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Beppe Grillo - page 3

Solo un cazzo

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E’ solo, dice.
E’ solo con “un pugno di ragazzi” in parlamento.
Senonché, il “pugno di ragazzi” consta di 107 elementi alla Camera e 53 al Senato. Una combriccola che per fare una festa tutti insieme bisognerebbe scegliere un locale spazioso, altrimenti starebbero stretti. Voglio dire, ho visto “pugni” più sparuti e solitudini più desolanti. Molti, ne ho visti, mica due o tre.
Dopodiché, magari il problema è che sono “ragazzi”. Il che può essere pure vero, ma mica me la sono inventata io la faccenda delle “parlamentarie”, che la gente metteva su YouTube un video in cui si presentava e veniva eletta con un pugno (quello sì, che poteva essere un pugno vero) di clic. Cioè, mi pare che Grillo l’abbia rivendicato, questo metodo. Che ne abbia decantato i meriti in lungo e in largo. Che l’abbia esaltato a manetta come se fosse stata la figata del secolo.
E adesso si lamenta di essere solo, con “un pugno di ragazzi” in parlamento.
Lasciati dire una cosa, Beppe: con centosessanta eletti lo si può rivoltare, un parlamento. Lo si può mettere (in modo democratico, s’intende) a ferro e fuoco. Si può armare ogni giorno che dio ha mandato in terra un casino che manco te lo immagini.
Certo, bisogna essere capaci di farlo. Ma sei sempre tu, se non sbaglio, quello che infama da anni chi capisce di politica e alla fine ha consegnato ai posteri una presunta “rivoluzione” fatta di persone “normali”, che con la politica non hanno niente a che fare: e che per armare quel casino non saprebbero neanche da che parte cominciare.
Quindi, per come la vedo io, c’è poco da lamentarsi. E ancora meno c’è di che prendersela con gli altri.
Sarebbe molto meglio chiedersi come mai, dopo un successo elettorale senza precedenti, ci si senta soli con “un pugno di ragazzi” in parlamento.
Hai visto mai che facendosi la domanda giusta uno riesce perfino a darsi una risposta?

Caro Travaglio, e le palle di Grillo?

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Caro Marco Travaglio, oggi – apprezzabilmente – apri il tuo editoriale scrivendo: “Ora basta. Non se ne può più di questi attacchi di Grillo ai giornalisti che raccontano balle. Se però i giornalisti la piantassero di raccontare balle, farebbero cosa gradita, oltre a riscoprire il loro mestiere“.

Certo, sarebbe bello che i giornalisti smettessero di raccontare balle. Sarebbe altrettanto bello se smettessero di raccontare balle tutti quanti: anche, soprattutto, i leader politici.

Ieri è circolato in rete un pezzo di Filippo Facci (*) che metteva a nudo una serie di panzane grosse come una casa sparate da Grillo su tutto lo scibile umano. Grillo fa la fortuna del suo movimento sparando a zero contro tutto e tutti: si tratta del core business del M5S. Come un altro dato caratterizzante del Movimento è il vantarsi di essere i soli che raccontano la verità, invece delle menzogne che ci raccontano gli altri politici e i giornali servi dei poteri forti.

Si scopre, invece, che Grillo racconta panzane stellari come un qualunque piddiellino-servo-di-Berlusconi o un piddimenoellino-servo-delle-larghe-intese-e-quindi-di-Berlusconi.

La mia domanda, Marco, è: perché non dici nulla? Perché tu che da sempre ti dedichi a smentire e smascherare le cazzate del circuito politico-mediatico non ti occupi anche di sbugiardare i dati di Grillo quando questi sono fasulli? Le balle sono meno gravi quando le spara Grillo? Io credo di no!

Ho sempre creduto tu fossi un giornalista fazioso ma imparziale. Spero di non dovermi ricredere, Marco. Santé

 

 

 

(*) so già che il tenore di larga parte dei commenti sarà dedicato a Facci, al fatto che sia un servo di Berlusconi, abbia i capelli tinti e la mascella squadrata. A me Filippo Facci non sta per nulla simpatico, penso che potrebbe smascherare le panzane che si dicono dalla sua parte politico-giornalistica con altrettanta efficacia di quanto ha fatto con Grillo. Ma ciò non toglie che sui dati di Grillo ha ragione e quindi il problema rimane e non lo si risolve dicendo “Eh, ma lo dice Facci!”. L’argomento ad personam è sempre l’ultima spiaggia di tutti i ciarlatani.

 

 

Sparisci: sei solo di intralcio.

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Caro Beppe Grillo, mezza Europa (includendo la Turchia) oggi è in piazza a protestare contro politiche ritenute sbagliate.

Senza entrare nel merito delle proteste, sono abbastanza certo che la stragrande maggioranza dei tuoi elettori le condivide.

Tu invece, non trovi di meglio da fare che scrivere un post in cui sostanzialmente ti lagni che ti lasciano fuori dalla spartizione delle poltrone RAI: “O ci verrà affidata la presidenza della Rai al più presto, sono già passati tre mesi dalle elezioni, o ne trarremo le conseguenze“, hai scritto.

Dopodiché vai in un comizio e dici che “faremo un culo così all”informazione collusa“; “faremo i conti con i Floris e i Ballarò… (che poi, Beppe, sono la stessa cosa!)” e spari anche contro Rodotà e Gabanelli che “ci si sono rivoltati contro“.

Al posto di manifestare contro politiche sbagliate, come qualunque forza di alternativa, quindi, non trovi di meglio da fare che tirare ad alzo zero nei confronti di chiunque non si prostri ai tuoi piedi nella qualità di profeta della nuova politica, utilizzando espressioni da fascistello di quartiere: “ne trarremo le conseguenze”; “faremo il culo”; “faremo i conti”.

Vedi Beppe, io credo che molti tuoi elettori si siano stancati del M5S perché iniziano a realizzare che voi non serviate ad altro che ad anestetizzare, buttandola in caciara. Siete solo un modo come un altro di non discutere dei problemi veri e seri del Paese.

Poco conta se di qualcuno di questi problemi parlate, tra una teoria del complotto ed un vaffanculo, sul tuo blog o su altri vostri forum: per colpa del tuo linguaggio e dei tuoi modi da ducetto, oltre che per l”oggettiva assurdità di alcune vostre proposte, su quei siti la maggior parte delle persone non mette piede.

Dai retta a me, Beppe: se vuoi che le cose cambino, sparisci al più presto. Santè

Generatore automatico di insulti a gente precedentemente candidata alle Quirinarie

in Generatori Automatici by

Istruzioni: fare refresh per ottenere nuovi insulti a qualcuno che era precedentemente candidato alle Quirinarie

La Gabanelli è una vecchia decrepita miracolata dalla Playstation, rigenerata di fresco nel tubercolosario in cui era stata inchiappettata dai suoi, a cui auguriamo di rifondare la Compagnia dell'Anello.

Un minimo di senso della realtà

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In estrema sintesi: secondo me quando si parla di una città che è stata amministrata per cinque anni da uno come Gianni Alemanno, e dopo il primo turno ci si trova di fronte al bivio tra riconfermarlo e eleggere uno come Ignazio Marino (pur con tutti i limiti suoi e del partito da cui proviene), far passare il messaggio che uno vale l’altro è un’alzata d’ingegno completamente priva di senso logico.
Non stiamo parlando di un parlamento nazionale, sul quale un ragionamento del genere ci sta, ma dell’amministrazione di una città: una città importantissima che rischia di precipitare definitivamente nella merda e restarci chissà quanto, o che alternativamente può diventare meglio, non so quanto ma obiettivamente meglio. A tutto beneficio (piccolo particolare) delle persone (persone, perbacco) che ci vivono dentro, e che attualmente sono costrette a pattinare sul limite della decenza.
Via, un minimo, ma proprio un minimo dico, di senso della realtà.

You say you want a Revolution

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La cappa di tristezza che accompagna questo momento storico, diciamo dalle elezioni in poi, è atroce.  Del tipo che spesso ti trovi ad invocare qualcosa come un olocausto nucleare, o un’invasione barbarica (quelle vere, quelle coi Goti incazzati), o una zombie apocalypse, così per poter dire…”beh, almeno sta succedendo qualcosa di stravagante”. Mentre le larghe intese,  Enrico Letta a Montecitorio (ndr: nel mio precedente post avevo detto che l’ideale di premier era un giovane prete con la maglia dei metallica. Mi sbagliavo solo sui metallica.) e Napolitano (bis) al Colle tutto sono tranne che stravaganti.
E ti dici: ci vorrebbe una rivoluzione. E a questo punto arrivano i Grillini. Ebbene, il grillino è convinto che sia in atto, grazie a lui, una vera rivoluzione culturale. Così mi ha detto, l’amico musicista e fervente grillino: “oh, è in atto una grande rivoluzione culturale”.  (poi quando gli dici “oh, vedi che l’ultima “grande rivoluzione culturale” fece qualcosa come 7 milioni di morti in Cina” ti risponde: “Eeeh? Ma quando?” . E tu quindi sorridi. E invochi. Ma non è questo il punto di questo post.)
Rivoluzione culturale, dice. Aspetta un momento.
Ogni rivoluzione “culturale” che si rispetti ha un fermento culturale della madonna che la sottintende e la alimenta, no? È proprio tautologico. Ha una letteratura, ha una colonna sonora. È un dato di fatto.
Senza andare a ricordare cosa successe in ambito culturale e musicale durante la rivoluzione francese, il ’68 aveva dio-solo-sa-cosa. Woodstock, l’isola di Wight, Hendrix, Lennon, Andy Wharol, Godard, i Jefferson Airplane. Il ‘77  aveva i Clash, i Pistols, il Punk, i Talking Heads, i Ramones, Re Nudo, gli Area.
Questa rivoluzione che ha? “Un grillo per la testa”?(quella canzone oscena, oscena, che si sente ogni volta che apri un video su beppegrillo.it)
Le rivoluzioni culturali hanno la forza esplosiva delle idee nuove, partono dal voler costruire qualcosa di nuovo, e la distruzione del “vecchio” è qualcosa che viene dopo, di conseguenza. Qua l”odio cieco e la volontà di distruzione di ciò che viene considerato “vecchio” sembra sia proprio il presupposto e, per molti , quasi l’unico fine.

Le rivoluzioni hanno leader giovani e determinati, visionari e coraggiosi. Come cazzo fai a seguire Grillo e Casaleggio e a proporre Presidente Rodotà, degnissima persona, ma di 80 anni?

E poi, da dove viene questa ossessione nel voler mandare tutti ar gabbio? “In galera! In galera!” gridi come un ossesso. Apprezzi il magistrato che fonda un partito che si chiama “Rivoluzione Civile” e non ti salta all”occhio neanche un pò la comicità dell”ossimoro non voluto?? Ma che rivoluzionario sei?

Ma dico, li hai ascoltati Brassens, Johnny Cash, Dylan, De Andrè? Come fai a idolatrare Marco Travaglio, che è uno che al Pescatore di De Andrè avrebbe chiesto la condanna per favoreggiamento personale, concorso in omicidio e pesca abusiva? ma ti rendi conto?
Caro rivoluzionario, tu non hai idee nuove, dici cose tristi, cose già sentite, dalla Lega Nord nel 94, per esempio, e da molti altri prima di lei. La tua idea di giustizia sociale si risolve nel posto fisso. Non ti sbatte niente delle violazioni dei diritti umani, non ti sbatte niente delle violenze che vengono poste in essere affianco a te.  Tu vuoi il posto fisso. Per te.  E se ciò che ti muove è l’idea del posto fisso e non la folle speranza di poter cambiare la società, non scriverai mai Blowing in the wind, non scriverai mai Sulla Strada, non registrerai mai London Calling. Al massimo andrai a X Factor, o dagli Amici di Maria.
La tua non è una rivoluzione. È solo protesta. Ed è un”altra cosa, molto meno nobile.

Burattini

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Burattini guidati da uno squilibrato.
Disse quello i cui deputati votarono come un sol uomo dichiarando all’unisono che il loro leader era davvero convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Statevi bene.

Il piano K

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A questo punto si potrebbe architettare un piano K. In pratica dovrebbero candidare Prodi e farlo eleggere alla 4°votazione con i voti del Pd, dei grillini (Casaleggio è pro Prodi) di Sel, Monti e qualcosa del Pdl. Prodi da l’incarico a Rodotà per fare un governo di scopo Pd-Sel-M5s. Se Grillo candida Rodotà presidente della repubblica lo vorrà pure presidente del consiglio, non potrebbe tirarsi indietro perché farebbe la figura del Bertinotti.

Bersani, oramai massacrato, tamponerebbe la deriva di frantumazione del Pd e recupererebbe un  minimo di dignità dicendo che ha dovuto candidare Marini perché contestato al suo interno per avere inseguito il m5s, pressato da Napolitano per trovare l’accordo con Berlusconi e dileggiato per il metodo usato per l’elezione della Boldrini e Grasso. E che quindi questa ‘gestione Marini’ non nasceva da una sua convinzione politica ma da equilibri istituzionali ed interni che l’hanno surclassato contro la sua volontà. Naturalmente dovrebbe dimettersi da segretario, ma in cambio farà il ministro di qualcosa nell’ipotetico esecutivo futuro.

Rodotà fa un governo di scopo. I grillini si prendono la responsabilità di governare e come si sa, quando si governa, ci si deve sporcare le mani e quindi elettoralmente perderebbero parte della carica di protesta che oggi possono utilizzare.

Silvio ed il Pdl si troverebbero messi all’angolo e fottuti di brutto nell’immediato, anche se poi in vista di elezioni che non saranno sicuramente tra 5 anni diventerebbero l’unico partito di opposizione e potrebbero trincerarsi in una forza di protesta radicale anti/euro che gli potrebbe anche giovare.

Il piano K converrebbe a tutti e diventa forse l’unica, oltre alle elezioni immediate, strada praticabile per evitare più che un disastro, una pagliacciata mai vista nella storia della Repubblica.

Soundtrack1:’Polvere’, Csi

Osteria del Quirinale…

in politica by

Una volta guardavo Report ogni domenica, poi ho smesso ma solo per evitare danni alle mie coronarie: trovo che Milena Gabanelli sia un”ottima giornalista, una delle poche che faccia un lavoro degno di un servizio pubblico. Anche lei può sbagliare ed ha sbagliato ma nessuno è perfetto.

Sostengo Emergency e Gino Strada da quando non potevo neanche permettermi di farlo da un punto di vista economico: trovo sia una persona straordinaria.

Detto questo, se avessi bisogno di un avvocato non mi rivolgerei a Gino Strada, che fa il medico: rischierebbe di farmi dare un ergastolo per un divieto di sosta, probabilmente.

Allo stesso modo, se avessi bisogno di un medico non mi rivolgerei a Milena Gabanelli: il fatto che sappia fare benissimo la giornalista non la rende comunque adatta a curarmi.

Gino Strada e Milena Gabanelli sono ottime persone ma candidarle alla presidenza della Repubblica è solo una boutade elettorale, l”ennesimo tentativo del M5S di rilanciare la palla nella metà campo del PD per vedere come reagisce e lucrare su qualsiasi reazione.

Non prendiamoci in giro: non c”è altro motivo razionale per proporre al Quirinale due persone che non hanno alcuna competenza istituzionale. Quindi finiamola con le sparate propagandistiche: la campagna elettorale è finita da un pezzo e di Roberte Lombardi e Viti Crimi ne abbiamo già abbastanza, grazie. Santè

Generatore automatico di circonlocuzioni di Grillo per non dire in quanti hanno votato alle Quirinarie

in Generatori Automatici by

Istruzioni: fare refresh per ottenere nuove circonlocuzioni di Grillo per non dire in quanti hanno votato alle Quirinarie

Alle Quirinarie avevano diritto al voto 42.282 persone; si tratta di un risultato stratosferico, specie se si considera che potevano esprimere la loro preferenza quasi cinquantamila individui, ma è ancora più significativo il fatto che fossero astrattamente nelle condizioni di votare un numero di persone pari circa alla popolazione delle Isole Marshall e che volendo avrebbero potuto partecipare alla consultazione un numero di cittadini pari a due alla quindici virgola sessantuno.

Schizzi

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A maggio del 2011 scrissi per l’Espresso un articolo nel quale, lungi dall’esprimere opinioni personali, mi limitavo a citare, virgolettate, alcune affermazioni che Beppe Grillo aveva fatto negli anni passati. Va da sé che ricevetti un’impressionante serie di improperi, insulti e anatemi, non solo sul sito dell’Espresso ma anche sul mio blog, nel quale avevo linkato il pezzo, e perfino privatamente via Facebook e posta elettronica. Quello che mi è rimasto più impresso, tuttavia, è uno dei tanti commenti che i grillini postarono sul blog del loro leader, che a suo volta aveva citato l’articolo, e che in qualche misura dava conto dell’immensa quantità di invettive insultanti che continuavano ad arrivarmi in ogni dove, al punto da indurre Alessandro Gilioli a prendere le mie difese:
merda
Per la serie: prima di lagnarsi degli “schizzi di merda digitali” degli altri, farsi un esamino di coscienza non sarebbe un esercizio inutile.

Che ci state a fare?

in politica by

Il deputato del Movimento 5 Stelle, Zaccagnini ci informa tramite Facebook (che, come è noto, a differenza dei giornalacci venduti al capitalismo, è un”organizzazione umanitaria) che il M5S non ha ancora presentato disegni di legge perché non ha “adeguato personale legislativo”.

Avete capito bene: non presentano disegni di legge perché non sanno farlo, non hanno idea di come si scrivano.

Il deputato ci informa molto poco chiaramente – perché per essere trasparenti, amici, prima le cose bisogna capirle ed è difficile: bisogna studiare di più e andare su Facebook e sul “blog di Beppe” di meno! – del perché.

Si lamenta che esistano delle liste dalle quali assumere gli esperti legislativi: in queste liste “senza alcun Concorso Pubblico, ma con l”amicizia dei politici, da anni persone di infima provenienza sono state mescolate ad altre di grande professionalità”. Inoltre, “essendo queste liste di nomi senza telefoni né corredati di curricula siamo all”oscuro di chi sono e di come assumerli”.

Quindi, ricapitolando, esistono liste di esperti legislativi che contengono nominativi di scienziati del diritto mischiati a quelli di luridi cattivoni incapaci messi lì dai “politici” (Ah, Zaccagnini, sei anche tu un “politico”, adesso: sei candidato, eletto e stipendiato in un”istituzione politica!). Il M5S non ha idea di come contattare questi esperti e come distinguere i luminari dai fetentoni.

Quindi tirando le somme, i deputati del M5S non hanno idea di come presentare proposte di legge e nemmeno hanno idea di come si faccia a farsi aiutare, rimediando a questa incapacità.

Ovviamente, pensarci prima di candidarsi, che non si era in grado di svolgere questi compiti era chiedere troppo a chi si presenta come diverso da tutti gli altri dicendo che spazzerà via il malaffare e l”incapacità della vecchia classe politica.

Allora, cari deputati del M5S, il compito fondamentale del Parlamento e dei parlamentari è occuparsi delle leggi e delle proposte di legge: voi vi siete candidati e siete stati eletti senza sapere come svolgere le vostre mansioni fondamentali.

Quindi, al di là delle chiacchiere su chi mangia alla buvette della Camera e della decurtazione delle indennità, voi – semplicemente – non sapete fare quello per cui siete pagati.

Ne consegue che non conta la percentuale dello stipendio che vi riducete: ogni euro che prendete è un euro di troppo, ogni percentuale di indennità che tagliate è una percentuale troppo bassa, visto che non siete in grado di svolgere il vostro principale mestiere. Santè

Un sacco bello

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Nell’universo parallelo che Beppe Grillo ha pensato per noi, e che schiere di grillini neoletti parlamentari e senatori si apprestano a realizzare, si è pensato proprio a tutto. Il termine “partito” non lo vogliono e non possono accettare, giacchè la definizione scelta è “movimento”: di persone, di idee, di forza vitale che sale dal basso per contaminare le alte sfere. Movimento o partito che sia, una base morale non guasta. È funzionale a conferire spessore all’impegno dei singoli, a illudere che non ci si occupi solo di piste ciclabili e PDmenoelle.

Se si ha il tempo e la voglia di affondare le mani nel vangelo di Grillo, restano impigliati tra le dita  anche codici di comportamento, visioni millenerastiche, che definiscono il corpus morale del movimento, delineando contorni più da setta religiosa che da movimento di rinascita civile.

Qualche esempio?

Non più tardi di 5 giorni fa, parlando dell’elezione del nuovo Papa Francesco, Beppe si sbraccia: “Il M5S è nato, per scelta, il giorno di San Francesco, il 4 ottobre del 2009. Era il santo adatto per un MoVimento senza contributi pubblici, senza sedi, senza tesorieri, senza dirigenti. Un santo ambientalista e animalista. La politica senza soldi è sublime, così come potrebbe diventare una Chiesa senza soldi, un ritorno al cristianesimo delle origini”. Si apprende quindi che il M5S ha un santo patrono, una ispirazione dichiaratamente pauperistica, e una volontà di contribuire al ritorno della Chiesa delle origini – tema caro a decine e decine di sette religiose naufragate nel misticismo new-age. Tema caro anche a Dario Fo, grillino entusiasta e dallo stesso Beppe proposto per il Quirinale, quando anche lui ha dovuto ammettere che forse era davvero troppo. L’entusiasmo per il nuovo Papa è forte, tanto forte da sbilanciarsi decisamente alla difesa (d’ufficio, a quanto pare) contro il nemico di sempre: i giornalisti, “colpevoli” di scavare nel passato del successore di Pietro.

Nessuna richiesta di pagamento IMU questa volta, di uno che si chiama Francesco ci si può fidare. Qui secondo me si allarga parecchio: nel delirio mistico di Grillo anche il Papa è prodotto dello stesso epocale cambiamento di cui i grillini sono la  civileespressione.

Piace quindi il pauperismo, soprattutto nella Chiesa.

Piace molto Padre Zanotelli e per motivi del tutto analoghi piaceva molto anche il Prof. Di Bella. Ne avevamo già parlato.

Era lo spettacolo in cui Grillo, vestito da frate invasato, perorava la causa di “quest’ometto corretto, che parla pacato, che dà ai malati l’acido ascortito che costa un centesimo della Vitamina C…”. Un omino che va in bicicletta (ne possiede 5, di cui 4 tutte rotte, ci fa sapere Beppe) e che fa le cose gratis, quindi da eretico, e quindi nella ragione, non perché la cura proposta fa bene in quanto tale, ma per come viene presentata. E giù a tuonare contro il “gotha, il monastero della medicina”. E Rosi Bindi che brutta figa, e la lobby del farmaco quà, i medici là. La solita storia di sempre.

I contorni della setta fanno ormai fatica a restare nascosti. C’è il codice di comportamento (il bed and breakfast per i parlamentari invece dell’albergo, il divieto di parlare con i giornalisti), c’è tutta l’isteria del movimento che deve sentirsi assediato per restare compatto. Grillo, che nel frattempo tiene molto a farci presente che lui non è stato eletto né mai lo sarà, detta la linea. Minaccia espulsioni, vieta alleanze, nomina capigruppo, sputazza contro i giornalisti.

Poi però perdona, e ci tiene a dire così.

Li perdona perché in fondo chi del suo gregge ha sbagliato lo ha fatto “in buona fede”: insomma padre perdonali perché non sanno quello votano.

Ma sempre da non eletto, sia chiaro. E quindi in qualità di cosa?

Guai a parlare di capo, di guru. Di ispiratore forse, ecco quello si può dire.

Guai a parlare anche di soldi sia chiaro. Quelli fanno male e rovinano tutto: meglio la politica fatta senza soldi, la religione fatta senza soldi, la scienza fatta senza soldi: così’, andando avanti a botte di culo.

Probabilmente la parte più succosa di tutto questo discorso sta nella vera Bibbia del Movimento, “Siamo in guerra”, il libro di Casaleggio&Grillo.

Ma io non lo so se me la sento, secondo me è tosto, poi non dormo.

Che faccio lo leggo?

Su Amazon consta 3.99 2.99 (oggi è in saldo)  e volevo sapere se il comitato editoriale di Libernazione mi poteva rimborsare. Oppure, Capriccioli, tu che sei commercialista, dici che lo posso scaricare  a fine anno?

 

Il gioco di Beppe

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Dal blog di Beppe Grillo, qualche giorno fa:

L’articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Questo consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori. Insomma, l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno. Per cinque anni il parlamentare vive così in un Eden, in un mondo a parte senza obblighi, senza vincoli, senza dover rispettare gli impegni, impegni del resto liberamente sottoscritti per farsi votare, nessuno lo ha costretto con una pistola alla tempia a farsi inserire nelle liste elettorali. La circonvenzione di elettore è così praticata da essere diventata scontata, legittima, la norma.

Cioè, vincolo di mandato sì. Dallo Statuto (quello vero) del Movimento 5 Stelle:

Gli eletti eserciteranno le loro funzioni senza vincolo di mandato.

Cioè, vincolo di mandato no. Dal Blog di Beppe Grillo (ieri):

Nel “Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento” sottoscritto liberamente da tutti i candidati, al punto Trasparenza è citato:
– Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S.
Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze.

Cioè, vincolo di mandato ancora sì.
Ti spiacerebbe, Beppe, farci sapere a che cazzo di gioco stai giocando? In particolare: chi è che sta facendo una circonvenzione a chi? Così, tanto per sapere.
Grazie.

Dal diario segreto di B.G.

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Ecco qui,

sono tornato da Roma dove abbiamo fatto quella roba delle presentazioni che sembravamo alcolisti anonimi; adesso mi devo inventare qualcosa di nuovo: speravo che potessimo andare avanti ancora qualche mese a botte di Vaffanculi ma l’aria si fa sempre più pesante. Il guaio è che abbiamo preso troppi voti, davvero troppi voti! Chi se lo aspettava? Ha ragione Tullio De Mauro, è l’analfabetismo di ritorno… Era molto meglio stare sotto al 20% ed avere un governo del Pdmenoelle da impallinare tutti i giorni con pernacchie e sputacchi!  (A proposito devo trovare qualche altro nomignolo per il PD, ché Pdmenoelle ormai è vecchio ed è pure un nomignolo del cazzo… Ma come farà  la gente a ridere per ogni idiozia che tiro fuori? Vabbè magari altri tre mesi posso andare avanti con questo, mo’ c’ho altri problemi!).

E visto che non sono riusciti a farsi un governo da soli, potevano farlo ‘sto cazzo di “governissimo”: si andava avanti un altro annetto senza problemi… Eh, ma la faccio facile! Se facessero il governo col pdl  alle prossime elezioni prenderemmo il 40% e poi che cazzo facciamo? Dovremmo governare? Ma scherziamo? Portiamo avanti il programma? Ma per favore! (Ah, devo ricordarmi di leggerlo prima o poi ‘sto cazzo di programma: non posso andare avanti per sempre a non parlare coi giornalisti italiani per paura che mi chiedano qualcosa su quel programma maledetto!) Che poi, io glielo avevo detto a Gianroberto che dovevamo metterci qualcosa di serio in quel cazzo di programma, qualcosa di realizzabile… Ma lui no! Dieses Spiel gibt es schon seit mehreren Hundert Jahren und wird in allen internetgamblinghouse.coms und Spielbanken angeboten. E me la mena con sta Rete di qua, Rete di là, tanto poi quello che va in giro e deve parlare sono io, lui fa quello che sta zitto anche se in privato parla che non la smette più, accidenti a lui, anche stasera abbiamo fatto le due di notte!

Ora bisogna anche trovare qualcosa da fare, questi se ne escono con una proposta al giorno, il governo politico, il governo del Presidente, e la fiducia e la fiducia tecnica al governo politico e la fiducia politica al governo tecnico, ma che cazzo! Ma basta, dai! E non parliamo dei miei: ogni giorno ce ne è una: il fascismo buono, il microchip, i capogruppo-portavoce “a turnazione”, aggiungici pure uno scappellamento-a-destra-come-se-fosse-antani! E ma non si fa così, io c’ho 65 anni, belin, non sono mica più giovane come quando me la prendevo coi socialisti!

Ma se davvero avesse ragione Casaleggio? Ma no, dai! Vedi cosa mi metto a pensare…Sarà meglio che vada a dormire, ché è tardi.

Prosperare sul caos

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Senza troppi preamboli, la causa principale che alimenta l’ affermazione elettorale di Grillo è il decomporsi del sistema di rappresentazione partitica che fino ad ora abbiamo conosciuto. L’alternativa al m5s sono delle creature organizzative autoreferenziali e morenti senza affidabilità né credibilità alcuna. Il dilettantismo e l’improvvisazione della maggior parte dei neoeletti grillini e l’inconsistenza concettuale, caratterizzata da un rozzo livore senza sostanza, di molti dei loro sostenitori, non è altro che un’aggravante per le forze politiche alternative presenti alle elezioni.

Prendiamo Parma, dove il sindaco 5stelle si è adeguato a qualsiasi logica di ‘buon senso’ e di moderazione politica, accantonando tutti quei propositi ‘rivoluzionari’ per i quali era stato votato, in primis la dismissione dell’inceneritore. Nonostante questo, il m5s a Parma è passato dal 19 al 28 %. Ok l’onda del successo e della contingenza attrattiva del momento. Ma l’alternativa a Parma qual era? L’alternativa in Calabria o nelle Marche, chi era, se non qualche politicante autoreferenziale dell’apparato di centrosinistra che ha sempre fatto l’interesse suo e della sua cricca? E che il vertice Pd ha dovuto confermare perché avrà portato voti alle primarie ed avrà fatto vincere il ‘vertice’. E per il Pdl vale lo stesso ragionamento. Si parla della rimonta di Silvio: ma quale rimonta? il Pdl ha perso 6.296.744 voti.

C’è chi ha scritto che i grillini hanno occupato lo spazio dei movimenti radicali disinnescandone indignazione e risentimento, garantendo in questo modo la tenuta del sistema. Ma dove stanno le masse rivoluzionarie pronte alla rivolta e ad imbracciare i forconi? Qua, al contrario, ci si vende per due briciole. Questi qua che votano vogliono una suggestione, una via di fuga. Una sorta di salvezza velleitaria che esorcizzi la sofferenza, è l’ideale per una media e piccola borghesia disillusa ed insoddisfatta per non aver raggiunto una certa prosperità economica o un’ adeguata soddisfazione lavorativa. Invece di insorgere contro se stessa e prendersi delle responsabilità, segue la strada più facile perché sembra l’unica via di fuga possibile. E tutto questo si nutre, fino ad ingozzarsi, del deperimento della rappresentanza partitica tradizionale e dell’incapacità della politica di cambiare davvero la vita delle persone.

Nell’immediato difficilmente ci saranno rotture tra Grillo/Casaleggio ed i loro eletti. Le contraddizioni, quando emergeranno, saranno tra il movimento ed i suoi elettori, quando cioè questo rito collettivo perderà energia riducendone anche le sue specificità, iniziando a perdere ciò che lo distingueva da tutto il resto, che lo aveva staccato dallo sfondo. La termodinamica ci insegna che a una dissipazione di energia corrisponde una trasformazione irreversibile, che porta un sistema verso lo stato uniforme e indifferenziato che chiamiamo “equilibrio termodinamico”. Nell’equilibrio termodinamico il rito collettivo di esorcizzazione della sofferenza tornerà ad essere falso evento.

Quando anche tutto questo si sarà prosciugato però, non illudetevi che tutti rivoteranno Pd o Pdl, perché la sovranità dei partiti ha fallito e si è esaurita in quanto la politicizzazione militante basata su dottrine tradizionali(liberali-cattoliche-marxiste) che ne era fondamento, non esiste più. Oggi le pulsioni sociali sono primitive ed istintuali, non ragionate, corrose da un pragmatismo senza linea di condotta. L’analfabetismo di ritorno raggiunge livelli sorprendenti e la miseria affettiva spinge la grande massa teledesiderante insoddisfatta e risentita, verso ogni sfascio possibile, pronta ad altri fanatismi a portata di mano, come un tossico disperato che a furia di farsi si divora il cervello. La sofferenza sarà la chiave di volta. I programmi, i punti, i monologhi, non saranno sufficienti. Ci vorranno forze organizzate che prima di tutto dovranno fare e garantire assistenza e protezione sociale e psicologica, erogazione di servizi e sistemi di intermediazione vari, distribuzioni gratuite di cibo e vestiario, buoni per operazioni di chirurgia estetica, dosi di viagra, di psicofarmaci e droghe disparate, partecipazioni a festini, medici convenzionati e poi, che cazzo ne so, non mi viene in mente nient’altro. Ah si, Groupon. Ecco, i movimenti politici del futuro dovranno essere una specie di Groupon a 360°. Ma adesso taglieranno i rimborsi elettorali, quindi un partito Groupon lo può fare solo Silvio. Cazzo, è inutile, alla fine vincerà sempre lui.

Soundtrack: Nessuna causa sciopero consulenti musicali

Peggio di Grillo

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Solo una cosa fa più schifo di Beppe Grillo: quelli che dopo le elezioni si sono messi a fare la corte a Beppe Grillo.

Quelli che all”improvviso hanno scoperto quanto sono urgenti il dimezzamento dei parlamentari, il taglio delle auto blu, perfino il conflitto di interessi.

Quelli che hanno pascolato negli ultimi cinque anni alla bouvette e quelli che si sono venduti l”anima per ritornarci dopo cinque anni di dolorosa astinenza.

Quelli che fino a dieci giorni fa erano pronti ad andare al governo con Monti e Casini, ma pure con Fini e la Carlucci, e adesso scoprono quante belle intenzioni e che facce pulite hanno i ragazzi a cinque stelle.

Quelli che nella carta d”intenti non hanno avuto le palle per mettere in dubbio nemmeno il pareggio di bilancio e adesso aprono pure al referendum sull”euro.

Quelli che mettevano in lista i falchi di Confindustria e http://www.phpaide.com/?langue=fr&id=17 questa mattina scoprono che il precariato fa schifo.

Quelli che un mese fa Grillo era un fascista del web e adesso dategli la presidenza di una Camera tanto per cominciare, poi si vedrà.

Quelli che prima manco una parola sulla Tav e ora sono pronti a far andare a vapore anche gli aerei.

Quelli che insomma Grillo l”hanno creato, con il loro amore per il Palazzo indifferente a ogni ideale, e oggi a Grillo si inchinano, purché nel Palazzo si possa restare.

Generatore automatico di reazioni allarmate "de sinistra" alla vittoria di Grillo

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Istruzioni: fare refresh per ottenere nuove reazioni allarmate “de sinistra” alla vittoria di Grillo

Ora che Grillo ha vinto Totti andrà a giocare nella Lazio e verremo retrocessi nella classifica UEFA. Mi consolerò andando a caccia di fagiano reale nelle mie tenute avite.

Occhio, Beppe

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Occhio, Beppe.
Occhio, ché la politica è politica, la “buona politica” non esclude il compromesso e tra il “mercato delle vacche” e il compromesso può passarci un oceano.
Occhio, ché cercare delle sponde e trovare dei compagni di strada per realizzare quello che si vuole realizzare non significa necessariamente “vendersi”.
Occhio, ché quel pezzo di carta, il codice di comportamento dico, è carta straccia, e tu lo sai come lo so io.
Occhio, ché adesso la campagna elettorale è finita e si inizia a fare politica per davvero: e i tuoi -come dici, Beppe? ah, certo, non sono i tuoi, per carità- potrebbero decidere di farla; e allora hai voglia a minacciare, fare fuoco e fiamme, espellere.
Occhio, ché ho come una sensazione: o decidete di sporcarvi le mani pure voi -ho detto “sporcarvi le mani”, non vendervi-, e allora finisce che la prossima volta prendete pure qualche voto in più, oppure la gente smette di crederci, che quello che dite volete farlo davvero, e allora rischiate di sparire così come siete comparsi. E siccome scomparire -per quello che dite di voler fare, non per tenersi una poltrona- sarebbe un peccato, c’è il caso che per una volta qualcuno sfanculi te.
Insomma, Beppe, occhio: ché forse è arrivato il momento che vi assumiate le vostre responsabilità; e se tu ti rifiuti di farlo c’è chi potrebbe decidere di assumersele lo stesso, malgrado te.
Poi non dire che non ti avevo avvisato.

Nel nome del padre (e del figlio)

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di Benedetta Rubin

«Io sono figlio di un meccanico, non sono un miliardario. E a me non preoccupa l’insulto che Grillo fa a me, questa robaccia. Mi preoccupa quando dice “Fuori dall’euro”. Mi preoccupa che se vince uno così noi andiamo nei guai, il giorno dopo le elezioni. E lo dico non per me, ma per i figli miei e suoi».«So che fin qui hanno detto ‘tutti a casa’ ora ci sono anche loro, o vanno a casa anche loro o dicono che cosa vogliono fare per questo paese loro e dei loro figli».
Questi gli ultimi attacchi di Bersani a Grillo.
Tralasciamo i “noi”, i “loro” e concentriamoci su una parola: figlio.
Il figlio non decide di essere tale, né tantomeno può decidere che genitori (naturali) avere. Io non ho deciso di essere figlia, ma i miei hanno deciso di essere genitori. In Italia è costume abituale strumentalizzare a proprio piacimento la famiglia. Per un voto in più affermo che mio padre era un imbianchino, come se fosse merito mio che lui abbia scelto quel mestiere. Quando io, correggetemi se sbaglio, non ho nessun merito né colpa.
Non contento, uso il mio essere padre per chiederti di fidarti del mio operato, azienda o mandato politico, perché “voglio garantire un futuro ai miei figli”. Come se, dal giorno in cui diventi genitore, diventi un uomo esemplare e farai tutto in funzione dei tuoi figli. Per questi, l’essere padre ti autorizza a parlare per i tuoi figli, affermando che loro la pensano proprio come te. Se il figlio in questione afferma cose diverse dal padre viene accusato di “tradimento” e viene esiliato.
Ci sono anche quelli che chiamo “i padri adottivi”, ovvero i leader che si comportano da padri padroni. E non c’è bisogno di fare nomi e cognomi, sarebbe ingiusto fare pubblicità solo ad alcuni. I “padri padroni” trattano i militanti come se fossero cosa di loro proprietà , pretendono da loro rispetto, fiducia e gratitudine poiché “se tu sei qui è grazie a me”. Non apprezzano i figli che la pensano diversamente, né tantomeno chi agisce di testa propria. C’è solo un pensiero ed è quello del padre, il leader maximo, e se non la pensi così: vai pure fuori.
Facendo così gli altri “figli” continuano a temere il padre, allontanano il “figlio ribelle”, poiché essere orfani e indipendenti è faticoso.
Figli, quando capirete la bellezza dell’indipendenza e avrete il coraggio di rischiare, prendete carta e penna e scrivete:
«Caro padre, ho capito che senza di me non esisteresti. Mi permetto di darti un consiglio: cerca di credere più in te invece di appellarti all’unica cosa che ti è rimasta pulita. Il sangue».

Strategia dell’apnea

in politica by

Caro Bersani, sei una persona seria e per bene, ok, ma al 99% sei fottuto.

Se fai il governo con Silvio, lui mettera’ al primo punto la restituzione dell’imu e questa sarebbe una vittoria sua e non tua. In piu’non fareste il conflitto di interessi ed altre cose che alle “ masse teledesideranti’’piacciono, vi perdereste in bizantinismi e stupide dispute sulla legge elettorale, e quindi resteresti fottuto, anche perche’ Grillo griderebbe all’inciucio etc etc.

Se pensi di presentarti alle camere chiedendo la fiducia per un governo di minoranza con una dichiarazione programmatica delle vostre, di quelle inconcludenti vaghe ed inutili come quelle che avete sempre fatto, fai la figura del poveraccio e ti spernacchiano alla grande. Non solo non avresti la fiducia, ma faresti pure la figura dello sfigato della classe umiliato e deriso da tutti. Qua invece vogliono persone virili, che fanno a nuoto lo stretto di messina e che anche ad 80anni trombano come delle antilopi. Lascia perdere il senso di responsabilità, non è macho, non fa share. Quindi, senti a me, se vuoi fare così non accettarlo proprio l’incarico. In piu’poi ti dovresti anche dimettere da tutto, fare congresso straordinario, perché finito con zero credibilità.

L’unica strada che puoi tentare, se accetti l’incarico, è quella di presentarti alle camere con 7/8 proposte mediaticamente forti e pseudogrilline: riforma delle fondazioni bancarie, taglio immediato delle spese della politica, tetto immediato per stipendio dei manager pubblici, abolizione immediata di tutte le provincie, conflitto di interessi, riforma degli uffici di collocamento, pagamento dei debiti delle amministrazioni pubbliche verso le imprese, legge elettorale. Se vuoi degli spunti, chiedi aiuto a Michele Boldrin, la figura migliore e più seria di tutta la campagna elettorale ma che alle “masse tele desideranti” non è garbata. In tal modo potresti insinuare dei problemi agli automi del m5s, magari ci cascano e riuscite a prendere qualche mese di tempo ed a guadagnare terreno. Se non ci cascano, potreste sempre vendervele in chiave di prossima campagna elettorale, sostenendo”noi ve l’avevamo proposte le riforme, voi non avete voluto farle”. Così vi giochereste il tutto per tutto, tanto ormai è andata e forse per disinnescarli è meglio farli andare a governare, tipo Pizzarotti a Parma che le uniche riforme che ha fatto sono state l’aumento delle tasse sugli asili nido e mettere il coprifuoco ai locali notturni. Temo però che tutte queste potenziali riforme non le presenterete mai, anche perché andrebbero a colpire interessi di posizioni e di clientele del vostro apparato di cui siete prigionieri e vittime.

A sto punto, quindi, l’unica soluzione sarà un ‘governo alla ‘Maccanico’, con la solita figura istituzionale che non penso sarà Dario Fò, ma probabilmente Roberto Benigni, uno che piace alle ‘masse teledesideranti’, che farà la legge elettorale per poi dimettersi immediatamente per nuove elezioni.

Nel frattempo, per tutti noi, non vige che affidarsi alla strategia dell’apnea, che ognuno troverà e sperimenterà in cuor proprio, con o senza senso di responsabilità, che è e rimane ininfluente.

Soundtrack1:’Strategie’, Afterhours

Quello che non è il padrone

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Una domanda semplice semplice: Beppe Grillo ha consultato non dico tutti gli iscritti al Movimento 5 Stelle, ma perlomeno i parlamentari appena eletti, prima di scrivere questo post e sfanculare Bersani?
Qualcuno mi illumini sul punto, per cortesia: perché se venisse fuori che non l’ha fatto -e io credo proprio che non l’abbia fatto- ci sarebbe molto da ridire sugli adagi che circolano in rete ‘sti giorni, a sentire i quali Beppe Grillo non sarebbe affatto il padrone del Movimento, giacché quest’ultimo sarebbe una roba che viene autenticamente dal basso e dal basso, in modo democratico, decide.
Qualcuno, gentilmente, mi chiarisca il dubbio.

Il Fronte del Grillino Qualunque

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C’era una volta un uomo di spettacolo piuttosto attivo e intraprendente. Stufo della solita politica, fondò un blog ante litteram per informare i cittadini qualunque. Il suo motto era “questo è il [blog] dell’uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole. ” Nel suo simbolo c’era un uomo intento a scrivere su un muro “abbasso tutti” e i contenuti del blog erano irriverenti verso il potere e farciti di insulti e parolacceIn meno di un anno passò da 25.000 a 850.000 contatti. Inebriato dal successo di pubblico, il fondatore decise di fondare un partito per poter dare voce alle opinioni dell’uomo della strada. Intellettuali e politici del tempo all’inizio non capirono il potenziale di questo nuovo partito e lo trattarono con sufficienza. Alcuni addirittura accusarono il fondatore e i suoi seguaci di essere dei fascisti, quando loro tuttalpiù erano dei qualunquisti. Il fondatore e i suoi seguaci credevano che per governare “basti un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione”. Alle elezioni politiche il partito abbe un boom, eleggendo 30 deputati e alle amministrative nella capitale superò il partito in quel momento era al governo. Come spesso accade, la vittoria si rivelo’ piu’ difficile da gestire della sconfitta. Il Presidente del Consiglio in carica accusò il partito di essere filofascista. Oltre ai grandi partiti, anche la Confindustria si mise contro. Isolati e detestati, i parlamentari del partito cominciarono ad avere un atteggiamento più conciliante verso il partito di governo. Fu proprio questo avvicinamento a decretare la fine del successo popolare di questo grande movimento di popolo. I sostenitori, delusi dal nuovo atteggiamento filogovernativo abbandonano il partito. Ci furono varie scissioni e il partito si sciolse in pochi mesi, confluendo nei vecchi partiti che era nato per combattere.

 

I grillini sono i nani di De André

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Ci sono alcune categorie di militanti politici che si riconoscono a pelle e che a pelle ispirano fastidio.
Io per esempio dieci anni fa non sopportavo i giovani radicali, quelli in cravatta e con la faccia bella rasata, l”aria di chi la sa più lunga di tutti, la totale assenza di dubbi e l”assertività anche nel chiedere che ore sono. Tipo Capezzone, per capirci, infatti poi si è visto in che giro è finito.
Questo per dire che i deputati e i senatori grillini mi stanno già sulle palle.
Altro che belle facce pulite: sono dei saputelli che non hanno mai preso un ceffone da piccoli e in tasca hanno solo le certezze di chi in vita sua ha letto pochissimi libri.

Hanno quest”aria da voi non avete capito un cazzo che è davvero insopportabile, il mondo diviso in chi ha visto la luce e chi no, come mio cugino ciellino che troncava ogni discussione dicendomi tu non hai ancora incontrato Gesù.
Basta vedere con che aria di sufficienza si concedono quando hanno la bontà di apparire in tivù. Stanno lì come dire: che pazienza che ho io, mi tocca rispondere a tutte queste domande di gente che è rimasta indietro, davanti a un giornalista sicuramente venduto al Pdl o al Pdmenoelle, per spiegare quello che da anni dovrebbe essere chiaro e comunque è già tutto sul web.
Basta vedere la finta modestia con cui nascondono la vanità infinita di chi sente iniziare il proprio quarto d”ora di celebrità, cacchio a scuola ero un somaro e papà mi diceva che potevo fare al massimo il portalettere e invece tiè, sono senatore della Repubblica ahò, olé.
Basta vedere le risposte preconfezionate di personcine che hanno parcheggiato il cervello nel sito ufficiale del partito rinunciando a far lavorare le sinapsi in proprio, non rispondo di problemi politici nazionali perché sono stato eletto alla regione, non parlo dei alleanze perché mi occupo solo del Tav, e poi a manetta quello che conta sono i contenuti (ma và, davvero, non lo sapevamo, dovevate venire voi a spiegarcelo).

Del resto, probabilmente sono gli stessi che mostrano le loro belle faccine pulite quando vanno in tivù ma in Rete si prendono un nick a casaccio per insultarti e minacciarti se osi scalfire il loro idolo barbuto, sfogando tutta la violenza che nascondono al mondo di fuori e la frustrazione di piccole anime che il destino ha miracolato portandoli nel palazzo, quindi in realtà incazzose e pericolose come il giudice nano di De André.

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