiamare l’attenzione degli italiani su un così grave e pressante problema, Pannella è spesso costretto (lui che, a ben conoscerlo, è uomo di grande eleganza intellettuale) a delle “sorties” che appaiono a volte funambolesche e grossolane. Ma come si fa a vincere quella che si può considerare una congenita insensibilità al diritto degli italiani, se non attraverso la provocazione, l’insulto, lo spettacolo? Si suol dire – immagine retorica tra le tante che ci affliggono – che l’Italia è la “culla del diritto”, quando evidentemente ne è la bara…”

Come non essere d’accordo, in linea teorica, con Sciascia (e quindi con Pannella)? La provocazione, l’insulto e lo spettacolo possono essere strumenti comunicativi molto efficaci per affrontare la “congenita insensibilità al diritto degli italiani” e convertirla, almeno preliminarmente, in convinta curiosità cialtronesca. Certo, bisogna inoltre ammettere che a volte sono l’unico strumento a disposizione per porre rimedio agli innegabili giochetti televisivi della partitocrazia (cazzo, l’ho detto), e si rivelano quindi una scelta obbligata: tacere oppure sorprendere.

Ciononostante,  un conto è suscitare le coscienze attraverso quella che si potrebbe definire “fantasmagoria politica”, un altro è ribaltare rimbaudianamente le parole, il senso fino allo sputo, come cantava Vecchioni. Cito integralmente Marco Pannella, che è intervenuto sull’emergenza carceri al Tg2 di Ferragosto:

“Buon ferragosto e ringraziamo Tg2 e i suoi novanta secondi con cui ci permette di augurarcelo, augurarcelo nel momento in cui tutta l’Italia ma la terra il terreno i fiumi hanno sete, una maledetta sete, che bisogna soddisfare. E’ la sete per cui non dobbiamo parlare, per cui non dovete ascoltarci, per cui non dobbiamo, tutti quanti, consentire di dire che le carceri sono il luogo oggi più nobile e tragico di tutto il paese, che il regime è in flagranza assoluta, criminale secondo tutte le legalità. Bisogna interromperla, perciò non vogliono che si parli di amnistia, di diritto. Caro presidente, la prepotente urgenza di continuare ad ammazzare questa civiltà, questo popolo, questa terra. Ma ce la faremo, ce la faremo. [silenzio di quindici secondi, mani giunte come per pregare]. Grazie, forza, la forza dell’amore, della nonviolenza. Lasciamoli essere violenti solo a loro, criminali.

Si può continuare a dire che gli italiani sono insensibili e non colgono le istanze radicali (del resto, lo 0,qualcosa% che si prende alle elezioni lo testimonia piuttosto decisamente), ma non senza ammantarsi di uno snobismo che, lasciatemelo dire, stride un po’ con il desiderio di parlare alla maggioranza delle persone. Perciò, io me ne tiro fuori.

Non sarebbe forse più onesto dire che – per diverse ragioni – non si riesce più a comunicare il proprio (potente, perdio, potente) messaggio? Qualche decennio fa, la fantasmagoria politica di Marco Pannella e la saldezza d’animo di Emma Bonino riuscirono a smuovere le coscienze di tante e tante casalinghe di Voghera, non certamente grazie ad un linguaggio facile, ma perché furono capaci di farsi comprendere, di portare in superficie ciò che molti sapevano ma pochi riuscivano a dirsi.

Oggi che i soggetti a cui parlare sono altri e sull’insulto qualcuno fonda la propria esistenza politica (il vaffanculo di Grillo, per capirci), lo spettacolo eclatante non fa più impressione né compassione nel senso etimologico. Oggi l’antidoto contro l’ovvio e il banale non può e non deve essere la rarefazione concettuale, la balbuzie semantica. Oggi, più che mai, l’antidoto deve essere la chiarezza. Mentre (lo dico con grande dispiacere) le parole di Pannella al Tg2 mi paiono un ottimo antidoto alla chiarezza.

È una faccenda prioritaria, io credo, e ne va di una questione importante come quella dell’emergenza carceri. Ma ne va anche della sopravvivenza di un movimento che resta l’unico realmente impegnato nella difesa del diritto in tutte le sue sfaccettature, l’unico grazie al quale spesso mi ricordo dove sto andando e cosa sto facendo.

Quando vale tutto

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Lo stesso tizio che qualche mese fa definì “senza senso” l’idea di attribuire la cittadinanza italiana ai figli degli stranieri nati nel nostro paese, e che ancora prima si produsse in un’appassionata apologia del tricolore, oggi se la prende con le Olimpiadi perché a suo dire sono “il trionfo del nazionalismo“, salvo poi intitolare polemicamente -e a questo punto misteriosamente- il post “Giochi senza bandiere”.

Il che conduce uno scemo qualsiasi come me a domandarsi: insomma, a questo tizio i concetti di stato nazionale, di identità culturale, di patriottismo e via discorrendo gli piacciono o non gli piacciono?

No, perché sapete com’è: va bene che secondo voi le categorie della “vecchia politica” sono morte e sepolte -anche se non si capisce bene da cosa-, ma perlomeno sui fondamentali sarebbe il caso di mettersi d’accordo.

Altrimenti vale tutto. E quando vale tutto tanto vale non parlare più di niente.

Altro che blog.

Il mischione di Grillo sui gay

in politica/società by

Mi corre l’obbligo di comunicare a Beppe Grillo che le unioni civili tra omosessuali, il riconoscimento delle coppie di fatto e il matrimonio gay sono cose alquanto diverse: al punto che tra coloro che sono favorevoli ad attribuire diritti alle famiglie omosessuali è tuttora in corso un cospicuo -e spesso aspro- dibattito per stabilire quale delle predette soluzioni sia meglio adottare.

Ora, a me fa piacere che il Movimento 5 Stelle sia favorevole, in un modo o nell’altro, a riconoscere diritti alle coppie gay; però mi piacerebbe capire in che modo intende farlo, perché dal post con cui il nostro amico interviene sull’argomento la cosa non si capisce: prima si dichiara favorevole alle nozze omosessuali, poi dice che i documenti della Concia e di Scalfarotto riguardavano le unioni civili -e invece riguardavano il matrimonio-, quindi si lamenta del fatto che in Italia non siano mai stati introdotti i Pacs, e infine invoca a gran voce una legislazione sulle coppie di fatto.

Orbene, siccome trattasi di fattispecie assai diverse che implicano diverse conseguenze -si pensi alle adozioni, tanto per dirne una-, sarebbe il caso di evitare i mischioni e di specificare in modo chiaro a cosa si è favorevoli e a cosa si è contrari.

Altrimenti, anziché chiarire le cose, si fa casino e basta.

Dialogo di un venditore di Grilli e di una militante di un vecchio partito

in politica by

Liberamente tratto da un dialogo effettivamente avvenuto tra un neo elettore del Movimento 5 stelle e una militante di un vecchio partito, entrambi emigrati a Londra.

Vend. Politici, politici nuovi; rappresentanti nuovi. Bisognano, signora, politici?

Mil. Politici per l’anno nuovo?

Vend.  Sì, signora.

Mil. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?

Vend. O illustrissima, sì, certo.

Mil. Come quest’anno passato?

Vend. Più più assai.

Mil. E come mai?

Vend. Quest’anno spazzeremo via la vecchia politica, quella corrotta, quella di chi è stato in Parlamento per troppi mandati e si è arricchito.

Mil. Ah, davvero. E come farete?

Vend. Candideremo gente nuova, proveniente dalla “società civile”, carne fresca che non si è mai sporcata con la vecchia politica.

Mil. Interessante, e ditemi, quale sarà la prima cosa che farete una volta eletti?

Vend. Aboliremo il finanziamento pubblico ai partiti. La Casta la smetterà di vivere alle spalle dei cittadini.

Mil. Che bell’idea, mi ricorda molto il referendum del 1993 sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, quello che poi i partiti hanno ribaltato nell’indifferenza generale della “società civile”. E ditemi, dov’era la gente nuova quando tutto questo succedeva? E più recentemente, dov’era la gente nuova quando alle elezioni i vecchi politici presentavano firme false per presentare le loro liste?

Vend. Firme, quali firme? Quella del referendum era una battaglia giusta ma sapete, noi non siamo politici di professione e al tempo non ci occupavamo di queste cose. Ma ora siamo in pista e cambierà tutto perché noi non siamo come i vecchi politici.

Mil. Giusto, dimenticavo. E ditemi, che volete fare a proposito del problema giustizia? Come affronterete il problema delle carceri?

Vend.  Prima di tutto va detto che ci sbaglia deve andare in galera. Il problema delle carceri si risolve costruendone di nuove, così saremo sicuri che chi sbaglia paga.

Mil. Ma lo sapete che i reati che intasano maggiormente le carceri italiane sono quelli legati alle droghe leggere e all’immigrazione clandestina? Non sarebbe meglio depenalizzare queste due fattispecie per lasciare in carcere chi è effettivamente pericoloso?

Vend. Eh, cara signora, piacesse a Dio che si potesse. Io da ragazzino sono finito in dei bei guai per una canna…

Mil. Ma se siete d’accordo con me, perché non votate per un partito chiaramente antiproibizionista?!? Vi do un’ultima possibilità, ditemi un’ultima cosa che farete quando sarete al potere.

Vend. Noi siamo per la protezione dell’ambiente. Trasformeremo l’Italia in un paese green bloccando TAV, rigassificatori e inceneritori.

Mil. Ah già, niente treni e niente smaltimento rifiuti, si sta molto meglio con il trasporto su gomma e con i cumuli di rifiuti per le strade. Non mi pare però di ricordare che il vostro leader abbia mai speso una parola per i referendum green fatti a Milano nel 2011 né per quelli che si stanno cercando di fare in questi mesi per Roma.

Vend. Ma io veramente questo non lo so, non so di cosa state parlando, dovrei informarmi. Però porteremo gente nuova, che non si è mai sporcata con la vecchia politica, gente onesta.

Mil. Onestamente, dove sono stati codesti signori negli ultimi vent’anni?

Vend. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Politici, politici nuovi; rappresentanti nuovi.

 

 

Perché hanno rotto il cazzo

in società by

Leggono Il Fatto Quotidiano, sono dichiaratamente e fieramente antiberlusconiani e conoscono a menadito le carte del processo Ruby. Negli ultimi tempi, quando li chiamano al telefono per i sondaggi politico elettorali, gran parte di loro si affretta a dire che voterà il Movimento 5 Stelle. Perché l’attuale classe (o casta) politica ha rotto il cazzo.

Sono antifascisti, antirazzisti, tendenzialmente di sinistra; gente che non ama i poteri forti ma che vorrebbe uno Stato più presente nelle questioni economiche, un welfare più consistente. Perché le banche hanno rotto il cazzo.

Sono novelli giacobini coi calli sulle dita e i gomiti arrugginiti, che odiano il mercato e inveiscono contro quello sporco capitalista di Oscar Giannino, che misurano il grado di ammissibilità di una dichiarazione a seconda dello schieramento politico. Perché i fascisti come Giannino hanno rotto il cazzo e se le meritano le uova addosso.

Sono democratichini che aggiornano quotidianamente le liste di coloro che hanno il diritto di parola (e che magari parlano pure “bene”) e di quelli che invece devono stare zitti. Sono fan sfegatati dei magistrati romanzieri e pubblicisti alla Ingroia (nelle loro librerie, non a caso, non c’è Sciascia ma Saviano), che puliscono i vetri (quando va bene) con Il Foglio ma che non l’hanno mica mai letto. Non l’hanno mai letto perché ha rotto il cazzo, naturalmente.

Sono quelli che “Piazzale Loreto è stata vera giustizia”, pollastri che commentano l’intervista di Grillo su Israele, Iran e Siria e fanno fare bella figura pure a Capezzone e Cicchitto. Socratici che sposano, senza mai alcuna esitazione, anche se non conoscono l’argomento, l’esatto contrario di ciò che dicono gli avversari, perché è matematico che se una logica c’è, sia sempre all’opposto del loro pensiero (e quindi dalla propria parte).

Ieri erano dipietristi e vendoliani, oggi sono grillini, domani sempre e comunque rivoluzionari da tastiera. Gente che, in tutta sincerità e col cuore liberale in mano, mi ha un po’ rotto il cazzo.

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