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Adozioni gay

Schizzetti

in società by

Dopodiché, tra tutte le cose che non capisco nel dibattito che infuria in questi giorni, ce n’è una che capisco ancora meno delle altre.
In quale mondo, in base a quale logica, secondo quale dio la filiazione “naturale” dovrebbe essere più “responsabile”, e quindi più affidabile nella prospettiva dell’educazione, rispetto a quella “artificiale” o all’adozione?
Per figliare “naturalmente”, lo ricordo ai disattenti, è sufficiente infoiarsi cinque minuti, prendere il pisello, infilarlo nella patonza di una altrettanto infoiata e poi distrarsi qualche secondo mentre dal suddetto pisello viene fuori uno schizzetto appiccicoso. Nient’altro.
Badate: non sto certo sostenendo che chiunque si riproduca in modo “naturale” lo faccia sistematicamente con tanta superficialità; dico, però, che anche farlo in quel modo è più che sufficiente per ottenere un figlio, o per meglio dire quello che i nostri amici tradizionalisti chiamano eufemisticamente un “dono”.
Ebbene, converrete con me che adottare un figlio, o concepirne uno “in provetta”, implica necessariamente una disposizione d’animo diversa: giacché per portare a termine la procedura, a prescindere dal sesso di chi la promuove, occorre per forza di cose una riflessione, una consapevolezza e di conseguenza una responsabilità che sono -per definizione- incomparabilmente superiori rispetto a un eventuale -ma possibile, possibilissimo- “schizzetto distratto”.
Ecco, quanto precede dovrebbe essere sufficiente a stabilire un punto: la filiazione “artificiale” e l’adozione sono necessariamente frutto di una scelta, la filiazione “naturale” no.
E voi, potendo scegliere, a chi lo affidereste un bambino: a una coppia che -indipendentemente dal sesso dei suoi componenti- lo ha senz’altro scelto, oppure a una che potrebbe esserselo ritrovato tra i piedi come semplice esito di una mezzoretta libidinosa?
Qualcuno, già me lo immagino, potrebbe eccepire: e allora? Cosa vuoi fare, regolamentare per legge l’attenzione nel momento degli schizzetti?
Ovviamente no. Anche perché, con ogni evidenza, sarebbe un’ambizione obiettivamente irrealizzabile.
Vorrei, molto più semplicemente, che gli ultras della “procreazione naturale” si astenessero dalla speciosa operazione di criminalizzare le intenzioni degli altri ribaltando su di loro le proprie magagne.
Se ci sono genitori della cui affidabilità sarebbe lecito dubitare, quelli sono proprio loro.

Squadra Speciale Preservativo

in politica/religione/società by
Questa storia è la dimostrazione che tutte le obiezioni ai matrimoni egualitari e alla restrizione delle adozioni siano delle cagate pazzesche e chiunque le tiri fuori sia una spaventosa testa di cazzo (ciao a tutti, sono El Presidente questo è il mio primo post).
E il bello è che la questione è piuttosto banale perché da dovunque si guardi la faccenda esistono solo due possibilità:
1) Il gentiluomo in questione, quando asserisce che si trattasse di uno scherzo, mente per tentare di alleggerire la propria posizione mentre era perfettamente conscio di stare stuprando e brutalizzando, sia fisicamente che psicologicamente, un altro essere umano.
2) Il gentiluomo in questione, quando asserisce che si trattasse di uno scherzo, dice la verità e non pensava di fare (troppo) male alla sua vittima: in pratica la sua linea di difesa è che da piccolo ha visto troppi cartoni di Wile E. Coyote.
maledetta tv, smettila di traviare i nostri giovani

Ed ora, signore e signori, la domanda da un milione di dollari: ad un tizio così affidereste un bambino? Riformulo: ritenete che un sociopatico e/o un deficiente come il nostro eroe possa assumersi la responsabilità di crescere un figlio?

La risposta esatta, e sono costernato per il sacro fuoco della vostra indignazione, è “questa è una domanda del cazzo”.

“Ma i bambini…”
I bambini un cazzo: state seriamente dicendo che secondo voi c’è gente che non dovrebbe fare figli?
E come pensate di selezionarli?
Un bel test di attitudine alla genitorialità? Obbligatorio su scala nazionale? Magari con un bel periodo di prova sotto supervisione?
E che criteri utilizzereste per la selezione?
L’attitudine alla violenza? L’intelligenza? L’empatia?
E perché non il reddito? La religione? Il colore della pelle? La squadra di calcio?

Occhio, tutto questo non significa che, nel caso di riscontrati abusi e/o inadempienze, i servizi sociali non debbano intervenire di conseguenza: stiamo dicendo che a certa gente andrebbe a priori impedito di avere figli (non suona più tanto bene, eh?).

Ma c’è di più: anche ammesso che esistano dei criteri universali di selezione dei genitori idonei  (che, comunque la si metta, fa tanto razza ariana), che vorreste fare con i non idonei? Impedire loro di riprodursi? E come? Castrazione chimica? Cintura di castità? Sesso sicuro obbligatorio? Pillola anticoncezionale sciolta nell’acqua del rubinetto? Ogni volta che qualcuno scopa senza preservativo arriva la SWAT e gonfia tutti di botte? La SWAT la avvisiamo grazie ai microchip impiantati nel cazzo? Siamo d’accordo che quella di prima era una domanda del cazzo o devo continuare?

La verità è che in qualsiasi posto che non sia la Corea del Nord, impedire a qualcuno di avere figli è naturalmente considerato sia orrendo che impraticabile; la diretta conseguenza di ciò è che si accetta comunemente che i peggiori di noi possano crescere dei figli nonostante possano essere del tutto inadatti al compito o persino dannosi per i poveri pargoli.

Ed ora dite pure che l’adozione da parte dei gay e/o dei conviventi e/o dei single è dannosa per la psiche del bambino: ricordatevi però di preavvisare la SWAT per tutte le teste di cazzo sposate.

P.S. il buon (si fa per dire) Capriccioli qui, qui e qui affronta l’argomento molto meglio di come abbia fatto io.

La serietà del pisello e della patata

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Facciamo una cosa, vi va? Lasciamo da parte per un attimo la questione del plagio a Toscani (che pure non è roba da poco), mettiamoci un attimo nell’ottica dei nostri amici Fratelli d’Italia, immaginando che la supposta esigenza di indagare sull’eventualità che un bambino sia un “capriccio” abbia qualche fondatezza, e vediamo un po’ che succede.

Domanda: cos’è che qualifica il desiderio di un figlio come “capriccio” o come aspirazione “seria”? Io direi, a occhio e croce, l’intenzione e la motivazione con le quali quel figlio viene concepito (naturalmente o mediante fecondazione assistita) ovvero adottato.
Voglio dire: se due omosessuali si trovassero a prendere un aperitivo, uno dicesse all’altro “ehi, ciccio, che facciamo ci compriamo la tv a 80 pollici o ci prendiamo un marmocchio?” e quell’altro rispondesse “guarda cippalippa, se me lo avessi chiesto ieri avrei optato per la tv, ma siccome oggi mi gira strano dai, che ce frega, andiamo a adottare un bambino, poi al limite lo diamo indietro”, allora in effetti sì, una scelta simile potrebbe essere definita ragionevolmente come “capriccio”.
D’altro canto, anche se due eterosessuali fertili fossero sdraiati sul lettino al mare, lui dicesse a lei “aho, te va un mojito?”, lei rispondesse “nun lo so amo’, er mojito m’ha rotto, cheddici se annamo a casa e me vieni dentro?” e lui chiudesse la conversazione con un bel “massì, checcefrega, almeno famo ‘na cosa diversa, poi al limite er regazzino lo damo a tu’ madre”, ci troveremmo di fronte a un “capriccio” del tutto analogo al precedente.

L’esempio, me ne rendo conto, è didascalico (del resto che volete, con gente in grado di concepire simili manifesti l’atteggiamento didascalico è indispensabile se si vuole nutrire la pur flebile speranza di cavare un ragno dal buco), ma aiuta a chiarire in modo puntuale la nostra premessa: è l’intenzione con cui si concepisce o si adotta un figlio a configurare o a non configurare l’eventuale “capriccio”, mica il sesso di chi lo fa.

Invece mi pare che i nostri amici Fratelli d’Italia la pensino diversamente.

Secondo loro, a giudicare dalle campagne che promuovono, il “capriccio” c’è solo quando ci sono di mezzo due gay: e non negli altri casi, si deve presumere, giacché altrimenti, ansiosi come sono di affermare la propria esistenza sputando sentenze a destra e a manca, si sarebbero premurati di preparare delle belle affissioni pure per stigmatizzare quelli.

Se ne deduce, dunque, che a parere della Meloni & Co. per qualificare le intenzioni degli aspiranti genitori come “serie” e non come “capricci” siano necessari e sufficienti i seguenti requisiti:

1. il pisello;
2. la patata;
3. l’atto materiale di infilare il primo nella seconda;
4. qualche vigoroso movimento ondulatorio-sussultorio avanti e indietro;
5. l’accortezza di non adoperare il preservativo, né la pillola, né la spirale, né il diaframma, né il coito interrotto.

Quelli che fanno così, a quanto pare, sono automaticamente “seri”. Cioè per loro i figli non sono “capricci”, ma scelte consapevoli: e a garantire quella consapevolezza non è mica il loro atteggiamento verso la paternità e la maternità, né la cura e l’attenzione con cui intendono interpretare il ruolo genitoriale, ma il mero possesso di un ammennicolo di carne che diventa duro quando lo si agita e di un anfratto, altresì carnoso, che al momento opportuno si lubrifica un po’.

E così siamo a posto, no?

Difendersi avanzando

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Sarà, ma se all’indomani di una sentenza che ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa il papa risponde ribadendo “il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma”, la sensazione è quella di un ripiegamento: come se Bergoglio, piuttosto che attaccare l’inseminazione artificiale in quanto tale, abbia ritenuto più “prudente” concentrarsi su una soltanto delle sue possibili declinazioni, vale a dire l’eventualità che ad accedervi siano i single o le coppie omosessuali.
E’ solo una sensazione, ripeto: ma mi sembrano parole piuttosto distanti non soltanto dagli attacchi furibondi ai quali ci eravamo abituati durante la campagna referendaria del 2005, ma anche alle dichiarazioni che altri rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche, Ruini in testa, hanno rilasciato in queste ore.
Non vorrei illudermi, insomma, ma c’è il caso che dopo l’ultima pronuncia della Consulta la linea dello scontro, anziché muoversi all’indietro com’è avvenuto negli ultimi anni, si sia spostata leggermente in avanti, e che per una volta a dover rinculare su posizioni di retroguardia sia il fronte cattolico: il che, credo, dovrebbe incoraggiare le cosiddette “forze laiche” a occupare subito lo spazio lasciato vuoto e a difenderlo avanzando, anziché cercando semplicemente di tenere la posizione.
Forse da domani sarebbe il caso di tornare a parlare di adozioni e fecondazione assistita per i gay e per i single: senza specchiarsi sul successo ottenuto e senza perdere tempo, se possibile.
Ché a rimangiarsi i centimetri guadagnati, si sa, ci vuole davvero poco.

E’ la natura che ce lo chiede!

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In questi tempi di futuro incerto e felicità a momenti, va molto di moda appellarsi alla natura, anzi alla Natura con la N maiuscola, in cerca di sicurezze (non so voi, ma a me, quando sento parlare di Natura, passando davanti agli occhi le scene atroci dei documentari di Discovery Channel). Tra i naturalisti troviamo i fan della mammella ad oltranza che dicono che i pargoli vanno allattati fino alle soglie delle elementari perchè anche le bertucce fanno così, quelli che rifuggono dalle verdure OGM perchè temono di diventare fluorescenti e quelli che non prendono un’aspirina nemmeno con il mal di testa del secolo. Ma i miei preferiti sono quelli che ripetono il mantra della famiglia naturalequella-tra-uomo-e-donna per tagliare corto su matrimonio e adozioni da parte di coppie gay. Di che Natura parlino, non è chiaro. Forse parlano della Natura del mondo animale, quello in cui vige la legge del più forte, in cui i maschi cercano di accoppiarsi con più femmine possibile e i cuccioli malati sono i primi ad essere abbandonati dalle mamme? Allora, cari i miei naturalisti, sappiate che sono contro Natura, seguendo lo stesso criterio: la monogamia, il ruolo paterno nell’allevamento della prole, i figli unici, il non riprodursi copiosamente a partire dalle prime mestruazioni, i vaccini e in generale le cure mediche, specialmente a bambini piccoli, e via discorrendo. Indi per cui, la prossima volta che vi chiedono perchè voi sì e i gay no, abbiate il coraggio di dire che non volete il matrimonio gay perchè a VOI non piacciono i gay e che i figli di gay crescerebbero male perchè VOI li trattereste in modo diverso dagli altri. La Natura, cortesemente, lasciatela ai documentari di Piero Angela. 
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