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Anonymous

Segnalazione di esistenza anonima

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Forse sono io, che tendo a farmi un’idea sbagliata delle cose: però, chissà perché, avevo sempre immaginato che le varie comunità hacker fossero contraddistinte da una vena anarcoide, o quantomeno antagonista, e che uno dei loro scopi -probabilmente il più nobile- fosse quello di portare all’attenzione generale istanze, questioni e notizie “scomode”, perlopiù ignorate, per non dire silenziate, dei governi e dai media “mainstream”, denunciando e scardinando le innumerevoli forme di censura quotidianamente operate dal cosiddetto “regime”.

Ebbene, forse sono io, come dicevo, che tendo a farmi un’idea sbagliata delle cose: perché attaccare con toni da moralizzatori il sito di un tizio già abbondantemente messo alla pubblica gogna dai principali quotidiani del paese mi pare un’operazione degna di un opinionista da contenitore televisivo mattutino, più che di un hacker.

Cioè, voglio dire, l’abbiamo capito bene che costui si è dopato, anche perché non fanno altro che ripetercelo in tutte le salse, con tanto di foto in lacrime, commenti autorevoli e accorate dichiarazioni della fidanzata.

Allora fatemi capire: a che pro mettergli sottosopra il sito? Per far arrivare alla gente la notizia, o piuttosto per segnalare in qualche modo la propria esistenza?

Il vero “fail” di Anonymous è l’espulsione

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Io avevo capito -ma forse sbagliavo- che per le comunità di hacker come Anonymous la liquidità e l’assenza di gerarchia fossero peculiarità irrinunciabili: anzi, ero convinto che proprio in quella liquidità e in quell’assenza di gerarchia consistesse la differenza decisiva -peraltro a più riprese proclamata e rivendicata- tra loro e tutti gli altri.

Oggi, invece, scopro che quella liquidità e quell’assenza di gerarchia non solo non sono dei punti di forza, ma costituiscono nientepopodimeno che “il problema” del movimento; al punto che quest’ultimo decide di risolverlo una volta per tutte punendo i responsabili dell’attacco al sito di Beppe Grillo nel modo più tradizionale -e oserei dire reazionario- che sia dato concepire: l’espulsione con tanto di “ignominia”.

Attaccare quel sito, dicono “gli anziani” di Anonymous, “è stato un fail clamoroso” che “ha minato alla base la residua credibilità” della comunità.

Sarà.

Per quello che mi riguarda -e per quel poco che conta- le cose stanno in modo completamente diverso. Per me il vero “fail” di un movimento del genere, la vera motivazione che lo priva di credibilità, è il fatto di aver potuto anche solo ipotizzare che un provvedimento di espulsione fosse compatibile con la propria filosofia.

Dopodiché, tutto è possibile, comprensibile e perfino condivisibile: basta evitare di dichiararsi diversi dagli altri quando non lo si è.

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