un blog canaglia

Spostare all’indietro il confine del buonismo

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Se ci provavi vent’anni fa, a dire che gli esseri umani perseguitati nei loro paesi dovevano essere accolti tutti, in modo tempestivo e assicurando loro le migliori condizioni di vita possibili, ti davano al massimo dell’idealista, con ciò intendendosi l’atteggiamento di chi dice una cosa condivisibile nella teoria ma assai complicata da realizzare nella pratica.
Oggi, se ti azzardi a proporre lo stesso concetto, in otto o nove casi su dieci vieni bollato direttamente come “buonista”.
Si tratta, con ogni evidenza, di uno scarto sostanziale: qualunque cosa significhi la parola, il confine del buonismo è stato preso e spostato una spanna all’indietro; di tal che, se un tempo era buonista chi diceva -tanto per fare un esempio qualsiasi- che i reati commessi dagli immigrati dovessero essere considerati meno gravi degli altri, poiché generati non tanto dall’intenzione di coloro che li commettevano quanto dalle condizioni di marginalità e di miseria in cui essi versavano, di questi tempi sono etichettati come buonisti perfino quelli che cercano di ribadire concetti elementari contenuti nelle carte costituzionali e nei trattati internazionali.
E’ uno scarto sostanziale, dicevo, perché nella percezione collettiva il passaggio che lo spostamento del confine si porta dietro contiene un evidente e brutale declassamento: dalla nobiltà, per quanto ingenua, che viene riconosciuta all’atteggiamento del sognatore alla stupidità, e quindi al disprezzo, che si attribuisce all’autolesionismo ottuso del buonista.
Messa così, la faccenda assomiglia molto da vicino a una vera e propria campagna di delegittimazione culturale, prima ancora che politica: grazie alla quale l’avversario non è più soltanto uno con cui non si è d’accordo, ma più banalmente un coglione, che apre bocca per dare fiato ai suoi fantasmi e che non merita neppure l’attenzione vagamente ironica e la disincantata tenerezza normalmente riservate a chi ha la testa piena di idee tanto belle quanto irrealizzabili.
Questo, mi pare, sta succedendo.
E quando succede questo, ci vuole molto poco perché da un momento all’altro possa succedere di tutto.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

6 Comments

  1. A’ Capricciò, si vede che non sei avanti. ‘Io non sono razzista, ma…’ è decisamente demodè, ora è sostituito con ‘è colpa dei buonisti come te se…’.

  2. Secondo me la situazione è persino peggio. Ora ti accusano di essere “buonista” anche solo perché sei contro la pena di morte o perché sei per diritti uguali per tutti a prescindere dal colore della pelle, tanto per dire.

  3. E poi, come per miracolo, chi non è buonista con le situazioni personali di questi cinici diventa uno stronzo senza pari

  4. Questo, mi pare, sta succedendo almeno da quando un certo signore, una volta “sceso in campo”, decise che, analizzata la platea degli spettatori “aventi diritto”, fosse ben più efficace delegittimare i propri avversari piuttosto che argomentare le proprie ragioni, pratica plasticamente riassunta nel famoso dare del coglione a chi non lo avrebbe votato.
    Insomma, mi sembra che quello che denunci, senz’altro vero e senz’altro pernicioso, non sia una deriva recente, quanto semmai una delle tante incrostazioni culturali lasciate addosso a questo paese dal signore cui sopra, e dai suoi sodali, ammiratori o semplici imitatori…
    Ci sarebbe da farsi qualche domanda sulla facilità con cui questo paese si fa intaccare da certi ossidi antidemocratici e sulla tenacia delle loro incrostazioni, ma è un altro discorso…

  5. Eh si, un po’ come quelli ( vedi Parietti & Co. ) che ti danno del nazista, fascista, solamente se ritieni che la situazione immigrati in Italia sia gestita un ciccinino male.
    Poi un pizzico di esterofilia non gusta mai, prendendo ad esempio la Spagna ( no dico, la Spagna, quel paese dove il progressista Zapatero faceva il tiro al bersaglio con gli immigrati che scavalcavano il MURO! ) come paese molto più civile del nostro.
    Adesso, se io voglio prendere ad esempio un paese più civile del nostro, solitamente prendi tutti i paesi europei tranne Spagna, Portogallo e Grecia.

  6. ecco, ti sei perso già a “esseri umani perseguitati nei loro paesi”
    Gli aventi diritto all’asilo sono tra il 20 e il 25% degli “sbarcati”, forse anche meno.
    Il problema è cosa fare con gli altri.
    Ho capito che l’altro 75-80% scappa dalla fame, ma scappare dalla fame NON ti rende protetto dai trattati internazionali sul diritto d’asilo, ed il paese nel quale immigri illegalmente ha tutto il diritto di rispedirti al mittente.

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