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Siate orgoglioni

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Ricapitoliamo. Alle 21:42 del 13 gennaio 2012 la nave da crociera Concordia della flotta Costa urta uno scoglio situato a cinquecento metri dal porto dell’Isola del Giglio. In seguito al violento urto, la nave si inclina, si inclina, si inclina fino ad affondare parzialmente. Nel naufragio muoiono 32 persone. Il capitano Francesco Schettino, che abbandona la nave prima di essersi assicurato, come prevede il Codice della navigazione, che tutti i passeggeri siano in salvo, diventa il bersaglio di uno sfogo mediatico, linguistico e culturale nazionale. Tanto che “essere uno Schettino” diventa sinonimo di codardia, viltà. Al contrario, Gregorio De Falco, uno che di mestiere fa il capitano di fregata alla capitaneria di porto di Livorno, dunque uno che deve gestire il traffico e le operazioni nautiche, diventa un eroe per aver gestito il traffico e le operazioni nautiche, ma soprattutto per la celebre frase “torni a bordo, cazzo”. In quei giorni, veniamo inoltre a conoscenza dell’esistenza di una certa Domnica, una ballerina moldava che pare avesse un flirt col capitano Schettino. Qualcuno sostiene maliziosamente che al momento dell’incidente i due fossero impegnati in faccende poco nautiche. I commenti su Domnica non sono edificanti come quelli su De Falco.

Il dibattito è aperto: l’Italia è più Schettino, più De Falco o più Domnica? Siamo un paese di eroi, di codardi o di ballerine moldave? La Costa Concordia, nel frattempo, diventa la più grande nave passeggeri mai naufragata, nonché oggetto di un numero notevole di reportage fotografici. Il mondo ci guarda e lo fa con la testa inclinata, qualcuno ci prende stranamente per il culo. La stampa italiana risponde alle risatine beffarde del resto del mondo con titoli del tipo: “Domnica: senza quello schianto una notte d’amore con Schettino”.

Qualche tempo dopo. Alle ore 4 circa del 17 settembre 2013, ovvero a 610 giorni dal naufragio, la nave viene raddrizzata attraverso una complessa operazione denominata “parbuckling”. Per effettuare l’operazione viene impiegato un team di circa 500 persone. In quelle ore, gli italiani, che già erano un popolo di allenatori, pur non avendolo mai sentito nominare prima, diventano grandi esperti di parbuckling. Grazie alla preziosa diretta video no stop durata 19 ore, che permette l’osservazione accurata della nave che torna lentamente dritta (con una rotazione di ben 3,5 gradi all’ora), gli italiani verificano il regolare svolgimento dei lavori, ed in particolare constatano il modo in cui la compagnia Costa ha speso 600 milioni di euro. Gli italiani scoprono che ‘sto parbuckling gli piace e, pur stremati dalla lunga diretta (ma soprattutto dalla tensione per la riuscita dell’operazione) tirano avanti fino all’ultimo grado di rotazione, per vedere finalmente la nave dritta e andare a letto tranquilli e fieri di aver assistito all’ennesima splendida pagina di storia nazionale.

Dopo diciannove ore di diretta e poche di sonno, gli italiani si svegliano. Qualcuno sfoglia i giornali, altri guardano il telegiornale. Il presidente del Consiglio Enrico Letta dichiara che l’operazione è un orgoglio per il nostro paese. Il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli dichiara che l’operazione è un orgoglio per il nostro paese. Il capitano Gregorio de Falco dichiara che l’operazione è un orgoglio per il nostro paese. Soltanto Francesco Schettino non dichiara niente. E non si sa bene se per il silenzio di Schettino o per le autorevoli dichiarazioni di orgoglio, gli italiani finiscono con l’essere orgogliosi pure loro per ‘sto parbuckling perfetto. Qualcuno dice che in verità non è stato così perfetto e gli dà un sette meno, qualche pensionato dice che per rifare il manto stradale l’asfalto va prima raschiato sennò, alla prima pioggia, viene via.  Non si capisce bene se gli italiani sono più orgogliosi del parbuckling in sé, del parbuckling in loro, delle dichiarazioni di De Falco, del silenzio di Schettino o del fatto che, cazzo, abbiamo raddrizzato la più grande nave passeggeri mai naufragata. Alcuni sono addirittura orgogliosi dell’ottimo manto stradale.

In tutto questo raddrizzare e osservare, il paese torna a chiedersi: siamo più Schettino, più De Falco o più Domnica? Siamo un paese di eroi, di codardi o di ballerine moldave? Il manto stradale si raschia o De Falco e Schettino copulavano sulla Concordia prima dell’impatto? E la ballerina moldava come lo fa il parbuckling? Insomma, in tutto questo raddrizzare e osservare, il paese torna ad interrogarsi sulle questioni importanti, sui suoi pregi e sui suoi difetti, sulle coste e sulle concordie, sulla navigazione e sul sesso orale. E io, che non ho assistito alla diretta di diciannove ore e che non ho ancora capito che cazzo è ‘sto parbuckling, ma che sono fiero almeno quanto Letta e Gabrielli e De Falco (e un po’ meno silenzioso di Schettino) vi dico: italiani, siate orgoglioni.

 

 

7 Comments

    • Credo che se l’articolo non fosse bastato, il commento è la classica, realistica, immancabile, meravigliosa

      “ciliegina sulla torta”.

      Annamaria, SIA ORGOGLIONA ANCHE LEI! La ringrazio, ha migliorato qualcosa che già era fantastico di per se.

  1. Vabbè, avevo letto male e mi cospargo il capo di cenere.
    Le ‘risposte’ le merito tutte.

    Però, sarà vero o no che una operazione importante e credo ance assai rischiosa è andata, per una volta, a buon fine( da quel che sento e leggo, perché mi sono tenuta ben lontana dalle dirette), laddove viviamo immersi in un continuo ‘annunciato’ e mai niente realizzato da parte di chi è pagato per fare, allontanare rischi, risolvere possibilmente nel modo migliore, e invece non fa assolutamente nulla, mentre ci ‘incliniamo’ e andiamo sempre più giù?
    E questa volta non da orgoglioni, ma decisamente da coglioni?

  2. Mi sembra un commento…un pò così, tanto per essere degli originali, rigorosamente intellettuali da non aver visto la “diretta” e capito ‘sto parbuckling . Beh, io ho seguito la diretta, ho partecipato alle ansie di chi l’aveva ideato questa rotazione e di chi la stava eseguendo e ho gioito per il risultato finale. E mi sento più soddisfatto che orgoglioso. Non mi era capitato prima di vedere un team, in massima parte italiano, così tranquillo e fiducioso e nello stesso tempo, far fronte alle domande dei giornalisti, spesso assolutamente cretine e ripetitive.

  3. Mi sento “orgoglione” di appartenere ad un popolo che riesce a spacciare per grande successo un fallimento dato dalla totale improvvisazione di un uomo, dei suoi sottoposti e di una compagnia navale che ha inscenato 610 giorni fa un tragico evento che è costato la vita a 32 persone. Nel mio paese si chiama “girare la frittata”.
    Mi sento “orgoglione” che a 610 gg dal disastro qualche giornalista estero si chieda : “ma signori, il processo a Schettino e ai responsabili della Costa quando lo vogliamo iniziare?”
    Mi sento “orgoglione” quando il direttore straniero delle operazioni in conferenza stampa piange ….ci mancava solo l’apparizione della madonna sulla prua della concordia e poi avevamo il perfetto melodramma italico, specchio del paese.

  4. Io non credo che ci si debba chiedere “come” siamo: siamo settanta milioni; perfino una coltura di batteri meno numerosa, presenta differenze tra i componenti.
    Io, per esempio, che sono un uomo, già devo escludermi dalla rassomiglianza con la ballerina moldava e così mi resterebbero solo lo Schettino (che mi pare più tracagnotto) e il De Falco con il quale, a prima vista, la rassomiglianza più evidente è nella facilità di utilizzo delle medesima terminologia.
    E se in ogni caso vogliamo capire se c’è qualcosa ci rende più o meno omogenei, a mio parere l’operazione da farsi è considerare lo svolgimento socio-politico dal dopoguerra. Anzi: dall’anteguerra. Quale guerra? Direi la punica. La prima. E fare ben attenzione agli ultimi venticinque anni della Storia, questi qua. Schettino, De Falco e la ballerina svaniscono, io credo, in una caligine all’orizzonte, non lasciando altro che l’attimo di una battuta. Come per gli abiti alla moda.

    Son capitato qui cercando il termine “orgoglione”, dopo averlo usato per un mio commento: ero curioso di vedere se avevo compagnia ed ho avuto il piacere di scoprire che compare sullo stesso argomento.
    Grazie dell’ospitalità, un saluto

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