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Charlie Hebdo e gli istantanei paladini della libertà di parola

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Cari i miei razzisti del “padroni a casa nostra”, che finalmente avete un motivo per riempire di insulti i musulmani senza che nessuno vi dica nulla perché – forza ragazzi, “siamo tutti Charlie Hebdo!” – vi fate scudo della libertà d’opinione.

Cari i miei bigotti promotori dell’Editto Bulgaro, paladini della libertà di opinione mentre mettevate giù la cornetta dopo una bella telefonata ai vertici AGCOM e che ora vi stracciate le vesti per mostrare sotto la scritta “Siamo tutti Charlie Hebdo”.

Cari i miei giornali e giornalisti, che già ora lanciate appelli “Siamo tutti Charlie Hebdo”, mentre sui vostri schermi e sulle vostre pagine scorrono le vignette di Charlie Hebdo unicamente rivolte all’Islam (qualcuno su RaiNews24 ha detto, mandandomi ai pazzi: “Charlie Hebdo non mancava di fare satira pesante anche sulla religione cristiana, per esempio su Papa Ratzinger” “Si, ma si percepiva sempre la tenerezza nelle vignette.”), quelle stesse immagini che vi cagavate addosso a pubblicare quando fu Calderoli a mostrarle e anzi condannavate chi, tra i media, le ripubblicava.

Ecco, carissimi, se volete un po’ di tenerezza pubblicate sui vostri profili, siti, giornali, televisioni questa vignetta di Charlie Hebdo.

Perché difendere la libertà d’opinione vuol dire accettare i messaggi di cui siamo antagonisti, non dare libero sfogo alla vostra bestialità solitamente frenata dal vostro essere quotidianamente benpensanti.

 

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Maschicidio, anyone?

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Ci risiamo: qualche genio del marketing di una piccola azienda di strofinacci di Casoria si inventa una pubblicità in cui un uomo fa fuori una donna e qualcuno urla all’istigazione al “femminicidio”. Perché sapete, ormai la parola omicidio non vale più per il 50% della popolazione: se una donna viene fatta fuori da un uomo (e le donne sono sempre fatte fuori dagli uomini, ça va sans dire), è un femminicidio. Stando a Wikipedia, la parola femminicidio indica “violenze che vengono perpetrate dagli uomini ai danni delle donne in quanto tali, ossia in quanto appartenenti al genere femminile”. Alla luce di questa definizione, la prima cosa che mi viene in mente è un grosso boh. Boh perché a parte casi di plateale misoginia, non vedo perché se un uomo uccide una donna, debba per forza essere a priori per il fatto che lei  sia donna. Una donna non è solo una donna,  è anche una compagna, una moglie, una madre, una vicina di casa, una capoufficio, un’insegnante. Tutti questi ruoli possono portare a essere fatti fuori. Non vedo il senso di voler per forza scegliere una caratteristica su altre in automatico invece di valutare caso per caso. Tornando alla pubblicità poi, non capisco come i fan di questo termine possano sapere con così tanta certezza quale sia il movente del finto delitto rappresentato nella pubblicità. Stupisce anche che le donne-benepensanti-della-politica che urlano al femminicidio per questa campagna ignorino il fatto che sia composta da due foto, una di una donna ammazzata da un uomo e una di un uomo ammazzato da una donna. Per la seconda non si sentono levare voci dagli uomini-benpensanti-della-politica per istigazione al maschicidio. Non sarà che uomini nei partiti non insorgono perché impegnati in cose un tantino più serie, tipo cercare di formare un governo?

 

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