un blog canaglia

SIAMO lo stesso coinvolti.

in società by

Sarebbe bello che tutta l’indignazione che ha sollevato la sentenza Cucchi fosse indirizzata non già nel “dovrebbero metterli dentro comunque” (sul quale sono d’accordo con Alessandro Capriccioli) ma su quello che ci ha condotti fin qua e su come cambiarlo.

E allora proviamo a fare qualche considerazione sparsa.

 

1) Cucchi è morto ed era stato sottoposto a violenze mentre era nelle mani dello Stato.

Questo è inaccettabile. È inaccettabile che quando queste violenze succedono il responsabile o i responsabili raramente si trovino.

È inaccettabile che non vi sia un responsabile ultimo che – quando casi come questi succedano e i responsabili non si trovano – non risponda in maniera oggettiva, anche senza accertarne la responsabilità penale.

Ovviamente sarebbe solo una responsabilità di tipo amministrativo o disciplinare, perché la responsabilità penale è strettamente personale. Ma qualcuno che risponda comunque, quando una persona entra viva nelle mani dello Stato e ne esce morta ci deve essere.

Ci deve essere un responsabile, un dirigente, un coordinatore che abbia l’incentivo a evitare questi casi e soprattutto il circolo vizioso di omertà che quasi sempre accompagna questi casi.

Qualcuno deve rispondere perché è inaccettabile che non sia stato nessuno se – e può succedere a tutti noi, anche per sbaglio – entriamo sani nelle mani di qualunque forza di polizia e ne usciamo pestati.

È inaccettabile che non si sia ancora introdotto il reato di tortura nel nostro Paese. L’opinione pubblica spesso chiede – e ottiene – la galera per illiciti minimi ma un’apposita fattispecie di reato per punire chi si rende responsabile di abusi sui fermati non esiste. Questo è un problema molto collegato al punto 3).

2) Cucchi è morto perché la nostra politica sugli stupefacenti è sbagliata.

Anche questo è inaccettabile. È inaccettabile che l’unica politica sugli stupefacenti adottata negli ultimi anni sia la repressione. È inaccettabile che le carceri scoppino di persone che hanno commesso violazioni risibili in base a una legge – la Fini-Giovanardi – che è stata dichiarata parzialmente incostituzionale ma che è ancora causa di storture assurde.

È inaccettabile che la penalizzazione sia la risposta principale dello Stato e che si investano risorse economiche enormi non per prevenire e curare i casi in cui sia necessaria una cura ma per reprimere.

3) Cucchi è morto perché la nostra politica carceraria è sbagliata e la nostra cultura carceraria è pure peggio.

Non è solo una questione legata al punto 2: il punto è che troppa gente finisce in carcere per reati che non sono violenti.

Una questione su cui non si riflette mai: perché il nostro istinto di fronte a comportamenti illeciti è quasi sempre chiedere la galera anche quando non c’è bisogno di isolare qualcuno dalla società perché non è pericoloso per l’incolumità pubblica?  Davvero per punire comportamenti illeciti si deve per forza mettere in carcere? Senza riflettere su quanto il carcere, di per sé, possa aggravare il problema?

E, soprattutto, la nostra situazione carceraria è indegna di qualsiasi Paese civile: vogliamo capire se la totale mancanza di rispetto dei diritti umani dei carcerati si riverbera nei confronti di tutti quelli che vengono – anche per poche ore – fermati dalle forze dell’ordine? Perché io non lo so ma magari è proprio così.

Inoltre, siamo sicuri che quelli che ora si indignano per Cucchi non sono gli stessi che – a qualunque notizia di reato che i media riportino – chiedano leggi speciali, “pacchetti sicurezza” e manette più facili?

Siamo certi che questo tifo per la repressione non inciti alcuni membri delle forze dell’ordine ad autonominarsi sceriffi e a far un po’ di sana giustizia a mazzate perché se “tanto si sa che li arrestano e poi li scarcerano due giorni dopo” allora tanto vale provare a rieducare a calci durante il periodo di arresto?

E siamo certi che le coperture e le difese d’ufficio delle forze dell’ordine da larga parte delle forze politiche non alimenti il sentimento di fede nell’impunità che sembra emergere ogni volta che questi casi vengono fuori?

Soprattutto, stiamo chiedendo alla classe politica di pensare a tutto questo? Si sta facendo abbastanza? Sanzioneremo elettoralmente i politici – e sono quasi tutti – che non affrontano o aggravano questi problemi?

Di questo, per iniziare, abbiamo bisogno se vogliamo che non ci siano più casi Cucchi. Se invece, passata la rabbia, la prossima volta che i media danno notizia di qualche reato grave ci uniremo alla richiesta di altro carcere, maggiori pene, magari, chissà, esecuzioni sommarie, stiamo certi che altri casi Cucchi verranno. E non è vero che “non è Stato nessuno”, saremo stati anche noi.

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

10 Comments

    • Non credo sia così semplice. In ogni caso, il mio post richiama dinamiche sociali più ampie e chiama in causa politiche e orientamenti culturali generali senza, al solito, tirare in ballo consorterie occulte. Perché ho l’impressione che questa sia l’ennesima scusa per non affrontare delle questioni politiche note e stranote, rifugiandosi nella dietrologia.

      • Ci vuole poco a avere ragione su Roma, d’altronde Berlusconi stesso ebbe buon gioco a andare contro una giustizia già ben sputtanata di suo!

  1. L’autore pur ricevendo il mio consenso pieno dimentica purtroppo che non vivendo più in uno stato di diritto, la dorsale di questo paese si chiude ermeticamente in una ragione di repressione. L’attuale generazione vive quasi soggiogata e privata dei più elementari diritti a difesa e di tolleranza. Basta guardare con quanto menefreghismo la strafottenza politica è sempre in prima fila (abbiamo nominato Alfano?) a difesa del proprio tornaconto. E i soldi mai come oggi tracciano solchi e differenze sociali profonde: Galan è nel caldo di casa sua e il povero Cucchi è morto tra le mani di un paese costituzionalmente democratico.

    Grasso, Prefetto e Questore si sono svegliati oggi. Quindi fino a ieri hanno sempre dormito?

  2. Dovresti scrivere un articolo specifico per il punto 1: i responsabili.
    Penso che un termine come questo più inutile e abusato a livello Istituzionale non sia mai stato clonato.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top