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As Roma

Perché Spalletti ha fatto un favore al Pupone

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Stante quanto dichiarato dall’allenatore della Roma sull’attuale condizione atletica di Francesco Totti, cosa alla quale è ragionevole credere visto che stiamo parlando di un giocatore vicino alla quarantina, lo scherzo peggiore che Spalletti avrebbe potuto confezionare per il Pupone sarebbe stato fargli giocare quattro o cinque partite di fila, esponendolo a qualche brutta figura (e magari a qualche fischio), per poi tirarlo fuori a furor di popolo, con la fronte aggrottata (a lui viene particolarmente bene) di chi dice “io ci ho provato, l’avete visto tutti, ma questo proprio non ce la fa più”.
Sarebbe stata una fine ingloriosa per un calciatore dell’importanza di Totti: una fine che tuttavia avrebbe messo il suo tecnico al riparo sia dalle ingiurie dei tifosi, sia dalle polemiche dei giornalisti.
Invece, come sappiamo, le cose sono andate esattamente nel modo opposto: al Pupone è stata generosamente concessa l’ultima platea, quella di chi può lamentarsi per l’inaudita esclusione del mito, e contestualmente è stata risparmiata l’impietosa rappresentazione del declino sul campo, che nella storia del calcio è toccata in sorte perfino a campioni di livello superiore al suo.
Questo, mi pare, è quanto: al di là della narrazione di queste ore, che pure fa parte del gioco e che mi pare, appunto, un obiettivo pienamente conseguito data la strategia adottata.
Spalletti è un infame, che tuttavia si farà perdonare presto con qualche altra vittoria, e Totti è una leggenda inopinatamente e sciaguratamente messa da parte.
Fossi Totti, insomma, invece di farmi girare gli zebedei ringrazierei il mio allenatore (magari in privato, lasciando che gli appassionati continuino ad accapigliarsi nei bar e sui social network) per aver ricevuto in regalo il finale più dignitoso che fosse possibile immaginare. E perché a Spalletti quel regalo è costato caro.
Sono fortune che non capitano a tutti.

Perchè odiate la Juve

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Bisognerà prima o poi rassegnarsi ad un dato di fatto ormai appurato e cristallizzatosi nella consuetudine sociale italiota, e cioè che in Italia esistono solamente due tifoserie calcistiche: quelli che tifano Juventus e gli Antijuventini. Quest’ultimi, poi, per dissimulare tale complesso di subalternità assoluta, scelgono altre squadre come maschere del proprio odio, in base all’appartenenza cittadina, a pressioni amicali, per vincoli familiari, o perché una determinata squadra in quel momento gli sta simpatica. Ma è un tifo artificiale, non spontaneo. La felicità per una loro vittoria sarà sempre secondaria rispetto alla voluttà che proveranno per una sconfitta o un insuccesso della squadra bianconera. Loro prima guardano cosa ha fatto la Juve e poi controllano il risultato della loro squadra, o, tutt’al più, seguono contestualmente entrambe le partite. La loro gioia è basata sulla sconfitta degli altri. Sono pienamente ed incurabilmente accecati da questa attitudine.

Il tifo già di per se è una leggera patologia.  Rappresenta quel “fenomeno sociale per cui un individuo o un gruppo di individui si impegnano a sostenere con vivo entusiasmo la vittoria di un concorrente o di una squadra in una disciplina sportiva. L’accezione sportiva del termine è in accordo con quella clinica, dal greco antico typhos che sta per febbre, forte accesso febbrile.” E la febbre, appunto, è quello “stato patologico temporaneo che comporta un’alterazione del sistema di termoregolazione ipotalamica e una conseguente elevazione della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale.” Quindi, se già il solo tifare è un fenomeno patologico, immaginiamoci quanto male possa fare il tifare contro.

La base fondante del “tifare contro” è la necessaria costruzione di un nemico che faccia da collante per quel senso di appartenenza e di amalgama tra gruppi ed individui che altrimenti non avrebbero altre ragioni per considerarsi uniti. Tutte quelle scenografie, quei cori, le bandiere, sono tutti simboli secondari, perché la soddisfazione primaria che cova segreta nel cuore di quelle tifoserie è l’odio per la Juventus. Sono ossessionati dai colori bianconeri. Naturalmente con le dovute eccezioni, non bisogna mai generalizzare. Ma i tifosi veramente onesti delle squadre antijuve sanno benissimo che la maggioranza dei loro simili in realtà tifa essenzialmente contro la compagine bianconera. E’ proprio odio. Quanti tifosi romanisti avrebbero voluto vedere durante l’ultima Juve/Roma i loro eroi scagliarsi manescamente contro i giocatori della juve come è accaduto l’altra sera in Serbia/Albania? Almeno l’80%.

Il portiere della Roma De Santis qualche giorno fa ha rilasciato queste parole contro l’ambiente bianconero: ”’Vincere non è importante: è l’unica cosa che conta’. Dovrebbero aggiungere: ‘E non ci interessa tanto come'”. Ma De Santis, questo paladino della giustizia sportiva, ottimo portiere, che ha giocato nella Juve per due stagioni (1997/1999) disputando solamente 4 gare, dov’era quando l’anno scorso in coppa Italia è stato annullato, in base ad un errore umano, un gol regolarissimo alla Juve che ne ha di fatto sentenziato l’eliminazione a vantaggio dell’As Roma che passava il turno immeritatamente? Qualcuno dell’As Roma, visto che ci tengono così tanto alla giustizia ed alla lealtà, nel dopo gara ha detto che hanno passato il turno immeritatamente grazie ad un errore arbitrale? Il Corriere dello Sport, che ha lanciato da settimane una campagna d’odio per vendere qualche copia in più, uscì all’epoca con qualche titolone indignato, o fece finta di niente?

Per la cronaca ricordiamo che l’As Roma venne eliminata in semifinale, che la finale fu Fiorentina Napoli e che prima di tale partita un ultras dell’AS Roma uccise a colpi di pistola un tifoso del Napoli.

Guardate questo video:

Camera 712 del Grand Hotel Marriot di Mosca, 11 maggio 1999. E’ la vigilia della finale di Coppa Uefa, il giorno dopo il Parma vincerà il trofeo europeo battendo 3 a 0 il Marsiglia. Cosa sarebbe successo se un video simile avesse avuto come protagonista qualche giocatore juventino? Il finimondo, sarebbero caduti almeno tre governi. Subito si dirà: “Eccolo, ci sta Cannavaro, il capitano della Juve di Capello”. Lo diranno anche quei tifosi del Napoli e dell’Inter che però quando Cannavaro giocava con loro era un idolo puro e lindo da difendere con i denti.

A questo punto del ragionamento senza sapere più a che appigliarsi sentenzieranno: “Ladri. La juve infatti in campo europeo non ha mai vinto niente perché non è mai riuscita a corrompere gli arbitri.” A parte che la tesi in sé è di una banalità patetica sesquipedale. Ma questi scienziati non sanno che “la juventus è la prima squadra ad aver vinto tutte le competizioni ufficiali UEFA, è la squadra, assieme a siviglia, liverpool e inter, ad aver vinto più coppe UEFA e, limitandosi alla coppa campioni/champions league, ha disputato ben sette finali, vincendone però solo due. La Juventus inoltre ha disputato 43 partite in turni di champions consecutivi (record), dal 13 settembre 1995 al 21 aprile 1999, avendo disputato tre finali consecutive (record) ed essendosi fermata alle semifinali il quarto anno”. ( cit. commento qui ).

Il tifo in sé è già qualcosa di simile ad una patologia a bassa intensità, ma impossibile farne a meno in un contesto dove le vittorie e le prestazioni delle proprie squadre rappresentano quel giusto sfogo ed alienazione rigenerante dalla routine di tutti i giorni. Le “problematiche cliniche” esplodono con quelli che tifano contro, che in Italia, calcisticamente parlando, sono all’80 % quasi tutti antijuventini. Odiano la juve perché vorrebbero che la loro squadra fosse vincente come quella torinese e loro stessi vorrebbero essere come i tifosi bianconeri. Gli allenatori che ne parlano male lo fanno solamente perché avvelenati dal non essere riusciti a sedersi su quella panchina leggendaria. Idem per i calciatori che mai sono stati presi in considerazione o che sanno di non possedere le qualità professionali per affermarsi in un’esperienza del genere. Si odia sempre qualcosa che segretamente si ama e si desidera. Un’amante che vi ha abbandonati o che vi ha rifiutato, un amore irraggiungibile o quelli che sono riusciti a raggiungerlo. E’ molto semplicemente una questione di invidia ( calcisticamente parlando, ovvio).

L’invidia è definibile come il dolore psicologico dovuto alla constatazione della propria inferiorità nei confronti di un’altra persona. L’intollerabilità di questa constatazione e la conseguente difficoltà ad accettare il proprio limite rappresenta il caratteristico morso con cui essa si manifesta. La denigrazione è la manifestazione più caratteristica e frequente, ne rappresenta l’evoluzione maligna e si palesa attraverso il tentativo di abbassare la persona percepita come migliore di sé per qualche aspetto. Attraverso la denigrazione, la persona invidiosa si illude di salvare la stima di sé, negando un proprio limite e una propria inferiorità.

E’ quello che accade quando esplode il viscerale accanimento antijuve. Si avvelenano l’anima ed il cervello.

Quindi, infine, possiamo concludere dicendo che Tifare contro fa male alla salute e che chi lo fa (naturalmente ce ne sono anche tra gli juventini) altro non è che un invidioso.

Soundtrack1:’Prima della caduta’, Santo Niente

Soundtrack2:’Adrone’, Black Market Karma

Soundtrack3:’Citadel’, The Fligth Reaction

Film1:’Le quattro volte’, Michelangelo Frammartino

Film2:’Corpo celeste’, Alice Rohrwacher

Film3:’Vegas’, Gunnar Vikene

Il vittimismo dell’ As Roma

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Dopo Roma – Juve, tutta la tifoseria romanista raggiunge sempre i soliti provinciali livelli di sudditanza antropologica (sportiva, sia chiaro) nei confronti di una piazza calcistica abituata a vincere e quindi ad accettare ed elaborare con più “serenità” gli errori umani degli arbitri, che a volte ti sono favorevoli ed a volte contrari. Quelli della Roma invece non ci stanno e gridano all’ingiustizia, ai complotti, alle partite truccate dagli arbitri. Totti ieri diceva che “ La Juve dovrebbe fare un campionato a parte perché tanto, con le buone o con le cattive, vince sempre (…)Sono tre episodi che hanno condizionato la gara e sono tutte e tre decisioni sbagliate”.

Quando li senti parlare, quasi godono nella parte di vittime delle ingiustizie arbitrali. Si indignano e si avvelenano l’anima, loro sfortunati ed eroici, battuti solamente perché gli altri sono ladri ed imbroglioni. Addirittura oggi esponenti politici hanno annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia ed un esposto alla Consob dopo la partita di ieri. “Ricordo che Roma e Juventus sono società quotate in Borsa, e quindi gli incredibili errori arbitrali (oltre a falsare il campionato e minare la credibilità del paese) incidono anche sugli andamenti della quotazioni borsistiche”, ha detto Miccoli del Pd. Gli fa eco Rampelli di Fratelli d’Italia: “Stamane presento un’interrogazione parlamentare su Juventus-Roma e sul comportamento dell’arbitro Rocchi che avrebbe potuto e potrebbe far scaturire incidenti dalle conseguenze incalcolabili. A tutto c’è un limite. Gli italiani pagano fior di quattrini per il campionato di calcio e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio, che detiene la delega allo sport, ha il dovere di spiegarci come intenda garantire risultati ottenuti per esclusivi meriti sportivi”.

Ma tutti questi qua, Totti, Miccoli, Rampelli, difensori della lealtà sportiva, martiri della giustizia calcistica, garanti dei diritti degli azionisti e degli andamenti borsistici, censori dei comportamenti inadeguati dell’arbitro Rocchi dai quali potrebbero scaturire fenomeni e comportamenti violenti, dov’erano e cosa dicevano quando accadeva questo:

 

e questo

 

e ancora questo

 

Sarebbe stato bello, che so, l’anno scorso, ad es., dopo Inter – Roma quando venne dato un rigore fuori area a Gervinho, o dopo Roma – Napoli con il rigore inesistente dato a Borriello, o dopo l’arbitraggio sfortunato di Fiorentina – Roma, vedere Garcia fare le sviolinate, o sentire, a fine gara, una bella dichiarazione di Totti tipo: “Sono episodi a nostro favore che hanno condizionato la gara e sono tutte decisioni sbagliate”. No, quando gli va bene loro stanno zitti. Senza capire, e non ci arriveranno mai per una questione proprio di antropologia calcistica cimentata da quasi un secolo di paranoia, che questa attitudine vittimistica è la loro principale rovina. Forse un alibi che li protegge nelle stagioni no alle quali i romanisti sono abituati (il famoso “Mai na’ gioia” nasce nelle radio romane).Forse il dire incazzati che gli altri sono ladri li fa stare bene, o li fa considerare una “comunità” che poi quando la squadra va male partono in 10mila per Trigoria a mettere pressioni esasperate che non poche volte hanno messo ulteriormente in difficoltà calciatori, allenatori e società tutta.

In effetti, comunque, continuate a fare così. Se la cosa vi fa stare bene, incazzatevi pure e dite che gli altri sono ladri. Qualora, invece, un giorno prenderete coscienza della “sindrome della vittima”, ricordatevi che essenzialmente è uno squilibrio al sesto chakra.

Soundtrack1:’Black Sabbath’, Paris 1970 Live Full Concert

 

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