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A cosa servono le ordinanze?

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Ricordo che qualche anno fa, in concomitanza di non so quale partita serale allo Stadio Olimpico, ero invitato a cena a casa di non ricordo chi.
Quindi verso le 19:30, come si conviene alle persone beneducate, mi recai al supermercato di Santa Maria Maggiore per acquistare una bottiglia di vino da portare ai miei ospiti, ma la cassiera mi comunicò con molta gentilezza che quella bottiglia non poteva vedermela, giacché quel giorno era in vigore un’ordinanza anti-alcool per evitare che alla partita conseguissero disordini e tafferugli.
Provai ad eccepire che tra Santa Maria Maggiore e il suddetto stadio c’era una distanza in linea d’aria di circa nove chilometri, e che mi pareva surreale impedire a uno che evidentemente non era alla partita di comprarsi un Nero d’Avola per impedire ad altri, collocati all’altro capo della città, di ubriacarsi: ma la cassiera, pur dimostrandomi una certa solidarietà, ripeté che non poteva farci niente, poiché se mi avesse venduto quella bottiglia il supermercato sarebbe incorso in gravissime sanzioni.
Io, quella volta, me la cavai con un dolce.
Mi pare invece che Roma se la sia cavata molto più a fatica, ieri sera, allorché orde di scalmanati l’hanno assediata e saccheggiata come si usava ai tempi delle invasioni barbariche, inscenando una guerriglia urbana degna della sceneggiatura di un film con gli zombie: il tutto, ovviamente, mentre era in vigore una rigorosa ordinanza anti-alcool, del tutto simile a quella che anni fa mi impedì di portare una bottiglia a chi mi aveva invitato a cena.
Il che, credo, ci conduce a un punto: a che servono queste ordinanze, che tra l’altro da primavera in poi ricominceranno a fioccare abbondanti e pervasive nelle nostre città non soltanto quando c’è una partita, ma tutte le sere?
A niente, evidentemente. Se non a impedire che altri disgraziati come me portino del vino ai loro ospiti o si facciano una birra al fresco: mentre gli hooligans o chi per loro, che non si fermano certo davanti alle ordinanze (cosa che del resto comprenderebbe perfettamente anche un bambino piccolo) continueranno allegramente a seminare devastazione.
Il risultato? Semplicissimo: i cittadini già vessati dai teppisti (da stadio o non da stadio, fa lo stesso) si troveranno ad essere vessati pure dall’amministrazione o dal prefetto, dovendosi sorbire il saccheggio di turno senza neppure la consolazione di farsi un fernet.
A questo punto, già che ci siete, la prossima volta che c’è una partita vietateci pure di cenare.
Così soffriamo di più.

Manca solo il coprifuoco

in politica by

Vediamo se ho capito: siccome non si è in grado di reprimere adeguatamente la sparuta minoranza di cittadini che compie dei reati dopo aver consumato sostanze alcoliche, si vieta a tutti -e quindi anche alla stragrande maggioranza dei cittadini che non hanno mai commesso alcun reato- di bere dopo le ventitré; con ciò sottraendo ai secondi qualsiasi motivo valido per uscire di casa -a che pro andare a farsi un giro se non ci si può neanche fare una birra al fresco?- e perciò consegnando la città nelle mani dei primi -se uno non si fa scrupoli a stuprare una donna, figurarsi a violare un”ordinanza comunale-, i quali saranno liberi di compiere le loro imprese senza avere tra i coglioni l”intralcio delle persone perbene; il tutto, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, causando un notevole danno economico agli operatori del settore e quindi alla crescita del PIL, di cui in un periodo di crisi come questo ci si riempie la bocca un giorno sì e l”altro pure.

Insomma, per ammazzare definitivamente questa città manca solo il coprifuoco.

Coraggio, sindaco Alemanno, lo proclami. Ci dia il colpo di grazia.

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