un blog canaglia

Soltanto i radicali

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Poi, sapete com’è, uno scrive un paio di righe sulle contraddizioni di quelli che credono di potersi definire “progressisti” rilasciando una dichiarazione ogni tanto, legge i commenti permalosetti che gli lasciano e allora decide di dire le cose come stanno, una volta per tutte.
E le cose stanno che con tutti i loro -enormi- difetti, con tutte le loro -evidenti- incoerenze, con tutta la loro capacità di farti incazzare di brutto anche quando ci sei dentro, in Italia di questa roba si sono occupati sul serio soltanto i radicali.
Badate, ho detto “soltanto“.
Perché i radicali -con molti dei quali, capo compreso, ultimamente non ho un gran rapporto- sono gli unici -leggasi “unici”, con buona pace di chi ha la simpatica abitudine di autoincludersi dove si sente più fighetto a prescindere da quello che fa- ad essersi battuti e a battersi ancora -bene? male? malissimo? questo è un altro paio di maniche- per i diritti delle donne, dei carcerati, dei malati, dei disabili, degli omosessuali, dei tossicodipendenti e via discorrendo: laddove “battersi” significa cercare di fare -bene? male? malissimo? questo è l’altro paio di maniche di cui sopra- qualcosa, non lasciar cadere distrattamente qualche parere in televisione o dettare un paio di righe all’ANSA nei ritagli di tempo.
Sapete cosa? Quando è andata bene -ma proprio di lusso, eh- ai radicali è toccato l’ingrato e sistematico compito di tirarseli dietro per i capelli, i nostri amici ex comunisti ed oggi sedicenti progressisti: costringendoli di fatto a spendersi -sia pure a mezza bocca e con i dovuti e immancabili distinguo- per battaglie che riguardavano i famosi “ultimi” dei quali costoro si riempivano la bocca un giorno no e l’altro pure; quando è andata male -come nel caso delle scelte di fine vita, tanto per citare la prima che mi viene in mente- si sono ritrovati in una situazione di completo isolamento, del tutto ignorati -e talora sbeffeggiati- da quella pletora di fenomeni che a parole stanno sempre dalla parte dei discriminati ma nei fatti nicchiano, atterriti dall’idea di perdere una manciata di voti.
Il tutto, naturalmente, al netto dei singoli, che su certi temi si sono impegnati e si impegnano con dedizione autentica: ma da singoli, appunto, spesso e volentieri dovendo patire le pene dell’inferno dai loro compagni di partito per poter continuare a dire come la pensano.
Ragion per cui, siccome ogni tanto bisogna dire le cose come stanno e nonostante vi siano una montagna -ma grande, eh- di motivi che di questi tempi me li fanno piacere assai poco, devo correggere il titolo del post precedente: in Italia i progressisti sono solo i radicali.
Gli altri chiacchierano, tanto.
Ma oltre a quello, da sempre, non fanno altro.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

11 Comments

  1. Che i radicali italiani dal 1994 (prima ero troppo piccolo per ricordare) ad oggi si siano battuti per i disabili è un desiderio, non una realtà, a meno di non voler passare per battaglia pro-disabili leggi per favorire il sopprimerli prima della nascita

    • mi sembra che ad esempio luca coscioni piergiorgio welby giovanni nuvoli fossero “abbastanza disabili” da destituire di fondamento e perfino di serietà la tua affermazione. a meno che non si voglia ritenere che conducessero battaglie contro se stessi

  2. lapidariamente: il fato che “in Italia i progressisti sono solo i radicali” spiega perchè stiamo nella palude nella quale stiamo.

    Altrettanto lapidariamente: viste le amplissime riserve che ti vedi costretto ad anticipare ogni qual volta parli dei “radicali”, definirli “i meio” mi pare solo un esercizio dialettico. Del quale mi sfugge francamente il fine.

    A me pare che i “radicali” (li posso definire i “pannelliani?) siano da tropo tempo in preda ad un “cortocircuito” che impedisce alle idee di dvenire proposte di divenire indirizzo d’opinione di divenire consenso, come avvvenuto nella loro fase “creativa”!.
    La base che la ha fatti crescere nei decenni (purtroppo da un bel pò) passati è invecchiata (talvolta precemente, talvolta molto male) ed assomiglia sempre più al simulacro di sè stessa, in un vortice autorefenziale.

    Credo che i “radicali” che sono dentro molti di noi avrebbero bisogno di una nuova casa.

    • ““radicali” (li posso definire i “pannelliani?) “:concordo e sottoscrivo.
      I radicali da tempo non ci sono più,almeno dal 1988,anno della chiusura ufficiale del partito,a cui subentrò il ‘cosiddetto’ transnazionale,con conseguente feroce e perfetta pulizia etnica dei radicali che allora esistevano.
      Oggi non esistono radicali,ma solo ‘pannellidi’ (tutt’altra roba).

  3. Grande rispetto per chi si batte e si sbatte. Poi, ovvio, per portare a casa un risultato spesso bisogna trattare… cosa che ai puri ripugna. Ma meglio battersi per battersi che non battersi.

    • bella filosofia democristiana: ma dimmene almeno uno (per la gente comune, non per il partito), di risultato portato a casa dagli “impuri”

  4. Mah, sicuramente sono onesti e in buona fede. Sicuramente hanno fatto e fanno importanti battaglie per gli ultimi, i diritti civili e vari altri temi progressisti. Dopodiché:
    – in economia hanno le stesse posizioni della Tatcher e di Regan, con l’aggravante che non siamo più negli anni 80 e paghiamo ancora oggi i disastri di quella politica
    – riguardo alla gestione della giustizia che precede le condanne, dicono cose simili a quelle che dice Licio Gelli e il suo erede puttaniere (con il quale hanno anche governato)
    – per quanto riguarda le relazioni industriali, in particolare le idee sulla rappresentanza dei lavoratori e i sindacati, vedi i precedenti due punti
    – sulla gestione della giustizia che segue le condanne, propongono una non-soluzione come l’amnistia, che svuoterebbe le carceri per qualche mese, senza affrontatre i veri nodi della questione, ovvero il reazionario, fascistoide, sensazionalistico giustizialimo della destra Italiana e degli Italiani, che trasforma ogni problema in reato e capro-espriatorio, gli ultimi e i bisognosi in immondizia da ammassare dentro le carceri, senza la capacità e la volontà di gestire misure alternative, con gravi lacune, causate da disorganizzazione e corruzione.

    insomma, purtroppo, per uno di Sinistra (progressista è un una cosa un po’ diversa), sono invotabili. Al massimo si può collaborare con loro quando propongono referendum condivisibili.

    A parte questo, sono un partitino del 2%, perché gli Italiani sembrano geneticamente incompatibili con le idee più libertarie e progressiste. Stanno meglio con cose come la bigotteria, la forca, il corporativismo.

  5. Innanzitutto, un consiglio: prima e dopo un trattino ci va lo spazio; altrimenti, non si capisce un’acca. Regole antiche d’itaGliano dotto, lo so, che anche i tuoi radicali hanno mortificato nel tempo.
    Cosa meno seria: i radicali che ricordo io fanno le lotte a coda di topo, seguendo quello che fa loro comodo e spesso con strategie ridicole e coglione (le alleanze e mendicanze con Berlusconi ne sono un esempio lampante).
    Basta, insomma, con questa mitologia del radicale che lotta e gli altri non fanno un cavolo. Per cortesia!
    Cerca di essere meno borioso e più documentato!
    Io ho sempre più la certa certezza che quel cazzo di birra con Iannone ti abbia rincoglionito del tutto

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