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Antonio Ingroia

L’ipocalisse secondo Pretocchio

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“Bello mio, primo partito Pd, secondo Movimento5stelle che sta intorno più o meno al 20, uno/due punti sopra il Pdl. E’possibile che facciano ‘qualcosina’ per far prendere il secondo posto a Silvietto per non far venire un colpo a qualche anziano signore ancorato ad un mondo che non esiste più, ma la sostanza non cambia.”

Qual è la sostanza?

“La sostanza è che sono saltati quasi tutti gli equilibri tra i poteri deboli che si sono sempre spartiti la torta. Anche perché la torta si sta sfaldando del tutto. Allora ecco che vari corpi istituzionali sono entrati in una competizione dissolutiva e si fanno la guerra, mentre la macchina amministrativa inefficiente si squaglia per carenza di manutenzione. Ormai si è andati oltre l’instabilità sistemica che ha sempre funzionato da equilibrio. E di fronte agli sfaldamenti sono due i modelli che non vengono mai meno: quello degli apparati meglio organizzati e più forti, che in questa fase convergono tutti verso il Pd, ed i profeti che meglio vendono il disagio e la protesta. Nemmeno il voto di scambio regge più. Anche la mafia, intelligentemente, seguendo il famoso dogma “quando tira ventu, fatti canna”, in attesa di capire quale sia il vento più forte, si farà da parte, o meglio, non si impegnerà più di tanto. Più o meno quello che è già successo in Sicilia alle Regionali.”

Scusi Ingegnere*, ma il governo Monti, lo Spread, l’Europa, il debito pubblico? Gli elettori mica vanno a votare così a cazzodicane?

La gente non sta capendo un mazza, sente il pavimento che crolla sotto i piedi e per timore, per ansia di protezione, cercherà il rifugio o nella ‘vicinanza’ con gli apparati politici territoriali, o nella protesta gridata meglio. Di quelli che andranno a votare, nemmeno un 10% lo farà in base a dei ragionamenti razionali, tutti gli altri si affideranno a richiami emotivi di vario genere. A richiami seduttivi per lo più di tipo pubblicitario. Siamo governati da un principio di simulazione che ha spodestato quello di realtà. E nel linguaggio pubblicitario il principio di verificabilità degli enunciati è rimosso, non pervenuto. Il pensiero critico viene schiacciato e deriso dal frame che nell’immaginario risulta dominante come messaggio pubblicitario.”

Ma perché Grillo allora e non Berlusconi. Berlusconi con Balotelli e la restituzione dell’Imu e Mussolini non ha adottato questo tipo di strategia?

Si ha cercato di farlo, ma ormai è un prodotto passato. Quel tipo di telelettorato ha già sperimentato Silviuccio, quel cervello sociale non reagisce più ed ha bisogno di nuovi stimoli che alzino il livello di ‘dopamina elettorale’, che è diminuita in seguito all’assunzione dei comportamenti berlusconiani ormai percepiti come abitudinari . Sicuramente quelle uscite che dicevi nell’immediato hanno provocato degli effetti positivi, ma la scia si è subito abbassata. Grillo è il prodotto nuovo, dalla sua ha la forza trainante della novità e quel linguaggio che permea il suo mondo di riferimento, lo emula, lo simula, lo istituisce. ”

Ma la lista civica di Monti, Rivoluzione civile e Fare per fermare il declino?

Allora, la campagna elettorale di Mario Monti verrà inserita nei manuali di comunicazione politica nel paragrafo’’Cosa non fare per non perdere consenso’’. E‘ una roba allucinante. Ha sbagliato tutto, tempistiche, contenuti, non ha azzeccato un’uscita pubblica ed una dichiarazione. Ha perso completamente quell’alone di serietà ed equilibrio che poteva essere il suo punto di forza. Quello che non capisco è che nessuno gliel’abbia fatto notare e detto, non dico i consulenti pagati ed i lacchè interessati, ma i familiari, qualche amico o ex collega. Stiamo parlando di un ex rettore della Bocconi, di un ex commissario europeo. Possibile che dal suo mondo nessuno gli abbia detto che sta sbagliando tutto? Tra l’altro si stanno scannando con Casini per chi prenderà più voti, si fanno la guerra in casa per 4 voti. Andranno sotto il 10% e chiederanno l’elemosina a Bersani e Vendola. Ingroia ha messo in piedi un contenitore che racchiude esperienze politiche fallimentari. Tra l’altro è una chiara operazione elettorale per far andare in parlamento personaggi già delegittimati. Basta pensare che stanno insieme Di Pietro che invocava, dopo la manifestazione degli indignati del 15 ottobre 2011, la reintroduzione della legge Reale e Ferrero che quel giorno con Rifondazione stava in piazza.Una roba davvero imbarazzante. Oscar Giannino un eroe. Spero che riesca a superare il quorum. Sarebbe bello che fosse il principale rappresentate del blocco moderato. Ma perché accada ciò prima ci vorrebbero almeno due decenni di commissariamento psichiatrico della società italiana.”

E quindi come finiranno queste elezioni?

“Ma scusi, dopo tutto quello che le ho detto che rispondo a fare a questa domanda? Comunque, e le dimissioni del Papa e la pioggia di meteoriti in Russia lo preannunciano, accadrà l’Ipocalisse. Sa cos’é Ipocalisse? Un evento di proporzioni cosmiche ma non troppo, un po’ meno che apocalittico, tipo giorno del giudizio sottotono.”

Naturalmente noi per l’intervista stagionale ci rivedremo presto, questa conversazione la consideriamo uno ‘speciale’ elezioni. Due ultime cose: dove si trova in questo momento ed indossa una delle sue solite magliette con qualche frase stampata sopra?

“Sto prendendo un aereo per Caracas e da lì un altro per Gran Roque, l’unica isola abitata dell’arcipelago venezuelano di Los Roches, nel mar dei Caraibi. Per la prossima maglietta utilizzerò di sicuro la frase che le ho citato prima, “Quandu tira ventu, fatti canna”.

Soundtrack1:’She’s Lost control’, Joy Division

Soundtrack2:’Burn’, The Cure

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale

Ingroia è il cavallo sbagliato

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Davvero, voi che come me vi sentite parte della “sinistra radicale” e non avete sopportato la Carta d”Intenti, credete che mandare Ingroia e il suo plotoncino in Parlamento sia un passo in avanti per le nostre idee?

Lo dico seriamente – e non sto certo parlando del voto utile, di cui non mi frega niente. Sto parlando caso mai del voto dannoso, quello che seppelirebbe una buona e nuova sinistra italiana.

Ad esempio: avete mai passato un pomeriggio con Ingroia? Forse sarebbe utile a tutti. Facendolo parlare di politica, voglio dire. Perché se fate parlare di politica un politico, di solito, nel giro di un pomeriggio vengono fuori le cose in cui crede. Se parlate con Storace, a un certo punto vengono fuori la patria, Almirante, le truppe italiane all”estero. Se fate parlare Bersani, in un attimo si arriva alle piccole imprese, ai distretti delle ceramiche, ai pensionati emiliani. Con Giannino, poi, è un”esplosione di discorsi contro le tasse e lo Stato invasivo.

Se parlate un pomeriggo con Ingroia, invece, niente. O meglio, una cosa sola. Non gli viene in mente, neanche per sbaglio, una parola sul precariato, sui giovani, sui disoccupati, sull”ambiente, sulla finanza, sulle grandi opere, sulla scuola o la sanità pubblica, sui diritti civili, sul pacifisno, sui privilegi del Vaticano, lasciamo perdere il biotestamento e i gay o. peggio, l”informazione e Internet.

Vi parlerà – sempre- dell”unica cosa che conosce e che gli sta lodevolmente a cuore, cioè la mafia. Per il resto, zero. Zero, provare per credere.

Certo, direte, tutte le cose di cui sopra stanno nel programma di Rivoluzione Civile. Vero. Ma al suo leader non giene frega nulla. Il programma l”ha scritto Maurizio Zipponi dell”Idv, copiaincollando un po” di documenti che gli sono arrivati da Di Pietro, Ferrero, Bonelli e Diliberto. Ed è carta straccia, o specchietto per le allodole.

Già, Diliberto, il leader di quei Comunisti italiani che fino a quando Ingroia stava in Guatemala corteggiavano disperatamente il Pd per due posti in lista e alle primarie appoggiavano pubblicamente Bersani – con la sua carta d”intenti – anche contro Vendola. Poi hanno rapidamente cambiato idea. Una svolta politica? Macché, una questione personale. Il numero due di Oliviero, tale Orazio Licandro, è amico personale di Ingroia da anni. Quando De Magistris ha avuto l”infelice idea di candidare premier il pm siciliano, a Licandro non è parso vero. Ha convinto Diliberto a spostarsi su Ingroia, ha garantito il ritorno in Parlamento a se stesso e ha partecipato tronfio a tutte le riunioni di vertice a porte chiuse – con Di Pietro, Orlando e Ingroia collegato via Skype – per lottizzare le liste. Alla fine, Di Pietro ha avuto cinque posti, tra cui i due intoccabili: quello per se stesso e quello per il suo braccio destro Zipponi. Agli altri partiti sono andati due o tre seggi, tranne i verdi a cui ne è andato uno solo, quello di Bonelli.

Poi dal Guatemala è sbarcato Ingroia e per prima cosa ha attaccato un altro magistrato, Pietro Grasso. Qualche giorno dopo ha mandato un pizzino alla Bocassini, «non rivelo quello che mi diceva lei Borsellino». Regolati i conti con i colleghi, ha imbarcato l”ex grillino Favia e ha spiegato che se perdesse le elezioni tornerebbe in Guatemala: con buona pace di tutto quel popolo di sinistra disgustato dall”idea di andare con Monti, quello che insomma lui dovrebbe rappresentare, comunque, anche in caso di sconfitta, anzi ancora di più n caso di sconfitta.

Certo, ci vuole molto coraggio per ammettere che abbiamo sbagliato cavallo.

Per ammettere – a campagna elettorale in corso – che Ingroia sarà stato sicuramente un ottimo e coraggioso magistrato, ma è un poltico molto scarso. Per ammettere a noi stessi, prima di tutto, che forse dalle macerie di una sua sconfitta può nascere una sinistra radicale vera, che crede fortissimamente in quei diritti sociali e civli di cui a Ingroia non fotte nulla. Ma di sicuro, se va in Parlamento con Licandro e Di Pietro, non rappresenterà altri che se stesso e i moribondi leader di partito che si porta dietro.

Bella rivoluzione civile

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Io ci sono andato, alla fondazione del movimento di Ingroia. Ci sono andato, ho fatto la mia tirata libertaria e poi sono stato un paio d’ore ad ascoltare, tra salve di applausi, un vivamaria di vigorosi interventi sull’antimafia, sulla legalità, sul fatto che in questo paese c’è troppa gente che se ne strafotte delle regole.
Da quel giorno, per varie ragioni, col “Rivoluzione Civile” non ho più avuto a che fare.
Però oggi, camminando dalle parti di casa mia, ho visto un bel po’ di manifesti elettorali di questi integerrimi paladini della legge e delle regole appiccicati direttamente (e abusivamente) sul muro della metro Cavour. Li ho visti, li ho fotografati, ho scosso la testa.
Perché il giro dell’attacchinaggio abusivo, come molti ormai hanno capito, non è un semplice malcostume che deturpa le nostre città, ma soprattutto una combriccola di operatori che agisce al di fuori dei limiti della legge prevaricando con strafottenza e arroganza chi segue le regole e attacca i manifesti solo dove gli è consentito. Una vera e propria mafia, insomma.
Dal partito dell’antimafia e delle regole, che proclama di voler fare una “Rivoluzione Civile”, mi sarei aspettettato un comportamento molto diverso.

Lettera alla società civile italiana

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Cara società civile italiana,

ti scrivo queste righe perché sono molto preoccupato per te. Ricordi? Ci eravamo lasciati l’estate scorsa a Terracina ed eri così allegra e farfallona che ti si poteva fare un gavettone mentre dormivi senza che andassi su tutte le furie. Eri talmente spensierata che in spiaggia leggevi soltanto le notizie di mercato sul Corriere dello Sport e a cena ordinavi sempre almeno una doppio malto belga. Dicevi che te ne sbattevi se l’imprenditoria italiana è in crisi e che la Peroni va bene ai Mondiali o agli Europei, ma soltanto con le patatine.

Sono finiti quei tempi in cui ti dichiaravi fieramente lontana dalla politica. Una vera società civile, dicevi spesso dopo la doppio malto belga, dovrebbe scegliersi i rappresentanti, lottare per i diritti individuali, produrre cittadini e non sudditi. Poi aggiungevi: ma siccome io sono una società civile all’italiana, ordino un’altra birra perché è sabato e c’è Juve-Inter e gli interisti piagnoni devono soffrire. Ti ho sempre voluto bene nonostante la tua fede bianconera e la mia giallorossa, cara società civile italiana.

Ora però qualcosa è cambiato, qualcosa si è rotto forse per sempre: hai deciso di abbandonare l’abito di miles gloriosus di plautina memoria per indossare la giacca e la cravatta del politico di professione. Male, società civile, molto male. Capisco il tuo ego smisurato, che è sollazzato quotidianamente dalla stampa stampata e dalla stampa non stampata, di cui sei ormai paladina indiscussa; capisco pure che ti hanno ricoperto di parole del tipo “i partiti hanno chiuso, sono morti, caput: ora tocca a te”; capisco che non hai saputo resistere alla tentazione e che ci credi per davvero al cambiamento, pensi davvero di poter ristrutturare la politica. Però da te mi sarei aspettato altro. Per esempio che, dall’alto della tua storia famigliare di estrazione liberale (sì, società civile italiana, tua mamma è la società civile di cui parlavano Hobbes, Locke e Rousseau, tuo papà il liberalismo) facessi un po’ di resistenza agli appelli rivoluzionari di un Pm comunista. O che dicessi un secco no ai democratichini di democratico vestiti. O anche che ti ribellassi all’uso strumentale, catartico, che di te sta facendo il centro montiano e casiniano. Il Pdl, quello te lo sei risparmiato, ma forse soltanto perché il giorno in cui t’ha cercato avevi il telefono spento.

Si sa, società civile italiana, non tutti siamo perfetti e talvolta cadiamo nelle trappole più sciocche. Per questo, spero che tu capisca presto o tardi il guaio in cui ti stai cacciando; ma soprattutto la meschinità di coloro che ti vogliono avere per pulirsi la faccia e la coscienza. Io sono comprensivo, mi conosci, ma ce ne sono tanti altri che non lo saranno, quando, scoperto che non sei la soluzione a tutti i mali, ti scaricheranno e vorranno la tua testa. Sarebbe drammatico, società civile, perché tu sei una cosa importante per la nostra buffa democrazia.

Bene, non voglio rubarti altro tempo e la finisco qui. Dico soltanto che spero di rivederti l’estate prossima a Terracina. L’ultima partita a biliardino l’avevo vinta io e toccava a te pagare da bere.

Tuo,

Roberto

Perché hanno rotto il cazzo

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Leggono Il Fatto Quotidiano, sono dichiaratamente e fieramente antiberlusconiani e conoscono a menadito le carte del processo Ruby. Negli ultimi tempi, quando li chiamano al telefono per i sondaggi politico elettorali, gran parte di loro si affretta a dire che voterà il Movimento 5 Stelle. Perché l’attuale classe (o casta) politica ha rotto il cazzo.

Sono antifascisti, antirazzisti, tendenzialmente di sinistra; gente che non ama i poteri forti ma che vorrebbe uno Stato più presente nelle questioni economiche, un welfare più consistente. Perché le banche hanno rotto il cazzo.

Sono novelli giacobini coi calli sulle dita e i gomiti arrugginiti, che odiano il mercato e inveiscono contro quello sporco capitalista di Oscar Giannino, che misurano il grado di ammissibilità di una dichiarazione a seconda dello schieramento politico. Perché i fascisti come Giannino hanno rotto il cazzo e se le meritano le uova addosso.

Sono democratichini che aggiornano quotidianamente le liste di coloro che hanno il diritto di parola (e che magari parlano pure “bene”) e di quelli che invece devono stare zitti. Sono fan sfegatati dei magistrati romanzieri e pubblicisti alla Ingroia (nelle loro librerie, non a caso, non c’è Sciascia ma Saviano), che puliscono i vetri (quando va bene) con Il Foglio ma che non l’hanno mica mai letto. Non l’hanno mai letto perché ha rotto il cazzo, naturalmente.

Sono quelli che “Piazzale Loreto è stata vera giustizia”, pollastri che commentano l’intervista di Grillo su Israele, Iran e Siria e fanno fare bella figura pure a Capezzone e Cicchitto. Socratici che sposano, senza mai alcuna esitazione, anche se non conoscono l’argomento, l’esatto contrario di ciò che dicono gli avversari, perché è matematico che se una logica c’è, sia sempre all’opposto del loro pensiero (e quindi dalla propria parte).

Ieri erano dipietristi e vendoliani, oggi sono grillini, domani sempre e comunque rivoluzionari da tastiera. Gente che, in tutta sincerità e col cuore liberale in mano, mi ha un po’ rotto il cazzo.

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