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Oltre le gambe c’è di più!…

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…cosi’ cantavano, praticamente in mutande, Sabrina Salerno e Jo Squillo nel lontano 1991. Quest’anno piu’ che mai pare che la massima sia stata fatta propria dagli organizzatori di Miss Italia. Il sempre verde concorso per eleggere la piu’ bella del Belpaese quest’anno abbandona il bikini e passa al costume intero nero anni ’50 per esporre tette e culi, pardon, lati B. Perche’, come dice Fabrizio Frizzi, “la vera bellezza non va esibita”. A sprecare un po’ di tempo sul sito del concorso se ne trovano altre, di queste chicche, come la lista di qualita’ della miss perfetta, tra le quali la bellezza non e’ mai direttamente nominata, o la sbrodolata di eventi di beneficienza in cui sono coinvolte le miss. Tutto cio’ per costruire un’immagine del concorso che vada oltre la pura gara di bellezza che  alcuni benpensanti potrebbero trovare degradante. E cosi’ via, a elencare che studi fanno le miss, che carriere vogliono intraprendere (tutte carriere da intellettuali, of course) e quanto sono belle dentro. Ma non sara’ proprio questa ipocrita ricerca di quel che c’e’ oltre le gambe ad essere degradante? Forse pretendere di dire qualche cosa della personalita’ di una ragazza (o spesso ragazzina, a giudicare dalle date di nascita) piazzandole un microfono per 10 secondi davanti al naso e’ piu’ degradante di farla stare zitta. Io non credo ci sia nulla di male a partecipare ad un concorso di bellezza, non e’ molto diverso dal fare i 100 metri: si esibisce al mondo un dono di Madrenatura e non escludo nemmeno che sia piu’ faticoso per una ragazza di un metro e 80 mantenere la taglia 38 che per Bolt allenarsi per i 100 metri. Ma vi prego, piantiamola con la manfrina del “belle dentro e belle fuori” e smettiamo di farle parlare, ste povere criste. Il privilegio di essere considerate per entrambe le cose e’ di noi dive e donne del quotidiano, che non dobbiano dire tutto di noi in 10 secondi allineate in costume da bagno su un palco. Naturalmente e’ un diritto anche delle miss, non appena decidono di scendere da quel palco.

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Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

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