un blog canaglia

Surclassare la logica

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Vede, Cardinal Bagnasco, il punto non è che la magistratura italiana sia stata “surclassata“, come dice lei.
Il punto è che nel nostro paese -come Ella certamente saprà- è permesso l’aborto terapeutico: cioè è consentito che una donna, appreso che il feto che porta in grembo è affetto da una grave patologia -“quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”, recita la legge 194/78-, può legittimamente decidere di interrompere la gravidanza anche oltre il novantesimo giorno.
Nel 2004, come se la norma appena enunciata non esistesse, i nostri amici al governo decisero di introdurre una legge che proibiva la diagnosi sugli embrioni da impiantare nell’utero delle donne che avessero deciso di ricorrere alla fecondazione assistita, con ciò determinando quanto segue: quelle donne -in nome della sacralità degli embrioni- non potevano analizzarli preventivamente allo scopo di non utilizzarli nel caso in cui avessero dei problemi, ma dopo qualche mese erano libere di abortire -alla faccia della sacralità dei feti, che rispetto agli embrioni dovrebbero essere perlomeno qualcosa di più sviluppato dal punto di vista morfologico- allorché quei problemi fossero emersi durante la gravidanza.
Il che, mi consenta, configurava una situazione che assomigliava molto da vicino a una specie di crudele misura punitiva: se proprio vuoi evitare di far nascere un bambino gravemente malato -pareva dire la legge-, evitare di impiantare l’embrione è troppo comodo; prima rimani incinta, e poi, se proprio vuoi, sciroppati il dramma di un bell’aborto, così la prossima volta impari.
Ebbene, eminenza, la corte europea dei diritti umani non ha fatto altro che rilevare questa -vistosissima- contraddizione: la quale, peraltro, sarebbe stata evidentissima perfino agli occhi di un bambino delle elementari, se solo si fosse soffermato a rifletterci.
Il punto, allora, non è che qualcuno abbia “surclassato” la magistratura italiana: ma che la legge italiana avesse “surclassato” la logica, prima ancora dell’umanità.
Dopodiché, ciascuno è libero di scagliare gli anatemi che ritiene più consoni al proprio stato d’animo: tenendo sempre presente, tuttavia, il fatto che offendere l’intelligenza delle persone non quasi è mai un’operazione che vale la pena di essere compiuta.
Sa com’è, c’è caso che le persone se ne accorgano, e che non la prendano per niente bene.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

6 Comments

  1. Per questi individui la contraddizione non esiste in quanto l’obiettivo palese è quello di arrivare a modificare la legge sull’aborto, ovviamente in senso restrittivo.

  2. essendo donna, mi permetto di dire che ogni volta che un religioso parla, o un uomo politico legifera, su e per, la maternità, parla e legifera di cose che direttamente non conosce, e non conoscerà mai. Questi signori ipotizzano e interpretano, la maternità. Né immaginano la morale. Tutto a immagine e somiglianza di una forma mentis spesso maschilista moralista e conservatrice. La sacralità dell’embrione è anteposta alla donna. Trattata come un contenitore, la femmina, deve attenersi rigorosamente alle regole imposte. È la donna la vera surclassata nel merito. Emotività, fisicità, della povera lei sono ignorati.
    “ti permetto l’inseminazione assistita, non puoi vedere però com’è tuo figlio e se il bambino è bacato, bastarda, puoi abortire. ma non oltre il 3 mese. Quando… il bimbo è quasi formato. Meglio se più grandicello così ti senti più di merda!
    Questi signori saputi hanno mai avuto un figlio in grembo? Hanno letto come nascono i bambini e si sentono saputi? Lasciassero libere le donne di decidere cosa fare del proprio grembo e delle implicazioni emotive che ne derivano. Accettassero il fatto che le femmine umane oltre l’utero hanno anche un cervello.
    Mi chiedo da sempre: che nè sa un religioso di figli?

  3. Cara sabina, un religioso quasi per definizione non sa niente di niente che non sia… il niente.
    Io lascerei a totale discezione della donna qualunque scelta la rigardasse così intimamente. E l’idea di lasciare che siano eventualmente delle donne a legiferare in questione non mi era mai venuta in mente… ma sei sicura che non incapperesti in qualche ciellina?

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