un blog canaglia

Si fa così

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Eravamo davanti a Montecitorio: noi, un pugno di radicali, e un gruppo molto più nutrito di esponenti della sinistra, non ricordo esattamente quale.
Eravamo là per il testamento biologico, tanto per cambiare: alla Camera si discuteva non so bene quale particolare della questione, ma sicuro uno di quelli che la politica italiana ha la sopraffina capacità di dribblare sistematicamente con un gioco di gambe che manco Garrincha.
Era un presidio, come si usa dire: striscioni, megafoni, slogan e tutto il resto. Ed eravamo pure incazzati, perché quella volta il dribbling doveva essere stato particolarmente spettacolare, tipo finta, controfinta, doppio passo e difensore che rimane seduto per terra.
Eravamo così incazzati che quelli della sinistra che non ricordo esattamente quale fosse, a un certo punto, ebbero l’alzata d’ingegno di bloccare il traffico. Bloccare il traffico, non so se mi spiego. Cioè: trasferire la nostra incazzatura nei confronti dei tizi che sedevano in parlamento su altri tizi che tornavano dal lavoro, magari di fretta, o che semplicemente avevano deciso di andarsi a fare una passeggiata, e che con la questione non c’entravano niente.
Inorridimmo. Noi radicali, intendo. Qualcuno inorridì più degli altri, e sibilò nel megafono epiteti non proprio gentili nei confronti dei nostri occasionali compagni di manifestazione. Ne nacque una discussione, o per meglio dire una lite, nella quale io stesso cercai di spiegare, naturalmente invano, che bloccare il traffico sarebbe stato un torto, e unire quel torto al torto dei parlamentari cui ci rivolgevamo non avrebbe fatto una ragione manco a forza di calci nel culo.
Niente, non ci fu verso. Bloccarono la strada, loro, e qualche centinaio di malcapitati dovette sorbirsi una sosta forzata che non aveva fatto nulla, ma proprio nulla, per meritare.
Ci ho ripensato stamattina, mentre chiacchieravo con mio figlio quattordicenne che si apprestava ad andare alla manifestazione contro i tagli all’istruzione.
Ci ho ripensato quando mi ha detto che a scuola i più grandi stavano picchettando, vale a dire impedendo fisicamente l’ingresso ai ragazzi che volevano regolarmente andare a lezione.
Ci ho ripensato, e mentre ci pensavo gli ho spiegato che la violenza contenuta in una stronzata del genere è tale da rendere inaccettabile la più ragionevole delle rivendicazioni.
Hai ragione, mi ha risposto lui. Però, a quanto pare, si fa così.
E io, prima di salutarlo, ho dovuto dirgli come la pensavo: finché si fa così, non mi meraviglio che non vi ascoltino. Per quanto sia giusto quello che chiedete.
Divertiti, e se ti serve qualcosa fammi uno squillo.

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METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

5 Comments

  1. Sono pienamente d’accordo.
    Tra l’altro l’episodio me lo ricordo perché c’ero anche io, una delle pochissime volte che ho partecipato attivamente: era la vicenda englaro, pochi giorni prima che eluana morisse, e il governo aveva emanato poche ore prima quell’osceno decreto legge “ad personam” per impedire la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione forzate. Era il giorno dell'” Eluana potrebbe anche restare incinta”.
    Meglio che non ce ripenso, và, che ancora mi sale la bile.

  2. Parla come se a scuola coi picchetti non ci fosse mai stato. Non si picchettava solo a scuola un tempo si picchettavano anche le fabbriche e le strade e la gente si univa anche ai picchetti. E’ solo adesso che a protestare – anche per le cause piu’ giuste – sono rimasti quattro gatti che si viene fuori con queste stronzate che se picchetti non ti ascoltano e rompi le scatole ai poveri passanti……

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