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Vaccinazioni rettiliane

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Vediamo se ho capito: quando si parla di omosessuali che vorrebbero adottare ci si stracciano le vesti con anatemi, encicliche papali e oceaniche manifestazioni di piazza per proteggere ad ogni costo i malcapitati infanti potenzialmente a rischio di essere deviati, deformati, plagiati, pervertiti; quando invece si tratta di gente che ha letto chissà dove (magari negli stessi siti che illustrano doviziosamente le teorie sulle scie chimiche, il complotto rettiliano ai danni degli umani e magari pure la morte di Paul McCartney nel 1966 e la sua sostituzione con un sosia) che le vaccinazioni provocano l’autismo, e tanto gli è bastato per decidere di non proteggere i loro figli da una cospicua serie di malattie, si avverte appena qualche bofonchio leggero leggero.
Lasciatevelo dire: avete uno modo decisamente strano di proteggere i bambini, eh.

The Fight Song

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“Bambino… ehi bambino? Ma questo qui è proprio…, ehi, bambinooooo? Ti sposti, ché vogliamo salire?”
I ragazzini imploravano un piccolo imbecille che, piazzato proprio su un ramo centrale dell’albero, con malcelato godimento impediva agli altri bambini di arrampicarsi. Zazzera bionda a caschetto, nasino all’insù, espressione grave, sguardo rivolto all’infinito: come una divinità elusiva se non sorda, ignorava le preghiere umane, il piccolo guru in felpa Hollister.

“Bastardaaaaaa! Adesso ti faccio vedere io, brutta stronza!”, urlò la riccia professionista quarantenne, mentre si avventava come un pitbull sulla bionda mamma borghese. Sul volto di quest’ultima la baldanza vistosamente esibita fino ad allora si era dissipata come il fumo di una sigaretta nel vento. La riccia le fu addosso in un decimo di secondo e le afferrò due abbondanti ciocche di capelli dorati, tirandole verso di sé con soddisfazione brutale ed erotica. Per limitare i danni, la bionda fu costretta a piegarsi come un Playmobil – ma la sua reazione fu terrificante. I muscoli della coscia destra, opportunamente esercitati dalla regolare attività fisica, scattarono a molla e in un decimo di secondo la tomaia delle sue eleganti scarpe italiane dal nome anglosassone colpì con un tonfo sordo il cavallo dei pantaloni della riccia.

“Bambino? Perché non ci fai salire? Guarda che l’albero non è mica tuo… Eddai, facci salire, maleducato!”. Una delle bambine decise che era il momento di passare all’azione e sfidò l’esibita noncuranza del pischello azzardando un’arrampicata perigliosa ma che fortunatamente si concluse con un doppio successo: materiale e morale. L’operazione, tuttavia, non era esente da rischi, tanto per chi la portò a termine quanto per chi ne impediva la realizzazione. Infatti, la bambina osò troppo e una mano perse la sua presa sul ramo. Nel tentativo di recuperare l’equilibrio, sforbiciò con le gambe: fu allora che una delle sue scarpine viola sfiorò il capo zazzeruto del Milarepa di Villa Paganini. Il repentino apparire della suola di gomma a motivi geometrici a pochi millimetri dal suo bel visino da criminale in erba lo spaventò, e a sua volta rischiò di cadere… Il suo viso perse l’alterigia e la distanza cui era atteggiato fino a poco prima e rifletté brevemente il terrore. La sua ieratica rigidità ne uscì alquanto ridimensionata. E non gli fece piacere.

Due pensionati, un gruppo di barboni che si sbronzavano su una panchina, le matricole dell’amore intente a baci chilometrici vicino al salice piangente, cani di diverse taglie e perfino uno scoiattolo, tutti, si fermarono a godersi lo spettacolo delle due femmine scarmigliate e sanguinanti che se le suonavano di santa ragione mentre dalle loro bocche dipinte e accaldate schizzavano insulti da suburra. Si attribuivano vicendevolmente, le due eleganti matrone, appetiti sessuali deviati ed insaziabili, perversioni insolite ma anche scarsa propensione all’igiene personale ed in particolar modo intima. Si diedero, poi, a deridere intelligenza, capacità intellettive, reddituali e virili dei rispettivi compagni. Il sollazzo fu generale, e tutti, scoiattolo incluso, furono un po’ tristi allorché un paio di agenti volenterosi, muniti di sfollagente, riuscirono a separare le due signore, prima di fare verbale. Uno dei due tutori dell’ordine era talmente malconcio al termine dell’operazione che dovette ricorrere a cure mediche con prognosi di giorni due.

“Mamma?”, “Dimmi, Aristotele”, “Quelle bambine mi hanno detto che sono maleducato…” – così verbalizzava il suo disagio il guru di Corso Trieste. La bocca sontuosa della signora riccia si increspò lievemente. “E poi mi hanno anche dato i calci…”. A quel punto il viso della donna ebbe un minuscolo fremito, e rivolgendosi tecnicamente al figlio, ma affiggendo il suo sguardo colmo di biasimo sulle due bambine in piedi sotto l’albero e su quella che aveva sfidato il suo pargolo sciocco e viziato, si espresse così: “Aristotele, devi avere pazienza, quando saranno più grandi, capiranno che non si insultano le persone, e soprattutto che esistono anche modi alternativi alla violenza per gestire le controversie”. La mamma bionda, che era a portata d’orecchio, la sentì, le si avvicinò. Cominciò così.

R.I.P., James Oriolo

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Per chi non lo sapesse, il passeggino modificato (in inglese REVPER) è un passeggino come gli altri, a parte per un particolare: il bimbo o la bimba che lo occupano sono posizionati in modo da guardare la persona che spinge, anziché la strada.

Oggi a Palo Alto (California) è morto per arresto cardiaco causato da shock anafilattico James Oriolo, il cittadino statunitense di origine italiana che inventò il Reversed Perambulator, conosciuto nel mondo anglosassone anche con la crasi “revper”.

James aveva solo tre anni quando suo padre lo abbandonò: una vicenda tristissima che vale la pena ricordare in questa giornata speciale per tutti i fan del “revper”.

Il padre di James, Ozzie era un reduce cui la non-si-sa-più-quale-guerra-imperialista aveva lasciato come ricordo una serie di disturbi psichiatrici e una brutta dipendenza da anfetamine.

Ozzie e la sua compagna Odile (allora sedicenne, anche se girava con una falsa patente secondo cui aveva 19 anni) avevano deciso di recarsi con James al santuario di Nostra Signora dell”Acqua Salvifica, a Conyers, un piccolo centro nell”area rurale di Atlanta (Georgia). Ozzie era infatti convinto che, una volta bevuto quel fantastico liquido, gli incubi che popolavano le sue notti e le allucinazioni che lo tormentavano di giorno sarebbero scomparsi come d’incanto.

Quella maledetta mattina del 15 settembre 1977 il personale di terra dell”aeroporto di Fort Lauderdale, insospettito dai tic di Ozzie e dalla voce indubitabilmente infantile della sua compagna, stava facendo il possibile per lasciare a terra quei tre tipi che rischiavano di trasformare il breve viaggio in un incubo per tutti i viaggiatori.

Improvvisamente James, senza apparente motivo, cominciò ad urlare e a divincolarsi dai legacci del suo passeggino (tradizionale) urlando che Ozzie non era il suo vero padre e che lo aveva picchiato (cosa non vera, come una successiva perizia acclarò). A quel punto Ozzie, la fronte imperlata di sudore, si allontanò con il bambino spingendo via il passeggino. Dopo qualche blandizie e l’acquisto di un gelato al limone, il bimbo si chetò.

Mezz’ora dopo, Ozzie spingeva il passeggino per un corridoio deserto dell’aeroporto, mentre James spargeva serenamente sugo di gelato sul viso, la fronte, i pantaloncini, la maglietta. Ad un tratto, come racconta nella sua autobiografia, James percepì che la spinta dietro al passeggino era venuta meno e che esso stava continuando ad andare avanti per inerzia. Solo dopo qualche secondo decise di voltarsi: a quel punto si rese conto che suo padre era sparito. Per la cronaca, si era infilato a tradimento in un gabinetto, riuscendo a riemergerne più tardi e perfino a prendere il volo successivo per Atlanta con Odile. La sua ragazza si rivelò talmente fatta di LSD da rendersi conto dell”assenza di James solo qualche ora dopo essere sbarcata in Georgia.

Fu così che James imparò non la sua prima, ma certo la sua più dolorosa lezione sull’affidabilità dei grandi e sulla natura intrinsecamente infida dell’aroma di limone. Ozzie venne arrestato per abbandono di minore e stupro; Odile divenne una starlet del porno e morì di AIDS nel 1985, a soli 24 anni.

Quanto a James, venne adottato da due milionari hippy californiani, che lo incoraggiarono a “trovare sé stesso in quello che fai”. James studiò ingegneria meccanica e nel 1997 sviluppò il primo modello di revper, che fece la fortuna della Pear. Il proverbiale claim del RevPer della Pear, “Tenere sott’occhio i genitori smidollati”, fece una fortuna ai tempi nell”Era della Moralizzazione.

James non è più tra noi: nel suo cotechino vegetariano sembra che un cuoco superficiale abbia infatti spruzzato un’idea di succo di limone, procurandogli la morte.

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