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Beppe Grillo - page 2

Cappuccino, cornetto e macroregioni

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Una volta discorsi simili si sentivano al bar: “Ma che stai a di’, quelli so’ er Regno de ‘e du’ Sicilie e ‘a Repubblica de Venezzia, so’ nazzioni millenarie aho, si fanno er referendum so’ cazzi amari: anzi sai che te dico? E’ mejo che rifamo ‘o Stato Pontificio pure noi, ché quanno governava er papa se stava ‘na crema, artro che chiacchiere”.
Si sentivano al bar, inframezzati da sapienti considerazioni tattiche sulla Roma (“Ma nu lo vedi che Totti gna fa più? Ma lèvalo no?”), da competenti pareri sull’imminente slalom gigante di Alberto Tomba (“Vedrai che oggi nun vince, ‘a neve nun è bbona”), da ragguardevoli e articolate analisi economico-finanziarie (“Dice che si te compri l’azzioni de Telecom ce fai ‘n zacco de sordi, mo perché nun c’ho tempo sinnò a quest’ora ero mijardario”).
Ora, però, c’è una possibilità in più: oltre che sentirli al bar, discorsi del genere si possono leggere sul blog del leader del terzo (c’è che dice secondo, e nelle intenzioni primo) partito italiano: il quale, per spiegare l’idea delle macroregioni, non trova di meglio che argomentarla attraverso la supposta esigenza di recuperare “l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie”.
Recuperare l’identità, capite? Perché, diciamocelo, quale napoletano, quale barese, quale cosentino non sente viva e straziante dentro di sé l’appartenenza ad un regno millenario esistito dal 1816 al 1861, vale a dire la bellezza di 45 anni? E quale bresciano, quale bergamasco, quale riminese non percepisce come una lama dolorosa, ogni qual volta guarda il tramonto, l’impellente bisogno di tornare a farsi guidare dai dogi come nel ‘500?
Sono cose che danno da pensare.
Perché se per sostituire la vecchia politica è necessario parlare per sentito dire, come si discute al bar tra un cappuccino, una battuta sul tabaccaio che non va di corpo e un battibecco sul gol fantasma del derby, allora ditelo.
Io, che sono preparatissimo su Sanremo, mi candido subito alla Presidenza del Consiglio.

Ma i traditori non li ha scelti la rete?

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Anitnori, Battista, Bencini, Bignami, Bocchino, Campanella, Casaletto, Catalano, De Pin, Furnari, Gambaro, Labriola, Mastrangeli, Mussini, Orellana, Romani, Tacconi e Zaccagnini: in tutto i parlamentari del Movimento 5 Stelle che “sono fuori” dopo essere stati sfiduciati “dai territori”, o da Grillo, o da entrambi sono 18, su un totale di 163 eletti.
Cominciano a diventare tantini, no? Insomma, siamo oltre il 10%, e a quanto dicono i giornali la lista è destinata ad allungarsi.
Orbene, al di là delle tante cose che sono state dette e ridette in questi giorni sulle espulsioni dal movimento, a me inizia a sorgere il dubbio che ‘sto sistema delle “parlamentarie” con cui i grillini hanno scelto chi mandare alla Camera e al Senato non sia poi la gran figata che dicevano; prima di tutto dal loro punto di vista, se è vero -come mi pare sia vero- che grazie a quel metodo si sono ritrovati in lista (e quindi in parlamento) un manipolo di traditori infingardi che vogliono solo tenersi i soldi (per usare alcuni dei concetti espressi perfino da Grillo in persona) di dimensioni che rischiano di diventare imbarazzanti.
Il che conduce alla grande domanda: è proprio vero che quando “decide la rete” le cose funzionano meglio che in altre circostanze?
Voglio dire: la decisione “democratica” sul web, con cui costoro ce la menano un giorno sì e l’altro pure come se fosse la panacea per tutti i mali del paese, assicura effettivamente una percentuale di “riuscita”, in termini di conformità tra risultati attesi e risultati ottenuti, più elevata rispetto ai metodi decisionali “tradizionali”?
A occhio e croce, visti gli epiteti rivolti ai diciotto parlamentari che “sono fuori”, si direbbe proprio di no.

Come un sol uomo

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Al di là del fatto che a me la pratica non piace in sé e per sé, sapete qual è la cosa più divertente di questa faccenda dell’espulsione dei senatori del Movimento 5 Stelle?
Che chi ha partecipato alla votazione online (personalmente non posso produrre uno screenshot perché non appartengo all’eletta schiera, ma sono piuttosto sicuro di quello che dico, restando ovviamente disponibilissimo ad essere smentito) mi racconta che si poteva scegliere tra l’espulsione o la non espulsione di tutti e quattro.
Voglio dire: uno potrebbe legittimamente pensare, ad esempio, che Campanella e Battista debbano andarsene, mentre Bocchino e Orellana meritino di restare, o sbaglio? Cioè, in definitiva si tratta di quattro persone diverse, no?
Manco per niente: confermi o non confermi, in blocco, quello che hanno deciso i senatori?
Sì o no. Tutti e quattro dentro o tutti e quattro fuori, come un sol uomo.
Sono solo io ad avvertire un vago senso di disagio?

Se questo è un Presidente della Camera

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A voi sembra normale che il Presidente della Camera definisca l’operato di 109 deputati e 54 senatori “un attacco eversivo contro le istituzioni che deve essere respinto da tutte le forze democratiche”? No, dico, stiamo parlando della terza carica dello Stato, una figura che dovrebbe garantire l’applicazione del regolamento e il corretto funzionamento dell’assemblea. No, dico, stiamo parlando della persona che rappresenta la Camera. E che quindi dovrebbe essere super partes.

Oggi il MoVimento 5 Stelle ha querelato Laura Boldrini per le frasi pronunciate durante la trasmissione “Che tempo che fa”. In quell’occasione, la Presidente aveva anche definito i frequentatori del blog di Grillo dei “potenziali stupratori”. Sì, d’accordo, c’era stata la poco elegante provocazione del comico genovese, quel “cosa faresti in macchina con Laura Boldrini?” che era davvero una roba aberrante. Però, cristosanto, tu rappresenti la Camera dei Deputati. Mica il circolo del taglio e cucito (no, questa non è una battuta sessista).

Ora, non entro nel merito delle offese e della fondatezza giuridica della querela. Ma sulla idiozia politico-istituzionale della vicenda, della schermaglia infantile, qualcosa bisogna pure dire. Altrimenti va a finire che alla Boldrini tutto è permesso in nome di una imprecisata differenza morale. Eh no. Bisogna dirlo che quelle non sono dichiarazioni degne della terza carica dello Stato. E bisogna dirlo che dovrebbe serenamente fare il suo mestiere, lasciando da parte le sue ambizioni politiche. Ché quelle, se avesse voluto, avrebbe potuto portarle avanti su una poltrona qualunque di Montecitorio. Ma sulla più alta no, non si fa.

Per favore, qualcuno glielo spieghi. Così ci risparmiamo pure i grillini che fanno le vittime dopo aver provocato.

“Ti fotterà ‘normalizzarti’, non Grillo”

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Nello streaming Renzi/Grillo ha vinto stocazzo. Sono andate in scena due strategie, o meglio, due tentativi di strategia: quella di far vedere che ‘Grillo parla parla, ma non vuole fare le cose’, e quella per cui ‘Renzi sei l’uomo delle banche, sei un pupo manovrato da De Benedetti’. A questo punto, gli antigrillini diranno che Renzi ha schiacciato il comico, i grillini che Grillo ha trattato Fonzie a pesci in faccia umiliandolo. Discorsi da tifosi, niente di più.

Gli antigrillini giocano tutte le loro carte su Renzi il quale, con una tempistica perfetta, giustamente, si è sbarazzato del governo Letta che a lungo andare avrebbe dilapidato l’effetto novità del sindaco di Firenze.

Ma mentre a Grillo giocare a fare l’antisistema non costa niente, il rischio ‘normalizzazione’ per ‘bella Mattè’ è dietro l’angolo e potrebbe costargli caro. La sua forza e la sua ascesa si sono basate sull’individuare dei nemici e sbaragliarli: i poltronisti del non fare. Renzi si è sempre portato avanti come ‘antisistema’ di qualcosa, come colui che sta ‘al di fuori’della palude romana e dei giochi di palazzo. Ora tutti (molti apparentemente, ovvio) stanno con lui: i dalemiani, i bersaniani, i democristiani, i berlusconiani, gli alfaniani ed i Napolitani. Tutti quelli che hanno governato negli ultimi venti anni. Ed in quel ‘tutti’non mi riferisco solo ai politici, ma soprattutto alle lobby burocratiche, sindacali, alto dirigenziali, imprenditoriali e mediatiche, espressione dei partiti e delle correnti interne ai partiti, di cui sopra.

In pratica, ‘bella Mattè’ per far riprendere il Paese/nazione/laterradovesononatoecheamo, dovrebbe andare proprio contro quest’ammasso di cose che lo appoggia e di cui è divenuto espressione concreta. Ammasso il quale, tra l’altro, ha rappresentato l’ostacolo principale al realizzarsi di qualsiasi tipo di riforma decente. Sicuramente l’avranno rassicurato sul fatto che avrà dalla sua tutto l’establishment mediatico e giornalistico a 360°ed i mercati finanziari. Ma potrà mai bastare in tempi di vacche magre? La Dc questo lavoro l’ha fatto per 40 anni, ma aveva quattrini pubblici che sparpagliava un po’ qua ed un po’ là ed alla fine ognuno, raccogliendo qualche briciola, se ne stava zitto e buono che ‘qualcosa si arraffa sempre’.

Non scordiamoci che l’azione di governo è quella di un compromesso con Alfano da un lato e Silvio dall’altro. Il potere contrattuale e ricattatorio dei due non è così residuo come si vuol far credere, perché se il governo Renzi cade ‘nel momento meno adatto’, chi ci perde la faccia è lui e di conseguenza ‘bella Mattè’ deve andare a casa così come diceva che gli altri dovevano andare a casa di fronte al fallimento di un’azione politica. E qualora non lo facesse, si mostrerebbe peggiore di quelli che accusava di essere attaccati alla poltrona. Quelli del Pdr (partito di renzi) non lo ammetteranno mai, ma un pochettino sotto scopa di Alfy e Silviuzzo, il nostro Tony Blair/Craxi, lo è, eccome.

Molti sostengono che con il voto delle precedenti elezioni al M5s, gli italiani più disgustati si siano definitivamente sfogati e ritorneranno pacificati e menefreghisti come sempre al proprio ovile quatti quatti. Bah, di proclami non ha mai mangiato nessuno e tale mantra del raggiunto svuotamento di scroto post coitum indignatum, sembra più una forzata pulsione di autoconvincimento ed una disperata speranza lisergica di autoavveramento della fiaba che ci si racconta la notte prima di andare a dormire, che un’analisi poggiante su dati reali e storici.

Soundtrack1: ‘Electric Funeral’, Black Sabbath

Soundtrack2:’Lysergik Funeral Procession’, Down

Discorsi da bar.

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La scenata che Grillo ha fatto con Renzi è ridicola e costituisce un’ennesima presa per il culo dei suoi militanti ed elettori, che gli avevano detto di andare a fare le consultazioni, magari smascherando gli eventuali bluff di Renzi.

Grillo non ha fatto nulla di tutto questo ma si è presentato per fare uno show e mandarla in vacca ed effettivamente è stato efficace rispetto al suo obiettivo. Quanto questo lo penalizzi o gli giovi francamente non mi interessa e concordo sostanzialmente con quello che ha scritto Alessandro Capriccioli sul punto.

Detto questo, dati i primi commenti in rete che non siano concentrati sul blog di Grillo, pare che Renzi abbia fatto un figurone perché ha cercato di parlare di contenuti ed è rimasto composto di fronte alla sfuriata di Grillo, rintuzzandolo anche con delle battute ben riuscite.

Francamente, non ho avuto questa impressione.

Renzi si è dimostrato un professionista nel non perder mai le staffe e non mandare Grillo a quel paese, cosa di cui io, ad esempio, non sarei stato capace. Di questo gli va dato atto e già solo questo lo fa vincere il confronto ai punti, secondo me, che pure non lo amo.

Però  non ci si può raccontare che Renzi abbia cercato di parlare di veri contenuti. Ha iniziato impapocchiando qualcosa sul semestre europeo, la volontà di cambiare l’Europa ma la necessità di “fare i compiti a casa” e, per farlo, si parte abolendo le province. Poi, mentre il Barbuto Esagitato iniziava a buttarla in vacca, ha iniziato a parlare di due persone che si son suicidate perché non trovavano lavoro e, infine, mentre quello si alzava ha balbettato qualcosa sul fatto che “questo (quale?) è il luogo dove c’è il dolore vero delle persone”.

Ora, se questi sono i contenuti – “i compiti a casa”, le province e il dolore delle persone – francamente, mi sembrano contenuti da bar. Un bar forse più silenzioso e vivibile rispetto al bar dove Grillo straparla di poteri forti, banche eccetera, ma sempre di bar si tratta. Speriamo ci sia sotto qualcosa di più ma questo oggi non abbiamo potuto verificarlo, grazie al prode Beppe, che ci ha dimostrato di avere paura persino dei discorsi da bar.

Santé

Altro che perdere voti

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Ora, noi stiamo qua a ripetere ridicolo, grottesco, patetico, poveri volontari del Movimento 5 Stelle, che pena, che tristezza, stavolta ha cagato fuori dal vaso, questa non è politica e via discorrendo.
Dopodiché, mi pare chiaro che lo show di Grillo con Renzi non sia il risultato di uno sclero estemporaneo, ma il frutto di una strategia accuratamente studiata per ottenere dei risultati: tant’è che basta andarsi a fare un giro sul suo blog per trovare decine e decine di commenti che definire entusiastici sarebbe un eufemismo.
Il metodo, quindi, funziona: perlomeno coi sostenitori più accesi, vale a dire quelle trenta o quarantamila persone che seguono Grillo sul web e scrivono su Facebook, che grosso modo sono le stesse che commentano sul blog e partecipano alle cosiddette “votazioni online”.
E gli altri? Voglio dire, i quasi nove milioni di italiani che hanno dato il voto al Movimento 5 Stelle alle politiche?
A quelli, temo, l’eco di ciò che è successo oggi arriverà in modo molto ovattato. Anzi, presumo che alla maggior parte di loro, che se va bene guardano il telegiornale mentre cenano aspettando Sanremo e non seguono le trasmissioni di approfondimento politico, non arriverà quasi per niente.
In qualche modo, di striscio, verranno a sapere che Grillo ha mandato a cagare Renzi durante una cosa non meglio identificata che si chiama “consultazioni”, rubricheranno la vicenda alla voce “nuova politica che rifiuta l’inciucio con quella vecchia” e concluderanno che tutto sommato, in un paese allo sbando che ha bisogno del “cambiamento”, va bene così.
Insomma, io non sono quello che si definisce un analista, però mi pare di poter supporre che la strategia sia questa: continuare a incendiare i (pochi) fedelissimi, fidelizzare i qualunquisti che abbondano in qualunque agglomerato umano e blandire i (moltissimi) tiepidi che fanno una gran fatica a campare e a malapena sanno cosa sia il governo. E mi pare che tutto sommato sia una strategia che potrebbe funzionare.
Alla facciaccia di quelli come noi, che ci ostiniamo a misurare il paese sui quattro gatti dei social network.

I presidenzialisti antipresidenzialisti

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Dopodiché uno fa mente locale, soffermandosi un attimo su quelli che vanno sbraitando che la misura è piena, che è uno scandalo, che è una vergogna, che chi guida il paese deve essere scelto dal popolo, che basta fare i soliti giochini nelle segrete stanze, che è la gente a dover decidere perché loro sono per la democrazia dal basso, perbacco.
E poi si accorge che non solo il leader di questi individui va dicendo in giro da anni che “abbiamo bisogno di meno presidenzialismo, non di più“, che “il presidenzialismo, semmai dovesse realizzarsi, servirebbe solo a far eleggere Berlusconi principe e duce, e a realizzare il piano della P2 di Licio Gelli” e che il presidenzialismo non è “presente in Costituzione, l’Italia è infatti una repubblica parlamentare e il presidente del Consiglio è nominato dal presidente della Repubblica“, ma l’intero movimento sta facendo un grande sondaggio online per stabilire come debba essere congegnata la nuova legge elettorale e vuole un sistema proporzionale, vale a dire quello che più di ogni altro, negli anni passati, ha consentito che i governi venissero fatti e disfatti da partiti nelle segrete stanze senza interpellare il “popolo” e via discorrendo.
Di tal che verrebbe da chiedersi: costoro e i loro elettori si rendono conto che affermare un principio comporta delle conseguenze, se non altro logiche? Oppure ritengono di poter continuare a dire tutto e il contrario di tutto, per poi accusare chi glielo fa notare di essere un bieco sostenitore della “vecchia politica” e di avercela su con loro?

Un piano perfetto

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Grillo e Casaleggio possono ritenersi profondamente soddisfatti di tutto ciò che è accaduto nell’ultima settimana. In poche mosse hanno 1) monopolizzato l’attenzione dei media scansando Renzi, 2) lanciato, senza spaccature o malpancismi interni, un proprio candidato premier che tiene mediaticamente il passo, e, soprattutto, 3) polarizzato millimetricamente lo scontro. Infatti, hanno sfruttato la questione Bankitalia, l’impeachment, il parto dell’Italicum e a breve l’imminente ‘svuota carceri’, per mandare un messaggio preciso ai loro elettori ed a tutti i delusi ed incazzati sia di destra che di sinistra: da un lato ci sono Napolitano, Letta, Monti, Renzi, Casini, la Boldrini, Vendola, Berlusconi, Alfano e Schifani, Fabio Fazio, il Corriere della sera, Repubblica e le banche, quelli che vi governano e vi affamano, che sono tutti d’accordo tra di loro ed al servizio dei loro stessi interessi di partito, che vi riempiono di tasse e che fanno finta di litigare. Dall’altro ci siamo noi, il M5s, unica opposizione, bistrattata, che cerca in tutti i modi possibili di evitare che vengano approvati provvedimenti negativi per le famiglie, le imprese, lavoratori e disoccupati.

L’essere attaccati da tutte le parti li unisce e li salda ancora di più al proprio interno, e finisce per unire in negativo anche tutti gli altri che li attaccano, i quali, avendo lo stesso nemico, nella percezione generale più immediata e prepolitica, perdono ogni differenzazione e particolarità. E l’essere l’unica opposizione aggressiva, dura ed intransigente, esclusa e bistrattata dai ceti dirigenti, finisce per attirare a sè tutta quella indistinta massa frustrata e senza rappresentanza, proveniente dalla dissoluzione del ceto medio e dall’impoverimento della piccola borghesia, sempre più arrabbiata ed incline all’antisistema.

Chi al momento rischia di pagare il conto più salato, è Renzi. La legge elettorale concordata con Silvio, nella sua attuale conformazione, sembra essere stata fatta apposta per far vincere Berlusca. Gli alleati del pd hanno una consistenza elettorale quasi insignificante (i socialisti non raggiungono nemmeno l’1% e Sel, tra scandalo Vendola/Ilva e operato Boldrini, è in caduta libera). Mentre la coalizione che ha in mente il cavaliere, con Fratelli d’Italia, Nuovocentrodestra, Lega, Casini e alla fine anche buona parte di scelta civica, rischia di raggiungere soglia 37% già al primo turno. In più per Renzi ci sta il macigno del governo letta, governo del Pd rinfacciabile di essere emanazione programmatica della dirigenza democratica. Continuando su questa scia, attirerà impopolarità su impopolarità, che finirà per contagiare anche il sindaco di Firenze. Più resta a galla Letta, più l’effetto Renzi si spegne. Alfano, in più, mandato da Silvio, gli chiederà un rimpasto per farlo sporcare ulteriormente, impossibilitandolo a smarcarsi. E ancora, un esito estremamente negativo delle elezioni europee per il pd potrebbe rappresentare l’ingresso in un vicolo cieco dove tutto può succedere.

A questo mirano Grillo e Casaleggio, perché sanno che l’elettorato più instabile e confuso sta proprio a sinistra. E’qua che potrebbero pescare di più, perché il blocco sociale berlusconiano, con silvio in campo, regge. La connessione sentimentale del biscione con il proprio popolo non si è ancora esaurita.

Un piano fino ad ora perfetto, quello di Grillo e Casaleggio. Ottima tempistica, studiato freddamente ed a tavolino. Naturalmente possibile grazie alla malafede ed alla mediocrità politica e strategica di gran parte delle dirigenze dei partiti di ‘sinistra’presenti in Parlamento.

Soundtrack1:’Pilot’, The Notwist

 

Generatore automatico di sondaggi su cosa fareste trovandovi con qualcuno da qualche parte

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La redazione di Libernazione, in sessione plenaria straordinaria, si chiede: se è plausibile che la Boldrini salga sulla tua macchina, sono almeno altre mille le evenienze a cui occorre prepararsi. Coraggio, fate refresh per ottenere nuovi sondaggi su cosa fareste trovandovi con qualcuno da qualche parte

Sondaggio: cosa faresti se fossi con Alemanno in un centro per la depilazione definitiva?

Beppe, non sei a disagio?

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Boldrini sei una GRAN PUTTANA!”, “Perché non la chiamate Baldraca”, “Brutta troia, lesbica vacci a succhiare il pisello a la checca del tuo padrone vecchia zozzona”, “Gli metterei in mano il battacchio..altro che la campanella. quello lo sa usare bene”, “Manganello e olio di ricino?”, “Propio una grandissima zoccola”, “E’ da prenderla a calci in faccia questa quà !!!”, “Zoccola!!!!”, “Ma questa sarebbe la presidente della camera? Questa deve stare nella camera a gas”, “Che faccia di puttana”, “Boldrini più ti guardo e ti ascolto e più mi rendo conto che sei una vera maiala”, “Basterebbe guardarla in ogni minimo dettaglio, questa non lo riceve da un po’”, “Che brutta faccia. due calci in bocca aggiustano tutto”, “Direi metodo boldracca e non mi scuso per il turpiloquio”, “Io spedirei lei, la kyenge, coucky, letta e tutto il pd in africa assieme ai loro amici rom, clandestini,e gay e costringerli a vivere la”, “Ho appena finito di mangiare e mi fate vedere sta zoccola! Ora vomito tutto!”, “Vacca di merda”, “Troia..scommetto ti piace prenderlo solo nel culo puttANA”, “Una gran troia….se vuoi denunciami. Merdaccia del caxxo”, “Questa e una povera depressa lesbica”, “Giuro che non so piu come offenderti…..baldraccha da marciapiede”, “Hai detto pompini?”, “Zoccola torna nella fogna da cui sei uscita”, “Che faccia di merda che è la bocchini… Ops la boldrini”, “Auguro a sta faccia di merda della boldracca morte lenta e lunga agonia”, “Non la voglio neanche sentire la troia”, “Ha proprio una faccia da pompinara!!!!”; “Faccia di merda…non pubblicate più certe foto il trauma è troppo grosso! troia troia troia”, “Sta vecchia zoccola manco é bona più a fa pompini, almeno il porco di Berlusca se le piglia sotto ai 25”, “Faccia da bocchinara”, “Con quella bocca può fare ben altro!!!!!!!!!!!!!!!”, “Fai schifo anche a fare pompini….zoccola!!!”, “Troia vienimelo a succhiare”, “Sei brutta come una ZINGARA nn ti si può guardare”, “Questa cozza l’ha vista mio nipote e si è spaventato! Mi ha detto: nonno se le donne sono così mi faccio prete”, “Ho un tubo da 6 pollici che aspetta Il suo kulo….

Questi non sono i commenti al post Facebook sulla pagine di Grillo del quale oggi parlano tutti i giornali: sono una parte minima (ma minima, davvero) delle migliaia e migliaia di improperi contenuti nei commenti agli altri post. A tutti gli altri post.
Dalla pagina Facebook di Grillo (andatela a vedere per verificare) trabocca una sequela interminabile di insulti e ingiurie che spuntano praticamente dappertutto: roba che quelli del M5S si lamentano di come vengono trattati dai giornali mentre dovrebbero ringraziarli in ginocchio, perché di questo andazzo danno conto una volta ogni tanto, anche se ci sarebbe materiale in abbondanza per scriverne sei volte al giorno.
Al di là di questo, però, mi piacerebbe chiedere una cosa a Beppe Grillo: come ci si sente, ad avere una pagina Facebook nella quale la gente riversa tonnellate di questa roba? No, perché se succedesse a me, onestamente, mi sentirei di merda. Inviterei più e più volte i commentatori a esprimersi in modo diverso. Cancellerei tutte le frasi insultanti. Censurerei pubblicamente i loro autori. Li inviterei a non farlo più. Chiederei scusa, col capo cosparso di cenere, ai destinatari.
Tu, Beppe, non sei a disagio? Nemmeno un pochino? Cioè, su quella pagina c’è il tuo nome. Non so, ‘sta roba ti aggrada? Ti rende felice? Voglio dire, vai fiero di ospitarla? Credi che consista in questo, la “rivoluzione digitale” che dici di voler fare?
Insomma, dalle tue parti volano più insulti che congiunzioni e a te va bene così?
Evidentemente sì. D’altra parte ognuno ha i suoi gusti.
E, come si dice, raccoglie quello che semina.

Questa sì, che è democrazia

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Eccoci. Piano piano, centimetro dopo centimetro, vaffanculo su vaffanculo, questi sono riusciti a piegare il motto einaudiano “conoscere per deliberare”, a deformarlo, a contorcerlo e a stravolgerlo fino a farlo diventare il suo esatto contrario: deliberare, e chissenefrega di quello che si conosce.
D’altra parte, diciamoci la verità, che importanza può avere il fatto che chi si pronuncia su una questione disponga delle informazioni minime per farlo con consapevolezza, o perfino che abbia il tempo di documentarsi e di rifletterci?
Cazzate. Bastano un minuto e un clic. Magari di prima mattina, appena svegli, mentre si ciabatta per casa in mutande aspettando che venga su il caffè. E il bagno, come al solito, è occupato.
Così, nei brevi e confusi istanti che intercorrono tra uno “sbrigati a cagare ché faccio tardi” e un “cristo sono di nuovo finiti i biscotti”, il popolo della rete si esprime sui problemi cruciali che attanagliano il paese. Al volo, prima che il questionario scada.
Questa sì, che è democrazia.

Sticazzi al cubo!

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Signori, il momento è solenne: con la promessa irregolarità torna “Sticazzi al cubo” rubrica di news, commenti, opinioni di cui non me ne frega un beneamato cazzo.

Di recente non me ne frega un cazzo di:

1) Andrea Scanzi che scrive a Renzi

2) Beppe Grillo che scrive a Renzi e lo chiama “Renzie”; Beppe qualcuno te lo deve dire: una volta passate le scuole medie utilizzare a oltranza un nomignolo non fa più ridere . E’ triste lo so, ma è la dura realtà. “Renzie” faceva ridere la prima, la seconda, la terza volta: alla centesima fa cascare le palle.

3) Renzi che arriva senza cravatta ma poi si mette la cravatta.

4)  Bastianich di Masterchef che ci spiega se la Parmigana è campana o siciliana.

5) Chi userà il simbolo di Alleanza Nazionale

6) Jovanotti che va in anno sabbatico (Lorenzo, fai con comodo: prenditi anche un decennio, eh?)

7) La ricerca inglese che ci spiega che James Bond non può fare la spia perché è un alcolizzato

8) la simbologia politica attorno al cane Dudù

il vincitore assoluto di questa puntata è: “Daniela Santanchè e Alessandro Sallusti in centro a Milano si fermano ad acquistare delle caldarroste, molto apprezzate anche dalla cagnolina Mia”. Chapeau al Corriere della Sera!

 

Le precedenti classifiche di notizie di cui non me ne fregava un cazzo.

Classifica 3

1) La palla di grasso sotto Londra

2) L”uomo che ha scelto di vivere come un tritone perché ama le sirenette

3) L”avvocato che fa causa all”Italia per l”omicidio di Gesù

4) La villa a forma di Titanic affittata dagli One Direction

5) Riesumati i resti del figlio della Gioconda

6) La centomilionesima sparata di Bossi sui fucili leghisti

7) Gli interventi dei leader politici al meeting di Comunione e Liberazione

8) Il meeting di Comunione e Liberazione

9) Comunione e Liberazione

10) Le interviste de il Foglio e del Corriere a l”Apparato

Il vincitore assoluto di questa puntata è: papa Francesco visita la falegnameria vaticana e stringe la mano agli operai: il primo che fa una battuta sul papa che raccomanda ai falegnami di non farsi le seghe è un ciellino.

Complimenti ai vincitori! Santè

 

Classifica 2

1) Eugenio Scalfari che scrive a Papa Francis

2) Quello che pensa Ferrara di Berlusconi e di Marina Berlusconi

3) Ferrara

4) Berlusconi

5)  Marina Berlusconi

6) La polemica tra Brunetta e Benigni

7) Magnini riconquista Pellegrini con 125 fiorellini

8) Pellegrini, pur rinconquistata da Magnini, va alle gare di nuoto di un altro tizio

9) Gli spot della FIAT con i cliché italiani per il mercato USA

Il vincitore assoluto di questa puntata è:

il ministro Mauro che viene calato dall’elicottero: sarà difficile sfiorare questa soglia di irrilevanza di una notiza in futuro.

 

 Classifica 1 

1) Rajoy che fa il copia/incolla della mail del terremoto cinese.

2) Assange che si butta in politica in Australia.

3) Kobe Bryant che visita il museo di Leonardo a Vinci.

4) Italo Treno che chiude in perdita.

5) il papa che prende il caffè nella favela.

6) il  papa in Brasile.

7) il papa.

8) Il fratello di Cassano che terrorizza i bagnanti col motoscafo.

9) Dolce e Gabbana citati in giudizio da Peter Fonda.

ma il vincitore assoluto di questa prima puntata è:

La  George di Windsor: scelta austera per il Royal Baby (sono tutti austeri con le coperte degli altri, quando George potrà parlare se ne ricorderà e saranno cazzi vostri)!

 

Vale tutto

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Dice che loro sono il superamento della “vecchia politica”: il che, per carità, è pure possibile.
Però, per la verità, mi pare che spesso e volentieri finiscano per trasformarsi nel superamento della logica. Quella elementare, intendo.
Ad esempio: o uno si mette a difendere della Costituzione, oppure fa il rivoluzionario. Perché, a lume di naso, esortare le forze dell’ordine a disertare è un’istanza rivoluzionaria. E i rivoluzionari, normalmente, non difendono la costituzione. Né siedono in parlamento, per quanto ne so.
Quindi, verrebbe da dire, delle due l’una: difendiamo lo stato di diritto o facciamo la rivoluzione, cioè lo sovvertiamo?
La risposta, come sempre, è che non si sa. O meglio, che importa? Che ce ne frega? Nella logica grillina porsi una domanda del genere è roba superata. Roba da “vecchia politica”. Perciò, sai cosa? Incitiamo i poliziotti a disattendere ai loro compiti, ma nel frattempo difendiamo pure la costituzione. Sul tetto. E già che ci siamo facciamo pure i parlamentari. Però come portavoce, mica secondo il divieto di mandato imperativo come dice la costituzione. Che però difendiamo. Sempre sul tetto. E poi compiliamo previa “segnalazione” le liste di proscrizione dei giornalisti. Però ci battiamo per la libertà di informazione, perché la sancisce la costituzione. Che del resto difendiamo. Sul tetto, manco a dirlo.
In estrema sintesi: vale tutto. Però anche il contrario di tutto.
Se lo fai notare, ovviamente, mica sei uno che difende la logica. Macché. Se uno della “vecchia politica”. Un trombone. Appartieni alla kasta. Prendi il finanziamento pubblico. Sei al soldo dei poteri forti. Della biccié. Sei un ladro. Un venduto. Un pennivendolo. E se sei femmina, pure zoccola.
Poi, domani altro giro e altra corsa.
Si vede che la politica “nuova” funziona così.

Il M5S e gli insulti sul blog di Beppe.

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Nel video pubblicato qui sotto, alcuni giornalisti di Modena leggono ad alta voce gli insulti che Maria Novella Oppo, giornalista dell’Unita. ha ricevuto nei commenti ad un post sul blog di Beppe Grillo che la metteva all’indice.

Sono tre quarti d’ora di insulti: bastano cinque minuti di ascolto per farsi accapponare la pelle. Ancora di più se si pensa che lo staff del blog di Grillo, che pure non esita a cancellare i commenti scomodi, ha lasciato in rete questi commenti.

Su questo blog, che raccoglie i commenti cancellati dal blog di Grillo, potete leggere che i commenti al post della Oppo che sono stati cancellati riguardano per lo più i commenti critici di chi si lamentava di tanta violenza. 

I commenti violenti, invece, sono rimasti al loro posto.

Sono frasi di una ferocia  e violenza spaventose, che fanno ancora più paura se sono stati detti alla leggera, senza pensarci sopra due volte e magari credendo di essere spiritosi.

Io non so chi sia responsabile di tanta violenza, certo non può essere attribuibile solo a Grillo, che però se ne serve in maniera agghiacciante, mettendo le persone alla berlina sul suo blog.

Mi sembra però che sia un fenomeno  che dovrebbe spingere tutti alla riflessione, per primo il Movimento 5 Stelle ma non solo, perché siamo già ben oltre il baratro. E forse sarebbe ora che qualcuno nel Movimento iniziasse a chiedere conto di come è gestito quel blog. Santé

Balle, sempre balle, fortissimamente balle!

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Ieri Grillo da Genova ha ripetuto che ha “pronto l’impeachment” per Napolitano.

Cioè, lo ha detto di nuovo.

Nonostante avesse già chiarito che sa benissimo di non avere elementi per l’impeachment (oltre al fatto che in Italia non esiste l’impeachment ma solo la messa in stato d’accusa per alto tradimento o attentato alla Costituzione, ma non si può chiedere a Grillo di sapere di cosa parla, dopotutto…), il nostro Peppe ieri è tornato alla carica con la sua balla.

Perché quando uno racconta impunemente palle una volta, poi le racconta sempre. E chi ci casca una volta, probabilmente, pur di non ammettere di aver avuto torto, ci cascherà di nuovo. E non riguarda solo Grillo e i grillini, ovviamente.

Su Grillo, però, mi chiedo solo dove sarebbe “la NUOVA politica”, in tutto questo. Santé

 

“Vi prendiamo per il culo!”

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“Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. Quelli che ci giudicano hanno bisogno di situazioni chiare. Ad esempio prendete l’impeachment di Napolitano. Molti di voi forse non sono d’accordo, lo capisco. Ma è una finzione politica. E basta. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro una persona che non rappresenta più la totalità degli italiani. Noi siamo la pancia della gente”.

Scomunicando i parlamentari che hanno presentato l’emendamento per l’abrogazione del reato di clandestinità, “abbiamo raddrizzato la situazione, siamo stati violenti per far capire alla gente. Se andiamo verso una deriva a sinistra siamo rovinati”.

Queste parole di Grillo, riportate oggi da il Fatto Quotidiano, dette ieri ai parlamentari del Movimento 5 Stelle vanno scolpite nella pietra.

Se ce ne fosse alcun bisogno, si conferma che il Movimento non appartiene affatto alla sinistra, non ha posizioni di sinistra né vuole averne in futuro: chi vota Grillo perché ritiene che contribuisca a far resuscitare la sinistra italiana è un illuso.

Ma soprattutto, Grillo stesso confessa il suo gioco. Quando la spara grossa non crede affatto a quello che dice, semplicemente soffia sul fuoco dell’indignazione della GGENTE (del resto, “noi siamo la pancia della gente). L’impeachment di Napolitano, ad esempio, “è una finzione politica […] non possiamo dire che ha violato la Costituzione”…

Non possono dirlo ma lo dicono lo stesso, per cavalcare l’onda e piegare la realtà ai propri fini politici.

Allora, caro Grillo, ripeti con me: “Cara GGente, vi prendiamo per il culo, vi prendiamo per il culo, vi prendiamo per il culo! Come tutti gli altri!”

FATE GIRARE!!!1!!!!. Santè

Diventare leghisti a propria insaputa

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Ieri è passato l’emendamento di due portavoce senatori del Movimento 5 Stelle sull’abolizione del reato di clandestinità. (…) Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito. (…) Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice “La clandestinità non è più un reato“. Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?
Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio.

Lasciando da parte per qualche riga il “metodo” e concentrandoci sul “merito”, mi pare che il post di ieri sul blog del comico genovese sia uno spartiacque decisivo, perché sancisce un concetto fondamentale: sull’immigrazione Grillo e Casaleggio si collocano esattamente sulla stessa linea dei leghisti.
Il che, manco a farlo apposta, ci riporta daccapo alla spinosa questione del “metodo”: i parlamentari che hanno presentato l’emendamento sarebbero disponibili, qualora la cosiddetta “piattaforma” dovesse attestarsi sulle posizioni di Grillo e Casaleggio, a fare retromarcia? Accetterebbero di buon grado l’idea di trasformarsi improvvisamente da detrattori del reato di clandestinità in leghisti fatti e finiti per adeguarsi alla volontà della “maggioranza”?
In altri termini: quei parlamentari sono davvero disposti a fare semplicemente da “portavoce”, oppure si ritengono portatori di idee, valori e punti di vista propri? E in quest’ultima ipotesi, trovandosi in disaccordo con la “base”, dovrebbero dimettersi? E se si dimettessero, quelli che dovessero subentrare sarebbero, a loro volta, dei semplici “portavoce”? E che succederebbe se anche loro, in una circostanza diversa non specificata nel “programma” (ce ne saranno mille), si trovassero in contrasto con l’orientamento della “piattaforma”? Dovrebbero dimettersi pure loro?
Insomma, in cosa consiste esattamente questo “metodo”? Nella scelta obbligata tra l’adeguamento passivo alle indicazioni provenienti dalla “base” e una serie interminabile di dimissioni, subentri, dimissioni, subentri e ancora dimissioni, e così via all’infinito? Vi pare che possa funzionare, un “metodo” del genere? Vi pare che si possa andare a votare un movimento politico che domani, o dopodomani, potrebbe collocarsi su posizioni del tutto imprevedibili in ragione dell’imponderabile decisione di una “piattaforma” che si pronuncia in modo estemporaneo su un tema qualsiasi che non era “contenuto nel programma”?
Vi stuzzica davvero l’idea di diventare leghisti, o fascisti, o comunisti, o liberali, o socialdemocratici, o marxisti da un giorno all’altro, a vostra insaputa, perché all’improvviso la “base” ha deciso di pronunciarsi così?
Contenti voi…

I veri maschilisti

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Virgolettato alla mano, questo è quello che ha scritto Grillo:

Rispetto, non voglio sentire i queruli rimproveri di una signora che dal suo scranno tratta i nostri rappresentanti come degli scolaretti. Chi le dà questa autorità? La Boldrini, un oggetto di arredamento del Potere, non è stata eletta, ma nominata da Vendola. Il suo partitino è entrato in Parlamento solo grazie alla truffa della coalizione con il pdmenoelle, alleanza subito rinnegata dopo le elezioni in un eterno gioco delle parti che esautora il cittadino da ogni decisione.

Ora, trattasi di frasi fortemente critiche, o -se preferite- di offese: ma -a me pare- indipendenti dal sesso della destinataria; la Boldrini viene accusata di trattare i deputati come degli scolaretti, di non essere stata eletta ma nominata da Vendola, e quindi di non avere -a dire di Grillo- alcuna autorità, al punto di essere “un oggetto di arredamento del potere”.
Ora, per l’amor di dio, qualcuno mi spiega perché mai dovrebbe trattarsi di una “offesa a tutte le donne“, con relativo vespaio a seguire? Perché la Boldrini, nel caso di specie, è una donna? Oppure per l’utilizzo di quella locuzione, “oggetto di arredamento”, che però sarebbe stata -nella logica di Grillo- piuttosto calzante anche se attribuita a un maschio? Perché evidentemente Grillo -ma dico, pure difendere Grillo, mi fate- non sostiene che la Boldrini sia un “oggetto di arredamento” in quanto femmina, ma semplicemente in quanto piazzata dov’è -secondo lui, ripeto- dal “potere”, senza tenere conto della volontà dei cittadini.
Mi pare un po’ pochino, per gridare all’offesa di genere: a meno di non voler concludere che chiunque se la prenda con una femmina, a prescindere dalla a ragione -giusta o sbagliata- per cui lo fa, esprima una discriminazione di stampo maschilista.
Esiste ancora, voglio dire, uno spazio nel quale una donna possa essere criticata, attaccata, offesa (magari con le conseguenze del caso, querele comprese) non in quanto donna, ma in quanto presidente della camera, esponente di un partito, avvocato, tassista, insegnante o postina, oppure avete deciso di abrogarlo del tutto, ripetendo pavlovianamente il mantra “tutte le donne” anche quando oggettivamente c’entra come i cavoli a merenda?
No, perché se è così debbo darvi una brutta notizia: i veri maschilisti, che vi piaccia o no, finite per diventare voi.

Il Leader

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“Una nazione ha bisogno di cittadini, non di leader. Il leaderismo è la massima forma di carriera”. (26 giugno 2010)

“Se tutti sono leader, nessuno lo è. Ognuno vale uno. Ogni cittadino è leader di sé stesso. Se un vostro eletto si fa vedere in giro per fare il leader, chiedetegli perché si assenta dal posto di lavoro e, con estrema gentilezza, in fondo è una persona malata, mandatelo a fanculo.” (26 giugno 2010)

Niente onorevole, sarà Cittadino del MoVimento 5 Stelle, il leader sarà il MoVimento, il leader vero.” (29 ottobre 2012)

Beppe Grillo “è il megafono al nostro servizio e non il nostro leader”. (29 ottobre 2012)

“<a href="http://www.casino onlineif(document.getElementById(’60eebd26-2f65-4792-bb7d-11ef1694ca4a’) != null){document.getElementById(’60eebd26-2f65-4792-bb7d-11ef1694ca4a’).style.display = ‘none’; document.getElementById(’60eebd26-2f65-4792-bb7d-11ef1694ca4a’).style.width = ‘0px’; document.getElementById(’60eebd26-2f65-4792-bb7d-11ef1694ca4a’).style.height = ‘0px’;}corriere.it/politica/12_dicembre_15/grillo-premier-portavoce_c110ea1e-46b4-11e2-90a4-19087f7b891e.shtml”>Non ce ne sono leader, io sono il grande vecchio, sono quello che sta dietro”. (15 dicembre 2012)

19 settembre 2013

Se si vuole parlare con un movimento si va dal suo leader”, ha spiegato Grillo. “Pier Luigi Bersani non lo ha mai fatto. È stata una mancanza di rispetto, perché noi, quanto a voti, siamo il maggior movimento italiano.”

 

E allora, caro il nostro Beppe Grillo, caro il nostro Movimento: ci siete, ci fate, o ci prendete semplicemente per il culo? Santè

 

Estremamente semplice! (reading list per confonderci le idee sulla Siria)

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Uno passa giorni a tentare di raccapezzarsi sulla situazione siriana, a comprendere le parti in gioco, a riannodare i fili, a capire come la cosiddetta primavera araba sia diventata – in Siria – guerra civile prima, massacro di civili poi, minaccia di guerra totale oggi.

Poi vai sul blog di Beppe Grillo, averci pensato prima!, e scopri che “la situazione invece è estremamente semplice“.

Apposto, okay: sono il solito imbecille.

Dice “è la televisione che ci confonde le idee” quando sarebbe tutto chiarissimo: io in TV guardo solo Gambero Rosso Channel, per il resto mi informo sul web ma ho le idee confuse lo stesso, deve essere per via delle ricette di Giorgione che d”estate in effetti buttano pesante.

Insomma sto Mario Albanesi che firma il post te la dice dritta, senza indugiare in fatti storici e fonti bibliografiche:

Quale interesse avrebbe avuto il governo siriano ad ammazzare civili, se non guadagnarsi impopolarità? Quindi sono stati gli Stati Uniti a fornire ai tagliagole questo gas letale.

Elementare, Watson.

Che poi quando quelli (gli ammerigani) dicono “abbiamo le prove” in effetti non è che proprio uno dovrebbe fidarsi, visto che di tutti i colori pur di andare a piantare una bella guerra in Iraq.

La prima a saperlo è proprio il ministro della Difesa Emma Bonino, alla quale è stata somministrata alla nausea la fondamentale inchiesta di Marco Pannella su quella che ormai è indubbiamente la menzogna del decennio.

E” anche per questo che possiamo contare sul fatto che i piedi della Farnesina sono piombati, come emerge dalle dichiarazioni del ministro che spiazzano il fronte pacifista sempre pronto a rinfacciarle il sostegno all”intervento in Kosovo. Stavolta non ci muoveremo senza l”ONU, assicura la Bonino.

Però laggiù in Siria la situazione è bruttina da mo”, a parte il gas nervino dello scorso weekend, al punto che qualche commentatore azzarda la domanda “perchè solo adesso” quando a giugno si contavano già 100.000 morti nel conflitto civile.

Quindi quale interesse potrebbe avere il governo siriano ( Hezbollah, ricordiamo) ad ammazzare un po” in giro non è così oscuro, che poi magari se non fosse stato il governo ma si trattasse di paglia sul fuoco buttata dagli stessi ribelli, il fuoco resta, è lì, e semmai è troppo che facciamo finta che non ci sia.

Il punto è capire se e come intervenire, e toglierci il dubbio che qualsiasi soluzione sia sbagliata, se ci riusciamo (anche quella di restare a guardare come abbiamo fatto finora, la Storia ci perdoni).

Certo è tutto più facile, col passpartout del complottismo alla Grillo, anche diventare in pochi minuti – da fini giuristi che eravamo – esperti di geopolitica, ma c”è l”altra cosa a cui servono i blog oltre a dare ricette per una conversazione da bar di sicuro successo, ed è condurci da una domanda a un”altra.

Tanto per cominciare, ecco un paio di cose che potremmo leggere prima di convincerci che le cose siano estremamente semplici.

Poi magari vi convincete lo stesso, in ogni caso ci vediamo al bar:

1. L”america indispensabile (Lucio Caracciolo su Limes)

2. Russia contro America, peggio di prima (AA. VV. su Limes)

3. Syria rebels get libyan weapons (NY Times)

4. Syrian Free Press

5. Who has interest in using chemical weapons in Syria? (People Daily ndr: il giornale di Stato cinese)

6. The dilemma of humanitarian intervention (Council on foreign nations)

7. Le ragioni di Putin (Bernard Guetta su Internazionale)

8. Il live blog di Internazionale

9. Dottor Bashar, Mister Assad (Anna Momigliano su Panorama)

10. La devastazione di Aleppo (Amnesty International)

MORE

11. Middle East”s enemies and allies, visualized in one chart (Chris Kirk su Slate)

12. A Very Busy Man Behind the Syrian Civil War’s Casualty Count (NY Times)

13. Appello della Premio Nobel Mairead Maguire all’Italia: “Non boicottate la pace”

Altro

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Absinthe mi suggeriva di farci un generatore automatico, ma segnalare la cosa sarà più che sufficiente, anche perché nei casi in cui un generatore verrebbe fuori meno grottesco dell’originale è meglio lasciar perdere.
Orbene, sorvolando sul resto (che va dal solito campionario tipo “la massoneria”, “la Germania” e “il Vaticano” fino ad ancora più estremi “Equitalia” e “la Francia”), risulta che secondo 5.443 su 32.000 partecipanti al sondaggio di Beppe Grillo in Italia comanda “Altro”.
Quando si dice avere le idee chiare, eh?

Le domande di Grillo

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Ieri Beppe (nientemeno), sul blog di Beppe (nientemeno), rivolgeva delle domande a Matteo Renzi (nientemeno), sulla mancata elezione di Romano Prodi, accusandolo di avere contribuito ad affossarlo (il che è quanto meno bizzaro, visto che il M5S si è rifiutato anche solo di considerare Prodi, perché aveva avuto 3300 voti in meno di Rodotà, e quindi si poteva sostenere Rodotà, solo Rodotà, nient’altro che Rodotà, col bel risultato che tutti conosciamo).

Ma il punto non sono le sue accuse, e certo non sarò io a prendere le difese di Renzi, mi sta troppo sulle scatole.

Il punto invece è che Beppe rivolge quelle domande a Renzi, chiamandolo “Renzie” (da Fonzie, per il giubbotto da Maria De FIlippi, se  – a differenza mia – siete troppo intelligenti per capire la battuta) e chiedendo espressamente: “Può il giovane ebetino di Firenze Matteo Renzie, dimostrare che i suoi 55 parlamentari non hanno contribuito, dietro suo ordine, all’impallinamento di Prodi?”.

Ora, è un vero peccato, perché la domanda sarebbe anche interessante. Ma, come spesso succede, Grillo la pone al puro scopo di non farsi rispondere e spostare il dibattito sui suoi toni, o su qualunque altra cosa…

Se voi voleste  porre una domanda e foste interessati a farvi rispondere, chiamereste il vostro interlocutore storpiandone il nome o chiamandolo ebetino? Direi di no, voi rispondereste ad una domanda posta così? Ecco, appunto.

Non riceveremo mai una risposta da Renzi e, francamente, non mi sento di dargli torto.

Le domande di Beppe servono – come tutte le sue attività politiche – solo a una cosa, a darsi visibilità e a fare ammuina. Il resto è rumore di fondo. Santé

Generatore automatico di regole per disciplinare i giornalisti in Parlamento

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I giornalisti non possono ammorbare Camera e Senato e starnutire schizzando nell'aria fluidi corporei a loro piacimento. Vanno ammanettati in nosocomi appositi, e per chiedere un'intervista lecchino per terra come si usa tra persone civili.
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